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Regole italiane e sciatori stranieri: il problema della "sicurezza totale"

Balza agli onori delle cronache (e trova ampio seguito nel partecipato dibattito che accompagna la pubblicazione di una lettera inviata ad un quotidiano locale), un problema che mette a nudo il confronto fra il diritto italiano delle aree sciabili, il suo effettivo enforcement in chiave preventiva e sanzionatoria e  la dimensione economica sottesa al fatto che lo sci è il volano dell'economia delle località turistiche invernali, vale a dire l'idea che, ad un livello ancor più generale, giustifica e accompagna l'ideazione e la realizzazione del Trattato sulla Responsabilità civile e penale  degli Sport del Turismo.

 

A seguito di eclatanti e luttuosi fatti di cronaca, ferve altresì il dibattito sull'idea della "sicurezza totale" in montagna.  

 

E non mancano cultori della montagna che giustamente si interrogano sull'opportunità di far sì che - come si scriveva nel Trattato, osservando criticamente l'evoluzione normativa e giurisprudenziale in atto - il diritto della montagna scenda a valle, ovvero sia considerato con gli stessi criteri e la medesima sensibilità giuridica che presiedono all'accertamento della responsabilità civile e penale nelle attività di ogni giorno che appunto si svolgono "a valle" delle chine montane.  

Eliski e contemperamento di interessi

All’inizio del 2014 in Provincia di Belluno la stampa locale ha dato ampio risalto alla notizia secondo cui alcuni Comuni del Cadore hanno di fatto autorizzato, a fini turistici, la pratica dell’Eliski (sci fuoripista che utilizza l’elicottero come mezzo di risalita) lungo l’arco alpino.

 

Il Comune di Calalzo di Cadore, con delibera n. 109 del 30 dicembre 2013, ha espresso parere favorevole in ordine alla proposta formulata dalle Guide Alpine Tre Cime di Lavaredo di poter svolgere, con alcune limitazioni, questa rischiosa pratica sportiva in circoscritte zone del territorio comunale (in specie, sul ghiacciaio dell’Antelao, superiore e inferiore, e sul vallone esposto a nord che scende fino ad arrivare in Val d’Oten). Nel verbale si dà atto che su tale proposta si era già espresso favorevolmente il Collegio Regionale Veneto Guide Alpine – Maestri di Alpinismo di Cortina d’Ampezzo in data 23 dicembre 2013, dopo averne discusso con il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e con il Club Alpino Italiano del Veneto. 

Il 17 gennaio 2014 sulla questione interviene criticamente l’associazione ambientalista internazionale Mountain Wilderness, con un proprio comunicato stampa.

 

Segue il comunicato del CAI Veneto, in cui si nega decisamente il coinvolgimento del Club in questa vicenda, ripercorrendo le lotte fatte dal CAI per impedire che le Dolomiti diventino un suggestivo eliporto. 

Nel frattempo, il 10 febbraio 2014, sempre su richiesta del gruppo Guide Alpine Tre Cime di Lavaredo, anche il Comune di Auronzo di Cadore ha deliberato la possibilità di praticare l’Eliski (fino al termine del mese di aprile 2014) sul gruppo delle Marmarole - precisamente nel vallone delle Meduce, sui Lastoni e in Val Baion.

La materia è dunque allo stato devoluta a un regime autorizzativo rimesso alle contingenti valutazioni politico-gestionali dei comuni nel cui territorio questa pratica sportiva viene svolta.

 

Senza qui prendere posizione sui fatti di cui alle notizie riprese in questo post, non sfugge che il delicato conflitto fra preservazione del territorio (e nella specie dei fragilissimi ecosistemi dei ghiacciai alpini) e la libertà di iniziativa economica di quanti (in un periodo di crisi) vorrebbero rendere possibile questo tipo di attività turistica meriterebbe forse che il contemperamento degli interessi trovasse modo di essere compiuto quanto meno a livello di legislazione ed amministrazione regionale, se non – con riferimento ai ghiacciai – nazionale.

 

 

Cassazione civile, sez. III; 30 agosto 2013, n. 19998

Cassazione civile, sez. III; 30 agosto 2013, n. 19998; Pres. Finocchiaro, Rel. De Stefano. Conferma App. L’Aquila 13.1.2011.

 

Responsabilità civile – Calcetto – Gestore dell’impianto sportivo – Infortunio di un calciatore – Responsabilità del custode – Sussiste – Prova liberatoria – Oggetto – Fattispecie

 

Il gestore di un campo di gioco è responsabile, ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., degli infortuni occorsi ai fruitori di quest'ultimo, ove non alleghi e non provi l'elisione del nesso causale tra la cosa e l'evento, quale può aversi, in un contesto di rigoroso rispetto di eventuali normative esistenti o comunque di una concreta configurazione della cosa in condizioni tali da non essere in grado di nuocere normalmente ai suoi fruitori, nell'eventualità di accadimenti imprevedibili ed ascrivibili al fatto del danneggiato stesso - tra i quali una sua imperizia o imprudenza - o di terzi. (Nella specie, la S.C. ha confermato la statuizione della Corte di Appello de L’Aquila, in forza di cui era stato condannato il gestore di un campo da calcetto per danni occorsi in pregiudizio di un fruitore. La Corte ha ribadito l'applicabilità alla fattispecie del regime di responsabilità extracontrattuale fondato sull'art. 2051 c.c.).

 

(per il testo integrale della sentenza vai a "Leggi tutto")

 

Tribunale Rovereto, sentenza 21 ottobre 2009

 

Tribunale Rovereto, sentenza 21 ottobre 2009; Giud. Dies, F.B. (Avv.ti Ceschini, Pelosi, Frignani) c. S.M. (Avv.ti Ballardini, Bicego), F.L. e Scuola Italiana Sci Folgaria (avv. Colla), Arisa  Assurances  S.A. (Avv.ti Fuggetti, Maggi-Tasso, Costantini).

 

Sci - Responsabilità civile - Scontro fra sciatori - Maestro di sci - Presunzione di pari responsabilità - Fattispecie

 

In caso di scontro tra sciatori sussiste l’integrale responsabilità dello sciatore che proviene da monte se ha violato l’obbligo di scegliere la traiettoria in modo da evitare interferenze con le traiettorie seguite dallo sciatore a valle, come imposto dal c.d. «decalogo dello sciatore» che costituisce il compendio delle norme di comune prudenza che devono essere seguite nella pratica sciatoria e che sono ora tipizzate dal legislatore nella l. 363/03; la previsione di cui all’art. 19 l. cit. in tema di presunzione di pari responsabilità non è applicabile al caso in cui la colpa di uno degli sciatori deve ritenersi accertata con certezza.

 

Incidente a Michael Shumacher

I primi accertamenti dell'autorità giudiziaria francese escludono violazioni delle regole di sicurezza 

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Tribunale di Cuneo, 14 gennaio 2009

Tribunale di Cuneo, 14 gennaio 2009; Giud. Macagno.

 

Responsabilità civile – Sci – Gestore dell’area sciabile – Contratto per la fruizione dell’area sciabile - Responsabilità del gestore quale custode dell’area sciabile – Riscontro del fortuito o dell’esigibilità della prestazione – Fattispecie

 

Posto che il potere di controllo del gestore delle aree sciabili non può ritenersi esteso alle situazioni di rischio naturale "esterno" normalmente esistenti sulle piste, ossia a quelle a cui lo sciatore accetta di esporsi nel momento in cui decide di praticare un'attività sportiva peculiare quale quella sciistica, il gestore risponde del danno occorso allo sciatore nella fase di discesa solo se il danno discende da inadeguata manutenzione della pista, ovvero dall'urto con ostacoli artificiali non adeguatamente segnalati e protetti (con reti, materassi, ecc.), mentre non può ritenersi esigibile, sia sotto il profilo del corretto adempimento, sia dell'oggetto del potere di signoria da parte del custode, l'eliminazione dei rischi naturali c.d. tipici, quali la presenza di zone alberate ai fianchi del tracciato, la mutevolezza del pendio, la presenza di tratti nevosi di differente consistenza, ecc., essendo sufficiente la segnalazione nel caso di non immediata percepibilità (in applicazione di questo principio l’attore ha visto respinta la sua domanda, essendo emerso dall’istruttoria del giudizio che la sua caduta era stata dovuta a rischi naturali tipici).