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L.R. LIGURIA 4 ottobre 2006, n. 28

L.R. LIGURIA 4 ottobre 2006, n. 28 (1)

Organizzazione turistica regionale (2) (3).

 

 

(1) Pubblicata nel B.U. Liguria 4 ottobre 2006, n. 14, parte prima.

(2) Con Delib.Ass.Legisl. 15 luglio 2008, n. 31 è stato approvato il piano turistico regionale 2008-2010, ai sensi della presente legge.

(3) Ai sensi dell'art. 7, comma 1 e comma 2, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 la figura del Presidente dell'Agenzia "In Liguria" di cui alla presente legge è soppressa e le relative funzioni sono svolte dal Direttore generale dell'Agenzia stessa, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

 

Il Consiglio regionale ha approvato.

Il Presidente della Giunta

promulga la seguente legge regionale:

 

 

Capo I - Organizzazione Turistica Regionale

 

Art. 1

Finalità ed ambito di applicazione.

1. La Regione riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio ligure e per la crescita culturale e sociale della persona e della collettività.

2. Per i fini di cui al comma 1 la presente legge, in osservanza delle disposizioni contenute nel Titolo V della Costituzione e nel rispetto del principio di economicità, sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, disciplina l'organizzazione turistica regionale, definendo, a tal fine, le funzioni esercitate dalla Regione, dalla Città metropolitana di Genova (di seguito denominata Città metropolitana), dai comuni e dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA), dall'Agenzia di promozione turistica "In Liguria" di cui al Capo IV (di seguito denominata Agenzia) (4).

3. La presente legge valorizza e promuove la partecipazione dei soggetti pubblici e privati interessati allo sviluppo e alla qualificazione del turismo ligure e la sussidiarietà dell'azione pubblica a sostegno dell'iniziativa imprenditoriale privata e del migliore utilizzo degli investimenti pubblici (5).

(4) Comma così sostituito dall'art. 29, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «2. Per i fini di cui al comma 1 la presente legge, in osservanza delle disposizioni contenute nel titolo V della Costituzione e nel rispetto del principio di sussidiarietà, disciplina l'organizzazione turistica regionale, definendo inoltre le funzioni attribuite alla Regione, alle Province e ai Comuni.».

(5) Comma così sostituito dall'art. 29, comma 2, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «3. La presente legge, inoltre, valorizza e promuove la partecipazione dei soggetti, pubblici e privati, interessati allo sviluppo e alla qualificazione del turismo ligure, nonché il ruolo dei Sistemi Turistici Locali (di seguito denominati STL), di cui alla legge 29 marzo 2001, n. 135 (Riforma della legislazione nazionale sul turismo).».

Art. 2

Competenze della Regione (6).

1. La Regione esercita le seguenti funzioni in materia di turismo:

a) la programmazione turistica regionale di cui all'articolo 7;

b) la promozione in Italia e all'estero dell'immagine unitaria e complessiva della Liguria, anche mediante l'Agenzia;

c) la cura dei rapporti con gli organi centrali dello Stato, con l'Unione Europea ed il coordinamento con le altre regioni italiane ed europee;

d) la studio dei mercati, lo sviluppo di ricerche sull'innovazione e la qualificazione dell'offerta turistica, anche mediante l'Osservatorio turistico regionale, in collaborazione con il sistema delle camere di commercio mediante la stipula di appositi accordi;

e) l'incentivazione, l'innovazione e l'internazionalizzazione dell'offerta turistica ligure, anche mediante l'assegnazione di finanziamenti alle imprese turistiche e/o alle loro aggregazioni;

f) la determinazione, l'assegnazione, il monitoraggio e le verifiche delle risorse finanziarie da destinare alla promozione ed accoglienza turistica, effettuata dagli uffici di informazione ed accoglienza turistica (IAT) gestiti da enti pubblici;

g) la compartecipazione ad iniziative turistiche di interesse regionale sulla base di criteri approvati con deliberazione della Giunta regionale;

h) la creazione, l'istituzione e la gestione di marchi di promozione e valorizzazione del patrimonio turistico regionale, nonché, mediante l'attività dell'Agenzia, di marchi sub regionali, del territorio e dei prodotti tipici, di iniziative e di eventi sul territorio, effettuate dalla Città metropolitana, dai comuni e da altri soggetti;

i) lo sviluppo del sistema informatico-informativo turistico regionale con particolare riguardo al portale turistico regionale, la cui gestione è affidata all'Agenzia che rappresenta il punto comune di accesso dei servizi offerti e delle attività svolte dai soggetti operanti nella regione Liguria nel settore turistico;

l) l'accertamento dei requisiti per l'esercizio delle professioni turistiche e della professione di guida alpina;

m) le procedure per l'apertura e l'esercizio delle attività delle agenzie di viaggio e turismo, nonché delle associazioni senza scopo di lucro per l'attività di organizzazione e intermediazione di viaggi e soggiorni turistici;

n) il riconoscimento delle associazioni Pro loco ai sensi della normativa regionale;

o) la classificazione e il controllo delle strutture ricettive;

p) la raccolta e l'elaborazione dei dati statistici sulle strutture ricettive e sul movimento turistico, anche mediante specifico sistema informatico regionale;

q) le funzioni e le attività che si rendano necessarie per esigenze di carattere unitario o straordinario ai sensi della normativa vigente.

(6) Articolo così sostituito dall'art. 30, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «Art. 2. Competenze della Regione. 1. La Regione esercita le seguenti funzioni in materia di turismo:

a) la promozione in Italia e all'estero di un'immagine unitaria e complessiva della Liguria;

b) la programmazione turistica regionale;

c) la determinazione, il coordinamento e l'assegnazione delle risorse finanziarie da destinare alla promozione ed accoglienza turistiche del territorio ligure ed alle iniziative turistiche di interesse regionale;

d) la cura dei rapporti con gli organi centrali dello Stato, con l'Unione Europea ed il coordinamento con le altre Regioni;

e) l'incentivazione e l'innovazione dell'offerta turistica ligure fondata principalmente sui STL;

f) lo sviluppo di una puntuale conoscenza dei mercati di studi e ricerche sull'innovazione e la qualificazione dell'offerta turistica, anche mediante l'Osservatorio turistico regionale, in collaborazione con il sistema delle Camere di Commercio anche attraverso la stipula di apposite convenzioni;

g) la creazione, l'istituzione e la gestione di marchi di promozione e valorizzazione del patrimonio turistico regionale;

h) la gestione e lo sviluppo del sistema informatico-informativo turistico regionale con particolare riguardo al Portale turistico regionale, che rappresenta il punto comune di accesso dei servizi offerti e delle attività svolte dai soggetti operanti in Liguria;

i) il monitoraggio delle azioni promozionali effettuate da terzi per le attività alle quali la Regione contribuisce;

l) il riconoscimento dei STL;

m) le funzioni e le attività che si rendano necessarie per esigenze di carattere unitario o straordinario ai sensi della normativa vigente.».

Art. 3

Competenze delle Province (7).

[1. Sono attribuite alle Province le seguenti funzioni amministrative:

a) l'accertamento dei requisiti professionali per lo svolgimento delle attività di cui alla legge regionale 23 dicembre 1999, n. 44 (Norme per l'esercizio delle professioni turistiche);

b) l'autorizzazione delle attività delle agenzie di viaggio e turismo e delle associazioni senza scopo di lucro, ai sensi della legge regionale 24 luglio 1997, n. 28 (Organizzazione e intermediazione di viaggi e soggiorni turistici) e successive modificazioni;

c) il riconoscimento delle associazioni Pro loco e la concessione di contributi ai sensi della legge regionale 11 aprile 1996, n. 17 (Disciplina delle Associazioni Pro Loco) e successive modificazioni;

d) la classificazione, la gestione delle tariffe e la raccolta dati per l'Enit delle strutture ricettive;

e) la raccolta e l'elaborazione dei dati statistici sulle strutture ricettive e sul movimento turistico, anche mediante specifico sistema informatico regionale. I titolari delle strutture ricettive sono tenuti a fornire i dati di cui alla presente lettera secondo le modalità definite con apposito atto della Giunta regionale;

f) la concessione e l'erogazione di contributi, sia in conto capitale che in conto interessi, in materia di incentivazione dell'offerta turistica sulla base dei programmi regionali ed in conformità alla legge regionale 17 marzo 2000, n. 19 (Incentivi per la qualificazione e lo sviluppo dell'offerta turistica);

g) l'accoglienza turistica tramite gli IAT, nel rispetto dei principi di omogeneità stabiliti con linee-guida approvate dalla Regione, di concerto con il Comitato di coordinamento di cui all'articolo 7 e con i STL; per quanto riguarda il territorio comunale genovese l'accoglienza e la promozione locale sono delegate al Comune di Genova. Le Province ed il Comune di Genova subentrano nella gestione degli IAT ubicati nei propri territori che, al momento della soppressione delle APT, dipendono direttamente da queste. Per gli altri IAT, le Province ed il Comune di Genova garantiscono attraverso convenzioni la loro continuità, se ne sussistono le esigenze turistico-informative;

h) la promozione locale, del territorio e dei prodotti tipici, ovvero le iniziative e gli eventi sul territorio, atti a migliorare ed arricchire l'accoglienza, in coordinamento con i Comuni ed i STL;

i) ogni altra funzione già svolta dalle APT e non espressamente attribuita ad altro ente dalla presente legge.

2. Le Province, per quanto concerne le attività di cui alla lettera e) del comma 1, trasmettono i dati raccolti alla Regione, ai fini della implementazione dell'Osservatorio turistico regionale di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e).

3. Le Province concorrono alla valorizzazione del proprio territorio, promuovono e coordinano i STL, favorendone la reciproca collaborazione, al fine di realizzare iniziative omogenee di carattere provinciale coerenti con la programmazione turistica regionale].

(7) Articolo abrogato dall'art. 31, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge.

Art. 4

Disposizioni per l'esercizio delle funzioni attribuite alle Province (8).

[1. Le Province sono tenute a fornire alla Regione informazioni e dati relativi alle funzioni attribuite dalla presente legge e, annualmente, una relazione sull'andamento delle funzioni stesse.

2. La Regione mette a disposizione delle Province ogni utile elemento conoscitivo in suo possesso.

3. Per il costo del personale addetto agli uffici IAT, nell'ambito dell'esercizio delle funzioni attribuite ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera g), sono assegnate annualmente specifiche risorse finanziarie alle Province e al Comune di Genova compatibilmente con le disponibilità di bilancio. La Regione attribuisce inoltre alle Province e al Comune di Genova risorse finanziarie per le altre spese di funzionamento degli IAT gestiti direttamente e per quelle sostenute a titolo di convenzione o di contribuzione per gli IAT gestiti da terzi. Le risorse di cui al presente comma sono attribuite dalla Regione compatibilmente con le disponibilità di bilancio (9).

4. Per l'esercizio delle funzioni di cui all'articolo 3, comma 1, lettera h), la Regione attribuisce annualmente alle Province e al Comune di Genova risorse, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, tenendo conto dei contributi regionali assegnati alle APT nel corso dell'esercizio 2006 per le attività di promozione locale. Per le Province il costo del personale addetto alla promozione locale è calcolato nell'ambito delle risorse di cui al comma 6 (10).

5. Per i contributi alle Associazioni Pro loco la Regione assegna annualmente alle Province gli stanziamenti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 11 aprile 1996, n. 17 (Disciplina delle associazioni pro loco) e successive modificazioni.

6. Per l'esercizio delle ulteriori funzioni attribuite alle Province dall'articolo 3, sono assegnati alle stesse i finanziamenti pari al costo della dotazione organica necessaria all'espletamento di dette funzioni, approvata dalla Giunta regionale previo confronto con le Amministrazioni provinciali. Il totale dei fondi assegnati è determinato dalla Regione compatibilmente con le disponibilità di bilancio, tenendo conto di quanto assegnato alle Province per analoghe finalità nel 2007. I finanziamenti vengono, comunque, adeguati ai costi per il personale previsti dai contratti collettivi nazionali di comparto (11).

7. Annualmente la Giunta regionale adegua il costo di cui al comma 6, qualora intervengano variazioni nelle funzioni attribuite che comportino modifiche dei carichi di lavoro].

(8) Il presente articolo, già modificato dall'art. 11, comma 1, L.R. 3 aprile 2007, n. 14, è stato poi così sostituito dall'art. 1, comma 1, L.R. 1° agosto 2008, n. 29 e, successivamente, abrogato dall'art. 32, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge n. 15/2015.

(9) Comma così modificato dall'art. 26, comma 1, L.R. 24 dicembre 2010, n. 22, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 32 della medesima legge) e dall'art. 14, L.R. 21 dicembre 2012, n. 50, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 27 della medesima legge).

(10) Comma così modificato dall'art. 26, comma 2, L.R. 24 dicembre 2010, n. 22, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 32 della medesima legge).

(11) Comma così modificato dall'art. 26, comma 3, L.R. 24 dicembre 2010, n. 22, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 32 della medesima legge).

Art. 5

Competenze della Città metropolitana, dei comuni e degli enti Parco regionali liguri (12).

1. La Città metropolitana, i comuni e gli enti Parco regionali liguri valorizzano le risorse turistiche del proprio territorio in armonia con la programmazione turistica regionale. A tal fine:

a) promuovono i prodotti tipici e le qualità del proprio territorio;

b) realizzano, anche in collaborazione con altri soggetti, pubblici e privati, iniziative e manifestazioni di valenza turistica;

c) possono gestire, anche in compartecipazione, gli IAT ubicati nel proprio ambito territoriale di competenza.

2. Gli enti Parco collaborano allo sviluppo turistico dei territori di competenza, svolgendo un ruolo di coordinamento a servizio dei comuni ubicati nell'ambito dei propri territori, con lo scopo di concorrere alla promozione di ambiti territoriali omogenei.

(12) Articolo così sostituito dall'art. 33, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «Art. 5. Competenze dei Comuni e delle Comunità montane. 1. I Comuni e le Comunità montane valorizzano le risorse turistiche del proprio territorio e partecipano con altri soggetti pubblici e privati alla costituzione e all'attività dei STL.

2. I Comuni:

a) promuovono i prodotti tipici e le qualità del proprio territorio, in coordinamento con gli IAT e le Province;

b) realizzano, anche in collaborazione con altri soggetti, pubblici e privati, iniziative e manifestazioni di valenza turistica;

c) possono concorrere alla raccolta dei dati statistici sul movimento turistico, coordinandosi con le Province di riferimento e con l'Osservatorio turistico regionale di cui all'articolo 10.

3. Le Comunità montane collaborano, mediante le previsioni dei propri piani di sviluppo, alla programmazione dello sviluppo turistico dei Comuni montani che le costituiscono, svolgendo un ruolo di coordinamento a servizio dei Comuni stessi, dei STL ivi presenti e delle Province cui appartengono, concorrendo alla promozione di un territorio omogeneo.».

Art. 6

Ruolo delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.

1. La Regione riconosce il ruolo delle CCIAA nel settore del turismo, nell'ambito delle funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese, con l'obiettivo del loro consolidamento e della crescita qualitativa e quantitativa.

2. La Giunta regionale e le CCIAA, attraverso intese e convenzioni, specificano le funzioni in riferimento alle attività di:

a) promozione e sostegno di nuove imprese;

b) formazione e aggiornamento degli imprenditori;

c) programmi per la qualità e lo sviluppo sostenibile dell'attività imprenditoriale.

3. Le CCIAA svolgono le funzioni relative alla tenuta di albi ed elenchi di attività di impresa nel comparto turistico.

4. La Regione stabilisce forme di collaborazione con le CCIAA per le modalità e le procedure della raccolta ed elaborazione dei dati sull'attività turistica e per lo svolgimento dell'attività dell'Osservatorio Turistico.

Capo II - Interventi per la programmazione e la promozione turistica regionale

Art. 7

Programmazione turistica regionale (13) (14).

1. Per l'attuazione delle funzioni di cui all'articolo 2, la Giunta regionale propone al Consiglio regionale Assemblea Legislativa della Liguria il Programma turistico regionale che ha durata pari a quella della Legislatura di riferimento. Il Programma deve essere proposto dalla Giunta entro l'anno successivo al proprio insediamento. Fino all'approvazione del nuovo Programma, continua comunque a trovare applicazione quello precedente.

2. Il Programma turistico regionale contiene:

a) la valutazione della precedente programmazione e dei risultati acquisiti, nonché l'analisi dello stato e delle tendenze in atto del turismo ligure, con riguardo alle imprese turistiche, allo sviluppo dei prodotti, alla qualità a supporto delle diverse tipologie dell'offerta turistica e alle dinamiche dei flussi turistici;

b) l'individuazione degli obiettivi e delle priorità per gli interventi di settore e per i progetti da attuare;

c) le finalità cui deve conformare la propria attività l'Agenzia regionale di cui al Capo IV e gli indirizzi agli enti locali e agli altri organismi operanti nella Regione a favore del turismo, anche per favorirne il coordinamento;

d) il piano finanziario, con l'individuazione delle fonti di finanziamento e con l'indicazione dei fondi che si prevede di destinare al turismo nelle sue diverse articolazioni.

3. Gli atti di attuazione del Programma sono adottati dalla Giunta regionale.

4. Il Programma può essere aggiornato nel corso della vigenza con le medesime procedure previste per la sua adozione.

(13) Atricolo così sostituito dall'art. 59, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «Art. 7 - Programmazione regionale. 1. Per l'attuazione delle funzioni di cui all'articolo 2, la Giunta regionale propone al Consiglio regionale il Piano turistico regionale triennale. I piani successivi devono essere proposti almeno centoventi giorni prima della scadenza del piano vigente.

2. Il Piano turistico regionale contiene:

a) la valutazione dell'attività di programmazione svolta e dei risultati acquisiti, nonché l'analisi dello stato e delle tendenze in atto del turismo ligure, con riguardo alle imprese turistiche, allo sviluppo dei prodotti e della qualità e di supporto alle diverse tipologie dell'offerta turistica e alle dinamiche dei flussi e delle presenze turistiche;

b) l'individuazione degli obiettivi e delle priorità per gli interventi di settore e per i progetti da attuare, nonché il ruolo, i compiti e le responsabilità delle strutture regionali; le finalità cui deve conformare la propria attività l'Agenzia regionale di cui al capo IV; gli indirizzi agli Enti locali e agli altri organismi operanti nella Regione a favore del turismo anche atti a favorirne il coordinamento;

c) un Piano finanziario, articolato nelle sue destinazioni e con l'individuazione delle fonti di finanziamento, con l'indicazione dei fondi che si prevede di destinare al turismo nelle sue diverse articolazioni.

3. Gli atti di attuazione del Piano triennale sono adottati dalla Giunta regionale.

4. Il Piano ha durata triennale e può essere aggiornato nel corso del triennio.».

(14) Con Delib.Ass.Legisl. 27 novembre 2012, n. 24 è stato approvato, ai sensi del presente articolo, il piano turistico regionale 2013-2015.

Art. 8

Tavolo di concertazione. (15)

1. Al fine della partecipazione alla formazione della programmazione turistica, compresa quella dell'Agenzia, e per la verifica e collaborazione alla sua realizzazione, è istituito il Tavolo di concertazione per il turismo, di seguito denominato Tavolo, con il compito di esprimere un parere sugli atti di programmazione turistica della Regione e sul Piano annuale dell'Agenzia prima che essi siano formalmente approvati.

2. Il Tavolo è composto:

a) dall'Assessore regionale al Turismo, che lo presiede;

b) da un rappresentante della Città metropolitana e da uno per ogni Provincia;

c) da un rappresentante per ogni Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura ligure;

d) da quattro rappresentanti dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (ANCI);

e) da un rappresentante dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia (UNPLI);

f) dal Direttore generale del Dipartimento regionale competente in materia turistica;

g) dal Direttore generale dell'Agenzia regionale di cui al Capo IV;

h) da un rappresentante del Coordinamento Regionale Aree Protette della Liguria;

i) da un rappresentante per ognuna delle organizzazioni sindacali del settore, maggiormente rappresentative a livello regionale;

j) da un rappresentante per ognuna delle associazioni imprenditoriali del settore, maggiormente rappresentative a livello regionale.

3. Le designazioni debbono pervenire entro trenta giorni dalla richiesta della Regione. Il Presidente della Giunta regionale costituisce comunque il Tavolo qualora le designazioni pervenute siano almeno la metà più uno dei componenti, fermo restando la successiva integrazione. Le sedute del Tavolo sono valide se è presente la maggioranza dei membri nominati. I pareri che il Tavolo esprime sono assunti con il voto favorevole della maggioranza dei presenti.

4. I membri del Tavolo partecipano alle riunioni a titolo gratuito.

(15) Articolo modificato dall'art. 11, comma 2, L.R. 3 aprile 2007, n. 14 e dall'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 e poi così sostituito dall'art. 60, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «Art. 8 - Comitato di Coordinamento. 1. Il Comitato di Coordinamento, già istituito con legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 (Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15), partecipa alla formazione della programmazione turistica regionale e favorisce il coordinamento delle attività promozionali degli enti e organismi operanti nel settore.

2. Il Comitato di cui al comma 1 è composto:

a) dall'Assessore regionale al Turismo, che lo presiede;

b) da cinque componenti, uno per ciascuno dei territori ricompresi nelle APT, nominati dalle Province liguri e dal Comune di Genova;

c) da quattro rappresentanti nominati uno per ogni Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura ligure;

d) da tre rappresentanti dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (A.N.C.I.);

e) da un rappresentante dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia (U.N.P.L.I.);

f) da un rappresentante dell'Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti montani (U.N.C.E.M.);

g) dal Direttore generale del Dipartimento regionale competente in materia turistica;

g-bis) dal Presidente dell'Agenzia regionale di cui al capo IV;

h) dal Direttore generale dell'Agenzia regionale di cui al capo IV;

i) da una rappresentante del Coordinamento Regionale Aree Protette della Liguria.

3. Le designazioni debbono pervenire entro trenta giorni dalla richiesta. Il Presidente della Giunta regionale nomina comunque il Comitato qualora le designazioni pervenute siano almeno la metà più uno dei componenti, ferma restando la successiva integrazione. Le sedute del Comitato sono valide se è presente la maggioranza dei membri.

4. Il Comitato, sulla base delle peculiarità dell'offerta turistica ed economica ligure e dei piani dei STL, formula alla Giunta regionale proposte per la predisposizione del Piano Turistico Regionale ed esprime parere sul Piano annuale predisposto dall'Agenzia di cui al capo IV.».

Art. 9

Consulta regionale sul turismo. (16)

[1. È istituita la Consulta regionale sul turismo, di seguito denominata Consulta, quale organismo che ha la finalità di rendere partecipi soggetti sociali ed istituzionali alla definizione della politica turistica della Regione; in particolare la Consulta esprime valutazioni e formula proposte sugli atti della programmazione turistica regionale, prima che essi siano formalmente deliberati.

2. La durata in carica della Consulta coincide con la durata della legislatura.

3. Per la costituzione della Consulta si applica quanto previsto dall'articolo 8, comma 3.

4. La Consulta è composta da:

a) cinque componenti, uno per ciascuno dei territori ricompresi nelle APT, nominati dalle Province liguri e dal Comune di Genova;

b) quattro rappresentanti nominati uno per ogni Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura ligure;

c) tre rappresentanti dell'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (A.N.C.I.);

d) un rappresentante dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia (U.N.P.L.I.);

e) un rappresentante per ogni STL riconosciuto;

f) un rappresentante per ognuna delle organizzazioni sindacali del settore, maggiormente rappresentative a livello regionale;

g) un rappresentante per ognuna delle associazioni imprenditoriali del settore, maggiormente rappresentative a livello regionale;

h) un rappresentante dell'Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti Montani (U.N.C.E.M.);

i) un rappresentante del Coordinamento Regionale Aree Protette della Liguria.

5. Ai lavori della Consulta partecipano, senza diritto di voto, i membri del Comitato di cui all'articolo 8, non componenti della Consulta.

6. Nella sua prima seduta, la Consulta nomina tra i suoi componenti il Presidente e il Vice Presidente (17).]

(16) Articolo abrogato dall'art. 61, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29.

(17) Ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 tutti i riferimenti al Presidente di intendono riferiti al Direttore generale.

Art. 10

Osservatorio turistico regionale.

1. Al fine di creare una rete informativa turistico-regionale e di fornire un'aggiornata informazione degli operatori turistici e degli enti pubblici operanti nel settore e di una puntuale conoscenza dei mercati della domanda turistica, anche attraverso una costante analisi comparativa delle componenti dell'offerta turistica delle altre Regioni e dei Paesi esteri, è istituita presso la struttura regionale competente, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, una sezione dell'Osservatorio socio-economico di cui all'articolo 19-bis della legge regionale 5 aprile 1994, n. 18 (Norme sulle procedure di programmazione), quale Osservatorio turistico regionale.

Capo III - Uffici di informazione e accoglienza turistica (18)

Art. 11

Sistemi Turistici Locali - STL (19).

[1. I STL vengono costituiti per concertare ed attuare progetti per lo sviluppo di prodotti turistici completi del territorio di competenza, secondo le linee individuate dalla Regione in accordo con il Comitato di Coordinamento di cui all'articolo 8. Il STL ha la funzione di integrare ed arricchire l'offerta turistica ligure di prodotti turistici, seguendo le esigenze del mercato e valorizzando le risorse del territorio.

2. Il STL, ai fini di cui al comma 1, è il soggetto che realizza la collaborazione fra pubblico e privato nella formazione di un prodotto turistico a livello territoriale sulla base di un piano di sviluppo complessivo e di progetti specifici.

3. Il STL è costituito da un ambito turistico omogeneo o integrato caratterizzato dall'offerta dei beni culturali, ambientali e delle attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici dell'agricoltura e dell'artigianato locali, o dalla presenza diffusa di imprese singole o associate.

4. Sono comunque riconosciuti dalla Giunta regionale i STL promossi dai Parchi Nazionali e che abbiano presentato domanda ai sensi della L.R. n. 14/2004.

5. Ai STL possono partecipare le Province, i Comuni, le Comunità Montane, i Parchi regionali e nazionali, le Camere di Commercio, le Pro Loco, i privati singoli o associati, che operano nel settore turistico e che intendono concorrere allo sviluppo turistico del proprio territorio].

(18) Rubrica così sostituita dall'art. 34, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «Sistemi Turistici Locali».

(19) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

Art. 12

Riconoscimento dei STL (20).

[1. La Regione riconosce i STL.

2. Ai fini della concessione del riconoscimento, su cui la Giunta regionale si esprime, con propria deliberazione, entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta, i STL devono essere costituiti da soggetti pubblici e privati e i proponenti devono specificare la natura giuridica del sistema, mediante l'invio alla Regione dell'atto costitutivo. I STL devono soddisfare i requisiti definiti negli atti di indirizzo attuativi della programmazione turistica regionale. I requisiti attengono al rispetto di parametri minimi concernenti i seguenti elementi:

a) numero, ubicazione e rilevanza dei Comuni partecipanti, con specifico riferimento alla consistenza demografica, all'estensione territoriale, nonché all'aggregazione, nell'ambito di un medesimo STL, tra aree della costa ed aree dell'entroterra anche non contigue;

b) consistenza della ricettività alberghiera ed extralberghiera e numero delle presenze turistiche;

c) partecipazione dei soggetti privati al cofinanziamento dei progetti contenuti nel Piano di sviluppo turistico di cui al comma 4.

3. Possono essere ammesse deroghe ai parametri minimi di cui al comma 2 per aree di riconosciuta valenza turistica, previo il parere positivo della competente Commissione consiliare.

4. Entro i sei mesi successivi al riconoscimento, a pena di revoca dello stesso, i proponenti devono presentare alla Regione un Piano di sviluppo turistico di durata triennale che precisi gli obiettivi e le strategie per il territorio di riferimento, nonché i tempi di realizzazione. Ai fini del riconoscimento è, inoltre, presentato un piano finanziario relativo al primo anno di programmazione, nel quale risultino specificate le risorse di cui si avvarrà il Sistema. Il Piano finanziario è rinnovato annualmente ed inviato alla Regione.

5. Il Piano deve, altresì, contenere una dettagliata ricognizione delle risorse turisticamente rilevanti, disponibili nell'area di riferimento, con particolare riguardo ai seguenti elementi:

a) caratteristiche e consistenza del tessuto imprenditoriale coinvolto direttamente e indirettamente nella produzione dell'offerta turistica;

b) valori ambientali e paesaggistici che formano la specificità del territorio;

c) emergenze culturali ed artistiche, testimonianza della storia della comunità locale;

d) tradizioni enogastronomiche e prodotti tipici;

e) tradizioni artigianali ovvero attività economiche caratteristiche che concorrono a costituire l'identità locale.

6. Il Piano è approvato dalla Giunta regionale entro sessanta giorni dalla ricezione, ferma restando la possibilità di richiedere, con interruzione dei termini, delucidazioni ed integrazioni. Ai fini della conferma del riconoscimento dei STL, la Giunta regionale tiene conto dei seguenti elementi:

a) adeguatezza delle risorse conferite dai proponenti per la copertura, a regime, delle spese di funzionamento dei STL;

b) idoneità del Piano a promuovere, attraverso specifici progetti o iniziative, la valorizzazione turistica del territorio, con particolare riferimento all'entroterra;

c) parere della Provincia competente, ove questa non partecipi al STL medesimo.

7. La Giunta regionale, d'intesa con le altre Regioni interessate, riconosce i STL interregionali sulla base dei criteri determinati con atti di indirizzo della programmazione turistica regionale].

(20) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

Art. 13

Compiti dei Sistemi Turistici Locali (21).

[1. I STL svolgono compiti di impulso delle attività turistiche del proprio territorio, attraverso la predisposizione e l'attuazione di progetti.

2. I STL, al fine di garantire l'accesso alle informazioni turistiche locali da qualsiasi ambito regionale, aderiscono e alimentano il sistema informatico-informativo regionale, nonché il portale turistico regionale, utilizzandone direttamente le funzioni e interfacciando i propri sistemi informatici.

3. La Regione attiva forme di collaborazione con i STL, anche al fine del coordinamento delle loro iniziative, delle Province e delle Camere di Commercio].

(21) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

Art. 14

Rinnovo e revoca del riconoscimento (22) (23).

[1. La Giunta regionale, con appositi atti di indirizzo attuativi della programmazione turistica, stabilisce i criteri e le modalità per il riconoscimento ed il rinnovo dei STL (24).

2. La Giunta regionale può revocare il riconoscimento concesso quando, nel periodo previsto, i STL non abbiano realizzato gli obiettivi indicati nel Piano di sviluppo. Negli indirizzi emanati dalla Giunta regionale sono indicate le condizioni di maggiore gravità, in presenza delle quali si procede alla revoca del riconoscimento].

(22) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

(23) Con Delib.G.R. 24 gennaio 2007, n. 60 sono state approvate le linee di indirizzo per il riconoscimento e il finanziamento dei sistemi turistici locali, ai sensi del presente articolo.

(24) Vedi, al riguardo, quanto disposto dalla Delib.G.R. 30 settembre 2010, n. 1127 e dalla Delib.G.R. 29 dicembre 2010, n. 1615.

Art. 15

Finanziamento ai Sistemi Turistici Locali (25) (26).

[1. La Regione assegna ai STL riconosciuti ai sensi dell'articolo 11, finanziamenti per la realizzazione di progetti conformi agli indirizzi della programmazione regionale (27).

2. La Regione assegna apposite risorse ai STL in relazione ad eventuali compiti e servizi di natura istituzionale da questi svolti, previa apposita convenzione e per lo sviluppo iniziale degli stessi.

3. La Giunta regionale, con propria deliberazione, stabilisce i criteri e le modalità per la concessione dei finanziamenti di cui al presente articolo.

4. La Giunta regionale dispone la revoca ai STL dei finanziamenti erogati alle imprese partecipanti ai progetti nei confronti delle quali sia stata accertata la violazione della normativa in materia di lavoro, previdenza sociale e sicurezza sul lavoro.

5. I STL hanno titolo a presentare domande in qualità di beneficiari per le leggi regionali che prevedono la concessione di contributi a favore di privati, singoli o associati.

5-bis. I finanziamenti a favore dei Sistemi turistici locali, qualora si configurino quali aiuti alle imprese, sono concessi nei limiti e con le modalità della disciplina del regime "de minimis", secondo quanto previsto dalla normativa comunitaria relativa all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato CE agli aiuti di importanza minore ("de minimis") (28)].

(25) Articolo abrogato dall'art. 36, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Vedi, anche, l'art. 48, comma 1 della medesima legge n. 15/2015.

(26) Con Delib.G.R. 18 luglio 2008, n. 862 sono state approvate le linee di indirizzo per il co-finanziamento dei progetti presentati dai sistemi turistici locali, ai sensi del presente articolo.

(27) Vedi, al riguardo, quanto previsto dalla Delib.G.R. 28 dicembre 2012, n. 1706.

(28) Comma aggiunto dall'art. 3, L.R. 11 maggio 2009, n. 16.

Art. 16

Uffici di informazione e accoglienza turistica, rete IAT regionale, aree d'interesse turistico e comuni turistici (29).

1. Con deliberazione della Giunta regionale i soggetti pubblici e privati che lo richiedono, possono essere autorizzati all'utilizzo della denominazione IAT per i propri uffici di informazione ed accoglienza turistica e del logo approvato con deliberazione della Giunta regionale. A tal fine, nella richiesta, il soggetto gestore deve dare atto che lo IAT garantisce i seguenti requisiti minimi:

a) dotazione informatica ed utilizzo del web anche al fine di fornire informazioni all'utenza mediante ricerche on line;

b) informazione e distribuzione di materiale promozionale, anche in lingue straniere, sulle attrattive turistiche locali, sugli ambiti territoriali limitrofi e sull'intera Liguria;

c) informazione sull'organizzazione dei servizi, sull'offerta ricettiva e di ristorazione;

d) informazione dell'offerta di servizi turistici, di itinerari di visita ed escursione anche personalizzati;

e) eventuali ulteriori servizi stabiliti da linee di indirizzo approvate dalla Giunta regionale. Nel caso di richiesta fatta da soggetti privati la domanda deve pervenire tramite il Comune competente che esprime il proprio parere, in relazione all'opportunità turistica dell'iniziativa.

2. I soggetti di cui al comma 1 possono richiedere, sulla base dei criteri e delle procedure definite dalla Giunta regionale, il riconoscimento, deliberato dalla Giunta regionale, di area d'interesse turistico regionale.

3. I requisiti minimi necessari per l'ottenimento del riconoscimento di cui al comma 2 sono:

a) gestione della rete IAT dell'area di riferimento secondo uno specifico piano gestionale presentato nella richiesta di riconoscimento;

b) attività d'interfaccia con l'Agenzia, ai fini della promozione coordinata dell'area per cui si chiede il riconoscimento.

4. Tutti i comuni che fanno parte delle aree d'interesse turistico regionale, riconosciute ai sensi del comma 2, sono inseriti nell'elenco dei comuni turistici regionali di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale) e successive modificazioni e integrazioni.

5. Le aggregazioni d'imprese turistiche operanti nelle aree d'interesse turistico regionale possono richiedere, ai sensi e secondo le modalità di cui al decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (Semestre Europeo. Prime disposizioni urgenti per l'economia) convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, il riconoscimento di Distretto turistico.

6. Lo IAT riconosciuto, ai sensi dei commi 1, 2, 3, 4 e 5, è inserito in un apposito elenco che costituisce la rete degli IAT regionali.

7. Lo IAT può svolgere attività di prenotazione e vendita di servizi turistici e di prodotti tipici liguri nel rispetto delle normative commerciali in materia.

8. La Giunta regionale, in base ai fondi stanziati a bilancio, può assegnare ai comuni e ad altri enti pubblici contributi per la gestione degli IAT di cui al comma 1, in base a criteri stabiliti dalla stessa che diano priorità agli IAT che svolgono un servizio a favore di un'area vasta comprendente più comuni, che si inseriscono nella strategia turistica coordinata indicata dalla programmazione regionale, che svolgono un ruolo di interfaccia tra l'Agenzia e il territorio di competenza e che forniscono anche altre funzioni di informativa al pubblico. (30)

8-bis. Ai comuni di cui al comma 8, in base ai criteri stabiliti con la deliberazione di Giunta regionale di cui al medesimo comma, può essere distaccato personale regionale e dell'Agenzia regionale di cui al Capo IV per prestare servizio presso gli IAT. Il personale prescelto deve esprimere parere favorevole al distacco. (31)

(29) Articolo così sostituito dall'art. 35, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge. Il testo originario era così formulato: «Art. 16. Uffici di informazione ed accoglienza turistica - IAT. 1. Gli uffici di informazione ed accoglienza turistica (IAT) svolgono attività di informazione ed accoglienza turistica assicurando i seguenti servizi minimi:

a) informazione e distribuzione di materiale promozionale sulle attrattive turistiche dell'ambito locale, degli ambiti territoriali limitrofi, della provincia e dell'intera Liguria;

b) informazione sull'organizzazione dei servizi, sulla disponibilità ricettiva e di ristorazione;

c) informazione dell'offerta di servizi turistici, di itinerari di visita ed escursione personalizzati.

2. Gli IAT possono svolgere attività di prenotazione di servizi turistici.

3. Il Comitato di Coordinamento di cui all'articolo 8 può definire specifiche modalità ed accordi gestionali per l'istituzione di IAT presso i varchi di accesso internazionali aeroportuali, stradali e ferroviari della Liguria.

4. L'uso della denominazione IAT può essere consentito agli Uffici di Informazione e Accoglienza Turistica allestiti e promossi dai STL, dagli Enti locali, dagli Enti Parco e dalle Pro Loco iscritte nell'albo regionale, previo nulla osta della Giunta regionale che valuta l'opportunità turistica dell'iniziativa.

5. La richiesta di nulla osta deve pervenire alla Regione tramite la Provincia competente o il Comune di Genova, in caso la richiesta riguardi una località nel territorio di sua competenza, con il parere di detti enti.».

(30) Comma così modificato dall'art. 62, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29.

(31) Comma aggiunto dall'art. 62, comma 2, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29.

Capo IV - Agenzia regionale per la promozione turistica

Art. 17

Agenzia regionale per la promozione turistica.

1. L'Agenzia regionale per la promozione turistica "In Liguria", già istituita con legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (Agenzia regionale per la promozione turistica), di seguito denominata Agenzia, persegue la finalità di promuovere l'immagine unitaria dell'offerta turistica della Liguria per favorirne la commercializzazione e per la realizzazione di iniziative speciali.

Art. 18

Compiti dell'Agenzia.

1. L'Agenzia è ente strumentale della Regione, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, di autonomia amministrativa, patrimoniale e gestionale, soggetto alla normativa vigente in materia di enti regionali.

2. L'Agenzia svolge le seguenti funzioni:

a) predisposizione, previo parere del Tavolo di concertazione di cui all'articolo 8, del Piano annuale, in conformità a quanto previsto dalla programmazione turistica regionale; (32)

b) individuazione ed attuazione delle azioni utili alla promozione dell'offerta turistica ligure sui diversi mercati in conformità con gli indirizzi regionali;

c) proposizione di tematiche per gli studi e le ricerche dell'Osservatorio turistico regionale;

d) attuazione degli incarichi operativi affidati dalla Regione;

e) monitoraggio e supporto all'attività promozionale attuata dai STL, anche al fine di attivare forme di collaborazione e di assistenza;

f) collaborazione con la Regione nelle attività di natura promozionale da attuarsi mediante il sistema informatico-informativo turistico regionale;

g) collaborazione con i soggetti pubblici e privati operanti nel comparto per lo sviluppo turistico della Regione.

3. Il Piano di cui al comma 2, lettera a) è approvato dall'Agenzia entro il 30 settembre di ogni anno ed è valido per l'anno successivo.

4. L'Agenzia collabora, per la parte di competenza, alla predisposizione della programmazione turistica regionale.

(32) Lettera così modificata dall'art. 63, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29.

Art. 19

Organi.

1. Sono organi dell'Agenzia:

a) [il Presidente] (33);

b) il Direttore generale;

c) il Collegio dei revisori dei conti.

(33) Lettera soppressa dall'art. 7, comma 2, lettera a), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

Art. 20

Presidente (34).

[1. Il Presidente:

a) rappresenta, anche legalmente, l'Agenzia;

b) cura i rapporti dell'Agenzia con la Regione e con i soggetti pubblici e privati operanti in campo turistico.

2. Il Presidente è nominato e revocato dalla Giunta regionale e decade automaticamente al termine della legislatura.

3. Il Presidente è scelto tra persone con esperienza adeguata alla qualità e specificità dell'incarico.

4. Al Presidente è corrisposta una indennità determinata dalla Giunta oltre al rimborso delle spese sostenute per l'esercizio della funzione.

5. In caso di assenza, impedimento, decadenza o cessazione per qualunque causa, il Presidente è sostituito temporaneamente dal Direttore generale].

(34) Articolo soppresso dall'art. 7, comma 2, lettera a), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

Art. 21

Direttore generale.

1. Il Direttore generale:

0a) rappresenta, anche legalmente, l'Agenzia (35);

0b) cura i rapporti dell'Agenzia con la Regione e con i soggetti pubblici e privati operanti in campo turistico (36);

a) approva gli atti necessari a garantire la gestione dell'Agenzia;

b) approva il Piano di cui all'articolo 18, comma 2, lettera a);

c) è responsabile della corretta ed economica gestione delle risorse attribuite ed introitate;

d) garantisce l'imparzialità ed il buon andamento dell'azione amministrativa;

e) approva la dotazione organica dell'Agenzia, inviandola alla Regione per il controllo di cui all'articolo 24.

2. Il Direttore generale è nominato dalla Giunta regionale per un periodo, rinnovabile, non superiore a cinque anni. La nomina è effettuata con riguardo a titoli ed esperienze professionali adeguati alla qualità e alla specificità dell'incarico. Non si applica la procedura di cui alla legge regionale 14 dicembre 1993, n. 55 (Norme in materia di nomine di competenza della Regione).

3. Il rapporto di lavoro del Direttore Generale è a tempo pieno, regolato da contratto di diritto privato, stipulato dal Presidente della Giunta regionale (37).

4. Al Direttore generale viene corrisposto un trattamento economico omnicomprensivo determinato dalla Giunta regionale, avendo come riferimento le retribuzioni apicali della dirigenza pubblica ed i valori medi di mercato.

5. La Giunta regionale, previa formale diffida e acquisite eventuali controdeduzioni, revoca il Direttore generale, provvedendo alla sua sostituzione, per gravi violazioni di legge o di regolamento, per persistenti inadempienze in relazione ad atti dovuti, per gravi irregolarità nell'azione amministrativa, per la persistenza di negativi risultati conseguiti nella gestione dell'ente o nell'attuazione delle iniziative promozionali.

6. Qualora vengano meno le condizioni previste dalla presente legge per la nomina, il Direttore generale è dichiarato decaduto dalla Giunta regionale.

7. A seguito della dichiarazione di revoca o di decadenza, il contratto di lavoro del Direttore generale è risolto dal Presidente della Giunta regionale (38).

8. In caso di assenza, impedimento, decadenza o cessazione per qualunque causa, il Direttore generale è sostituito temporaneamente dal Dirigente più alto in grado in servizio presso l'Agenzia.

9. Nel caso in cui il posto si renda definitivamente vacante la nomina del Direttore generale deve essere effettuata nel termine perentorio di quarantacinque giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

(35) Lettera aggiunto dall'art. 7, comma 2, lettera b, L.R. 24 febbraio 2014, n. 2, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

(36) Lettera aggiunto dall'art. 7, comma 2, lettera b, L.R. 24 febbraio 2014, n. 2, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 19 della medesima legge).

(37) Ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 tutti i riferimenti al Presidente di intendono riferiti al Direttore generale.

(38) Ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 tutti i riferimenti al Presidente di intendono riferiti al Direttore generale.

Art. 22

Norme sul personale.

1. L'Agenzia dispone di personale proprio al quale si applicano lo stato giuridico, il trattamento economico, di previdenza e quiescenza previsti per il personale della Regione Liguria.

2. L'Agenzia applica le norme di reclutamento previste dalla contrattazione collettiva e dalla normativa statale e regionale vigente in materia.

3. Per i posti vacanti della propria dotazione organica del personale non dirigente trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 8 della legge regionale 24 gennaio 2006, n. 1 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2006) estese anche a favore di lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato o con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. I concorsi di cui al presente comma devono essere banditi entro e non oltre tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

4. Nei concorsi pubblici per il personale non dirigente indetti dall'Agenzia a decorrere dalla soppressione delle APT e per i successivi tre anni, si applicano le procedure e le regole previste dall'articolo 9 della L.R. n. 1/2006, a favore del personale non di ruolo che ha prestato servizio nelle APT.

Art. 23

Finanziamenti dell'Agenzia.

1. Le entrate dell'Agenzia sono costituite:

a) da un fondo annuale assegnato dalla Regione per le spese di funzionamento;

b) da un fondo annuale assegnato dalla Regione per l'attività promozionale;

c) da specifici contributi dell'Unione Europea e della Regione per la realizzazione di iniziative d'elevato interesse turistico;

d) da sovvenzioni e contributi erogati dalle Camere di Commercio e da soggetti pubblici e privati nonché dai corrispettivi ottenuti per l'attività svolta.

Art. 24

Atti soggetti a controllo.

1. La Giunta regionale verifica la conformità alle leggi statali e regionali nonché ai propri indirizzi e direttive dei seguenti atti:

a) bilancio economico di previsione;

b) bilancio di esercizio;

c) determinazioni relative alla dotazione organica e successive variazioni;

d) Piano annuale delle attività; (39)

e) regolamenti;

f) approvazione di contratti collettivi decentrati.

2. Gli atti di cui al comma 1, a pena di decadenza, sono inviati entro dieci giorni dalla loro approvazione alla Giunta regionale. La Giunta regionale può annullare gli atti entro quaranta giorni dal loro ricevimento. Decorso tale termine gli atti si intendono approvati. La Giunta può comunque formulare, se ritenuto necessario, specifiche raccomandazioni. (40)

3. Il termine di cui al comma 2 è interrotto una sola volta se prima della scadenza vengono chiesti chiarimenti o elementi integrativi di giudizio, che devono pervenire, a pena di decadenza dell'atto, entro trenta giorni dalla data di ricezione della richiesta. (41)

4. La Giunta regionale può annullare in qualunque tempo, d'ufficio o su denuncia, atti illegittimi dell'ente. A tale fine, il Presidente della Giunta regionale può richiedere l'invio di atti non soggetti a controllo ai sensi della presente legge (42).

(42) Ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera c), L.R. 24 febbraio 2014, n. 2 tutti i riferimenti al Presidente di intendono riferiti al Direttore generale.

(39) Lettera così sostituita dall'art. 64, comma 1, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «d) programma annuale;».

(40) Comma così sostituito dall'art. 64, comma 2, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «2. Gli atti di cui al comma 1, a pena di decadenza, sono inviati entro dieci giorni dalla loro approvazione alla Giunta regionale. La Giunta regionale può annullare gli atti, entro quarantacinque giorni dal loro ricevimento; trascorso tale termine gli atti si intendono vistati.».

(41) Comma così sostituito dall'art. 64, comma 2, L.R. 30 dicembre 2015, n. 29. Il testo precedente era così formulato: «3. Il termine di cui al comma 2 è sospeso una sola volta se prima della scadenza vengono chiesti chiarimenti o elementi integrativi di giudizio all'Agenzia. In tal caso, dal momento della ricezione degli atti richiesti, che devono pervenire entro trenta giorni a pena di decadenza, il termine per l'annullamento riprende a decorrere. ».

Art. 25

Vigilanza della Giunta.

1. La Giunta regionale esercita la vigilanza sull'amministrazione dell'Agenzia mediante sostituzione, tramite Commissario ad acta, previa diffida all'organo esecutivo a provvedere, entro congruo termine, all'adozione di atti obbligatori per legge o regolamento, quando se ne ritardi o rifiuti l'adempimento.

2. Per l'esercizio delle funzioni di vigilanza, la Regione può disporre ispezioni e formulare richieste agli organi dell'Agenzia.

Capo V - Disposizioni finali e transitorie

Art. 26

Uffici territoriali.

1. In ogni Provincia e nel Comune di Genova, alla data di soppressione delle APT, sono costituiti uffici territoriali dipendenti dall'Agenzia operanti sino al 31 dicembre 2007. Tali uffici sono ubicati negli ambiti territoriali di ciascuna delle APT. La localizzazione, l'assetto e la gestione degli uffici sono oggetto di apposite intese tra la Regione e le Province territorialmente competenti. L'assetto e la gestione dell'ufficio territoriale nel comune di Genova sono oggetto di apposita intesa tra la Regione e il Comune di Genova.

2. Gli uffici territoriali hanno la funzione di collegamento e coordinamento delle iniziative tra l'Agenzia e i soggetti pubblici e privati presenti sul territorio. Detti uffici curano anche la predisposizione degli atti conseguenti alla soppressione delle APT, fermo restando l'adozione degli atti necessari da parte del Direttore generale dell'Agenzia che, a tal fine, assume la funzione di commissario liquidatore delle APT. Gli atti conseguenti la liquidazione si concludono entro il 31 dicembre 2008 (43).

3. Alla data di cui al comma 1, la dotazione organica dell'Agenzia "In Liguria" è diminuita dei posti assegnati per gli Uffici territoriali. Previo accordo con le Organizzazioni sindacali di cui all'articolo 28, comma 3, il personale applicato a detti uffici è inserito nella dotazione organica dell'Agenzia a fronte di posti vacanti ovvero trasferito alle Province e al Comune di Genova per l'esercizio delle funzioni previste dall'articolo 3. In tal caso, ai suddetti enti sono assegnate le connesse risorse finanziarie (44).

(43) Periodo così modificato dall'art. 29, L.R. 28 aprile 2008, n. 10. La modifica ha riguardato la sostituzione dell'originario termine del 31 dicembre 2007 con quello attuale del 31 dicembre 2008.

(44) Comma così sostituito dall'art. 11, comma 3, L.R. 3 aprile 2007, n. 14. Il testo originario era così formulato: «3. Alla data di cui al comma 1, le funzioni ed il personale degli uffici territoriali sono trasferiti alle Province e al Comune di Genova. A decorrere dalla medesima data a tali enti sono trasferite inoltre le risorse finanziarie impegnate nel corso dell'esercizio 2006 per le finalità connesse.».

Art. 27

Successione nei beni e nelle attività.

1. La Regione, alla data di soppressione delle APT, subentra nella titolarità dei beni mobili ed immobili e dei rapporti giuridici attivi e passivi delle soppresse APT, salvo diversa destinazione decisa con atto della Giunta regionale in relazione alle attribuzioni di competenza stabilite dalla presente legge. Gli atti adottati dalla Giunta regionale in applicazione delle disposizioni di cui al presente comma costituiscono titolo per la trascrizione nei relativi registri immobiliari.

2. Al momento della soppressione delle APT, la Giunta regionale concede alle Province e al Comune di Genova la disponibilità dei beni mobili ed immobili delle soppresse APT, utili allo svolgimento delle attività degli IAT.

3. La disponibilità degli altri immobili può essere concessa dalla Giunta regionale ai Comuni per comprovate finalità turistico-ricreative.

Art. 28

Trasferimento del personale.

1. Alla data di soppressione delle APT il personale dipendente dalle stesse, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, è trasferito:

a) alle Province ed al Comune di Genova per l'attività degli IAT, nonché per funzioni di controllo nel settore turistico;

b) all'Agenzia di cui al capo IV che provvede, se necessario, all'adeguamento della propria dotazione organica;

c) ad altre pubbliche amministrazioni.

2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ciascun Commissario straordinario delle APT compila l'elenco del personale in servizio con l'indicazione delle qualifiche, dei livelli del trattamento economico in atto, del trattamento di quiescenza e previdenza. Nei trasferimenti, al personale sono assicurate le condizioni acquisite.

3. I trasferimenti di cui al comma 1 sono disposti dalla Giunta regionale, sentiti i Commissari straordinari delle APT e previo accordo con le organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del vigente C.C.N.L. del comparto Regione-Autonomie locali.

4. I dipendenti trasferiti conservano la posizione giuridica ed economica, ivi compresa l'anzianità già maturata acquisita all'atto del trasferimento; nei confronti di tali dipendenti trova applicazione, ai fini del trattamento di previdenza, la legge regionale 28 maggio 1980, n. 26 (omogeneizzazione del trattamento di previdenza del personale regionale) e successive modificazioni ed integrazioni.

5. In fase di avvio, gli uffici territoriali di cui all'articolo 26 si avvalgono del personale proveniente dalle APT. I dirigenti in servizio presso le APT svolgono, dalla data di soppressione delle stesse, la funzione di dirigenti degli uffici territoriali dell'Agenzia, anche al fine di curare gli adempimenti conseguenti alla soppressione delle APT.

Art. 29

Norma transitoria.

1. L'Agenzia "In Liguria" adotta il regime di contabilità generale economico-patrimoniale secondo quanto previsto dall'articolo 24 a partire dall'anno 2008.

Art. 30

Sanzioni amministrative (45).

1. La Regione esercita le funzioni di vigilanza in relazione alle attività di cui alla presente legge e l'irrogazione delle relative sanzioni amministrative, ai sensi della legge regionale 2 dicembre 1982, n. 45 (Norme per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della Regione o di enti da essa individuati o subdelegati) e successive modificazioni e integrazioni.

2. La Regione può affidare ai comuni l'esercizio della vigilanza.

(45) Articolo modificato dapprima dall'art. 71, commi 1 e 2, L.R. 12 novembre 2014, n. 32 e poi così sostituito dall'art. 37, comma 1, L.R. 10 aprile 2015, n. 15, a decorrere dal 1° luglio 2015, ai sensi di quanto disposto dall'art. 171, comma 1 della stessa legge n. 15/2015. Vedi, anche, le disposizioni transitorie di cui all'art. 69 della citata legge n. 32/2014. Il testo precedente era così formulato: «Art. 30. Sanzioni amministrative. 1. Alle Province sono attribuite le funzioni di vigilanza in relazione alle attività di cui alla presente legge e l'irrogazione delle relative sanzioni amministrative, ai sensi della legge regionale 2 dicembre 1982, n. 45 (Norme per l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della Regione o di enti da essa individuati o subdelegati).

2. Le Province possono affidare ai Comuni l'esercizio della vigilanza.

3. I proventi derivanti dall'applicazione delle sanzioni amministrative sono attribuiti agli enti che esercitano la funzione.

4. Il titolare di una struttura ricettiva è soggetto all'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 15,00 ad euro 90,00 per omissione della comunicazione dei dati giornalieri relativi al movimento turistico di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e).

4-bis. La sanzione si riferisce ad ogni singola giornata per la quale è omessa la comunicazione dei dati giornalieri. Le modalità di verifica della comunicazione da parte delle Province sono stabilite con delibera della Giunta regionale.».

Art. 31

Norma finanziaria.

1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge si provvede mediante:

a) gli stanziamenti iscritti nello stato di previsione della spesa del bilancio regionale - Area XVII "Turismo" alle Unità Previsionali di Base 17.101 "Attività di promozione turistica" e 17.201 "Interventi promozionali per il turismo";

b) riduzione di euro 465.000,00 in termini di competenza e di cassa dello stanziamento iscritto all'U.P.B. 18.103 "Spesa per le deleghe a enti locali" e contestuale aumento di euro 465.000,00 in termini di competenza e di cassa dell'U.P.B. 17.101 "Attività di promozione turistica" per gli oneri derivanti dall'articolo 4;

c) gli stanziamenti iscritti nell'U.P.B. 18.104 "Spesa per il sistema informativo policentrico" per gli oneri derivanti dall'articolo 3.

2. Agli oneri per gli esercizi successivi si provvede con legge di bilancio.

Art. 32

Abrogazioni e modificazioni di norme.

1. Alla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogate le seguenti disposizioni:

a) l'articolo 4 della legge regionale 9 gennaio 1995, n. 3 (Riordino dell'organizzazione turistica regionale e ristrutturazione degli enti);

b) la legge regionale 27 marzo 1998, n. 15 (Agenzia regionale per la promozione turistica);

c) la legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 (Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15), ad esclusione dell'articolo 14;

d) la legge regionale 1° dicembre 2005, n. 18 (Disposizioni in materia di organizzazione turistica regionale. Modifiche della legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 e della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15), ad esclusione dell'articolo 3.

2. Alla data di soppressione delle APT sono abrogate le seguenti disposizioni:

a) la legge regionale 7 settembre 1988, n. 50 (Organizzazione turistica regionale);

b) la legge regionale 9 gennaio 1995, n. 3 (Riordino dell'organizzazione turistica regionale e ristrutturazione degli enti);

c) l'articolo 14 della legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 (Organizzazione turistica regionale. Modifica della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15);

d) l'articolo 3 della legge regionale 1° dicembre 2005, n. 18 (disposizioni in materia di organizzazione turistica regionale. Modifiche della legge regionale 10 agosto 2004, n. 14 e della legge regionale 27 marzo 1998, n. 15).

2-bis. È altresì abrogata la legge regionale 22 luglio 1991, n. 13 (Contributi alle Amministrazioni provinciali per il finanziamento delle deleghe in materia turistica previste dalle vigenti leggi regionali) (46).

3. Alla data di soppressione delle APT, l'articolo 5 della L.R. n. 17/1996 è sostituito dal seguente:

"Articolo 5

Contributi alle Pro Loco.

1. Le Pro Loco iscritte all'albo regionale beneficiano di contributi assegnati dalla Provincia di competenza, secondo i criteri stabiliti da appositi regolamenti.

2. Per le finalità di cui al comma 1, la Regione assegna alle Province uno stanziamento in proporzione al numero delle Pro Loco riconosciute.".

La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria.

(46) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 2, L.R. 1° agosto 2008, n. 29.

L.R. PUGLIA 11 febbraio 2002, n. 1

L.R. PUGLIA 11 febbraio 2002, n. 1 (1)

Norme di prima applicazione dell'art. 5 della L. 29 marzo 2001, n. 135 riguardanti il riordino del sistema turistico pugliese (2).

 

________________________________________

(1) Pubblicata nel B.U. Puglia 15 febbraio 2002, n. 23.

(2) Vedi anche la Delib.G.R. 19 marzo 2002, n. 291, la Delib.G.R. 20 dicembre 2012, n. 2873 e la Delib.G.R. 29 gennaio 2013, n. 41.

 

 

 

TITOLO I

Organizzazione turistica regionale

Art. 1

Finalità.

1. La presente legge disciplina l'organizzazione turistica della Regione Puglia sulla base dello Statuto regionale e della legge 29 marzo 2001, n. 135, definendo l'attività della Regione e l'esercizio delle funzioni attribuite agli altri enti o organismi interessati allo sviluppo del turismo.

 

 

 

Art. 2

Funzioni della Regione.

1. La Regione esercita le seguenti funzioni:

a) programmazione e coordinamento delle attività e delle iniziative turistiche, anche attraverso l'emanazione di atti di indirizzo nei confronti dei soggetti dell'organizzazione turistica regionale e locale;

b) promozione in Italia e all'estero dell'immagine unitaria e complessiva dell'offerta turistica regionale, nonché dell'immagine delle diverse componenti dell'offerta turistica presenti sul territorio regionale;

c) organizzazione della raccolta, della elaborazione e della comunicazione delle statistiche regionali del turismo, delle rilevazioni e delle informazioni concernenti l'offerta e la domanda turistica, nell'àmbito del sistema statistico regionale di cui al decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322;

d) istituzione dell'Osservatorio regionale sul turismo nell'àmbito del sistema informativo regionale, ai fini di una puntuale conoscenza dei mercati della domanda turistica e di una costante informazione agli enti e agli operatori turistici;

e) realizzazione dei progetti speciali, anche in collaborazione con l'Ente nazionale italiano turismo (E.N.I.T.), con altre Regioni, con altri enti pubblici, con organizzazioni e con operatori privati.

2. Per le attività di programmazione, indirizzo e coordinamento delle iniziative regionali in materia di turismo è costituito un Comitato consultivo, del quale fanno parte l'Assessore regionale competente, un rappresentante regionale dell'UPI, dell'ANCI e i rappresentanti di categorie operanti nel settore turistico. Il Comitato è convocato e presieduto dall'Assessore regionale al turismo (3).

________________________________________

(3) Comma così modificato dall'art. 1, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

 

 

 

Art. 3

Programmi regionali.

1. La Giunta regionale, ai sensi dell'articolo 25 della legge regionale 25 settembre 2000, n. 13, con cadenza triennale approva le direttive generali e il piano regionale di promozione turistica nel quale sono indicati:

a) gli obiettivi dell'intervento regionale sui diversi mercati della domanda in Italia e all'estero;

b) le risorse comunitarie, statali e regionali che si prevede di destinare alla promozione regionale e alla promozione locale.

2. La Giunta regionale, entro il mese di dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento, approva il piano regionale annuale degli interventi per la promozione turistica locale, la cui realizzazione è affidata all'Agenzia regionale del turismo (A.RE.T.), prevista dall'articolo 6, nonché agli enti locali e/o operatori privati che presentino specifici progetti finalizzati allo sviluppo del turismo locale.

3. Ai fini della predisposizione dei piani di cui al comma 2, la Regione può affidare specifici incarichi di studio, ricerca e progettazione a istituti universitari, ad altri enti e organismi e agenzie specializzate nelle materie di intervento regionali.

4. Entro trenta giorni dalla data di approvazione del bilancio regionale dell'anno di riferimento, la Giunta delibera l'assegnazione all'A.RE.T. delle risorse vincolate da destinarsi specificatamente:

a) alla realizzazione dei progetti di intervento previsti dal piano annuale di promozione turistica locale;

b) al funzionamento dell'A.RE.T.

 

 

 

TITOLO II

Norme regionali di recepimento della legge 29 marzo 2001, n. 135

Art. 4

Valorizzazione e sviluppo del sistema turistico regionale.

1. La Regione Puglia persegue la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico regionale considerando il turismo strategico per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio regionale e quale strumento per la crescita culturale e sociale della persona nelle relazioni collettive e tra popoli diversi.

2. La Giunta regionale, entro nove mesi dalla data di emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 2, comma 4, della legge n. 135/2001, con regolamento dà attuazione ai princìpi e agli obiettivi stabiliti dalla suddetta legge e a quelli contenuti nel citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

 

 

 

Art. 5

Sistemi turistici locali.

1. La Regione, nell'àmbito delle proprie funzioni di programmazione, riconosce i sistemi turistici locali promossi dagli enti locali o da soggetti privati, singoli o associati, al fine di favorire l'integrazione armonica e compatibile tra le politiche del turismo, quelle del Governo per il territorio e quelle dello sviluppo economico.

2. La Giunta regionale, con apposito regolamento (4), definisce le modalità e la misura dei finanziamenti dei progetti di sviluppo dei sistemi turistici locali, nei limiti delle risorse rivenienti dal fondo di cofinanziamento dell'offerta turistica istituito presso il Ministero dell'industria e con riferimento alle seguenti finalità:

a) sostenere attività e processi di aggregazione e di integrazione tra le imprese turistiche, anche in forma cooperativa, consortile e di affiliazione;

b) attuare interventi intersettoriali e infrastrutturali necessari alla qualificazione dell'offerta turistica e alla riqualificazione urbana e territoriale delle località ad alta intensità di insediamenti turistico - ricettivi;

c) sostenere l'innovazione tecnologica degli Uffici di informazione e di accoglienza ai turisti (IAT), con particolare riguardo alla promozione degli standard dei servizi al turista, di cui all'articolo 2, comma 4, lettera a), della legge n. 135/2001;

d) sostenere la riqualificazione delle imprese turistiche con priorità per gli adeguamenti dovuti a normativa di sicurezza per la classificazione e la standardizzazione dei servizi turistici, con particolare riferimento allo sviluppo di marchi di qualità, di certificazione ecologica e di qualità, e di club di prodotti, nonché alla tutela dell'immagine del prodotto turistico locale;

e) promuovere il marketing telematico dei progetti turistici tipici, per l'ottimizzazione della relativa commercializzazione in Italia e all'estero.

________________________________________

(4) Vedi, al riguardo, il Reg. reg. 9 marzo 2009, n. 4. Vedi poi il Reg. reg. 4 luglio 2011, n. 14, con cui è stato riformulato il suddetto Reg. reg. n. 4/2009 e poi il Reg. reg. 1° agosto 2011, n. 19 (il cui art. 18 ha abrogato il Reg. reg. n. 14/2011).

 

 

 

TITOLO III

Agenzia regionale del turismo (A.RE.T.)

Art. 6

Organizzazione dell'A.RE.T.

1. Con decreto del Presidente della Giunta regionale è istituita, con sede legale in Bari, l'A.RE.T. quale organismo tecnico operativo e strumentale della Regione.

2. L'A.RE.T. ha personalità giuridica di diritto pubblico e opera quale azienda dei servizi per la promozione turistica locale, dotata di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica.

3. La gestione finanziaria dell'A.RE.T. è improntata a criteri di imprenditorialità ed economicità, con l'obbligo della chiusura del bilancio annuale in pareggio.

4. L'organizzazione, il funzionamento e la contabilità dell'ARET sono disciplinati dal regolamento adottato dalla Giunta regionale sentita la Commissione competente, su proposta dell'Assessore al turismo. Il regolamento definisce le norme di contabilità dell'ARET nel rispetto dei principi contenuti nelle norme di contabilità regionale (5) (6).

________________________________________

(5) Comma così sostituito dall'art. 2, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo originario era così formulato: «4. L'organizzazione, il funzionamento e la contabilità dell'A.RE.T. sono disciplinati dal regolamento adottato dal Direttore generale entro novanta giorni dalla nomina e sottoposto all'approvazione della Giunta regionale su proposta dell'Assessore al turismo. Il regolamento definisce le norme di contabilità dell'A.RE.T. nel rispetto dei princìpi contenuti nelle norme di contabilità regionale.».

(6) In attuazione del presente comma vedi il Reg. reg. 13 maggio 2011, n. 9.

 

 

 

Art. 7

Compiti dell'ARET (7).

1. L'ARET, che assume la denominazione di "Pugliapromozione", è lo strumento operativo delle politiche della Regione in materia di promozione dell'immagine unitaria della Puglia, fa riferimento alla programmazione regionale e opera in raccordo con gli enti locali nell'ottica dello sviluppo sostenibile e dei valori dell'accoglienza e dell'ospitalità. Ferme restando le funzioni della Regione in materia di indirizzo e programmazione, rapporti con gli enti locali, regolamentazione, monitoraggio, vigilanza e controllo degli interventi in materia turistica, Pugliapromozione, in qualità di strumento operativo delle politiche regionali:

a) promuove la conoscenza e l'attrattività del territorio, nelle sue componenti naturali, paesaggistiche e culturali, materiali e immateriali, valorizzandone le eccellenze;

b) sulla base di specifici obiettivi definiti dalla Regione favorisce lo sviluppo di occupazione stabile nell'ambito del turismo, alimenta iniziative di sensibilizzazione al fine di contrastare il lavoro sommerso e irregolare, promuove raccordi con il sistema della formazione professionale e con le università in funzione di un complessivo processo di qualificazione del mondo degli operatori e degli addetti del settore;

c) promuove e qualifica l'offerta turistica dei sistemi territoriali della Puglia, favorendone la competitività sui mercati nazionali e internazionali e sostenendo la cooperazione tra pubblico e privato nell'ambito degli interventi di settore; promuove inoltre l'incontro fra il sistema di offerta regionale e i mediatori dei flussi internazionali di turismo;

d) promuove lo sviluppo del turismo sostenibile, slow, giovanile, nonché di quello sociale e la valorizzazione degli indotti connessi;

e) sviluppa e coordina gli interventi a fini turistici per la fruizione e la promozione integrata a livello territoriale del patrimonio culturale, delle aree naturali protette e delle attività culturali, nel quadro delle vocazioni produttive dell'intero territorio regionale;

f) attiva e coordina, anche in collaborazione con altri enti pubblici e privati, iniziative, manifestazioni ed eventi, nonché progetti di arte urbana, che si configurino quali attrattori per il turismo culturale e per la promozione delle eccellenze enogastronomiche e naturalistiche del territorio;

g) favorisce la diffusione di un'ampia cultura dell'ospitalità tra gli operatori pubblici e privati e la popolazione locale anche attraverso la rimozione, nei sistemi di ospitalità, di ogni orientamento e condotta direttamente o indirettamente discriminatori sotto il profilo dei diritti soggettivi, della privacy e delle condizioni personali;

h) promuove la cultura della tutela dei diritti del turista consumatore;

i) assicura alle strutture regionali strumenti operativi a supporto del coordinamento delle attività e delle iniziative dei sistemi turistici locali, fornendo altresì supporti di consulenza tecnico-amministrativa;

j) esercita le funzioni e i compiti amministrativi già assegnati alle Aziende di promozione turistica (APT) assicurandone l'articolazione organizzativa e l'efficacia operativa nelle sei province; coordina il sistema a rete degli IAT, anche nel loro raccordo con le pro loco;

k) collabora con il sistema delle camere di commercio e, ai fini della predisposizione di specifici studi, piani e progetti, può avvalersi della collaborazione di istituzioni universitarie e di ricerca, amministrazioni, enti pubblici, organismi e agenzie specializzate;

l) svolge ogni altra attività a essa affidata dalla normativa, dagli indirizzi strategici e dagli strumenti programmatori della Regione Puglia, anche in riferimento a leggi nazionali e a programmi interregionali e comunitari.

________________________________________

(7) Articolo così sostituito dall'art. 3, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo originario era così formulato: «Art. 7. Compiti dell'A.RE.T. 1. L'A.RE.T. svolge attività di promozione locale, di qualificazione e di sviluppo turistico del territorio regionale.

2. In particolare l'A.RE.T.:

a) realizza progetti promozionali su incarico della Regione o su proposta degli enti locali e di operatori privati, nonché progetti integrati di promozione turistica, valorizzazione e fruibilità di beni culturali, nel rispetto delle procedure previste dalla vigente normativa nazionale e regionale;

b) mediante accordi di programma, adottati ai sensi dell'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, provvede all'istituzione e al coordinamento a livello regionale di un sistema a rete di IAT. A tal fine restano validamente operanti gli IAT già istituiti ai sensi dell'articolo 9 della legge regionale 23 ottobre 1996, n. 23;

c) svolge attività di consulenza tecnico - amministrativa per la predisposizione e la realizzazione di programmi di promozione proposti da altri soggetti pubblici e privati;

d) svolge attività di assistenza a favore degli operatori turistici locali;

e) raccoglie ed elabora, secondo le direttive impartite dalla Regione Puglia, i dati statistici concernenti la domanda e l'offerta turistica regionale, nonché provvede alla raccolta e alla elaborazione dei dati statistici relativi al flusso del movimento turistico regionale;

f) svolge attività di tutela e di assistenza ai turisti operando in conformità a quanto stabilito dall'articolo 6;

g) collabora con l'Assessorato regionale al turismo al fine della realizzazione e del funzionamento dei sistemi turistici locali secondo quanto stabilito dall'articolo 4;

h) provvede alla raccolta e alla istruttoria delle denunce e dei prezzi delle strutture di cui alla precedente lettera g) sulla base delle previsioni della legge regionale 5 settembre 1994, n. 29;

i) provvede all'istituzione e tenuta dell'Albo regionale delle associazioni turistiche pro loco e quant'altro stabilito dalla legge regionale 11 maggio 1990, n. 27;

j) esercita le funzioni di vigilanza e di controllo su tutte le attività turistiche;

k) provvede all'accertamento dei requisiti di idoneità per l'abilitazione all'attività di agenzia di viaggi e turismo nonché alla tenuta e aggiornamento del Registro regionale dei direttori tecnici;

l) provvede alla gestione della banca dati del Centro servizi turismo culturale collegato in rete telematica con i Centri di altre Regioni;

m) provvede ad attuare ogni altro compito assegnato dalla Regione.».

 

 

 

Art. 8

Organi dell'A.RE.T.

1. Sono organi dell'A.RE.T.:

a) il Direttore generale;

b) il Collegio sindacale.

1-bis. Il Direttore generale è affiancato da un Comitato tecnico-consultivo composto da sei esperti di accertata competenza nei settori della promozione turistica e del marketing territoriale e nominato dalla Giunta regionale, sentite le Amministrazioni provinciali, con il compito di valorizzare e integrare le competenze necessarie a promuovere l'immagine dei diversi territori della Puglia. Le funzioni specifiche e l'organizzazione di tale organo, fermo restando quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 6 della legge 30 luglio 2010, n. 122 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), sono indicati nel regolamento di cui all'articolo 6, comma 4. Ai componenti del Comitato spetta il rimborso delle spese sostenute (8).

________________________________________

(8) Comma aggiunto dall'art. 5, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

 

 

 

Art. 9

Il Direttore generale.

1. Il Direttore generale di Pugliapromozione è nominato dal Presidente della Regione Puglia su conforme deliberazione della Giunta regionale. Il Direttore è scelto a seguito di procedura di evidenza pubblica tra esperti di comprovata competenza che abbiano maturato una esperienza almeno triennale, in enti pubblici e/o in aziende private, in materia di programmazione, coordinamento, organizzazione, gestione di attività complesse per la promozione e la valorizzazione territoriale e nella realizzazione di progetti e grandi eventi volti a promuovere l'attrattività territoriale, anche in una proiezione di carattere internazionale. È richiesta la laurea magistrale o la laurea vecchio ordinamento e una esperienza almeno triennale in materia di progettazione e di gestione di attività finanziate dall'Unione europea, la conoscenza del territorio pugliese e la padronanza della lingua inglese (9).

2. Valgono per il Direttore generale dell'Agenzia le norme sulla incompatibilità previste per gli amministratori e i dipendenti regionali.

3. L'incarico del Direttore generale dura quattro anni, è rinnovabile ed è disciplinato da contratto di diritto privato che prevederà modalità per l'espletamento di tale servizio, ivi compresi gli aspetti della risoluzione anticipata dello stesso contratto.

4. Il Direttore generale ha la responsabilità organizzativa e gestionale dell'A.RE.T., assume la rappresentanza legale della stessa e risponde alla Giunta regionale della sua attività.

5. Al Direttore generale compete un trattamento economico fissato dalla Giunta regionale.

________________________________________

(9) Comma così sostituito dall'art. 6, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo originario era così formulato: «1. Il Direttore generale è nominato dal Presidente della Giunta regionale, su conforme deliberazione della medesima adottata su proposta dell'Assessore al turismo. Il Direttore generale è scelto tra esperti di riconosciuta competenza in materia di direzione, programmazione, organizzazione e gestione di servizi e in possesso dei seguenti requisiti:

a) diploma di laurea;

b) attività di direzione in enti o aziende di medie o di grandi dimensioni svolta per almeno cinque anni nel corso degli ultimi dieci anni.».

 

 

 

Art. 10

Il Collegio sindacale.

1. Il Collegio sindacale è composto da tre membri, di cui uno con funzioni di Presidente nominati dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore al turismo, tra coloro che sono iscritti nel registro dei revisori contabili di cui al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88.

2. Il Collegio sindacale è insediato con provvedimento del Direttore generale dell'Agenzia entro e non oltre dieci giorni dalla nomina di cui al comma 1.

3. I sindaci durano in carica quattro anni e non possono essere nominati per due mandati consecutivi. Ai sindaci spetta un compenso fissato dalla Giunta regionale.

4. Il Collegio sindacale verifica la regolare tenuta della contabilità e controlla la gestione economica e finanziaria dell'A.RE.T. provvedendo, inoltre, a trasmettere alla Giunta regionale, per il tramite dell'Assessore al turismo, apposite relazioni annuali sull'attività svolta.

5. Il Collegio si riunisce, ordinariamente, a cadenza periodiche. I componenti del Collegio possono effettuare, anche singolarmente, attività di verifica in preparazione e in relazione a quelle delle sedute ordinarie.

6. I componenti del Collegio dei revisori decadono allorché perdono i requisiti base ai quali sono stati nominati e non intervengono a tre sedute consecutive del Collegio senza giustificato motivo.

 

 

 

Art. 11

Controllo sugli atti dell'A.RE.T.

1. Il controllo sugli atti dell'A.RE.T. è esercitato in conformità alle vigenti disposizioni della legge regionale 22 giugno 1994, n. 22 in materia di controllo sugli atti degli enti strumentali della Regione. La Giunta regionale, per il tramite dell'Assessore regionale al turismo, esercita le funzioni di vigilanza e controllo sul funzionamento dell'A.RE.T.

 

 

 

Art. 12

Finanziamenti.

1. La dotazione finanziaria dell'A.RE.T. è determinata da:

a) apposito stanziamento per il suo funzionamento previsto in specifico capitolo dello stato di previsione della spesa del bilancio regionale, stabilito in relazione al piano di attività assegnato;

b) proventi derivanti dall'attività svolta in favore di soggetti pubblici e privati;

c) donazioni e lasciti, accettati con deliberazione della Giunta regionale e destinati all'Agenzia;

d) finanziamenti ottenuti per l'esecuzione di programmi di ricerca proposti da enti nazionali e internazionali, nell'àmbito delle materie di competenza dell'A.RE.T.

 

 

 

TITOLO IV

Soppressione delle aziende di promozione turistica di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto

Art. 13

Soppressione delle Aziende di promozione turistica di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto.

1. Le Aziende di promozione turistica (A.P.T.), già istituite ai sensi dell'articolo 7 della L.R. n. 23/1996, sono soppresse e poste in liquidazione con l'applicazione delle norme del codice civile.

2. Il Direttore generale dell'Azienda regionale turismo (ARET) è commissario liquidatore delle Aziende soppresse ed entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge regionale di approvazione del bilancio di previsione 2012 presenta alla Giunta regionale il rapporto sullo stato della liquidazione. Il rapporto contiene almeno:

a) la ricognizione analitica della situazione finanziaria delle aziende di promozione turistica (A.P.T.);

b) i rendiconti finanziari sulla base dell'accertamento rispetto all'ultimo bilancio approvato;

c) la ricognizione della situazione patrimoniale delle APT e dei rapporti attivi e passivi non esauriti;

d) l'elenco dei beni immobili con i riferimenti catastali;

e) l'elenco dei contenziosi in atto;

f) l'elenco dei programmi comunitari di competenza delle APT e ancora in atto (10).

2-bis. Successivamente all'approvazione del rapporto sullo stato della liquidazione e alla sottoscrizione dei verbali di cui all'articolo 14, comma 1, con decreto del Presidente della Giunta regionale è dichiarata l'estinzione delle Aziende di promozione turistica di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto e la cessazione delle funzioni del Commissario liquidatore (11).

2-ter. La Regione Puglia succede alle APT nei rapporti giuridici attivi e passivi non esauriti alla data di approvazione del rapporto di cui al comma 2 e alla gestione ed estinzione degli stessi procedono gli uffici regionali secondo la ripartizione di competenze definita dalla Giunta regionale con la menzionata delibera di approvazione. Fanno eccezione i programmi di cui alla lettera f) del comma 2 che sono trasferiti all'ARET. Nell'espletamento degli adempimenti previsti dal presente comma, gli uffici regionali incaricati si coordinano con il Direttore generale dell'ARET (12).

2-quater. La Regione Puglia succede alle APT ai sensi dell'articolo 110 del Codice di procedura civile nei contenziosi di cui alla lettera e) del comma 2, esclusi quelli concernenti i programmi di cui alla lettera f) dello stesso comma, nei quali succede l'ARET, con i limiti previsti dall'articolo 111 del Codice di procedura civile (13).

3. Alla data di entrata in vigore della presente legge, gli IAT validamente costituiti e operanti ai sensi dell'articolo 9 della L.R. n. 23/1996 passano alle dipendenze funzionali dell'A.RE.T. e i loro compiti vengono ridefiniti con atto del Direttore generale dell'Agenzia, d'intesa con gli enti partecipanti agli accordi di programma istitutivi.

4. Sono istituiti altresì, nei comuni di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto, IAT con gli stessi compiti definiti dal provvedimento del Direttore generale di cui al comma 3.

4-bis. In riferimento a quanto disposto dall'articolo 2, comma 1, lettera d) e dall'articolo 5, comma 2, lettera c), la Giunta regionale adotta apposite linee-guida riguardanti compiti, funzioni, criteri, procedure, ambiti operativi e territoriali degli uffici IAT (14).

5. [Gli IAT dei comuni di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto svolgono funzioni di coordinamento tra gli IAT delle rispettive province] (15).

________________________________________

(10) Comma così sostituito dall'art. 23, comma 1, lettera a), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo originario era così formulato: «2. Il Direttore generale dell'A.RE.T. è commissario liquidatore delle Aziende soppresse ed entro nove mesi dal suo insediamento presenta alla Giunta regionale distinti piani di liquidazione. Successivamente all'approvazione dei piani di liquidazione e della estinzione dei rapporti giuridici curati dal Commissario liquidatore, con decreto del Presidente della Giunta regionale è dichiarata l'estinzione delle Aziende di promozione turistica di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto.».

(11) Comma aggiunto dall'art. 23, comma 1, lettera b), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

(12) Comma aggiunto dall'art. 23, comma 1, lettera b), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

(13) Comma aggiunto dall'art. 23, comma 1, lettera b), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

(14) Comma aggiunto dall'art. 7, comma 1, lettera a), L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

(15) Comma soppresso dall'art. 7, comma 1, lettera b), L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

 

 

 

Art. 14

Destinazione dei beni delle Aziende di promozione turistica (16).

1. I beni immobili di proprietà delle Aziende di promozione turistica (A.A.P.T) elencati nei rapporti sullo stato di liquidazione approvati dalla Giunta regionale sono acquisiti al patrimonio della Regione Puglia con la sottoscrizione dei processi verbali di consegna di cui all'articolo 13, che costituiscono titolo per le trascrizioni, volture e ogni altro adempimento necessario derivante dalla successione.

2. Ai fini della valorizzazione dei beni immobili, la Regione Puglia può avvalersi della collaborazione di istituzioni universitarie e di ricerca, amministrazioni ed enti pubblici, organismi e agenzie specializzate.

3. I beni mobili di proprietà delle A.A.P.T. elencati nei rapporti sullo stato di liquidazione approvati dalla Giunta regionale sono acquisiti al patrimonio della Regione Puglia con la sottoscrizione dei relativi processi verbali di consegna che costituiscono titolo per il carico e il discarico dei beni dalle scritture contabili.

4. Fino alla sottoscrizione dei processi verbali di consegna, il Commissario liquidatore cura la gestione ordinaria e straordinaria dei beni delle A.A.P.T.

5. La Giunta regionale può concedere in comodato all'Agenzia Puglia promozione, per le finalità della presente legge, i beni delle A.A.P.T.

6. I beni mobili delle AA.P.T. non aventi valore artistico e considerati come universalità indistinta, così come classificati negli inventari allegati ai rapporti sullo stato di liquidazione delle AA.P.T, sono trasferiti a titolo gratuito all'Agenzia Regionale dei Turismo "Puglia promozione", in quanto strumentali allo svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 7, comma 1, lettera j).

7. I beni mobili delle AA.P.T. aventi valore artistico, così come classificati negli inventari allegati ai rapporti sullo stato di liquidazione delle AA.P.T, possono essere trasferiti previa deliberazione della Giunta regionale e a titolo gratuito, ai musei e alle pinacoteche pugliesi pubbliche, dando preferenza a quelli territorialmente competenti, per lo svolgimento di attività finalizzate al conseguimento di preminenti interessi pubblici collettivi.

8. In deroga al comma 1 dell'articolo 33 della legge regionale 26 aprile 1995 n. 27 (Disciplina del demanio e del patrimonio regionale) sono trasferiti a titolo gratuito ai comuni territorialmente competenti per l'espletamento dei loro compiti e servizi istituzionali, i beni immobili di seguito elencati:

a) Ostello della gioventù sito nel territorio comunale di Brindisi, di proprietà dell'AA.P.T di Brindisi;

b) complessi immobiliari siti nel territorio comunale di Fasano (Selva di Fasano e Torre Canne), di proprietà dell'AA.P.T di Brindisi;

c) complesso immobiliare del parcheggio e dei servizi pubblici antistanti la Grotta Zinzulusa sito nel territorio comunale di Castro, nonché cabina elettrica ricadente nel territorio dello stesso comune di proprietà dell'AA.P.T. di Lecce.

________________________________________

(16) Articolo già modificato dall'art. 8, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere da giorno stesso della sua pubblicazione, dall'art. 23, comma 1, lettere c) e d), L.R. 30 dicembre 2011, n. 38, a decorrere da giorno stesso della sua pubblicazione e poi così sostituito dall'art. 1, comma 1, L.R. 22 ottobre 2015, n. 30, a decorrere da giorno stesso della sua pubblicazione. Il testo precedente era così formulato: «Art. 14. Assegnazione beni all'A.RE.T. 1. I beni immobili inseriti nell'elenco di cui alla lettera e) del comma 2 dell'articolo 13, dopo l'approvazione del rapporto sullo stato della liquidazione da parte della Giunta regionale, sono trasferiti alla Regione Puglia mediante la sottoscrizione di processi verbali di consegna, che costituiscono titolo per il carico e il discarico dei beni dalle scritture contabili e per la trascrizione del cambiamento di titolarità dei beni immobili. Fino alla sottoscrizione dei predetti verbali il Commissario liquidatore di cui all'articolo 13 cura la gestione ordinaria e straordinaria dei suddetti beni.

2. La Giunta regionale può concedere in comodato all'A.RE.T., per le finalità delle presente legge, i beni delle A.P.T.

2-bis. Per la valorizzazione dei beni di cui al presente articolo, la Regione Puglia può avvalersi della collaborazione di istituzioni universitarie e di ricerca, amministrazioni, enti pubblici, organismi e agenzie specializzate.».

 

 

 

Art. 15

Personale.

1. Il personale di ruolo già appartenente alla dotazione organica delle A.P.T. di cui all'articolo 26, comma 2, della L.R. n. 23/1996 è trasferito nel ruolo organico dell'A.RE.T., definito con atto del Direttore generale e per la prima volta con quello adottato ai sensi del precedente articolo 6.

2. Il personale trasferito a norma delle presente legge conserva la posizione giuridica ed economica in godimento nonché 1'anzianità già maturata all'atto del trasferimento.

3. Lo stato giuridico e il trattamento economico del personale dell'A.RE.T. è disciplinato dalla legge regionale 4 febbraio 1997, n. 7 e sue successive modifiche e integrazioni, nonché dai Contratti di lavoro dei dipendenti delle Regioni e degli enti pubblici da essa dipendenti.

 

 

 

Art. 15-bis

Conferimento di funzioni ai STL (17).

1. All'avvio dell'Agenzia di Pugliapromozione, in relazione alle procedure in atto riguardanti costituzione e riconoscimento dei Sistemi turistici locali (STL) di cui all'articolo 5, la Giunta regionale può valutare e disporre il conferimento di funzioni in tema di turismo agli stessi STL, sentito il partenariato istituzionale e sociale.

2. La direzione dell'Area competente dispone l'aggiornamento delle richieste presentate ai sensi degli articoli 11 e 17 del Reg. reg. 9 marzo 2009, n. 4, secondo criteri all'uopo individuati che tengano conto di quanto indicato al comma 1.

________________________________________

(17) Articolo aggiunto dall'art. 10, L.R. 3 dicembre 2010, n. 18, a decorrere dal giorno stesso della sua pubblicazione.

 

 

 

TITOLO V

Disposizioni finanziarie e finali

Art. 16

Norme finanziarie.

1. All'onere annuo derivanti dall'applicazione della presente legge quantificato in euro 516.456,90 (lire 1 miliardo) per il corrente esercizio si farà fronte con lo stanziamento previsto dal capitolo di spesa n. 4310.

2. Per gli esercizi successivi si provvederà in sede di approvazione dei rispettivi bilanci di previsione.

 

 

 

Art. 17

Abrogazione.

1. La L.R. n. 23/1996 avente ad oggetto "Riordinamento dell'amministrazione turistica regionale in attuazione dell'articolo 4 della legge 17 maggio 1983, n. 217", è abrogata a decorrere dal trentesimo giorno successivo all'insediamento del Direttore generale dell'A.RE.T.

 

 

L.R. VENETO 14 giugno 2013, n. 11

L.R. VENETO 14 giugno 2013, n. 11 (1).

Sviluppo e sostenibilità del turismo veneto (2).

 

 

(1) Pubblicata nel B.U. Veneto 18 giugno 2013, n. 51.

(2) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 809, la Delib.G.R. 10 giugno 2014, n. 940, la Delib.G.R. 12 agosto 2014, n. 1519 , la Delib.G.R. 27 novembre 2014, n. 2275, la Delib.G.R. 29 ottobre 2015, n. 1501 , la Delib.G.R. 19 novembre 2015, n. 1656 , il D. Dirett. reg. 24 novembre 2015, n. 147 , la Delib.G.R. 19 aprile 2016, n. 499, la Delib.G.R. 27 maggio 2016, n. 780 e la Delib.G.R. 22 giugno 2016, n. 953.

 

 

 

IL CONSIGLIO REGIONALE

ha approvato

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga

la seguente legge regionale:

 

 

 

 

TITOLO I

Disposizioni generali

Capo I

Finalità e risorse turistiche

 

Art. 1 Finalità.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione del Veneto:

 

a) riconosce il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico ed occupazionale del Veneto, nel contesto nazionale e internazionale;

b) si attiva per promuovere iniziative atte a stimolare positive relazioni con l'organizzazione turistica nazionale e con le altre regioni e province autonome.

2. Nell'ambito di quanto previsto dal comma 1, la Regione del Veneto disciplina, indirizza e organizza lo svolgimento delle attività economiche del turismo, con le seguenti finalità:

 

a) promozione dello sviluppo economico sostenibile, nell'ambito della valorizzazione delle risorse turistiche, e garanzia della fruizione del patrimonio culturale, storico, artistico, territoriale ed ambientale;

b) accrescimento della qualità dell'accoglienza turistica e incremento dell'accessibilità, della tutela dei diritti e del rispetto dei doveri degli operatori e degli utenti;

c) crescita della competitività delle singole imprese e della complessiva attrattività del Veneto quale meta turistica, anche avvalendosi di società a partecipazione o controllo regionale ai sensi della vigente normativa (3);

d) innalzamento degli standard organizzativi dei servizi e delle infrastrutture connesse all'attività turistica e del livello della formazione e della qualificazione degli operatori e dei lavoratori;

e) elaborazione di nuovi prodotti, sviluppo della gamma di prodotti, di attività ed aree turistiche e miglioramento della qualità delle destinazioni turistiche;

f) promozione del Veneto quale marchio turistico a livello nazionale e del marchio "Veneto/Italia" a livello internazionale e sviluppo di una politica di marchio regionale;

g) sostegno alle imprese turistiche, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese;

h) sviluppo della qualità e dell'innovazione di processo e di prodotto e delle moderne tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

i) sviluppo di una gamma completa ed efficiente di strumenti economico finanziari a supporto dello sviluppo delle imprese del settore.

3. La Regione, nella realizzazione delle iniziative in materia di turismo, adotta e applica il principio della sussidiarietà e attua il confronto con gli enti locali, le autonomie funzionali e con le parti economiche e sociali.

 

 

 

(3) Lettera così modificata dall'art. 13, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 2 Definizioni.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Ai fini della presente legge e dei provvedimenti ad essa relativi, si intende per:

 

a) attività turistica: l'attività economica svolta dalle imprese turistiche destinata a soddisfare le esigenze di viaggio, di soggiorno e di svago dei turisti;

b) beni a finalità turistica: gli immobili, i fabbricati, gli impianti, i macchinari e le attrezzature nella disponibilità e gestione delle imprese destinati all'attività turistica;

c) destinazione turistica: la località o l'ambito territoriale nel quale ha sede un complesso di risorse, infrastrutture e servizi connesse con un prodotto turistico o una gamma di prodotti di cui all'articolo 4;

d) aree di montagna: il territorio montano, così come individuato dalla normativa regionale vigente;

e) imprese turistiche: le imprese così definite dalla vigente legislazione statale;

f) associazioni di rappresentanza: le organizzazioni imprenditoriali e dei lavoratori regionali aderenti alle organizzazioni nazionali che sottoscrivono il contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di imprese del settore turismo, o loro organismi a livello regionale delegati dalle medesime;

g) attività ricettiva: la fornitura, a pagamento, al turista di alloggio temporaneo e di servizi durante il soggiorno del cliente nelle strutture ricettive;

h) struttura ricettiva: struttura aperta al pubblico, dotata dei requisiti minimi previsti dalla presente legge, per fornire ai turisti, a pagamento, alloggio temporaneo non residenziale ed altri servizi durante il soggiorno del cliente ai limitati fini di cui all'articolo 27-bis, sono, altresì, strutture ricettive, non aperte al pubblico, gli alloggi dati in locazione esclusivamente per finalità turistiche ai sensi dell'articolo 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 "Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo", senza prestazione di servizi (4);

i) sede operativa: l'immobile ove vengono forniti beni o prestati servizi a favore dei turisti;

l) sede secondaria dell'agenzia di viaggio: qualunque filiale, succursale, punto vendita o luogo in cui si svolge, anche temporaneamente, attività di agenzia di viaggio, diversa dalla sede principale;

m) case per villeggiatura: gli edifici a destinazione abitativa non aperti al pubblico, destinati al soggiorno temporaneo di persone aventi stabile residenza in altro comune;

n) titolare della struttura ricettiva: il titolare dell'impresa che organizza, nella struttura ricettiva, l'offerta di alloggio temporaneo e di servizi durante il soggiorno del cliente, con facoltà di affidare la gestione di uno o più servizi durante il soggiorno del cliente a terzi;

o) promozione turistica: l'attività e le iniziative destinate ad accrescere nei turisti la conoscenza e la notorietà dei prodotti delle destinazioni turistiche;

p) commercializzazione turistica: l'attività e le iniziative in grado di incrementare la vendita di attività turistiche sia in termini di ricettività che di fornitura di beni e servizi ai turisti.

 

 

(4) Lettera così modificata dall'art. 1, comma 1, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 7, comma 1, della medesima legge).

 

 

 

Art. 3 Risorse turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Sono risorse turistiche del territorio veneto: il mare, la montagna, i laghi, i fiumi, le terme, le città d'arte, i beni e i luoghi culturali, storici, religiosi ed enogastronomici, le aree protette e quelle di interesse naturalistico, nonché ogni altro bene, manifestazione e servizio in grado di generare flussi turistici a livello locale nonché di provenienza nazionale o estera.

 

2. Chiunque utilizzi o usufruisca delle risorse turistiche del Veneto è tenuto ad atti e comportamenti che consentano la preservazione e il mantenimento fisico, naturale, storico e patrimoniale delle risorse stesse.

 

 

 

 

 

 

Art. 4 Prodotto turistico e gamma di prodotti.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il prodotto turistico è costituito dall'organizzazione dell'insieme delle risorse turistiche e dal coordinamento dell'insieme delle offerte culturali, sia strutturali sia per eventi, che avranno effetto sul territorio regionale secondo le modalità e i criteri stabiliti dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare.

 

2. La gamma di prodotti è costituita dalla preparazione, organizzazione ed offerta sul mercato e sui segmenti di utenza nazionale ed internazionale di più prodotti turistici tra loro coerenti.

 

3. La promozione e la comunicazione in Italia e all'estero delle risorse turistiche e culturali del Veneto hanno come obiettivo la valorizzazione unitaria del prodotto turistico, della gamma dei prodotti e delle connesse destinazioni.

 

4. La Regione concorre, con gli altri enti pubblici e le imprese, allo sviluppo dei club di prodotto e delle destinazioni nell'ambito della gamma di prodotti turistici del territorio regionale.

 

5. La Giunta regionale, in relazione ad eventi e manifestazioni di carattere internazionale o di particolare rilievo nazionale, può stipulare con enti e istituzioni, pubblici e privati, accordi di collaborazione finalizzati alla realizzazione di azioni per la valorizzazione turistica del territorio regionale.

 

 

 

 

 

 

Art. 5 "Veneto" marchio turistico (5).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione adotta una politica di sviluppo e promozione del "Veneto", marchio turistico regionale, come rappresentazione unitaria dei valori distintivi regionali che ricomprendono e rafforzano le diverse identità di territorio, prodotto e destinazione, per fornire al turista un'immagine unica dell'offerta turistica e culturale regionale.

 

2. Nei mercati esteri il marchio "Veneto" di cui al comma 1 è sempre affiancato dalla indicazione "Italia".

 

3. Le amministrazioni pubbliche e i soggetti privati, nella promozione e commercializzazione in Italia e all'estero dell'offerta turistica veneta, promuovono il Veneto come marchio turistico che integra, rispettandone il valore e il ruolo, la pluralità delle destinazioni e dell'offerta turistica regionale.

 

4. La Giunta regionale stabilisce le modalità, i criteri e le condizioni per l'utilizzo del marchio turistico regionale e per il suo inserimento nelle campagne di promozione e commercializzazione, nonché nel materiale di interesse turistico, pubblicitario, illustrativo, segnaletico e di comunicazione al pubblico.

 

5. La Giunta regionale attua altresì le procedure di registrazione del marchio "Veneto", in conformità alle previsioni di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 "Codice della proprietà industriale, a norma dell'articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273" e successive modificazioni.

 

6. La Giunta regionale verifica periodicamente l'utilizzazione e la diffusione del marchio turistico della regione e il suo grado di riconoscibilità da parte del turista.

 

 

 

(5) Ai sensi del punto 1, Delib.G.R. 31 marzo 2015, n. 418 è stato approvato, ai sensi del presente articolo, il marchio turistico regionale per una rappresentazione unitaria dei valori distintivi regionali.

 

 

Capo II

Programmazione ed organismi concertativi

 

Art. 6 Programma regionale per il turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione adotta il programma regionale per il turismo quale strumento di pianificazione, in coordinamento con gli altri strumenti di programmazione comunitaria, statale e regionale, delle strategie regionali per lo sviluppo economico sostenibile del turismo.

 

2. Il programma regionale per il turismo ha durata triennale e comunque fino alla approvazione del successivo ed individua almeno i seguenti aspetti:

 

a) il quadro dell'offerta turistica, delle risorse turistiche regionali e l'analisi della domanda e delle previsioni sull'evoluzione delle potenzialità turistiche;

b) gli obiettivi e le strategie dell'attività regionale, da attuarsi anche mediante piani strategici;

c) le linee di intervento in relazione alle risorse per lo sviluppo dell'offerta turistica regionale e l'incremento dei flussi di domanda turistica in Italia e all'estero;

d) la definizione delle misure necessarie a migliorare la qualità e la competitività delle imprese e dei prodotti turistici;

e) i criteri per la valutazione dell'impatto sulle risorse e le misure per la protezione delle stesse;

f) gli strumenti per la valutazione dei risultati economici, sia in termini qualitativi che quantitativi;

g) gli strumenti per la valutazione dei risultati occupazionali, sia in termini qualitativi che quantitativi.

3. Il programma regionale per il turismo è predisposto dalla Giunta regionale ed approvato dal Consiglio regionale.

 

4. La Giunta regionale può apportare modifiche e integrazioni al programma regionale per il turismo, se le condizioni economiche e sociali, interne ed internazionali, le rendono opportune, previo parere della competente commissione consiliare.

 

 

 

 

 

 

Art. 7 Piano turistico annuale.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. In attuazione del programma regionale per il turismo, la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, approva il piano turistico annuale entro il 30 settembre dell'anno antecedente a quello di riferimento.

 

2. Il piano turistico annuale individua e prevede:

 

a) gli interventi regionali per incrementare la conoscenza della domanda e dell'offerta turistica;

b) le azioni per la promozione, valorizzazione e qualificazione delle risorse turistiche;

c) le iniziative per lo sviluppo dei prodotti turistici e della gamma di offerta delle destinazioni turistiche;

d) le disponibilità complessive di spesa per l'attuazione del piano e i criteri di allocazione delle risorse;

e) il monitoraggio delle attività svolte e la valutazione della loro efficacia;

f) la verifica dell'andamento occupazionale del settore.

3. Il piano turistico annuale individua altresì le linee di azione, i riferimenti programmatici e gli ambiti di operatività a cui devono fare riferimento gli enti locali.

 

4. Nel corso di validità del piano turistico annuale, la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, può apportare modificazioni ed integrazioni al piano stesso.

 

 

 

 

 

 

Art. 8 Elenco regionale delle località turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Sono comuni turistici, ai fini dell'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 "Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale" e successive modificazioni, tutti i comuni del Veneto.

 

 

 

 

 

 

Art. 9 Destinazioni turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione del Veneto riconosce, valorizza e favorisce il governo delle destinazioni turistiche così come definite all'articolo 2, comma 1, lettera c). A tal fine la Giunta regionale riconosce per ciascuna destinazione turistica un'unica organizzazione della gestione.

 

2. Ciascuna organizzazione di gestione della destinazione opererà secondo le moderne forme di presidio delle destinazioni per creare sinergie e forme di cooperazione tra soggetti pubblici e privati coinvolti nel governo delle stesse e nello sviluppo dei prodotti turistici, al fine di un rafforzamento del sistema di offerta e per la gestione unitaria delle funzioni di informazione, accoglienza turistica, promozione e commercializzazione dei prodotti turistici della destinazione, nel rispetto della normativa e della programmazione regionale.

 

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, definisce entro novanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, criteri e parametri per la costituzione delle organizzazioni di gestione della destinazione turistica. La Giunta regionale, tenuto conto del necessario raccordo con i sistemi turistici tematici di cui all'articolo 11, favorisce l'istituzione delle organizzazioni di gestione delle destinazioni anche attraverso confronti con gli enti locali e camerali e con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore.

 

 

 

 

 

 

Art. 10 Comitato regionale per le politiche turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. E' istituito presso la Giunta regionale il Comitato regionale per le politiche turistiche, al fine di contribuire alla definizione delle scelte programmatiche ed operative di maggior valore strategico per il turismo, nell'ambito della programmazione regionale di cui all'articolo 6 e della pianificazione annuale di cui all'articolo 7.

 

2. Il Comitato regionale per le politiche turistiche è convocato dall'Assessore regionale competente in materia di turismo ed è composto da:

 

a) l'Assessore regionale competente in materia di turismo o un suo delegato, che lo presiede;

b) il Presidente dell'unione regionale delle province venete (UPI Veneto) o un suo delegato;

c) un rappresentante dei comuni designato dall'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), sezione regionale, per ciascun sistema turistico tematico, di cui all'articolo 11;

d) il Presidente dell'Unione regionale delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (Unioncamere del Veneto) o un suo delegato;

e) un rappresentante per ciascuna delle associazioni di rappresentanza, come individuate alla lettera f) del comma 1 dell'articolo 2;

f) un rappresentante dei consorzi di imprese turistiche di cui all'articolo 18, per ciascun sistema turistico tematico;

g) il Presidente dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia (UNPLI), sezione regionale o un suo delegato.

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, con il provvedimento di costituzione, determina le regole di funzionamento del Comitato regionale per le politiche turistiche e le modalità di partecipazione di rappresentanti di altre pubbliche amministrazioni su specifici temi, nonché della società consortile, denominata "Veneto Promozione Scpa" di cui all'articolo 5 della legge regionale 24 dicembre 2004, n. 33 e successive modificazioni e di esperti del settore turismo o di problematiche connesse al turismo.

 

 

 

 

 

 

Art. 11 Sistema turistico tematico.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il sistema turistico tematico è l'ambito territoriale omogeneo in termini di tipologie turistiche e specializzato in termini di presenza di risorse turistiche, capace di supportare lo sviluppo e la promozione di una gamma integrata di prodotti turistici ampia e coerente.

 

2. La Regione riconosce i seguenti sistemi turistici tematici e territoriali:

 

a) Venezia e laguna;

b) Dolomiti;

c) Montagna veneta;

d) Lago di Garda;

e) Mare e spiagge;

f) Pedemontana e colli;

g) Terme Euganee e termalismo veneto;

h) Po e suo delta;

i) Città d'arte, centri storici, città murate e sistemi fortificati e ville venete.

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, determina, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge e successivamente modifica gli ambiti territoriali dei sistemi turistici tematici di cui al comma 2 e può istituirne ulteriori, in conformità al programma regionale per il turismo di cui all'articolo 6.

 

 

 

 

 

 

Art. 12 Coordinamento tematico.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il coordinamento tematico è l'organizzazione di coordinamento delle attività finalizzate allo sviluppo del sistema turistico tematico, in coerenza con gli indirizzi regionali del programma regionale del turismo e con le attività del piano turistico annuale.

 

2. L'attività del coordinamento tematico è finalizzata a favorire la cooperazione fra i soggetti pubblici e privati responsabili della promozione e dello sviluppo dell'offerta del sistema turistico tematico.

 

3. La Giunta regionale determina le modalità, le regole di costituzione e di funzionamento di ciascun coordinamento tematico.

 

 

 

 

 

 

Art. 13 Sistema informativo regionale del turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Per fini gestionali, amministrativi e statistici, si fa riferimento al Sistema informativo regionale del turismo (SIRT), quale componente del complessivo sistema informativo regionale del Veneto.

 

2. Il sistema informativo regionale del turismo è in particolare finalizzato:

 

a) alla conoscenza del sistema turistico veneto, anche sotto i profili dell'offerta, della domanda, dei flussi e dell'impatto del turismo sull'economia regionale;

b) al sostegno dell'attività regionale di pianificazione, indirizzo, controllo e valutazione e al conseguimento degli obiettivi di sviluppo del turismo regionale;

c) al supporto dell'attività amministrativa regionale e provinciale.

3. La Regione e gli enti locali concorrono all'implementazione e all'aggiornamento del SIRT, assicurando la disponibilità e la comunicazione dei dati amministrativi e statistici per le finalità di cui al comma 2, secondo le forme e le modalità previste dalla Giunta regionale.

 

4. I dati in materia di turismo previsti per le rilevazioni statistiche comprese nel programma statistico nazionale e regionale sono raccolti e trattati nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322 "Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell'Istituto nazionale di statistica, ai sensi dell'art. 24 della L. 23 agosto 1988, n. 400" e successive modificazioni e dalla legge regionale 29 marzo 2002, n. 8 "Norme sul sistema statistico regionale".

 

5. I titolari di strutture ricettive, di sedi ed attività congressuali, di agenzie immobiliari o immobiliari turistiche per le unità abitative ammobiliate ad uso turistico oggetto del loro mandato o di sublocazione, comunicano direttamente alla Regione, esclusivamente per via telematica, tutti i dati turistici richiesti dalla Regione per le finalità del presente articolo, secondo le procedure stabilite dal provvedimento della Giunta regionale di cui al comma 3 (7).

 

6. I comuni comunicano alla Regione, esclusivamente per via telematica, le presenze turistiche relative alle case per villeggiatura, secondo le indicazioni della Giunta regionale (6).

 

7. La Regione e gli enti locali possono diffondere, con le modalità e i criteri definiti dalla Giunta regionale, le informazioni relative all'offerta turistica del territorio di competenza, ivi compresi gli eventi e le manifestazioni, finalizzate alla promozione e valorizzazione del turismo veneto.

 

 

 

(6) Comma così modificato prima dall'art. 2, comma 1, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 7, comma 1, della medesima legge), e poi dall'art. 14, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(7) Vedi, anche, la Delib.G.R. 4 febbraio 2014, n. 66.

 

 

 

Art. 14 Osservatorio regionale per il turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, anche tramite accordi di collaborazione con le università, i centri di ricerca, Unioncamere del Veneto ed altre istituzioni pubbliche e private competenti in materia di turismo, istituisce l'Osservatorio regionale per il turismo e ne disciplina il funzionamento, anche quale punto di scambio, sintesi e divulgazione di informazioni, al fine in particolare di:

 

a) valutare l'attrattività del Veneto quale meta turistica in un contesto europeo e mondiale;

b) conoscere le dinamiche della domanda, con attenzione anche a quella di turismo accessibile e le propensioni dei turisti;

c) analizzare i mercati di riferimento attuali e potenziali;

d) valutare l'andamento economico, sociale ed occupazionale delle imprese e del settore del turismo, con particolare attenzione al valore economico delle attività turistiche, ad integrazione delle rilevazioni statistiche svolte dalla Regione, anche con riferimento agli indirizzi della programmazione comunitaria e all'evoluzione della qualità e dell'offerta turistica regionale in relazione ai moderni strumenti di comunicazione;

e) misurare l'efficacia delle azioni realizzate.

 

 

 

 

 

Art. 15 Informazione e accoglienza turistica (8).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le attività di informazione e accoglienza turistica nei confronti dei turisti sono svolte secondo criteri di imparzialità, omogeneità, trasparenza, qualità, professionalità e pari rappresentatività di tutto il territorio e della sua offerta, fornendo informazioni e servizi, finalizzati alla migliore fruizione delle strutture ricettive, dei trasporti e dell'offerta complessiva delle risorse e dei prodotti del territorio.

 

2. Le funzioni di indirizzo, programmazione e coordinamento in materia di informazione e accoglienza turistica spettano alla Giunta regionale, che disciplina, sentita la competente commissione consiliare:

 

a) gli standard minimi di informazione e di accoglienza turistica, le caratteristiche e i segni distintivi, anche in relazione alla tipologia dei servizi offerti;

b) le modalità di coordinamento, anche informativo e telematico, delle attività fra i soggetti del territorio;

c) l'eventuale concessione di contributi;

d) i requisiti e le caratteristiche dei soggetti anche associati, pubblici e privati, che possono gestire le attività di informazione e di accoglienza turistica.

3. Le attività di informazione ed accoglienza turistica sono svolte nelle singole località in via prioritaria, ove esistenti, dalle organizzazioni di gestione della destinazione turistica e dai soggetti rientranti nelle tipologie individuate con il provvedimento di cui al comma 2, lettera d).

 

 

 

(8) Vedi, anche, la Delib.G.R. 10 dicembre 2013, n. 2287 e l'art. 5, comma 3, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45.

 

 

 

Art. 16 Diritti del turista.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. I turisti sono le persone fisiche che fruiscono delle risorse turistiche e dei prodotti turistici del territorio regionale, sia in forma individuale che collettiva od organizzata, con i diritti riconosciuti dal decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante il codice del consumo, nonché dal decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 "Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno" e successive modificazioni e dal decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, recante il codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, nonché i diritti riconosciuti dalla legge 3 marzo 2009, n. 18 di ratifica della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

 

 

 

 

 

 

Art. 17 Le imprese turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le imprese turistiche che esercitano l'attività in conformità della presente legge hanno titolo a:

 

a) essere incluse nei cataloghi, annuari, guide e ogni altro servizio telematico di informazione e comunicazione forniti dalla Regione e dagli enti locali;

b) partecipare, per il tramite delle associazioni di rappresentanza, alla pianificazione e programmazione turistica della Regione in sede di Comitato regionale per le politiche turistiche di cui all'articolo 10;

c) richiedere gli aiuti, le sovvenzioni, i contributi e gli incentivi economici previsti dalle vigenti normative comunitarie, statali e regionali per le proprie strutture e per la partecipazione, in forma aggregata, a programmi di sviluppo delle attività turistiche.

2. Le imprese turistiche sono tenute a:

 

a) informare i turisti sulle condizioni di fornitura dei servizi offerti e di prezzo dei medesimi;

b) collaborare con la Regione e gli enti locali per la fornitura delle informazioni statistiche di cui all'articolo 13 e per la realizzazione di iniziative di informazione e di comunicazione di qualità e ad alta tecnologia;

c) curare la formazione e l'aggiornamento del personale, in conformità alle leggi statali e ai contratti collettivi.

 

 

 

 

 

Art. 18 I consorzi di imprese turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Sono consorzi di imprese turistiche le associazioni, anche costituite nella forma di società consortile, formate da imprese turistiche e da eventuali altri soggetti privati. Le imprese turistiche possono partecipare a un solo consorzio per sistema turistico tematico.

 

2. Il numero minimo di imprese turistiche per consorzio è stabilito in proporzione al numero di strutture ricettive e di presenze turistiche rilevate per ciascun sistema turistico tematico nel triennio 2010-2012.

 

3. Il consorzio di imprese turistiche attua, nell'ambito di uno dei sistemi turistici tematici di cui all'articolo 11, programmi e progetti orientati alla gestione, sviluppo e qualificazione del prodotto turistico e dell'offerta ai fini della commercializzazione turistica delle attività dei propri aderenti.

 

4. I consorzi di imprese di cui al comma 1 hanno sede nel sistema turistico tematico nel quale il consorzio svolge la propria attività prevalente, misurata in termini di numero di imprese turistiche del consorzio medesimo.

 

5. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare ed entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge, fissa le proporzioni di cui al comma 2 per ciascun sistema turistico tematico e le procedure di riconoscimento dei consorzi.

 

6. In sede di prima applicazione della presente legge e comunque non oltre diciotto mesi dalla sua entrata in vigore, sono equiparate ai consorzi di imprese turistiche di cui al comma 1 le strutture associate di promozione turistica già disciplinate dalla legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo" e successive modificazioni.

 

7. Decorso il periodo transitorio di cui al comma 6, le strutture associate di promozione turistica di cui alla legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, sono consorzi di imprese se si conformano alle disposizioni del presente articolo.

 

8. I consorzi di imprese e le strutture associate equiparate, che operino in più sistemi turistici tematici, possono beneficiare degli interventi di cui all'articolo 42 comma 4, in proporzione al numero delle imprese turistiche associate con sede nel sistema turistico tematico oggetto dell'intervento.

 

9. Ai fini della partecipazione all'attività regionale di promozione turistica, in conformità al piano turistico annuale di cui all'articolo 7, i consorzi di cui al presente articolo possono raggrupparsi in un solo consorzio tematico per ciascun sistema turistico tematico.

 

 

 

 

 

 

Art. 19 Funzioni della Regione.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione è titolare delle politiche del turismo ed esercita tali funzioni nel rispetto della normativa comunitaria e in coordinamento con le iniziative nazionali di settore.

 

2. Alla Regione in particolare competono:

 

a) la programmazione pluriennale e la pianificazione annuale dello sviluppo turistico, adottando strumenti di coordinamento, indirizzo e concertazione ispirati al principio di sussidiarietà;

b) il miglioramento delle condizioni di conservazione delle risorse turistiche esistenti e la creazione e la valorizzazione di nuove risorse turistiche del territorio regionale;

c) il coordinamento della raccolta, l'elaborazione, la validazione e la diffusione delle rilevazioni e delle informazioni statistiche del turismo, coerentemente con le esigenze e le politiche di promozione e commercializzazione dei sistemi turistici tematici;

d) la concessione di agevolazioni a soggetti pubblici o privati per lo sviluppo dell'offerta turistica e per il sostegno alle attività promozionali e delle iniziative di commercializzazione turistica;

e) la promozione e valorizzazione, in Italia e all'estero, dell'immagine unitaria e complessiva del turismo, dei prodotti turistici e della gamma di prodotti turistici.

3. La Giunta regionale, per lo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, può avvalersi di enti, aziende, agenzie e società a partecipazione pubblica e svolgere altresì le funzioni di indirizzo, di coordinamento e di armonizzazione delle funzioni attribuite agli enti locali dalla presente legge e già disciplinate dalla legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni (9).

 

4. La Giunta regionale, per specifiche iniziative di interesse turistico, può operare, attraverso specifiche intese, congiuntamente con gli enti locali o affidare agli enti locali funzioni di gestione di interventi e di procedimenti relativi anche allo sviluppo e qualificazione dell'offerta turistica.

 

 

 

(9) Vedi, anche, la Delib.G.R. 23 luglio 2013, n. 1327 , la Delib.G.R. 4 febbraio 2014, n. 66 e la Delib.G.R. 10 giugno 2014, n. 941.

 

 

 

Art. 20 Funzioni delle province.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le province, oltre alle funzioni previste nelle specifiche discipline, assicurano:

 

a) lo sviluppo delle attività di promozione turistica dell'area di competenza nell'ambito del territorio regionale;

b) la rilevazione e verifica, nel quadro della legislazione regionale, dei livelli dei servizi offerti dagli operatori turistici;

c) il sostegno di attività di interesse turistico, anche afferenti alle tradizioni locali, favorendo l'integrazione fra le diverse località e fra più prodotti turistici e favorendo l'aggregazione tra enti pubblici e soggetti privati rappresentati collettivamente, al fine di creare organizzazioni di gestione della destinazione turistica.

2. Le attività di promozione devono essere coerenti con le priorità e le linee di azione previste dal programma regionale per il turismo e dal piano turistico annuale.

 

3. Ai fini di un adeguato raccordo e coordinamento, le province svolgono le attività e le funzioni di cui alla presente legge secondo le direttive regionali e sulla base del programma di attività della società consortile di cui alla legge regionale 24 dicembre 2004, n. 33 e successive modificazioni.

 

 

 

 

 

 

Art. 21 Funzioni della Provincia di Belluno (10).

In vigore dal 3 luglio 2013

[1. In attuazione dell'articolo 15 dello Statuto sono conferite alla Provincia di Belluno le funzioni e le risorse necessarie a garantirne l'esercizio, nel settore del turismo.

 

2. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale per l'approvazione l'atto ricognitivo delle funzioni che rimangono in capo alla Regione, in quanto attinenti all'unitario esercizio a livello regionale, agli impegni derivanti da obblighi statali o internazionali e alla necessità di rappresentanza degli interessi regionali presso gli organi nazionali ed europei].

 

 

 

(10) Articolo abrogato dall'art. 19, comma 1, lettera b), L.R. 8 agosto 2014, n. 25, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

 

 

Art. 22 Le associazioni Pro Loco. (11)

In vigore dal 3 luglio 2013

[1. La Regione riconosce le attività delle associazioni Pro Loco finalizzate alla valorizzazione delle risorse naturali, culturali e delle tradizioni locali, in particolare quelle relative:

 

a) alle tipicità turistiche e al patrimonio culturale locale ed enogastronomico, folcloristico e delle tradizioni locali;

b) all'animazione delle località turistiche e all'attrazione dei turisti;

c) all'intrattenimento e alla crescita della partecipazione popolare.

2. Le province gestiscono gli albi provinciali delle associazioni Pro Loco già istituiti ai sensi della normativa regionale vigente e provvedono, con proprio regolamento, a definire le modalità per la loro tenuta.

 

3. L'albo provinciale delle associazioni Pro Loco è pubblicato annualmente nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto, nonché nel portale internet della Regione e delle province].

 

 

 

(11) Articolo abrogato dall'art. 11, comma 1, lettera b), L.R. 22 ottobre 2014, n. 34. Per le disposizioni finali e transitorie, vedi quanto previsto dall'art. 12, comma 1, della medesima legge.

 

 

TITOLO II

Disciplina dell'attività ricettiva

Capo I

Strutture ricettive

 

Art. 23 Strutture ricettive.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive sono distinte nelle seguenti tipologie:

 

a) strutture ricettive alberghiere;

b) strutture ricettive all'aperto;

c) strutture ricettive complementari.

2. Le strutture ricettive disciplinate dal presente capo devono essere conformi alle prescrizioni urbanistiche, edilizie, igienicosanitarie e alle norme per la sicurezza degli impianti previste dalle specifiche normative.

 

3. I locali per il pernottamento dei turisti possono essere:

 

a) camera: il locale per il pernottamento nella struttura ricettiva alberghiera e complementare, composto da un vano allestito con uno o più posti letto per i turisti, dotato di un bagno privato o comune;

b) junior suite: il locale per il pernottamento nella struttura ricettiva alberghiera, composto da un unico vano avente una parte allestita a posti letto e una parte allestita a salotto, nonché da almeno un bagno privato;

c) suite: il locale per il pernottamento nella struttura ricettiva alberghiera, composto da almeno una camera, da un salotto e da almeno un bagno privato;

d) unità abitativa: il locale per il pernottamento nella struttura ricettiva alberghiera, complementare e all'aperto, dotato di un servizio autonomo di cucina e di almeno un bagno privato e inoltre composto da almeno una camera e almeno un vano destinato a soggiorno, oppure da almeno una camera destinata in parte anche ad uso di soggiorno e che abbia requisiti dimensionali maggiori di quelli minimi di cui al comma 6;

e) piazzola: area attrezzata per l'installazione degli allestimenti mobili di pernottamento di cui all'articolo 26, comma 2.

4. Si definisce capacità ricettiva:

 

a) totale: il numero di posti letto autorizzati nella struttura ricettiva ad uso dei turisti;

b) prevalente: la situazione in cui il numero di posti letto autorizzati nei locali per il pernottamento di cui al comma 3, è superiore alla metà della capacità ricettiva totale;

c) residuale: la differenza tra capacità ricettiva totale e la capacità ricettiva prevalente.

5. Nelle strutture ricettive all'aperto la capacità ricettiva prevalente è determinata dal rapporto tra il numero di posti letto predisposti dal gestore, in unità abitative fisse o allestimenti mobili di pernottamento ed il numero di turisti ospitabili nelle piazzole, purché muniti di proprio allestimento mobile di pernottamento.

 

6. Il numero di posti letto nei locali di pernottamento rispetta i limiti minimi di superficie e di cubatura dei locali stabiliti dal provvedimento di cui all'articolo 31.

 

 

 

 

 

 

Art. 24 Strutture ricettive alberghiere.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive alberghiere sono strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, situate in uno o più edifici, dotate di almeno sette locali per il pernottamento dei turisti, di un locale comune per la prima colazione e di un locale comune destinato al servizio di portineria.

 

2. Sono strutture ricettive alberghiere:

 

a) gli alberghi o hotel;

b) i villaggi-albergo;

c) le residenze turistico-alberghiere;

d) gli alberghi diffusi.

3. Nelle strutture ricettive alberghiere con più edifici, si distinguono:

 

a) l'edificio principale, ove è ubicato il locale comune destinato al servizio di portineria;

b) la dipendenza, edificio con ingresso autonomo, composto da uno o più locali per il pernottamento dei turisti.

4. La dipendenza può essere ubicata ad una distanza non superiore a duecento metri in linea d'aria dall'edificio principale ovvero ad una distanza superiore, qualora la dipendenza sia ubicata all'interno dell'area recintata su cui insiste l'edificio principale, fatta salva la peculiare disciplina relativa agli alberghi diffusi di cui al comma 4 dell'articolo 25.

 

 

 

 

 

 

Art. 25 Tipologie di strutture ricettive alberghiere.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Sono alberghi od hotel le strutture ricettive alberghiere, con capacità ricettiva totale o prevalente in camere, suite e junior suite e con eventuale capacità ricettiva residuale in unità abitative.

 

2. Sono villaggi-albergo le strutture ricettive alberghiere, con capacità ricettiva totale in unità abitative ubicate in più edifici all'interno di una stessa area dove insiste l'edificio principale alberghiero.

 

3. Sono residenze turistico-alberghiere le strutture ricettive alberghiere con capacità ricettiva totale o prevalente in unità abitative e con eventuale capacità ricettiva residuale in camere, suite e junior suite (12).

 

4. Sono alberghi diffusi gli alberghi dotati di un edificio principale, dove si trovano l'ufficio di portineria e le aree ad uso comune degli ospiti e di due o più dipendenze alberghiere, ubicate ad una distanza, in linea d'aria, non superiore a quattrocento metri dall'edificio principale, con capacità ricettiva totale o prevalente nelle dipendenze e con eventuale capacità ricettiva residuale nell'edificio principale alberghiero e ubicati:

 

a) nelle aree di montagna;

b) nei centri storici, così come individuati dagli strumenti di governo del territorio, di comuni con popolazione non superiore a cinquemila residenti;

c) nelle isole non collegate da ponti alla terraferma, con popolazione non superiore a cinquemila residenti.

5. La Giunta regionale, su motivata richiesta del comune e al fine di contrastare il fenomeno dello spopolamento, può consentire l'albergo diffuso in borghi o centri storici siti in comuni con popolazione superiore a cinquemila residenti in deroga al limite di cui alla lettera b).

 

6. Le unità immobiliari che compongono l'albergo diffuso possono essere situate solo in edifici già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

 

7. Nelle strutture ricettive alberghiere il locale di pernottamento può disporre sino a quattro posti letto ed è consentito aggiungere, in via temporanea e solo su richiesta del cliente, un ulteriore posto letto in deroga ai limiti dimensionali stabiliti dalla legislazione in materia, con obbligo di ripristino del numero dei posti letto autorizzato al momento della partenza del cliente.

 

8. Nelle strutture ricettive complementari è consentito aggiungere nel locale di pernottamento, in via temporanea e solo su richiesta del cliente, un ulteriore posto letto, in deroga ai limiti dimensionali stabiliti dalla legislazione in materia, con obbligo di ripristino alla partenza del cliente del numero di posti letto autorizzato.

 

 

 

(12) Comma così modificato dall'art. 15, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 26 Strutture ricettive all'aperto.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive all'aperto sono strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, che offrono ai turisti, in un'area recintata, alloggio in allestimenti mobili o in unità abitative e si distinguono in villaggi turistici, campeggi e marina resort (13).

 

2. Sono allestimenti mobili gli allestimenti per il pernottamento nella struttura ricettiva all'aperto, installati sulle apposite piazzole dal titolare della struttura ricettiva o dai turisti, quali tende, roulotte, camper, caravan e case mobili.

 

3. Sono villaggi turistici le strutture ricettive all'aperto con capacità ricettiva totale o prevalente in unità abitative o allestimenti mobili installati dal titolare e con eventuale capacità ricettiva residuale in allestimenti mobili installati dai turisti.

 

4. Sono campeggi o camping le strutture ricettive all'aperto con capacità ricettiva totale o prevalente in allestimenti mobili installati dai turisti e con eventuale capacità ricettiva residuale in unità abitative o allestimenti mobili installati dal titolare.

 

4-bis. Sono marina resort le strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all'interno delle proprie unità da diporto, ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato, che posseggano i requisiti individuati dalla Giunta regionale con apposita deliberazione che ne definisce altresì modalità di apertura e di esercizio, nonché la relativa classificazione; nella definizione dei requisiti, la Giunta regionale è tenuta a conformarsi a quanto stabilito in materia dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano (14).

 

5. Le strutture ricettive all'aperto sono tenute ad assicurare:

 

a) la sorveglianza continua della struttura ricettiva durante i periodi di apertura;

b) la presenza, in via continuativa, all'interno della struttura ricettiva, del titolare o di un suo delegato.

 

 

(13) Comma così modificato dall'art. 16, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(14) Comma aggiunto dall'art. 16, comma 2, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 27 Strutture ricettive complementari.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive complementari sono le strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, situate in un edificio con spazi e servizi offerti al turista diversi rispetto a quelli delle strutture ricettive alberghiere.

 

2. Sono strutture ricettive complementari:

 

a) gli alloggi turistici, che sono composti da una a sei camere, ciascuna dotata di un massimo di quattro posti letto;

b) le case per vacanze, che sono composte da un locale soggiorno e da una sala da pranzo entrambi di uso comune e da camere che per più della metà sono dotate di due o più posti letto;

c) le unità abitative ammobiliate ad uso turistico, che sono composte da una o più camere, ciascuna dotata di uno o più posti letto, nonché di servizi igienici e di cucina autonomi;

d) i bed & breakfast, che sono composti da una a tre camere per i turisti, ciascuna dotata di un massimo di quattro posti letto; il titolare deve risiedere nell'unità immobiliare sede del bed & breakfast e deve ivi alloggiare, in una camera a lui riservata, durante il periodo di apertura della struttura. Il servizio di prima colazione è servito ai clienti direttamente dal titolare o dai suoi familiari. Ai fini della presente legge, i bed & breakfast ubicati nei territori dei comuni a bassa presenza turistica, così come individuati dalla Giunta regionale non costituiscono attività d'impresa (15);

e) i rifugi alpini, che sono ubicati in aree di montagna a quota non inferiore a mille metri e sono predisposti per il ricovero e il ristoro di turisti ed escursionisti e per il soccorso alpino. I rifugi, che devono essere custoditi per il periodo di apertura al pubblico, sono composti da camere che per più della metà sono dotate di due o più posti letto ed inoltre da una camera per l'alloggio del titolare durante il periodo di apertura ai turisti. I rifugi alpini, esclusi quelli già classificati come rifugi escursionistici in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, dispongono, durante i periodi di chiusura, di un locale per il ricovero di fortuna, convenientemente dotato, sempre aperto e accessibile dall'esterno anche in caso di abbondanti nevicate e durante il periodo di apertura stagionale il servizio di ricovero deve essere comunque garantito per l'intero arco della giornata (16).

3. I rifugi già classificati come rifugi escursionistici in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, devono modificare la denominazione in rifugio alpino secondo le disposizioni del comma 8 dell'articolo 50.

 

 

 

(15) Lettera così modificata dall'art. 6, comma 4, L.R. 23 febbraio 2016, n. 7, a decorrere dal 27 febbraio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 30, comma 1, della medesima legge).

(16) Vedi, anche, la Delib.G.R. 17 giugno 2014, n. 999.

 

 

 

Art. 27-bis Locazioni turistiche (17) (20)

In vigore dal 31 dicembre 2014

1. Gli alloggi dati in locazione esclusivamente per finalità turistiche, ai sensi dell'articolo 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, senza prestazione di servizi, sono strutture ricettive alle quali, ai fini della presente legge, si applicano solo le disposizioni di cui al presente articolo.

 

2. Coloro che intendono locare gli alloggi ai sensi del comma 1, sono tenuti a comunicare alla Città metropolitana di Venezia o alla provincia competente per territorio nel quale l'alloggio è situato, secondo le procedure definite dalla Giunta regionale (18):

 

a) il periodo durante il quale si intende locare l'alloggio, il numero di camere e di posti letto;

b) gli arrivi e le presenze turistiche, per provenienza.

3. Sono attribuiti al comune la vigilanza, anche mediante l'accesso di propri incaricati alle strutture ricettive di cui al comma 1, e l'accertamento della violazione degli obblighi previsti dal presente articolo, anche su segnalazione della Città metropolitana di Venezia o della provincia competente per territorio dove l'alloggio è situato, nonché l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e il diritto ad introitare le relative somme (19).

 

4. Chiunque dia in locazione gli alloggi ai sensi del comma 1 è soggetto, previa diffida amministrativa ai sensi dell'articolo 2-bis della legge regionale 28 gennaio 1977, n. 10 "Disciplina e delega delle funzioni inerenti all'applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale" e successive modificazioni, per ciascun alloggio:

 

a) in caso di incompleta o omessa comunicazione ai sensi del comma 2, lettera a), alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 a euro 3.000,00;

b) in caso di incompleta o omessa comunicazione ai sensi del comma 2, lettera b), alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250,00 a euro 1.000,00 per ciascun mese di omessa o incompleta comunicazione;

c) in caso di ingiustificato rifiuto di accesso all'alloggio, opposto agli incaricati del comune per l'esercizio delle funzioni di vigilanza di cui al comma 3, alla sanzione amministrativa pecuniaria di euro 250,00 per ciascun ingiustificato rifiuto di accesso.

 

 

(17) Articolo aggiunto dall'art. 3, comma 1, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 7, comma 1, della medesima legge).

(18) Alinea così modificato dall'art. 17, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(19) Comma così modificato dall'art. 17, comma 2, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(20) Vedi, anche, la Delib.G.R. 13 luglio 2015, n. 881.

 

 

 

Art. 28 Ospitalità diffusa.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Nelle aree di montagna e del sistema turistico tematico "Pedemontana e colli" e del sistema turistico tematico "Po e suo Delta", le strutture ricettive e le strutture che offrono servizi di interesse turistico possono utilizzare la denominazione aggiuntiva di "ospitalità diffusa", secondo le disposizioni attuative della Giunta regionale, anche al fine di potenziare l'offerta turistica favorendo le sinergie tra imprese turistiche di aree omogenee (21).

 

2. Le imprese che compongono l'ospitalità diffusa, ove le stesse non facciano capo ad un unico soggetto giuridico, devono costituirsi in consorzio, o altra forma associativa, che assume la responsabilità della conduzione dell'ospitalità diffusa e del relativo centro di ricevimento per i turisti.

 

3. Ogni singola struttura ricettiva appartenente all'ospitalità diffusa rimane disciplinata dalla legislazione regionale vigente e i titolari delle singole strutture ricettive rimangono responsabili della conduzione dei servizi forniti dalle stesse.

 

 

 

(21) Comma così modificato dall'art. 18, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 28-bis Alloggio turistico diffuso (22).

In vigore dal 1 luglio 2016

1. Qualora l'ospitalità diffusa di cui all'articolo 28 riguardi una pluralità di alloggi turistici o di altre strutture ricettive complementari, è consentita in alternativa la denominazione di alloggio turistico diffuso.

 

 

 

(22) Articolo aggiunto dall'art. 19, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 29 Denominazioni diverse delle strutture ricettive (23).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le strutture ricettive che hanno i requisiti previsti per la propria tipologia dalla presente legge, in aggiunta o in sostituzione alla denominazione assegnata dagli articoli da 24 a 27 possono essere definiti con altre denominazioni, per tenere conto altresì dei vari sistemi e mezzi di comunicazione commerciale, secondo le modalità individuate con deliberazione della Giunta regionale.

 

 

 

(23) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807.

 

 

 

Art. 30 Sedi e attività congressuale.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le sedi congressuali sono strutture aperte al pubblico che dispongono di sale appositamente predisposte per lo svolgimento di riunioni ed eventi, dotate di idonei spazi ed installazioni tecniche ed in grado di offrire personale specializzato.

 

2. Le sedi congressuali sono centri congressi o sedi congressuali alberghiere:

 

a) sono centri congressi gli edifici destinati ad ospitare riunioni, eventi e congressi;

b) sono sedi congressuali alberghiere le strutture ricettive alberghiere che dispongono di sale appositamente predisposte per lo svolgimento di riunioni, convegni e congressi.

 

 

 

 

 

Art. 31 Classificazione delle strutture ricettive e delle sedi congressuali (25).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, individua i requisiti di classificazione delle strutture ricettive e delle sedi congressuali, in conformità alla normativa nazionale vigente (26).

 

1-bis. Con il provvedimento di cui al comma 1 la Giunta regionale definisce una specifica disciplina per la classificazione delle strutture ricettive alberghiere o complementari situate in Ville venete o in altri edifici di pregio storico oggetto dei vincoli del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 "Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137" e successive modificazioni (24).

 

2. In sede di prima applicazione, il provvedimento di cui al comma 1 è approvato entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge; successivamente, i requisiti possono essere modificati ed adattati in relazione all'evoluzione del settore e, se necessario, aumentati.

 

3. Il provvedimento della Giunta regionale di cui al comma 1 definisce, secondo criteri di semplificazione e trasparenza e nel rispetto delle finalità di cui all'articolo 1:

 

a) i livelli di classificazione delle strutture ricettive e delle sedi congressuali, fino a un massimo di cinque classi contrassegnate da uno, due, tre, quattro e cinque segni distintivi, rappresentati da stelle per le strutture ricettive alberghiere, a seconda degli spazi, delle attrezzature, delle installazioni tecniche e dei servizi forniti;

b) le superfici e le cubature minime dei locali per il pernottamento in relazione ai posti letto, nonché le altezze minime dei locali di servizio, tecnici ed accessori all'attività alberghiera;

c) le attrezzature, le dotazioni, le aree comuni ed i servizi di interesse turistico;

d) i documenti da allegare alla domanda di classificazione attestanti i requisiti sanitari, urbanistici, edilizi, di prevenzione incendi e di destinazione d'uso dei locali e degli edifici;

e) il modello regionale della simbologia da utilizzare per esporre il segno distintivo della classificazione delle altre strutture ricettive e delle sedi congressuali (27).

4. Fatta salva la destinazione abitativa dei bed & breakfast, nonché delle case per villeggiatura e degli alloggi locati per finalità esclusivamente turistiche di cui all'articolo 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 431 "Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo" e successive modificazioni, l'apertura di nuove strutture ricettive è consentita solo in immobili o parti di essi aventi destinazione d'uso turistico-ricettiva conformemente a quanto stabilito dallo strumento urbanistico comunale.

 

5. Le strutture ricettive e le sedi congressuali espongono, in modo visibile all'esterno, il segno distintivo della classe assegnata, compreso quello realizzato in conformità al modello regionale di cui al comma 3, lettera e).

 

 

 

(24) Comma aggiunto dall'art. 20, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(25) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807.

(26) Vedi, anche, la Delib.G.R. 31 marzo 2015, n. 419.

(27) In attuazione di quanto disposto dalla presente lettera, vedi il D. Dirett. reg. 10 giugno 2016, n. 25 e il D. Dirett. reg. 15 giugno 2016, n. 27.

 

 

 

Art. 32 Procedimento di classificazione (28).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il titolare di una struttura ricettiva o di una sede congressuale presenta alla provincia domanda, su modello regionale, di:

 

a) rilascio di classificazione, prima dell'inizio dell'attività della struttura ricettiva o della sede congressuale;

b) modifica della classificazione, a seguito di mutamento dei requisiti di classificazione;

c) rinnovo di classificazione, almeno sessanta giorni prima della scadenza della classificazione in corso.

2. La provincia procede al rilascio, modifica o rinnovo della classificazione, entro sessanta giorni dalla data di presentazione della domanda, completa della documentazione prevista.

 

3. Entro il termine di cui al comma 2, la provincia verifica la completezza della domanda e la coerenza della documentazione allegata e che la denominazione della struttura ricettiva oggetto della domanda eviti omonimie nell'ambito territoriale dello stesso comune, anche in relazione a diverse tipologie di strutture ricettive.

 

4. Decorso il termine di cui al comma 2, si applica il silenzio-assenso di cui all'articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241 "Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi" e successive modificazioni.

 

5. La classificazione ottenuta ai sensi del presente articolo è successivamente confermata o modificata con provvedimento dalla provincia sulla base di una verifica della documentazione prodotta dall'istante e con sopralluoghi a campione.

 

6. La classificazione ha validità per un quinquennio decorrente dal suo rilascio, e, nell'ipotesi di modifica di cui al comma 5, dalla data del relativo provvedimento.

 

 

 

(28) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807 e il D. Dirett. reg. 12 giugno 2014, n. 20.

 

 

Capo II

Disposizioni comuni

 

Art. 33 Esercizio dell'attività ricettiva (29).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Chiunque intende esercitare un'attività ricettiva, presenta al comune, dopo aver ottenuto la classificazione di cui all'articolo 32, nel cui territorio è ubicata la struttura ricettiva, la segnalazione certificata di inizio attività, su modello regionale, ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.

 

2. La segnalazione certificata di cui al comma 1 abilita, esclusivamente a favore di persone ivi alloggiate, ai loro ospiti o a persone ospitate in occasione di manifestazioni e convegni organizzati, ad effettuare:

 

a) la vendita di prodotti al dettaglio di cui alla legge regionale 28 dicembre 2012, n. 50 "Politiche per lo sviluppo del sistema commerciale nella Regione del Veneto";

b) la somministrazione di alimenti e bevande di cui alla legge regionale 21 settembre 2007, n. 29 "Disciplina dell'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande" e successive modificazioni;

c) l'installazione di attrezzature e strutture a carattere ricreativo, per le quali è fatta salva la vigente disciplina in materia di sicurezza, di igiene e sanità.

3. Il titolare della struttura ricettiva comunica alla provincia e al comune:

 

a) immediatamente dopo l'evento determinato da causa di forza maggiore, la chiusura temporanea della struttura per un periodo da otto giorni a sei mesi; può altresì comunicare un prolungamento della chiusura temporanea per ulteriori sei mesi con adeguata motivazione;

b) in via preventiva, la chiusura temporanea della struttura per motivi preventivabili e per un periodo massimo di centottanta giorni, anche non consecutivi, nello stesso anno solare.

4. La chiusura definitiva della struttura deve essere comunicata entro tre giorni dalla chiusura alla provincia e al comune.

 

 

 

(29) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807.

 

 

 

Art. 34 Informazioni su prezzi, orari e periodi di apertura (30).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Ai fini della chiarezza e trasparenza dei costi al turista, i prezzi delle strutture ricettive resi pubblici sono comprensivi del costo dell'alloggio, dei servizi necessari alla classificazione della struttura nonché degli oneri e delle imposte, anche con evidenza separata; i medesimi non comprendono comunque il costo degli ulteriori servizi disponibili a richiesta del cliente, anche se necessari ai fini della classificazione.

 

2. Nelle strutture ricettive il prezzo giornaliero della camera, della suite, delle junior suite e dell'unità abitativa è corrisposto per intero anche per un soggiorno inferiore alle ventiquattro ore.

 

3. Nelle strutture ricettive all'aperto le tariffe per piazzola e per unità abitativa, possono essere differenziate nell'ambito della stessa struttura ricettiva, sulla base delle dotazioni delle piazzole e delle unità abitative.

 

4. I prezzi delle strutture ricettive praticati nell'anno sono riepilogati in una tabella esposta in modo ben visibile al pubblico nel luogo di ricevimento, secondo un modulo fornito dalla provincia, sulla base del modello regionale.

 

5. Il prezzo della struttura ricettiva è riportato su un cartellino prezzi esposto in modo ben visibile al pubblico, in ogni camera, unità abitativa o suite, secondo un modulo fornito dalla provincia, sulla base del modello regionale.

 

6. Nei campeggi, in luogo dei cartellini dei prezzi di cui al comma 5, è possibile fornire agli ospiti un prospetto riepilogativo dei prezzi praticati, mentre per le unità abitative rimane l'obbligo di cui al comma 5.

 

7. Il titolare delle strutture ricettive ha facoltà di determinare l'ora entro cui il cliente deve lasciare disponibile l'alloggio, comunque non prima delle ore nove antimeridiane per le strutture ricettive all'aperto e non prima delle ore dieci antimeridiane per tutte le altre strutture ricettive.

 

8. Le strutture ricettive possono avere apertura annuale, per l'intero anno solare, o stagionale, con una apertura non inferiore a tre mesi consecutivi nell'arco dell'anno.

 

9. Le strutture ricettive ad apertura stagionale possono inoltre essere aperte per ulteriori periodi temporanei nello stesso arco dell'anno solare, senza un limite minimo di durata e comunque per un periodo complessivo non superiore a nove mesi.

 

10. I periodi di apertura della struttura ricettiva e l'ora di rilascio dell'alloggio sono indicati nella tabella di cui al comma 4 e nel cartellino di cui al comma 5.

 

11. La copia della segnalazione certificata di inizio attività di cui all'articolo 33 è esposta in modo visibile al pubblico nella struttura ricettiva.

 

 

 

(30) Vedi, anche, la Delib.G.R. 27 maggio 2014, n. 807, il D. Dirett. reg. 15 ottobre 2015, n. 54 e il D. Dirett. reg. 15 ottobre 2015, n. 55.

 

 

 

Art. 35 Vigilanza e controllo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le funzioni di vigilanza e di controllo sull'osservanza delle disposizioni di cui al presente titolo sono esercitate dai comuni e dalle province nell'ambito delle rispettive competenze.

 

2. I turisti possono presentare alla provincia reclami circostanziati e pertinenti in ordine a eventuali carenze dei servizi e requisiti dichiarati e a inadempienze delle strutture ricettive e delle sedi congressuali.

 

3. La provincia, d'ufficio o su reclamo dei turisti e, previa verifica degli elementi contestati, procede al declassamento delle strutture ricettive o delle sedi congressuali che hanno perso uno o più requisiti di classificazione o all'annullamento della classificazione.

 

4. La provincia effettua annualmente verifiche a campione sulle strutture ricettive e sulle sedi congressuali in una percentuale minima di almeno il 10 per cento del totale di ogni tipologia, definendo per ciascuna i criteri di selezione, le modalità di verifica, anche tramite sopralluogo e i tempi di attuazione dei controlli.

 

5. Ai fini della vigilanza sull'osservanza delle norme della presente legge, gli incaricati della provincia e del comune hanno accesso alle strutture ricettive, ivi compresi i locali di pernottamento nella piena disponibilità del gestore, nonché alle sedi congressuali.

 

5-bis. I comuni, la Città metropolitana di Venezia e le province effettuano i controlli sulle strutture ricettive anche attraverso la verifica delle informazioni pubblicate sui siti internet di prenotazione ricettiva la cui risultanza deve essere pertanto considerata a tutti gli effetti atto di accertamento di cui all'articolo 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689"Modifiche al sistema penale" (31).

 

6. Il titolare di strutture ricettive è tenuto a comunicare preventivamente al comune ogni variazione degli elementi dichiarati in sede di segnalazione certificata di inizio attività.

 

7. Al fine di migliorare e ottimizzare le attività di verifica e controllo, i comuni e le province sono tenuti a fornire reciprocamente le informazioni acquisite nell'esercizio delle rispettive funzioni di vigilanza e a comunicarle, se richieste, alla Giunta regionale.

 

8. Qualora la provincia rilevi la mancanza di presenze turistiche per un anno consecutivo in una struttura ricettiva, il comune, su segnalazione della provincia, verifica il rispetto del periodo di apertura della struttura con apposito sopralluogo.

 

 

 

(31) Comma aggiunto dall'art. 21, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

Capo III

Aree attrezzate per la sosta temporanea

 

Art. 36 Aree attrezzate per la sosta temporanea.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le aree attrezzate per la sosta temporanea sono le aree, ubicate al di fuori delle strutture ricettive all'aperto di cui alla presente legge, riservate esclusivamente alla sosta occasionale, per un massimo di quarantotto ore consecutive, salva diversa decisione dei comuni, di camper, autocaravan, caravan e roulotte, ai sensi dell'articolo 185, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 "Nuovo codice della strada" e successive modificazioni.

 

2. Le aree attrezzate di cui al comma 1 sono istituite dai comuni.

 

3. Le aree attrezzate per la sosta temporanea devono essere realizzate nel rispetto delle dotazioni specifiche e integrative individuate dalla Giunta regionale e delle disposizioni di cui all'articolo 185, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 "Nuovo codice della strada" e successive modificazioni e dell'articolo 378 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 "Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada" e successive modificazioni.

 

 

 

 

 

TITOLO III

Intermediazione di pacchetti turistici

Capo I

Operatori e procedure

 

Art. 37 Agenzie di viaggio e turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le agenzie di viaggio e turismo sono imprese turistiche che organizzano viaggi o vendono pacchetti turistici in conformità agli articoli 32 e seguenti del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79.

 

2. Le agenzie di viaggio e turismo possono esercitare, in via non esclusiva e solo per i clienti dell'agenzia stessa, le funzioni di accompagnatore turistico, effettuate dal titolare, dal direttore tecnico o dai dipendenti qualificati dell'agenzia, aventi un livello pari o superiore al quarto ai sensi del vigente contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto.

 

3. Le agenzie di viaggio e turismo possono esercitare, in via non esclusiva, altre forme di prestazione turistica a servizio dei clienti, come ad esempio la vendita di biglietti per qualsiasi mezzo di trasporto terrestre, in tutte le forme d'uso, o la vendita di prodotti da viaggio, nel rispetto delle eventuali specifiche autorizzazioni o abilitazioni previste dalla legge.

 

4. Sono requisiti per l'apertura di agenzie di viaggio e turismo:

 

a) l'apertura annuale o apertura stagionale non inferiore ad almeno sei mesi consecutivi;

b) un direttore tecnico abilitato, in esclusiva, per ciascuna agenzia di viaggio e turismo;

c) un locale con destinazione d'uso commerciale o direzionale aperto al pubblico, per ciascuna sede, principale o secondaria;

d) l'assicurazione a garanzia dell'esatto adempimento degli obblighi assunti verso i clienti con il contratto di viaggio;

e) una denominazione diversa da quella di altre agenzie già operanti sul territorio nazionale e comunque non coincidente con la denominazione di comuni o regioni italiane.

 

 

 

 

 

Art. 38 Esercizio dell'attività.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Chiunque intende esercitare l'attività di agenzia di viaggio e turismo, presenta alla provincia nel cui territorio è ubicata la sede principale la segnalazione certificata di inizio attività, su modello regionale, ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.

 

2. Il titolare di agenzia di viaggio e turismo è tenuto a comunicare preventivamente alla provincia ogni variazione degli elementi dichiarati in sede di segnalazione certificata di inizio attività.

 

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, disciplina:

 

a) l'importo del massimale e il contenuto minimo obbligatorio dell'assicurazione a cui sono tenuti le agenzie di viaggio e gli organizzatori di viaggi, di cui all'articolo 40, diversi dalle agenzie di viaggio e turismo;

b) la pubblicità degli elenchi delle agenzie di viaggio e turismo, anche sui siti internet istituzionali delle province e gli obblighi informativi nei confronti degli enti pubblici.

4. Le agenzie di viaggio e turismo già legittimate a operare ed aventi la sede principale in Italia, che intendono aprire una sede secondaria, sono tenute a comunicare detta apertura sia alla provincia della sede secondaria sia alla provincia della sede principale.

 

5. Il titolare dell'agenzia di viaggio e turismo deve esporre al pubblico, in ciascuna sede, copia della segnalazione di cui ai commi 1 e 2 nonché della comunicazione di cui al comma 4.

 

6. Le agenzie di viaggio e turismo inviano annualmente alla provincia la documentazione comprovante l'avvenuta copertura assicurativa dell'attività esercitata, in coerenza con le direttive della Giunta regionale di cui al comma 3.

 

 

 

 

 

 

Art. 39 Comunicazione di chiusura temporanea e definitiva.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il titolare dell'agenzia di viaggio e turismo comunica alla provincia:

 

a) immediatamente dopo l'evento determinato da causa di forza maggiore, la chiusura temporanea dell'agenzia per un periodo da otto giorni a sei mesi; può altresì comunicare un prolungamento della chiusura temporanea per ulteriori sei mesi con adeguata motivazione;

b) in via preventiva, la chiusura temporanea dell'agenzia di viaggio e turismo per motivi preventivabili e per un periodo massimo di centottanta giorni, anche non consecutivi, nello stesso anno solare.

2. La chiusura definitiva dell'agenzia di viaggio e turismo deve essere comunicata entro tre giorni dalla chiusura alla provincia e al comune.

 

 

 

 

 

 

Art. 40 Organizzatori di viaggi diversi da agenzie di viaggio e turismo.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Le associazioni, comitati o enti senza scopo di lucro, il cui statuto o atto costitutivo prevede come finalità l'organizzazione di viaggi per i propri associati, possono organizzare i viaggi esclusivamente per i propri associati che risultino iscritti da almeno due mesi, nonché per gli associati appartenenti ad associazioni straniere, aventi finalità analoghe senza scopo di lucro e legate all'associazione organizzatrice da accordi di collaborazione.

 

2. Le associazioni, comitati o enti senza scopo di lucro, aventi finalità politiche, culturali, religiose, sportive e sociali, non rientranti nelle previsioni di cui al comma 1, possono organizzare viaggi occasionali esclusivamente a favore dei propri aderenti da almeno sei mesi e per non più di tre volte all'anno se di durata superiore a tre giorni.

 

3. Gli organizzatori di viaggi di cui ai commi 1 e 2 stipulano, in occasione dell'organizzazione di viaggi, una polizza assicurativa di responsabilità civile, a copertura dei rischi derivanti agli associati, agli assistiti o ai sottoscrittori, dalla partecipazione all'attività svolta, per il risarcimento dei danni, di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, con massimale e contenuto minimo definiti dalla Giunta regionale.

 

4. Gli organizzatori di viaggi di cui ai commi 1 e 2 esibiscono la polizza assicurativa di responsabilità civile ai controlli.

 

5. Gli enti locali devono avvalersi per l'organizzazione di viaggi di agenzie di viaggio e turismo autorizzate, fatti salvi i viaggi che rientrano nelle loro attività istituzionali svolte ad esclusivo favore di anziani, minori e disabili, nel qual caso devono essere regolarmente assicurati.

 

 

 

 

 

TITOLO IV

Finanza di impresa e di territorio

Capo I

Principi generali

 

Art. 41 Disposizioni generali in materia di interventi regionali.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione, al fine di sviluppare l'offerta e la domanda turistica, accrescere la competitività delle imprese, migliorare i livelli qualitativi delle strutture ed infrastrutture connesse all'attività turistica, incentivare l'adozione di idonee azioni per lo sviluppo del turismo sostenibile, prevede misure di agevolazione finanziaria a soggetti pubblici e privati, in attuazione del piano turistico annuale e in conformità agli obiettivi e alle strategie stabilite dal programma regionale per il turismo con priorità ai soggetti che aderiscono alle organizzazioni di gestione delle destinazioni turistiche riconosciute.

 

2. La Giunta regionale finanzia iniziative, attività e progetti realizzati da soggetti pubblici e privati, i cui beni a finalità turistica oggetto di intervento sono ubicati nel territorio regionale, finalizzati allo sviluppo delle attività d'impresa e delle reti di imprese, dei prodotti turistici, delle attività di marketing e commercializzazione, alla qualificazione del territorio, alla valorizzazione delle risorse turistiche.

 

3. Per le finalità di cui al comma 2 la Giunta regionale utilizza le seguenti misure anche in forma congiunta: contributi in conto capitale, contributi in conto interessi, finanziamento agevolato tramite fondo di rotazione e partecipazione al capitale di rischio.

 

4. La Regione adotta il principio dell'integrazione e della combinazione degli strumenti comunitari, statali e regionali, prevedendo una finanza di territorio differenziata in grado di ampliare il numero delle imprese finanziate, di ridurre il costo del finanziamento e di accelerare i tempi di erogazione.

 

5. Gli interventi regionali della presente legge sono cumulabili con ulteriori interventi pubblici eventualmente ottenuti per la medesima finalità, nei limiti della vigente normativa comunitaria e statale.

 

6. Gli interventi di cui alla presente legge, ove configurino aiuti di stato, sono concessi nel rispetto delle condizioni previste dal regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d'importanza minore ("de minimis") ovvero in applicazione del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato (regolamento generale di esenzione per categoria).

 

7. Gli stessi interventi possono altresì essere oggetto di notifica ai sensi della normativa comunitaria e subordinati all'acquisizione del parere di compatibilità da parte della Commissione europea, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo terzo, del trattato sul funzionamento della Unione europea e alla pubblicazione del relativo avviso nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

 

8. La Giunta regionale provvede a definire, per ciascuno degli interventi previsti dal presente titolo, le procedure di selezione dei beneficiari, ivi compresi i criteri di assegnazione e le eventuali priorità, nonché le procedure di erogazione e le cause di eventuale riduzione o decadenza.

 

9. Gli enti locali e le Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, nell'eventuale assegnazione di contributi, rispettano gli obiettivi, i principi e i limiti di intensità di aiuto di cui al presente titolo e sono tenuti a coordinare le loro iniziative con quelle analoghe attuate dalla Giunta regionale.

 

 

 

 

 

Capo II

Le attività e iniziative finanziabili

 

Art. 42 Tipologie di interventi regionali.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, allo scopo di favorire il miglioramento qualitativo delle strutture, la promozione della sicurezza e della qualità dell'offerta turistica, la riduzione dei costi e la diversificazione delle attività turistiche, disciplina le misure di agevolazione di cui al comma 3 dell'articolo 41 per le tipologie di beneficiari e di iniziative finanziabili di cui ai commi seguenti.

 

2. Sono finanziabili le imprese turistiche per le seguenti iniziative:

 

a) la costruzione, la ristrutturazione, l'ampliamento, la riconversione e l'innovazione delle strutture ricettive;

b) l'acquisto e l'installazione di impianti e strumenti tecnologici connessi all'attività d'impresa e finalizzati all'innovazione dei processi organizzativi e dei servizi per gli ospiti, ivi comprese le dotazioni informatiche hardware e software e l'attivazione o l'implementazione di sistemi di prenotazione elettronica;

c) il miglioramento delle condizioni per l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande nonché di vendita dei prodotti;

d) il miglioramento delle condizioni di lavoro, l'adeguamento alle norme di sicurezza, il miglioramento delle condizioni igienicosanitarie;

e) l'acquisizione di impianti e loro pertinenze;

f) l'adeguamento degli impianti per l'introduzione di sistemi di controllo e di gestione della qualità;

g) operazioni finanziarie, tra loro alternative, riservate alle piccole e medie imprese alberghiere e finalizzate alla ricapitalizzazione aziendale, al consolidamento di passività bancarie a breve e al riequilibrio finanziario aziendale;

h) aggregazione, acquisizione e fusione di imprese, incorporazione e acquisizione di rami d'azienda;

i) accordi finalizzati all'integrazione dei processi e dei servizi attinenti la gestione delle strutture ricettive che generino recuperi di efficienza operativa;

l) accordi finalizzati allo sviluppo di prodotti turistici nuovi o innovativi;

m) misure e progetti in grado di creare e sviluppare reti di imprese orientate al presidio strategico dei mercati, alla diversificazione delle attività, all'innovazione di prodotto.

3. Agli effetti del comma 2, lettera m), si considerano le imprese turistiche costituite in rete mediante appositi contratti ai sensi dell'articolo 3, comma 4-ter, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33 e successive modificazioni, che concorrono all'incremento dell'economia turistica, mediante:

 

a) la gestione dei mercati per garantire un rapporto diretto con i turisti, recuperare il valore aggiunto della fase di vendita, fidelizzare i clienti;

b) la gestione della produzione, organizzando le relazioni di filiera e di cooperazione fra imprese turistiche e le altre imprese del territorio cooperanti in termini di prodotti turistici, favorendo l'attività coordinata dalle organizzazioni di gestione della destinazione turistica;

c) la gestione dei meccanismi di rinnovo delle competenze al fine di garantire elevati e costanti livelli di innovazione e sostenibilità dell'attività turistica.

4. Sono finanziabili i consorzi di imprese turistiche di cui all'articolo 18 per i progetti, da selezionare mediante pubblici bandi, rivolti:

 

a) all'attuazione di interventi per lo sviluppo delle attività commerciali delle imprese associate, ivi compresa la fornitura di servizi di consulenza;

b) alla partecipazione a iniziative ed eventi nei mercati nazionali ed internazionali, nel rispetto della programmazione regionale in materia e in accordo con la Giunta regionale;

c) alla realizzazione di iniziative collettive di qualificazione e valorizzazione delle attività turistiche e dei servizi offerti dalle imprese associate (32).

5. Per le iniziative di cui al presente articolo, possono essere concesse le seguenti tipologie di agevolazioni:

 

a) contributi in conto capitale o in conto interessi o finanziamenti agevolati, tramite il fondo di rotazione di cui all'articolo 45, per le iniziative di cui al comma 2, lettere da a) ad f);

b) finanziamenti agevolati, tramite il fondo di rotazione di cui all'articolo 45, per le iniziative di cui al comma 2, lettera g);

c) contributi in conto capitale o in conto interessi, per le iniziative di cui al comma 2, lettere da h) a m);

d) contributi in conto capitale, nella misura massima del 50 per cento della spesa, per le iniziative di cui al comma 4.

6. Nella concessione dei contributi alle piccole e medie imprese sono considerate una o più delle seguenti priorità:

 

a) lo svolgimento di attività ricettiva;

b) la sede operativa nelle aree di montagna;

c) la gestione da parte di imprenditrici e giovani imprenditori;

d) il possesso di certificazioni ambientali e di qualità ai sensi della normativa comunitaria e nazionale;

e) altre priorità indicate nei piani strategici.

7. Sono, altresì, ammesse al fondo di rotazione di cui all'articolo 45 le reti di imprese e, cioè, le imprese che sottoscrivono un atto di associazione, anche a carattere temporaneo, di imprese ovvero le imprese aderenti ad un contratto di rete, ai sensi della vigente normativa, che realizzano progetti strategici di carattere strutturale ed infrastrutturale finalizzate ad attività di particolare interesse per lo sviluppo delle località turistiche, nel rispetto della vigente normativa. I progetti strategici devono, in particolare, creare:

 

a) prodotti turistici innovativi e di particolare interesse per l'area territoriale, anche ai fini della diversificazione dell'offerta turistica e della aggregazione tra attività ricettive e altri servizi turistici;

b) sinergie operative tra diversi comparti turistici della stessa area territoriale anche destinate al prolungamento della stagionalità (33).

8. Per le finalità operative di cui al comma 7 è istituita una apposita sezione del fondo di rotazione di cui all'articolo 45.

 

9. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, stabilisce le condizioni e i criteri per l'individuazione dei progetti strategici di cui al comma 7, fornendo indicazioni operative e applicative al soggetto gestore dei fondi di rotazione, ivi compresa l'eventuale variazione della disponibilità finanziaria delle singole sezioni del fondo di rotazione di cui all'articolo 45.

 

10. Al fine dell'accesso agli interventi descritti dal presente articolo, per i finanziamenti, agevolazioni e contributi, viene data priorità a quei soggetti economici e quelle imprese che applicano ai lavoratori condizioni contrattuali condivise dalle organizzazioni imprenditoriali e dei lavoratori del settore.

 

 

 

(32) Vedi, anche, la Delib.G.R. 23 dicembre 2014, n. 2548.

(33) Vedi, anche, la Delib.G.R. 7 aprile 2015, n. 450.

 

 

 

Art. 43 Interventi per il turismo accessibile.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. In attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con la legge 3 marzo 2009, n. 18, la Regione assicura che le persone con disabilità motorie, sensoriali e intellettive, possano fruire dell'offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi in condizioni di parità con gli altri fruitori senza aggravi di prezzo. Tali garanzie sono estese agli ospiti delle strutture ricettive che soffrono di temporanea mobilità ridotta.

 

2. Ai fini di cui al comma 1, la Regione promuove la fattiva collaborazione tra le autonomie locali, gli enti pubblici, gli operatori turistici, le associazioni delle persone con disabilità e le organizzazioni del turismo sociale.

 

3. E' considerato atto discriminatorio impedire alle persone con disabilità motorie, sensoriali e intellettive, di fruire, in modo completo ed in autonomia, dell'offerta turistica, esclusivamente per motivi comunque connessi o riferibili alla loro disabilità.

 

4. Ai fini del presente articolo sono considerate offerta turistica anche le attività, iniziative e manifestazioni, indirizzate prevalentemente ai non residenti, finalizzate all'uso del tempo libero, al benessere della persona, all'arricchimento culturale, all'informazione, alla promozione e alla comunicazione turistica, fra le quali i parchi a tema e le strutture convegnistiche e congressuali.

 

5. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, per favorire l'abbattimento delle barriere architettoniche ed accrescere la fruibilità turistica ai soggetti di cui al presente articolo, disciplina la concessione di finanziamenti agevolati tramite il fondo di rotazione di cui all'articolo 45, nonché di contributi in conto capitale o in conto interessi, a favore di imprese turistiche per favorire l'accesso alle strutture ricettive e agli altri beni a finalità turistica.

 

6. Per attuare le finalità del presente articolo, la Giunta regionale si avvale del contributo di esperti.

 

 

 

 

 

 

Art. 44 Interventi per il turismo sostenibile.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, al fine di incrementare lo sviluppo sostenibile del turismo, migliorando l'integrità dell'ambiente naturale e valorizzandone le risorse, disciplina la concessione di finanziamenti agevolati tramite il fondo di rotazione di cui all'articolo 45, nonché di contributi in conto capitale o in conto interessi a favore di imprese turistiche, per gli interventi destinati a realizzare:

 

a) azioni che consentono alle imprese di ridurre il consumo idrico, di energia, ridurre o eliminare i rifiuti, le emissioni in atmosfera e l'inquinamento acustico;

b) interventi per conseguire un livello di tutela ambientale superiore a quello stabilito da norme nazionali e comunitarie;

c) misure che consentono la produzione di energia generata tramite processi che si avvalgono prevalentemente di fonti di energia rinnovabile;

d) azioni finalizzate a conseguire certificazioni ambientali in base alle norme comunitarie e nazionali;

e) azioni previste dalla vigente normativa comunitaria per un turismo sostenibile e competitivo.

 

 

 

 

Capo III

Gli strumenti di sostegno

 

Art. 45 Fondo di rotazione del turismo (34).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Gli interventi di tipo strutturale e dotazionale di cui agli articoli 42, comma 2, lettere da a) ad f), 43 e 44, nonché le operazioni finanziarie di cui all'articolo 42, comma 2, lettera g), sono finanziati tramite il fondo di rotazione del turismo destinato alle imprese turistiche.

 

2. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, ai fini della operatività del fondo di rotazione:

 

a) può affidare la gestione delle risorse del fondo ad un soggetto pubblico o privato con le modalità previste dalla vigente normativa;

b) definisce le condizioni di operatività del soggetto gestore del fondo, stabilendo le procedure, i termini e i criteri per la valutazione dei progetti in armonia con la programmazione turistica regionale (35).

 

 

(34) Vedi anche quanto dispongono, nelle more dell'attuazione del presente articolo, l'art. 1, comma 1, L.R. 7 novembre 2013, n. 25 e l'art. 27, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18.

(35) Vedi anche l'art. 1, comma 2, L.R. 7 novembre 2013, n. 25.

 

 

 

Art. 46 Sviluppo del sistema delle garanzie (36).

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Giunta regionale, al fine di favorire l'accesso al credito delle imprese turistiche, promuove e favorisce le attività degli organismi di garanzia collettiva fidi, nonché l'evoluzione organizzativa della rete territoriale degli organismi fidi per migliorare la qualità gestionale delle imprese.

 

2. Gli organismi di garanzia collettiva fidi devono:

 

a) avere sede operativa nel Veneto;

b) avere fini di mutualità tra gli aderenti;

c) essere autorizzati ad operare secondo le condizioni di cui all'articolo 106 e 107 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 "Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia" e successive modificazioni.

3. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, disciplina i criteri e la procedura per la concessione agli organismi di garanzia collettiva fidi di cui al comma 2 di contributi regionali in conto capitale destinati all'integrazione dei fondi rischi o del patrimonio di garanzia.

 

 

 

(36) Vedi anche quanto dispone, nelle more dell'attuazione del presente articolo, l'art. 1, comma 1, L.R. 7 novembre 2013, n. 25.

 

 

 

Art. 47 Partecipazione al capitale delle imprese turistiche.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Al fine di promuovere nuove e più strutturate attività imprenditoriali, innovare i processi produttivi e di servizio al turista e valorizzare le risorse turistiche, è autorizzata la partecipazione di risorse finanziarie regionali al capitale di rischio delle imprese turistiche.

 

2. L'intervento partecipativo è attuato tramite l'assunzione di partecipazioni societarie alle imprese turistiche, costituite nella forma di società di capitali e iscritte ai pertinenti pubblici registri.

 

3. All'attuazione degli interventi di partecipazione societaria, la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, provvede attraverso la propria società finanziaria a cui indica termini, modalità e limiti della partecipazione al capitale.

 

 

 

 

 

 

Art. 48 Progetti di interesse pubblico.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. La Regione al fine di migliorare, qualificare e sviluppare iniziative di sostegno delle attività turistiche realizzate dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici, concede contributi in conto capitale per programmi, progetti ed iniziative di investimento per la diversificazione e il potenziamento delle infrastrutture pubbliche destinate ad un utilizzo a fini turistici, in conformità ai piani strategici.

 

2. Sono ammissibili al contributo, disciplinato con provvedimento della Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, gli interventi strutturali, infrastrutturali e dotazionali dei beni in disponibilità di enti pubblici di supporto all'attività turistica.

 

3. Nella concessione del contributo è accordata priorità ai comuni in possesso di certificazioni ambientali, alla natura degli investimenti, al grado di innovazione degli stessi e all'incidenza proporzionata sui flussi turistici attuali e potenziali.

 

4. Il contributo può essere concesso nella misura massima del 70 per cento della spesa ammessa, elevabile di altri cinque punti percentuali nel caso di interventi realizzati da comuni ubicati in area di montagna.

 

 

 

 

 

 

Art. 48-bis Turismo di montagna (37) (38).

In vigore dal 28 aprile 2015

1. La Regione sostiene il turismo in alta montagna favorendo lo sviluppo delle attività alpinistiche ed escursionistiche attraverso interventi volti a diffondere la conoscenza e la fruizione del patrimonio montano regionale e ad assicurare una corretta e sicura frequentazione della montagna. La Regione riconosce altresì il ruolo e la funzione culturale e sociale svolta dal Club Alpino Italiano (CAI), di cui si avvale per la promozione e diffusione dell'alpinismo, per la conoscenza e valorizzazione dell'ambiente montano e la prevenzione degli incidenti in montagna.

 

2. Sono definiti:

 

a) "sentieri alpini": i percorsi pedonali, appositamente segnalati, che consentono il movimento di escursionisti e di alpinisti in zone montane, al di fuori dei centri abitati, per l'accesso a rifugi, bivacchi fissi o luoghi di particolare interesse alpinistico, turistico, storico, naturalistico e ambientale;

b) "vie ferrate": gli itinerari di interesse alpinistico ed escursionistico, appositamente segnalati, che si svolgono in zone rocciose o particolarmente impervie, la cui percorribilità, per motivi di sicurezza e per facilitarne la progressione, richiede l'installazione di una o più tipologie di impianti fissi quali cavi metallici, scale, pioli e simili;

c) "sentieri attrezzati": i sentieri alpini lungo i quali, per tratti di lunghezza totale significativa, sono installati gli impianti fissi utilizzati per le ferrate;

d) "bivacchi fissi alpini": le strutture di proprietà del CAI e di altri enti senza scopo di lucro, collocate in alta montagna a quote superiori ai 1.600 m, in genere di difficile accesso e non servite da strade aperte al pubblico transito di mezzi motorizzati, predisposte per il riparo e la sicurezza dei frequentatori della montagna, incustodite e aperte tutto l'anno;

e) "bivacchi-casere": le strutture collocate in media-alta montagna, di proprietà pubblica, di uso civico o di proprietà delle Regole, predisposte per il riparo e la sicurezza dei frequentatori della montagna, incustodite e aperte tutto l'anno.

3. Le funzioni amministrative relative alla realizzazione e gestione dei sentieri alpini, nonché alla sorveglianza e manutenzione dei bivacchi fissi alpini spettano alle unioni montane, che si avvalgono del CAI il quale può provvedere, a norma dell'articolo 2, lettera b) della legge 26 gennaio 1963, n. 91 "Riordinamento del Club alpino italiano" e successive modificazioni, al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione dei sentieri alpini. Le funzioni amministrative relative alla realizzazione e gestione delle vie ferrate, nonché delle opere e degli eventuali impianti fissi dei sentieri attrezzati, spettano ai comuni.

 

4. La Giunta regionale, al fine di garantire l'utilizzo efficiente e in sicurezza di un'adeguata rete di sentieri alpini, vie ferrate, sentieri attrezzati e bivacchi fissi alpini, disciplina i criteri e le modalità per sostenere interventi di sorveglianza e manutenzione, mediante trasferimenti alle unioni montane di risorse finanziarie annue per la concessione di contributi, nella misura massima del 100 per cento della spesa ammissibile, sulla base di programmi proposti dalle stesse. Gli interventi di sorveglianza e manutenzione di cui al presente comma sono svolti utilizzando preferibilmente personale di particolare esperienza e competenza disponibile presso le sezioni del CAI e, per le vie ferrate e la parte attrezzata dei sentieri alpini, le guide alpine e aspiranti guida alpina iscritte negli appositi albi professionali.

 

5. La Giunta regionale, al fine di garantire la manutenzione, l'adozione di tecnologie innovative, il risparmio energetico e la sicurezza dei rifugi alpini di proprietà di enti pubblici o senza scopo di lucro, disciplina i criteri e le modalità per la concessione di contributi, nella misura massima del 90 per cento della spesa ammissibile.

 

6. La Regione del Veneto individua nel CAI il principale soggetto di riferimento per la realizzazione di programmi e progetti finalizzati a promuovere la conoscenza, la conservazione e la frequentazione in sicurezza del territorio montano. A tal fine la Giunta regionale disciplina i criteri e le modalità per la concessione al CAI Veneto di contributi annui, nella misura massima dell'80 per cento delle spese ammissibili, finalizzati in particolare a:

 

a) incrementare la conoscenza presso la popolazione del Bene Dolomiti Unesco e delle attività svolte dall'uomo in alta montagna;

b) realizzare presso le Sezioni CAI corsi di formazione e di introduzione all'alpinismo, scialpinismo, escursionismo, speleologia, canyoning;

c) realizzare corsi di aggiornamento tecnico didattico per istruttori di alpinismo, anche attivando iniziative di studio delle tecniche e dei materiali collegati all'alpinismo e scialpinismo e dei problemi fisiopatologici riguardanti l'interazione dell'uomo con l'ambiente montano;

d) promuovere lo studio e la conoscenza del patrimonio socio-culturale, ambientale, storico ed artistico della montagna e delle sue comunità, attraverso l'organizzazione di corsi di formazione, convegni, mostre, rassegne ed altre manifestazioni ed eventi culturali;

e) favorire la diffusione delle cultura alpina e della montagna veneta negli istituti scolastici di ogni ordine e grado;

f) organizzare corsi giovanili di formazione per una corretta e sicura frequentazione dell'ambiente montano;

g) sostenere l'attività di studio, formazione, divulgazione e aggiornamento svolta presso il Centro di Formazione per la Montagna "Bruno Crepaz" al Passo Pordoi di proprietà del Club Alpino Italiano.

7. La Giunta regionale, d'intesa con il CAI Veneto ed il Collegio Veneto delle Guide alpine, istituisce e stabilisce i criteri per la redazione e la tenuta dell'elenco regionale dei sentieri alpini, dei sentieri attrezzati, delle vie ferrate, dei bivacchi fissi alpini e dei bivacchi-casere.

 

8. Sono abrogati l'articolo 5, gli articoli da 110 a 117 e gli articoli da 121 a 123 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo".

 

9. Agli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo, quantificati in euro 300.000,00 complessivi per l'esercizio 2015, si fa fronte:

 

a) per euro 50.000,00 con le risorse allocate nell'upb U0074 "Informazione, promozione e qualità per il turismo" del bilancio di previsione 2015 mediante utilizzo delle risorse di cui all'articolo 19 comma 2, lettera e) della legge regionale 14 giugno 2013, n. 11 (capitolo U/101891);

b) per euro 250.000,00 con le risorse allocate nell'upb U0076 "Interventi di qualificazione, ammodernamento e potenziamento delle imprese turistiche e degli altri soggetti operanti nel comparto del turismo" per euro 185.000,00 mediante utilizzo delle risorse di cui all'articolo 5 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo" (capitolo U/100185) e per euro 65.000,00 mediante riduzione delle risorse allocate all'upb U0074 "Informazione, promozione e qualità per il turismo" (capitolo U/101891) del bilancio di previsione 2015.

 

 

(37) Articolo inserito dall'art. 30, comma 1, L.R. 27 aprile 2015, n. 6, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto disposto dall'art. 71, comma 1 della stessa legge).

(38) Vedi, anche, la Delib.G.R. 29 agosto 2016, n. 1341.

 

 

TITOLO V

Disposizioni sanzionatorie e finali

 

Art. 49 Violazioni e sanzioni amministrative.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Il titolare di struttura ricettiva che in sede di controllo risulti avere, nei locali di pernottamento non occupati da turisti, un numero di posti letto superiore a quello massimo consentito, fatta salva la deroga di cui all'articolo 25 commi 7 e 8, è soggetto ad una sanzione amministrativa di euro 100,00 per ogni posto letto in più negli anzidetti locali.

 

2. Il titolare di struttura ricettiva che in sede di controllo risulti ospitare un numero di clienti superiore alla capacità ricettiva massima consentita, fatta salva la deroga di cui all'articolo 25 commi 7 e 8, è soggetto ad una sanzione amministrativa di euro 30,00 moltiplicata per il numero di clienti non autorizzati e per il numero di giornate di permanenza.

 

3. Sono soggetti alla sanzione amministrativa da euro 1.000,00 a euro 2.000,00:

 

a) il titolare di struttura ricettiva che ometta di comunicare preventivamente al comune eventuali variazioni del contenuto della segnalazione certificata di inizio attività ai sensi del comma 6, dell'articolo 35;

b) il titolare di struttura ricettiva che applichi al turista prezzi superiori a quelli massimi pubblicizzati; la sanzione si applica per ciascun turista nei cui confronti non è stato rispettato l'obbligo di cui all'articolo 34;

c) il titolare di struttura ricettiva che rifiuti, in violazione degli accordi assunti, di accogliere nella struttura ricettiva clienti che abbiano prenotato l'alloggio;

d) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che, con scritti, stampati, internet ovvero pubblicamente con ogni altro mezzo, attribuisca alla propria struttura o sede congressuale dotazioni, impianti o attrezzature diversi da quelli esistenti o una denominazione o una classificazione diverse da quelle assentite ovvero attui pubblicità o commercializzazione ingannevole, ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 "Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229" e successive modificazioni, atta ad ingenerare erronea percezione sulla tipologia ricettiva offerta al turista;

e) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che non esponga o esponga in modo non visibile al pubblico il segno distintivo della classe assegnata ai sensi del comma 5 dell'articolo 31;

f) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che ometta di comunicare alla provincia la perdita dei requisiti previsti dalla presente legge per la classificazione della struttura ricettiva o sede congressuale;

g) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che rifiuti ingiustificatamente l'accesso alla propria struttura o sede congressuale agli incaricati del comune e della provincia per l'esercizio delle funzioni di vigilanza, ai sensi del comma 5 dell'articolo 35;

h) il titolare di struttura ricettiva o di agenzia viaggio e turismo che non esponga o esponga in modo non visibile al pubblico la copia della segnalazione certificata di inizio attività della struttura ricettiva o agenzia di viaggio e turismo o la copia della comunicazione di apertura di sede secondaria di agenzia di viaggio e turismo, ai sensi del comma 11 dell'articolo 34 e del comma 5 dell'articolo 38;

i) il titolare di struttura ricettiva o di agenzia viaggio e turismo che non rispetti i periodi di apertura comunicati o ometta la comunicazione di chiusura temporanea o definitiva di cui agli articoli 33 e 39;

l) il titolare di agenzia di viaggio e turismo che con scritti, stampati, internet ovvero pubblicamente con ogni altro mezzo, attribuisca alla propria agenzia una denominazione diversa da quella assentita;

m) il titolare di agenzia viaggio e turismo che ometta di comunicare preventivamente alla provincia eventuali variazioni del contenuto della segnalazione certificata d'inizio attività di cui al comma 2 dell'articolo 38;

n) l'organizzatore di viaggio, l'intermediario ed il venditore di cui all'articolo 33 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, che omettano di comunicare e diffondere le informazioni obbligatorie sui viaggi ai sensi degli articoli 37 e 38 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79;

n-bis) il titolare di struttura ricettiva, nonché il titolare di agenzia immobiliare o immobiliare turistica per le unità abitative ammobiliate ad uso turistico oggetto del suo mandato o di sublocazione, che ometta di comunicare alla Regione i dati relativi al periodo di apertura, nonché al numero di camere totali, posti letto, arrivi, presenze turistiche e camere occupate (39).

4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 50, è soggetto a sanzione amministrativa da euro 3.000,00 a euro 6.000,00:

 

a) chiunque gestisca una struttura ricettiva in mancanza di segnalazione certificata di inizio attività, ai sensi dell'articolo 33;

b) chiunque gestisca una struttura ricettiva o sede congressuale in mancanza di classificazione, ai sensi dell'articolo 32;

c) chiunque gestisca un'agenzia di viaggio e turismo in mancanza di segnalazione certificata di inizio attività od una sua sede secondaria in mancanza di comunicazione di apertura di sede secondaria, ai sensi dell'articolo 38;

d) gli organizzatori di viaggi diversi da agenzie di viaggio e turismo che violino le condizioni di organizzazione dei viaggi di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 40.

5. E' soggetto a sanzione amministrativa da euro 7.000,00 a euro 14.000,00:

 

a) chiunque fornisca false informazioni al comune nella segnalazione certificata di inizio attività ricettiva ai sensi dell'articolo 33;

b) chiunque fornisca false informazioni alla provincia nella domanda di rilascio, modifica o rinnovo di classificazione di struttura ricettiva o sede congressuale ai sensi dell'articolo 32;

c) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che rifiuti in modo illegittimamente discriminatorio di accogliere nella propria struttura o sede i clienti;

d) il titolare di struttura ricettiva o sede congressuale che gestisca una struttura ricettiva o sede congressuale in mancanza dei requisiti necessari per la classificazione, ai sensi dell'articolo 31;

e) il titolare di agenzia di viaggio e turismo che fornisca false informazioni nella segnalazione certificata di inizio attività ai sensi dell'articolo 38;

f) il titolare di agenzia di viaggio e turismo e gli organizzatori di viaggi diversi da agenzie di viaggio e turismo che violino gli obblighi in materia di requisiti per l'apertura di agenzia di viaggio e turismo ai sensi dell'articolo 37, nonché gli obblighi in materia di assicurazione previsti dagli articoli 38 e 40.

6. L'accertamento delle violazioni degli obblighi, l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie, il diritto ad introitare le relative somme e la competenza all'adozione dei provvedimenti di sospensione e cessazione dell'attività sanzionata nei casi di cui al presente articolo sono attribuiti alla provincia competente per territorio, ad eccezione dei casi di cui al comma 3 lettera a), al comma 4 lettera a) e al comma 5 lettera a), attribuiti al comune competente per territorio.

 

7. L'ente locale che accerta le violazioni e commina le sanzioni può graduare le sanzioni inflitte tenendo conto delle seguenti circostanze:

 

a) l'entità del danno subito dal turista;

b) il numero di turisti danneggiati;

c) il beneficio ottenuto dal trasgressore a seguito della violazione;

d) il maggior livello di classificazione della struttura ricettiva;

e) la reiterazione della violazione entro un anno dalla data in cui si è verificata la prima violazione.

8. In caso di violazione di cui al comma 4 ed al comma 5 lettere a), b), d), e), f), oltre alla sanzione pecuniaria ivi prevista, si aggiunge la cessazione dell'attività sanzionata.

 

9. In caso di reiterazione della violazione di cui ai commi 1, 2, 3, nonché al comma 5 lettera c), alla sanzione pecuniaria ivi prevista si aggiunge la sospensione fino a un massimo di due anni dell'attività sanzionata.

 

10. Il mancato pagamento della sanzione pecuniaria di cui ai commi 1, 2, 3, nonché al comma 5 lettera c), nel termine di sessanta giorni, comporta la sospensione dell'attività sanzionata per un periodo sino a tre mesi e, decorso inutilmente tale termine, la cessazione dell'attività.

 

11. In caso di mancata ottemperanza al provvedimento di cessazione o sospensione dell'attività sanzionata, l'ente locale applica l'articolo 17-ter, comma 5, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 "Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza" e successive modificazioni.

 

11-bis. Le sanzioni previste dal presente articolo si applicano anche a tutte le strutture ricettive che si promuovono mediante le piattaforme digitali (40).

 

 

 

(39) Lettera aggiunta dall'art. 14, comma 1, L.R. 24 febbraio 2015, n. 2.

(40) Comma aggiunto dall'art. 22, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

 

 

 

Art. 50 Disposizioni finali e transitorie.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Fatte salve diverse esplicite previsioni, la commissione consiliare competente esprime il proprio parere, ove previsto dalla presente legge, entro quarantacinque giorni dal ricevimento da parte del Consiglio regionale della proposta di provvedimento della Giunta regionale, trascorsi i quali si prescinde dal parere.

 

2. In fase di prima applicazione della presente legge, nelle more di approvazione del programma regionale per il turismo di cui all'articolo 6, la Giunta regionale è autorizzata ad approvare il piano turistico annuale di cui all'articolo 7.

 

3. I livelli di aiuto previsti dalla presente legge per le varie tipologie di intervento si adeguano alla disciplina comunitaria sopravvenuta direttamente applicabile.

 

4. Restano confermate e conservano validità:

 

a) le autorizzazioni all'esercizio di strutture ricettive alberghiere e di strutture ricettive all'aperto, già rilasciate o rinnovate prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

b) le dichiarazioni o segnalazioni certificate di inizio attività relative a strutture ricettive extralberghiere presentate prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

c) le autorizzazioni all'apertura di agenzie di viaggi, già rilasciate o rinnovate prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 38;

d) l'elenco provinciale delle agenzie di viaggio e turismo e l'albo provinciale dei direttori tecnici, già disciplinati, rispettivamente, dagli articoli 74 e 78 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni;

e) i provvedimenti di classificazione a residenza d'epoca, già rilasciati prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

f) limitatamente all'esclusivo ambito della disciplina turistica, la destinazione d'uso edilizia, la capacità ricettiva ed i requisiti dimensionali e strutturali delle strutture ricettive già autorizzati prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

g) limitatamente all'esclusivo ambito della disciplina turistica, la destinazione d'uso edilizia, i requisiti dimensionali e strutturali delle strutture ricettive con progetti di nuova costruzione o ristrutturazione edilizia presentati in comune prima della pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31;

h) l'albo provinciale delle associazioni Pro Loco, già disciplinato dall'articolo 10 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 (41).

5. Nel caso di progetti di nuova costruzione o ristrutturazione edilizia di strutture ricettive, presentati in comune a partire dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31, i requisiti dimensionali e strutturali previsti dal provvedimento si applicano limitatamente ai nuovi volumi delle strutture ricettive.

 

6. Le sedi congressuali già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge devono ottenere la nuova classificazione, su domanda, ai sensi della presente legge, entro il termine di ventiquattro mesi, prorogabile di sei mesi con motivata richiesta, dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31; decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura delle sedi congressuali non classificate ai sensi della presente legge (42).

 

6-bis. Fatto salvo quanto previsto al comma 8 per i rifugi escursionistici, tutte le strutture ricettive previste dall'articolo 23 già regolarmente esercitate in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 presentano domanda di classificazione ai sensi della presente legge alla Città metropolitana di Venezia o alla provincia territorialmente competente entro il termine perentorio del 31 marzo 2017; decorso inutilmente tale termine, il comune territorialmente competente procede, su segnalazione della Città metropolitana di Venezia o della provincia territorialmente competente, alla chiusura delle suindicate strutture ricettive che non abbiano presentato né la domanda di classificazione, né la richiesta di proroga dei termini di presentazione della domanda di classificazione di cui al comma 7 (43).

 

7. Le strutture ricettive previste dall'articolo 23 possono, entro il termine perentorio del 31 marzo 2017, presentare motivata richiesta di proroga del termine di presentazione della domanda di classificazione ai sensi della presente legge nei seguenti casi: a) per causa di forza maggiore: fino a sei mesi; b) per i procedimenti, iniziati prima del 31 marzo 2017 e non ancora conclusi a tale data, volti al rilascio di autorizzazioni in materia edilizia, ambientale o di prevenzione incendi: fino a ventiquattro mesi; la richiesta deve indicare i procedimenti che motivano la proroga (44).

 

8. I rifugi escursionistici, già classificati in vigenza della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni, devono ottenere la denominazione e la corrispondente classificazione, su domanda, di rifugio alpino, ai sensi della presente legge, entro il termine di dodici mesi, prorogabile di sei mesi con motivata richiesta, dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31; decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura del rifugio escursionistico.

 

9. Ai procedimenti amministrativi e di spesa in corso alla data di entrata in vigore della presente legge e fino alla loro conclusione, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni.

 

 

 

(41) Per l'abrogazione della presente lettera, vedi l'art. 11, comma 2, L.R. 22 ottobre 2014, n. 34. Per le disposizioni finali e transitorie, vedi quanto previsto dall'art. 12, comma 1, della medesima legge.

(42) Comma prima sostituito dall'art. 31, comma 1, L.R. 27 aprile 2015, n. 6, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto disposto dall'art. 71, comma 1 della stessa legge), e poi così modificato dall'art. 23, commi 1 e 2, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge). Il testo originario era così formulato: «6. Le strutture ricettive già classificate alla data di entrata in vigore della presente legge e le sedi congressuali già esistenti alla stessa data, devono ottenere la nuova classificazione, su domanda, ai sensi della presente legge, entro il termine di dodici mesi, prorogabile di sei mesi con motivata richiesta, dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31; decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura delle strutture ricettive o sedi congressuali non classificate ai sensi della presente legge.».

(43) Comma aggiunto dall'art. 23, comma 3, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge).

(44) Comma così sostituito dall'art. 23, comma 4, L.R. 27 giugno 2016, n. 18, a decorrere dal 1° luglio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall'art. 74 della medesima legge). Il testo originario era così formulato: «7. I bed & breakfast, le foresterie per turisti e le unità abitative ammobiliate ad uso turistico non classificate, già regolarmente esercitate prima dell'entrata in vigore della presente legge regionale, devono ottenere la classificazione, su domanda, ai sensi della presente legge, entro il termine di dodici mesi, prorogabile di sei mesi con motivata richiesta, dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31; decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura della struttura non classificata.».

 

 

 

Art. 51 Abrogazioni.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, è abrogato l'articolo 28 della legge regionale 6 aprile 2012, n. 13 "Legge finanziaria regionale per l'esercizio 2012".

 

2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, la legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 "Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo" e successive modificazioni, è abrogata, limitatamente all'articolo 1, all'articolo 2, all'articolo 3, comma 1, lettere a), b), e), f), g), i), all'articolo 6, agli articoli da 9 a 19, all'articolo 91, all'articolo 92, agli articoli da 95 a 108, all'articolo 129 e all'allegato U.

 

3. Sono altresì abrogati:

 

a) dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 31 della presente legge, l'articolo 4, comma 1, lettera e) limitatamente al numero 41, gli articoli da 22 a 29, da 31 a 43 e gli allegati B, C, C bis, C ter, D, E, F, G, H, I, L, M, N, O, P, Q, R, della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni;

b) dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 36 della presente legge, l'articolo 44 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33;

c) dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 38 della presente legge, gli articoli da 62 a 76 e da 79 a 81 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni;

d) dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del provvedimento della Giunta regionale di cui all'articolo 42 della presente legge, gli articoli 7 e 8 e l'allegato A della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 e successive modificazioni;

e) decorsi diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'articolo 3, comma 1, lettere c), d), n), nonché gli articoli 20 e 21 della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33 (45).

 

 

(45) Il termine di cui alla presente lettera è stato differito di mesi nove, ai sensi di quanto stabilito dall'art. 5, comma 1, L.R. 30 dicembre 2014, n. 45, al 31 gennaio 2015, limitatamente alla funzione provinciale di cui all'art. 3, comma 1, lettera n), L.R. 4 novembre 2002, n. 33, ai sensi di quanto disposto dall'art. 6, comma 2, L.R. 9 ottobre 2015, n. 17 e al 31 dicembre 2016, per la Città metropolitana di Venezia e la provincia di Verona, ai sensi di quanto disposto dall'art. 24, comma 1, L.R. 27 giugno 2016, n. 18.

 

 

 

Art. 52 Norma finanziaria.

In vigore dal 3 luglio 2013

1. Agli oneri di natura corrente derivanti dall'attuazione della presente legge, ed in particolare:

 

a) dalle attività di promozione in Italia e all'estero dell'immagine del turismo veneto;

b) dal finanziamento dei consorzi di imprese turistiche;

c) dall'attività dell'Osservatorio turistico;

quantificati in euro 3.201.346,55 per l'esercizio 2013, si fa fronte mediante l'utilizzo delle risorse allocate nell'upb U0074 "Informazione, promozione e qualità per il turismo" del bilancio di previsione 2013.

2. Alle spese d'investimento derivanti dall'attuazione della presente legge, relative alle agevolazioni per progetti di interesse pubblico quantificate in euro 250.000,00 per l'esercizio 2013, si fa fronte mediante l'utilizzo delle risorse allocate nell'upb U0076 "Interventi di qualificazione, ammodernamento e potenziamento delle imprese turistiche e degli altri soggetti operanti nel comparto del turismo" del bilancio di previsione 2013.

 

La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

 

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione veneta.

 

 

Legge Regionale Toscana, 23 marzo 2000, n. 42

L. R. TOSCANA 23 marzo 2000, n. 42

Testo unico delle Leggi Regionali in materia di turismo.

 

Bollettino Ufficiale n. 15, parte prima del 3 aprile 2000

 

(con le modifiche introdotte dalla l.r. 18 marzo 2016, n. 25) 

 

Titolo I

- IL SISTEMA ORGANIZZATIVO DEL TURISMO

Capo I

- Disposizioni generali

 

Art. 1

- Oggetto

1. Il presente testo unico disciplina il sistema organizzativo del turismo della Regione Toscana, nonché le strutture turistiche ricettive, le imprese e le professioni del turismo.

 

Art. 2

- Funzioni della Regione (107)

1. Nella materia del turismo di cui al presente testo unico sono riservate alla Regione, ferme restando le generali potestà normative, di programmazione, di indirizzo e di controllo, le funzioni e i compiti concernenti:

a) la programmazione dello sviluppo sostenibile e competitivo del turismo e l'innovazione dell'offerta turistica regionale;

b) l'omogeneità dei servizi e delle attività collegate all'offerta turistica regionale;

c) le attività di promozione turistica;

d) la diffusione della conoscenza sulle caratteristiche dell’offerta turistica del territorio regionale;

e) l’attuazione di specifici progetti di interesse regionale definiti ai sensi della legislazione vigente;

f) la formazione e la qualificazione professionale degli operatori turistici.

 

Art. 3

- Funzioni delle Province

Abrogato. (108)

 

Art. 3 bis

- Funzioni della Città metropolitana di Firenze (109)

1. Sono attribuite alla Città metropolitana di Firenze le funzioni amministrative in materia di:

a) accoglienza e informazione relativa all’offerta turistica del territorio della città metropolitana;

b) agenzie di viaggio e turismo;

c) classificazione delle strutture ricettive;

d) istituzione e tenuta dell’albo delle associazioni pro-loco;

e) raccolta ed elaborazione dei dati statistici riguardanti il turismo.

2. Le funzioni di cui al comma 1 sono esercitate su tutto il territorio della Città metropolitana di Firenze.

3. Le funzioni di cui al comma 1, lettera a), sono esercitate nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 4 bis.

 

Art. 4

- Funzioni dei Comuni (110)

1. Sono attribuite ai comuni le funzioni amministrative in materia di:

a) esercizio delle strutture ricettive;

b) esercizio delle attività professionali;

c) accoglienza e informazione relativa all’offerta turistica del territorio comunale.

2. Le funzioni di accoglienza e informazione turistica a carattere sovra comunale sono attribuite ai comuni, che le esercitano in forma associata. L’esercizio in forma associata è svolto fra i comuni di uno o più ambiti territoriali contermini di cui all’allegato A alla legge regionale 27 dicembre 2011, n. 68 (Norme sul sistema delle autonomie locali) e comporta l’adempimento di quanto previsto dall’articolo 4 bis.

3. Fino a quando non sia attivato l’esercizio associato negli ambiti e nelle forme di cui al comma 2, le funzioni di accoglienza e informazione turistica a carattere sovra comunale sono esercitate dai comuni capoluoghi di provincia, con le modalità di cui all'articolo 4, comma 6, della legge regionale 3 marzo 2015, n. 22 (Riordino delle funzioni provinciali e attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”. Modifiche alle leggi regionali 32/2002, 67/2003, 41/2005, 68/2011, 65/2014).

4. In presenza di esercizio associato delle funzioni di accoglienza e informazione turistica di cui al comma 2, il comune capoluogo, previo accordo con l’ente responsabile della gestione, può assegnare a detto comune, a titolo gratuito, personale trasferito ai sensi dell’articolo 13 della l.r. 22/2015. A tal fine, il trattamento economico, ivi compreso quello accessorio, spettante al personale comandato è determinato ed erogato dal comune capoluogo; il trattamento economico accessorio continua a gravare sui fondi per le politiche di sviluppo delle risorse umane e della produttività di cui al contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) 1° aprile 1999 e 23 dicembre 1999, costituito presso il comune capoluogo. In tal caso, l’accordo può prevedere l’utilizzo a titolo gratuito di risorse strumentali e di beni mobili e immobili di cui il comune capoluogo abbia la disponibilità ai sensi dell’articolo 13, comma 9, della l.r. 22/2015. In caso di cessazione dell’esercizio associato, il comando e l’utilizzazione delle risorse e dei beni, disposti in favore del comune responsabile della gestione, cessano di diritto. Resta ferma la volontarietà del comando da parte del dipendente interessato.

5. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non comportano il trasferimento di risorse regionali; resta fermo il trasferimento di risorse regionali che la l.r. 22/2015 prevede in favore del comune capoluogo a seguito del trasferimento di personale.

 

Art. 4 bis

- Obblighi per l’esercizio delle funzioni di accoglienza e informazione turistica(111)

1. L’esercizio delle funzioni di accoglienza e informazione turistica di cui all’articolo 3 bis, comma 1, lettera a), articolo 4, comma 2, e articolo 4 ter, comma 3, comporta:

a) la stipulazione di una convenzione con l’Agenzia regionale di promozione turistica, di cui alla legge regionale 4 marzo 2016, n. 22 (Disciplina del sistema regionale della promozione economica e turistica. Riforma dell'Agenzia di promozione economica della Toscana “APET”. Modifiche alla l.r. 53/2008 in tema di artigianato artistico e tradizionale);

b) la realizzazione del collegamento con la piattaforma informatica regionale;

c) la programmazione e il monitoraggio delle strategie e delle attività turistiche dei territori di destinazione mediante l’ osservatorio turistico di destinazione (OTD).

 

Art. 4 ter

- Funzioni dei comuni capoluoghi (112)

1. Sono attribuite ai comuni capoluoghi di provincia, oltre alle funzioni di cui all'articolo 4, comma 1, le funzioni amministrative, che sono esercitate su tutto il territorio della provincia, in materia di:

a) agenzie di viaggio e turismo;

b) classificazione delle strutture ricettive;

c) istituzione e tenuta dell’albo delle associazioni pro-loco;

d) raccolta ed elaborazione dei dati statistici riguardanti il turismo.

2. Le funzioni di cui al comma 1, lettere a), b) e c), sono esercitate dai comuni capoluoghi di provincia con le modalità dell’articolo 4, comma 6, della l.r. 22/2015. Le disposizioni dell'articolo 14, comma 1, della l.r. 22/2015 si applicano unicamente alle medesime funzioni.

3. Le funzioni di accoglienza e informazione turistica a carattere sovra comunale sono esercitate dai comuni capoluoghi di provincia fino a quando non vi provvedano i comuni ai sensi dell’articolo 4, comma 2, e dell’articolo 4 bis.

4. Per lo svolgimento delle funzioni di cui al comma 3, i comuni capoluoghi di provincia adempiono quanto previsto dall’articolo 4 bis.

 

Art. 5

- Elenchi regionali delle attività disciplinate dal testo unico

1. Presso la Giunta regionale sono tenuti ed aggiornati, a fini di pubblicità e statistica, gli elenchi delle imprese e delle professioni disciplinate dal presente testo unico.

2. A tal fine, i comuni trasmettono alla Giunta regionale le relative informazioni. (113)

 

Capo II

- Informazione, accoglienza e promozione turistica(94)

 

Art. 6

- Finalità(1)

1. Il presente capo:

a) disciplina le funzioni e i compiti della Regione, dei comuni e della città metropolitana (114) in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica;

b) promuove il coordinamento delle autonomie locali e degli altri soggetti interessati.

 

Art. 7

- Servizi di informazione e di accoglienza turistica

1. La Regione disciplina i servizi di accoglienza turistica e di informazione sull’offerta turistica locale e sul territorio regionale. (95)

2. L’attività di accoglienza può comprendere la prenotazione, effettuata presso gli uffici di informazione, dei servizi turistici e del pernottamento presso le strutture ricettive; tali servizi possono essere erogati da soggetti abilitati a tale scopo.

3. La prenotazione di strutture ricettive può essere altresì effettuata direttamente dagli uffici di informazione e accoglienza turistica esclusivamente ai turisti che accedono agli uffici medesimi.

4. I servizi di informazione e di accoglienza turistica a carattere locale sono svolti, per i territori di rispettiva competenza, dai comuni, anche in forma associata. (96)

4 bis. La Regione, per esigenze di carattere unitario, può organizzare servizi di informazione e accoglienza turistica di rilievo regionale. (97)

5. Per garantire che i servizi di cui al presente articolo siano svolti con caratteristiche di omogeneità su tutto il territorio regionale, la Regione, con il regolamento di attuazione del presente testo unito, disciplina:

a) le caratteristiche degli uffici di informazione e accoglienza turistica e gli standard dei relativi servizi; (98)

b) i segni distintivi degli uffici di informazione e accoglienza turistica; (98)

c) le condizioni e le garanzie per l’affidamento dei servizi di cui al presente articolo, da parte della Regione, degli Enti locali (99) a soggetti terzi.

 

Art. 8

- Attività di promozione turistica(100)

1. Per attività di promozione turistica s’intendono le iniziative tese alla conoscenza e alla valorizzazione delle risorse e dei servizi turistici da attuare in ambito regionale, nazionale e internazionale nel quadro della programmazione regionale.

2. La Regione esercita le attività di promozione turistica attraverso l’Agenzia regionale di promozione turistica, di cui alla l.r. 22/2016. (115)

3. Abrogato. (116)

4. Nella fase di attuazione degli interventi definiti negli atti di programmazione della promozione turistica, il raccordo fra le esigenze di carattere locale e le attività di competenza regionale è assicurato dalla cabina di regia di cui all’articolo 8 bis. (117)

5. Per l’anno 2011 e comunque fino all’approvazione del PRSE 2011 – 2015, la Giunta regionale definisce con propria deliberazione le modalità del raccordo di cui al comma 4.

 

Art. 8 bis

- Cabina di regia del turismo (118)

1. È istituita presso la Giunta regionale una cabina di regia del turismo, di seguito denominata cabina, al fine di garantire il necessario raccordo fra le esigenze di promozione turistica a livello locale e quelle di interesse regionale.

2. La cabina è composta da:

a) l’assessore regionale al turismo, o un suo delegato, con funzione di presidente;

b) cinque membri in rappresentanza dei comuni designati dal Consiglio delle autonomie locali (CAL);

c) un membro designato dalla Città metropolitana di Firenze;

d) un membro designato dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA);

e) tre membri designati dalle associazioni di categoria delle imprese del turismo;

f) tre membri designati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori.

3. La cabina:

a) esprime parere consultivo alla Giunta regionale ai fini dell'approvazione delle attività di promozione turistica previste dal piano annuale regionale di promozione;

b) esprime parere consultivo sul regolamento di attuazione della presente legge di cui all’articolo 158;

c) propone lo svolgimento di analisi, ricerche e valutazioni in materia di turismo.

4. La cabina è regolarmente costituita e può operare quando sono effettuate le designazioni che garantiscano la presenza di almeno nove membri.

5. La partecipazione alle sedute della cabina è a titolo gratuito.

6. Con atto della Giunta regionale sono definite l’organizzazione e il funzionamento della cabina.

 

Art. 9

- Razionalizzazione delle attività di competenza degli Enti locali in materia di turismo

Abrogato. (101)

 

Art. 10

- Ambiti turistici

Abrogato. (101)

 

Art. 11

- Agenzie per il turismo

Abrogato. (3)

 

Art. 12

- Organi dell’APT

Abrogato. (101)

 

Art. 13

- Direttore

Abrogato. (101)

 

Art. 14

- Compiti del direttore

Abrogato. (101)

 

Art. 15

- Collegio dei revisori

Abrogato. (101)

 

Art. 16

- Sostituzione degli organi dell’APT

Abrogato. (101)

 

Art. 17

- Comitato turistico di indirizzo (C.T.I.)

Abrogato. (101)

 

Art. 18

- Personale

Abrogato. (119)

 

Art. 19

- Successione nei rapporti delle Aziende di promozione turistica costituite ai sensi dellalegge regionale 23 febbraio 1988 n. 9 "Organizzazione turistica della Regione Toscana"

Abrogato. (101)

 

Art. 20

- Finanziamenti

Abrogato. (101)

 

Art. 21

- Poteri sostitutivi

Abrogato. (120)

 

Art. 22

- Riconoscimento delle Associazioni Pro-loco

1. La Regione riconosce le associazioni Pro-loco quali strumenti di promozione dell’accoglienza turistica. A tal fine, le Pro-loco cooperano con gli Enti locali per:

a) la realizzazione di iniziative idonee a favorire la conoscenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse turistiche locali;

b) la realizzazione di iniziative idonee a favorire la promozione del patrimonio artistico e delle tradizioni e cultura locali;

c) la realizzazione di iniziative atte a migliorare le condizioni di soggiorno, dei turisti;

d) garantire migliori servizi di assistenza e informazione.

2. I comuni capoluoghi di provincia e la città metropolitana istituiscono gli albi delle associazioni pro-loco. (121)

3. La Regione, con il regolamento di attuazione, disciplina le modalità e le condizioni per l’espletamento delle attività di cui al comma 1. (122)

 

Art. 23

- Norme transitorie

Abrogato. (123)

 

Titolo II

- IMPRESE TURISTICHE

 

Capo I

- Strutture ricettive alberghiere, campeggi e villaggi turistici

 

Sezione I

- Disposizioni generali

 

Art. 24

- Oggetto

1. Il presente capo disciplina le seguenti strutture ricettive gestite per la produzione e l’offerta al pubblico di servizi per l’ospitalità:

a) alberghi;

b) residenze turistico - alberghiere;

c) campeggi;

d) villaggi turistici;

e) aree di sosta;

f) parchi di vacanza.

2. Con il regolamento di attuazione, la Regione stabilisce i requisiti delle strutture ricettive di cui al comma 1 e delle loro dipendenze e i criteri per la loro classificazioni.

3. Il regolamento di cui al comma 2 determina caratteristiche tecniche e specifiche modalità di esercizio delle strutture ricettive.

 

Art. 25

- Ripartizione delle competenze e informazioni

Abrogato. (124)

 

Sezione II

- Definizione e caratteristiche delle strutture ricettive

 

Art. 26

- Alberghi

1. Sono alberghi le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico che, ubicate in uno o più stabili o parti di stabili, forniscono alloggio e possono disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.

2. Possono assumere la denominazione di "motel" gli alberghi ubicati nel vicinanze di grandi vie di comunicazione o di porti e approdi turistici, i quali risultino attrezzati per la sosta e l’assistenza delle autovetture e/o delle imbarcazioni. Nei "motel" sono altresì assicurati i servizi di autorimessa, rifornimento carburanti e riparazione.

3. Possono assumere la denominazione di "villaggio albergo" gli alberghi caratterizzati dalla centralizzazione dei principali servizi in funzione di più stabili facenti parte di un unico complesso e inseriti in un’area attrezzata per il soggiorno e lo svago della clientela.

4. Negli alberghi è consentita la presenza di unità abitative, costituite da uno o più locali e dotate di servizio autonomo di cucina, nel limite di una capacità ricettiva non superiore al 40 (8) per cento di quella complessiva dell’esercizio.

 

Art. 27

- Residenze turistico - alberghiere

1. Sono residenze turistico - alberghiere le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico, ubicate in uno o più stabili o parti di stabili, che offrono alloggio in unità abitative arredate, costituite da uno o più locali e dotate di servizio autonomo di cucina. Le residenze turistico-alberghiere possono disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.

2. Nelle residenze turistico - alberghiere i clienti possono essere alloggiati anche in camere, con o senza il vano soggiorno e senza il servizio autonomo di cucina. La capacità ricettiva di tali locali non deve risultare superiore al40 (9) per cento di quella complessiva dell’esercizio.

 

Art. 28

- Dipendenze

1. Salva l’ipotesi del "villaggio albergo" nel caso in cui l’attività ricettiva di cui agliarticoli 26 e27 venga svolta in più stabili o parte di stabili, viene definito "casa madre" lo stabile in cui, oltre ai locali destinati ad alloggio per i clienti, sono ubicati i servizi di ricevimento e portineria nonché gli altri servizi generali a disposizione della clientela. Gli altri stabili sono definiti "dipendenze".

 

Art. 29

- Campeggi(10)

1. Sono campeggi le strutture ricettive a gestione unitaria, aperte al pubblico, attrezzate su aree recintate per la sosta e il soggiorno di turisti provvisti, di norma, di mezzi di pernottamento autonomi e mobili. I campeggi possono altresì disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.

2. E' consentita in non più del 40 per cento delle piazzole l'installazione di strutture temporaneamente ancorate al suolo per l'intero periodo di permanenza del campeggio nell'area autorizzata, allestite dal titolare o gestore e messe a disposizione degli ospiti sprovvisti di mezzi propri di pernottamento.

3. Nei campeggi già esistenti al 5 dicembre 1997 o per i quali a tale data fosse già stata presentata domanda di autorizzazione, è consentito mantenere la presenza di un numero di piazzole, interessate da strutture allestite dal titolare o gestore, fino a un massimo di trenta, ove già autorizzate.

4. Nei campeggi è consentito l'affitto di non più del 40 per cento delle piazzole per l'intera durata del periodo di apertura della struttura.

 

Art. 30

- Villaggi turistici

1. Sono villaggi turistici le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico, attrezzate su aree recintate con strutture temporaneamente o permanentemente ancorate al suolo allestite dal titolare o gestore e messe a disposizione per la sosta e il soggiorno di turisti sprovvisti, di norma, di mezzi autonomi di pernottamento. I villaggi turistici possono altresì disporre di ristorante, bar e altri servizi accessori.

2. Nei villaggi turistici è consentita la presenza di piazzole utilizzabili da clienti forniti di mezzi propri di pernottamento, purché in misura non superiore al 40 (11) per cento del numero complessivo delle piazzole.

3. Abrogato. (12)

4. Nei villaggi turistici è consentito l’affitto di non più dei quaranta per cento delle piazzole per l’intera durata del periodo di apertura della struttura.

 

Art. 31

- Aree di sosta

1. Sono aree di sosta le strutture ricettive, a gestione unitaria, aperte al pubblico, che hanno un minimo di cinque e un massimo di cinquanta piazzole, destinate alla sosta, per non più di settantadue ore, di turisti provvisti di mezzi di pernottamento autonomo. Le aree di sosta possono disporre di bar e spaccio al servizio delle sole persone ospitate.

 

Art. 32

- Parchi di vacanza

1. Sono denominati parchi di vacanza i campeggi, a gestione unitaria, in cui è praticato l’affitto della piazzola ad un unico equipaggio per l’intera durata del periodo di apertura della struttura.

2. Nei parchi di vacanza è consentito, per non più del quaranta per cento delle piazzole, l’affitto delle piazzole stesse per periodi inferiori a quelli di apertura della struttura.

 

Art. 33

- Divieti di vendita e affitto

1. Nei campeggi, nei villaggi turistici, nelle aree di sosta e nei parchi di vacanza è vietata la vendita frazionata delle piazzole e delle strutture ancorate al suolo che insistono sulla piazzola, ovvero l’affitto delle stesse per periodi pluriennali o indeterminati.

 

Sezione III

- Procedura e criteri di classificazione(13)

 

Art. 34

- Esercizio dell'attività(14)

1. L'esercizio delle strutture ricettive di cui al presente capo è soggetto a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di accesso agli atti), da presentare, esclusivamente in via telematica, allo sportello unico per le attività produttive (SUAP) competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158 e il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. La SCIA può riguardare anche la somministrazione di alimenti e bevande agli alloggiati, ai loro ospiti e a coloro che sono ospitati nella struttura ricettiva in occasione di manifestazioni e convegni organizzati, nonché la fornitura agli ospiti di giornali e riviste, materiale per uso fotografico e di registrazione audiovisiva, cartoline e francobolli.

4. La SCIA può essere presentata da persone fisiche, enti, associazioni, società. Nel caso in cui il segnalante non sia persona fisica è obbligatoria la designazione di un gestore. Il titolare e il gestore possono nominare loro rappresentanti purché in possesso dei requisiti di cui all'articolo 34 bis, commi 1 e 2.

5. Lo SUAP competente per territorio, entro cinque giorni dal ricevimento, trasmette al comune capoluogo e alla Città metropolitana di Firenze copia della SCIA e relative variazioni.

 

Art. 34 bis

- Requisiti(15)

1. Il titolare, il gestore e i loro rappresentanti sono in possesso dei requisiti previsti dagli articoli 11 e 92 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS) approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

2. In caso di società o di organismo collettivo i requisiti di cui al comma 1 sono posseduti da tutti i soggetti per i quali è previsto l’accertamento antimafia ai sensi dell’articolo 85 del decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136). (125)

3. L'esercizio dell'attività è subordinato altresì all'esistenza, nella struttura ricettiva, dei seguenti requisiti:

a) requisiti obbligatori previsti per il livello minimo di classificazione dal regolamento di cui all'articolo 158 ;

b) superficie minima di 8 metri quadrati nelle camere con un posto letto; è consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l'alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni;

c) superficie minima di 14 metri quadrati nelle camere con due posti letto, con l'aggiunta di 6 metri quadrati per ogni ulteriore letto fino a un massimo di due; è consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l'alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni;

d) altezza minima interna utile dei locali posti negli alberghi e nelle residenze turistico-alberghiere, compresi i rapporti areoilluminanti, prevista dalle norme e dai regolamenti igienico-edilizi comunali.

4. Sono fatte salve le autorizzazioni già rilasciate alla data di entrata in vigore del presente testo unico in assenza dei requisiti di cui al comma 3, lettere b), c) e d).

5. L'attività è esercitata nell'osservanza dei contratti collettivi nazionali di lavoro e degli accordi sindacali siglati a livello territoriale.

 

Art. 35

- Classificazione(16)

1. Il regolamento di attuazione di cui all’articolo 158 stabilisce, in conformità a quanto previsto dall’articolo 10, comma 5 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 (Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo), convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, i requisiti obbligatori per il livello minimo di classificazione delle strutture ricettive.

2. In relazione alle caratteristiche delle strutture e dei servizi offerti, sono classificati:

a) gli alberghi e le loro dipendenze, con un numero di stelle variabile da uno a cinque;

b) i campeggi e i parchi di vacanza, con un numero di stelle variabile da uno a quattro;

c) le residenze turistico-alberghiere, le loro dipendenze e i villaggi turistici, con un numero di stelle variabile da due a quattro.

3. La classificazione della struttura e le relative variazioni sono determinate in base ad autocertificazione dell’interessato all’atto della presentazione della SCIA di cui all’articolo 34.

 

Art. 36

- Rettifica della classificazione(17)

1. I comuni capoluoghi di provincia e la Città metropolitana di Firenze in ogni momento verificano d’ufficio la sussistenza dei requisiti della struttura ricettiva corrispondenti alla classificazione attribuita e, qualora accertino che la struttura ricettiva possieda i requisiti di una classificazione inferiore a quella in essere, con provvedimento motivato, da notificare all’interessato, procedono alla rettifica della classificazione.

 

Sezione IV

- Norme particolari

 

Art. 37

- Insediamenti occasionali

1. Non è soggetto alle disposizioni di cui al presente testo unico l’insediamento occasionale di tende o di altri mezzi di soggiorno mobile.

 

Art. 38

- Autorizzazione per campeggi temporanei

1. Il Comune può consentire, in aree pubbliche o private ove siano assicurati i servizi generali indispensabili per garantire il rispetto delle norme igienico-sanitarie, la salvaguardia della pubblica salute e dell’ambiente, campeggi della durata massima di sessanta giorni:

a) per rispondere ad avvenimenti di carattere straordinario;

b) per le finalità educative, ricreative, sportive, culturali, sociali, religiose delle associazioni ed organismi senza scopo di lucro.

2. Il Comune determina i criteri per il rilascio delle autorizzazioni di cui al presente articolo.

2 bis. Abrogato. (18)

 

Art. 39

- Campeggi e villaggi turistici a gestione non lucrativa

1. Gli enti, le associazioni, le cooperative e comunque tutti (19) gli organismi operanti senza scopo di lucro per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose, sportive, ricreative, possono organizzare e gestire, al di fuori dei normali canali commerciali, campeggi o villaggi turistici riservati ad ospitare esclusivamente i propri associati. Tali disposizioni si applicano anche a enti ed aziende per il soggiorno dei propri dipendenti e loro familiari.

2. Le strutture di cui al comma 1 non sono soggette a classificazione. Tali strutture devono possedere almeno i requisiti previsti per i campeggi classificati con una stella ovvero per i villaggi turistici classificati con due stelle.

3. Nella SCIA presentata per l’esercizio delle strutture di cui al comma 1, sono indicate le categorie di soggetti abilitati all’utilizzazione delle medesime. (20)

 

Sezione V

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 40

- Compiti di vigilanza e di controllo

Abrogato. (126)

 

Art. 41

- Cessazione dell'attività(21)

1. Qualora sia accertata la mancanza di alcuno dei requisiti obbligatori per il livello minimo di classificazione previsto dal regolamento di cui all' articolo 158 , il comune dispone la cessazione dell'attività, salvo che fissi un termine entro il quale l'interessato provveda a conformare l'attività stessa alla normativa vigente.

2. Il provvedimento di cessazione di cui al comma 1 si applica anche nel caso in cui il titolare o il gestore di una delle strutture ricettive di cui al presente capo non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti.

3. Il comune dispone la cessazione dell'attività altresì qualora venga meno alcuno dei requisiti previsti dalla legge per il titolare o gestore.

 

Art. 42

- Sanzioni amministrative(22)

1. Chi gestisce una delle strutture ricettive disciplinate dal presente capo, senza aver presentato la SCIA o in mancanza dell’autorizzazione di cui all’articolo 38, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.600,00 euro. (127)

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro:

a) chi contravvenga a quanto previsto dai seguenti articoli:

1) articolo 29 , commi 2, 3, 4;

2) articolo 30 , comma 2; (128)

3) articolo 32 , comma 2;

4) articolo 33 ;

5) articolo 44 , comma 1;

b) chi non fornisce i servizi previsti per il tipo di classificazione.

3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro:

a) chi pubblicizzi, mediante qualsiasi mezzo, un livello di classificazione della propria struttura superiore a quello posseduto;

b) chi, essendosi verificate le condizioni per una classificazione a livelli inferiori della propria struttura, ometta di dichiarare tale circostanza (129);

c) chi doti i locali e gli spazi destinati all'alloggio dei clienti con un numero di posti superiore a quello comunicato con la SCIA (130).

4. E' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro chi violi gli obblighi di cui al presente capo o della corrispondente parte del regolamento di attuazione non altrimenti sanzionati.

5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Sezione VI

- Norme transitorie

 

Art. 43

- Norma transitoria per i campeggi e villaggi turistici

1. I campeggi e i villaggi turistici già autorizzati in deroga, ai sensi dell’ art. 25, commi 4 e 5,della legge regionale 29 ottobre 1981 n. 79 "Disciplina e classificazione dei campeggi e dei villaggi turistici", che si trovino nell’impossibilità tecnica dell’adeguamento ai requisiti stabiliti dal presente testo unico e dal relativo regolamento di attuazione, mantengono la classificazione già attribuita fino al 31 dicembre 2008.

2. I campeggi e i villaggi turistici già autorizzati alla data dell’entrata in vigore dellalegge regionale 12 novembre 1997, n. 83 "Nuove norme in materia di disciplina e classificazione delle strutture ricettive" devono adeguare le proprie strutture e i propri servizi alle disposizioni previste dal regolamento di attuazione della stessa legge o dal regolamento di attuazione del presente testo unico entro e non oltre il 31 dicembre 2000 e fino a tale data possono mantenere la classificazione in essere.

 

Art. 44

- Norma transitoria per i campeggi stanziali

Abrogato. (131)

 

Capo II

- Altre strutture ricettive

 

Sezione I

- Disposizioni generali

 

Art. 45

- Oggetto

1. Il presente capo disciplina le seguenti strutture ricettive gestite per la produzione e l’offerta al pubblico di servizi per l’ospitalità:

a) strutture ricettive extra - alberghiere per la ospitalità collettiva:

1) case per ferie;

2) ostelli per la gioventù;

3) rifugi alpini;

4) bivacchi fissi;

5) rifugi escursionistici;

b) strutture ricettive extra - alberghiere con le caratteristiche della civile-abitazione:

1) esercizi di affittacamere;

2) case e appartamenti per vacanze;

3) residenze d’epoca;

c) residence.

2. Con il regolamento di attuazione, la Regione stabilisce i requisiti delle strutture ricettive di cui al comma 1.

 

Art. 46

- Ripartizione delle competenze e informazioni

Abrogato. (132)

 

Sezione II

- Definizioni e caratteristiche delle strutture ricettive extra-alberghiere per l’ospitalità collettiva

 

Art. 47

- Case per ferie e rifugi escursionistici

1. Sono case per ferie le strutture ricettive attrezzate per il soggiorno temporaneo, anche in forma autogestita, di persone o gruppi gestite al di fuori di normali canali commerciali, dai soggetti di cui all’articolo 51. (133)

2. Le strutture ricettive che possiedono i requisiti igienico-sanitari delle case per ferie, idonee a offrire ospitalità e ristoro ad escursionisti in luoghi collegati direttamente alla viabilità pubblica, anche in prossimità di centri abitati, possono assumere la denominazione di rifugi escursionistici.

 

Art. 48

- Ostelli per la gioventù

1. Sono ostelli per la gioventù le strutture ricettive attrezzate prevalentemente per il soggiorno ed il pernottamento dei giovani e dei loro accompagnatori.

 

Art. 49

- Rifugi alpini

1. Sono rifugi alpini i locali idonei ad offrire ospitalità e ristoro ad escursionisti in zone ubicate in luoghi favorevoli ad ascensioni raggiungibili a piedi e non collegate direttamente alla viabilità pubblica.

Art. 50

- Bivacchi fissi

1. I locali di alta montagna e di difficile accesso, allestiti con un minimo di attrezzature per il riparo degli alpinisti sono denominati bivacchi fissi.

2. I bivacchi fissi sono incustoditi e aperti in permanenza.

 

Art. 51

- Soggetti legittimati alla gestione

1. Le strutture ricettive di cui alla presente sezione possono essere gestite da privati, soggetti pubblici, associazioni ed enti che operano senza scopo di lucro per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose, sportive e ricreative.

2. Nel caso in cui il titolare non sia persona fisica è obbligatoria la designazione di un gestore. Il titolare o il gestore possono nominare loro rappresentanti purché in possesso degli stessi requisiti personali richiesti al titolare o gestore. In caso di società o di organismo collettivo i requisiti personali debbono essere posseduti da tutti i soggetti per i quali è previsto l’accertamento antimafia ai sensi dell'articolo 85 del d.lgs. 159/2011. (134)

3. Nel caso di gestione da parte di associazioni, l’attività può essere esercitata solo nei confronti dei soci, fatta eccezione per i rifugi alpini.

4. Abrogato. (24)

 

Art. 52

- Esercizio dell'attività(25)

1. L'esercizio delle strutture ricettive di cui alla presente sezione, salvo il bivacco fisso, è soggetto a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis, commi 1 e 2 e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158 e il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, di igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. La SCIA può riguardare anche la somministrazione di alimenti e bevande agli alloggiati e ai loro ospiti.

4. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 34, commi 4 e 5.

5. È consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l'alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni.

 

Art. 53

- Norme particolari per case per ferie, rifugi e bivacchi(26)

1. Le case per ferie ospitano esclusivamente le categorie di persone indicate nella SCIA.

2. Per i rifugi alpini con custodia nella SCIA è indicato il nominativo del custode che, qualora non coincida con il gestore, sottoscrive la SCIA per accettazione.

3. Chiunque intenda attivare un bivacco fisso ne dà comunicazione allo SUAP competente per territorio specificandone l'ubicazione.

 

Sezione III

- Definizione e caratteristiche delle strutture ricettive extra-alberghiere con le caratteristiche della civile abitazione

 

Art. 54

- Requisiti

1. I locali destinati alle attività ricettive di cui alla presente sezione devono possedere i requisiti strutturali ed igienico-edilizi previsti per le case di civile abitazione, nonché quelli previsti dal regolamento di attuazione del presente capo.

2. L’utilizzo delle abitazioni per le attività di cui alla presente sezione non comporta modifica di destinazione d’uso degli edifici ai fini urbanistici.

 

Art. 55

- Affittacamere(27)

1. Sono esercizi di affittacamere le strutture composte da non più di sei camere per clienti, con una capacità ricettiva non superiore a dodici posti letto, ubicate nello stesso appartamento, nelle quali sono forniti alloggio e, eventualmente, servizi complementari.

2. Gli affittacamere possono somministrare, limitatamente alle persone alloggiate, alimenti e bevande. Gli affittacamere che oltre all'alloggio somministrano la prima colazione possono assumere la denominazione di "bed & breakfast".

 

Art. 56

- Case e appartamenti per vacanze

1. Sono case e appartamenti per vacanze le unità abitative composte da uno o più locali arredati e dotate di servizi igienici e di cucina autonoma, gestite unitariamente in forma imprenditoriale per l'affitto ai turisti, senza offerta di servizi centralizzati. (28)

2. Nella gestione delle case e appartamenti per vacanze devono essere assicurati i servizi essenziali per il soggiorno degli ospiti come definiti nel regolamento di attuazione.

3. La gestione di case e appartamenti per vacanze non può comunque comprendere la somministrazione di cibi e bevande e l’offerta di altri servizi centralizzati caratteristici delle aziende alberghiere.

4. Agli effetti del presente testo unico si considera gestione di case e appartamenti per vacanze la gestione non occasionale e organizzata di una(29) o più case o appartamenti ad uso turistico.

 

Art. 57

- Locazioni ad uso turistico

Non sono soggette alle disposizioni della presente legge le locazioni concluse ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c) della legge 9 dicembre 1998, n. 431 "Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili ad uso abitativo".

 

Art. 58

- Residenze d’epoca

1. Sono residenze d’epoca le strutture ricettive ubicate in complessi immobiliari di particolare pregio storico - architettonico assoggettati ai vincoli previsti dal decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137 ), (30) che offrono alloggio in camere e unità abitative, con o senza servizio autonomo di cucina, con il limite di venticinque posti letto.

2. Nelle residenze d’epoca possono essere somministrati alimenti e bevande nel rispetto delle normative statali vigenti.

3. I servizi minimi offerti dalle residenze d’epoca sono quelli degli affittacamere e delle case e appartamenti per vacanze.

4. Gli alberghi e le residenze turistico - alberghiere di cui agli articoli 26 e 27, nonché gli alloggi agrituristici di cui alla legge regionale 23 giugno 2003, n. 30 (Disciplina delle attività agrituristiche e delle fattorie didattiche in Toscana), (135) che rispondono ai requisiti di cui al comma 1 relativamente al pregio storico-architettonico, possono assumere la denominazione di "residenze d’epoca", mantenendo gli obblighi amministrativi previsti per gli alberghi, le residenze turistico - alberghiere e gli alloggi agrituristici.

 

Art. 59

- Disposizioni concernenti i soggetti gestori

1. È obbligatoria la designazione di un gestore nel caso in cui il titolare della struttura non sia persona fisica. Il titolare o il gestore possono nominare loro rappresentanti purché in possesso degli stessi requisiti personali richiesti al titolare o gestore.

2. Abrogato. (31)

 

Art. 60

- Esercizio dell'attività (136)

1. L’esercizio delle attività ricettive di cui alla presente sezione è soggetto a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis, commi 1 e 2, dall’articolo 54 e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158, nonché il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. Chi gestisce una delle strutture ricettive di cui alla presente sezione, comunica allo SUAP competente per territorio ogni variazione del numero e delle caratteristiche delle case e degli appartamenti di cui dispone per la gestione.

4. Si applica la disposizione di cui all’articolo 34, comma 5.

 

Art. 61

- Affittacamere in forma non imprenditoriale (137)

1. L’attività di affittacamere svolta in forma non imprenditoriale può essere esercitata esclusivamente nella casa dove la persona fisica ha la residenza e il domicilio.

2. L’esercizio dell’attività è soggetto a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

3. Si applica la disposizione di cui all’articolo 34, comma 5.

 

Sezione IV

- Definizione e caratteristiche dei residence

 

Art. 62

- Residence

1. Sono residence le strutture ricettive costituite da almeno sette unità abitative mono o plurilocali, aventi i requisiti igienico-edilizi previsti per le case di civile abitazione, ciascuna arredata, corredata e dotata di servizi igienici e di cucina, gestite unitariamente in forma imprenditoriale per fornire alloggio e servizi, anche centralizzati.

2. Le unità immobiliari devono essere ubicate in stabili a corpo unico od a più corpi.

 

Art. 63

- Classificazione e revisione della classificazione(35)

1. I residence sono classificati con un numero di chiavi variabili da due a quattro sulla base della tabella di classificazione ad essi relativa prevista nel regolamento di cui all'articolo 158.

2. La classificazione della struttura e le relative variazioni sono determinate in base ad autocertificazione dell'interessato.

3. I comuni capoluoghi di provincia e la Città metropolitana di Firenze verificano d'ufficio la sussistenza dei requisiti della struttura ricettiva corrispondenti alla classificazione posseduta e, qualora accertino che la struttura ricettiva possiede i requisiti di una classificazione inferiore a quella in essere, con provvedimento motivato da notificare all'interessato, procedono alla rettifica della classificazione. (138)

 

Art. 64

- Esercizio dell'attività(36)

1. L'esercizio delle strutture ricettive di cui alla presente sezione, è soggetto a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis, commi 1 e 2, dall’articolo 62 e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158 e il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 34, commi 3, 4 e 5.

4. È consentita la sistemazione temporanea di un letto supplementare per l’alloggio di bambini di età non superiore a dodici anni.

 

Sezione V

- Uso occasionale a fini ricettivi

 

Art. 65

- Uso occasionale di immobili a fini ricettivi

1. È consentito, previo nulla osta del Comune e per periodi non superiori a sessanta giorni complessivi nell’arco dell’anno solare, l’uso occasionale di immobili non destinati abitualmente a ricettività collettiva, da parte di soggetti pubblici o delle associazioni ed enti che operano senza scopo di lucro per il conseguimento di finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose, sportive e ricreative.

2. Il Comune concede il nulla osta limitatamente al periodo di utilizzo dopo aver accertato la presenza dei requisiti igienico - sanitari e di sicurezza in relazione al numero degli utenti e al tipo di attività. Al rilascio del nulla osta si applica la procedura del silenzio assenso.(139)

 

Sezione VI

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 66

- Compiti di vigilanza e controllo

Abrogato. (140)

 

Art. 67

- Cessazione dell'attività(37)

1. Qualora sia accertata la mancanza di alcuno dei requisiti obbligatori per il livello minimo di classificazione previsto dal regolamento di cui all'articolo 158, il comune dispone la cessazione dell'attività, salvo che fissi un termine entro il quale l'interessato provveda a conformare l'attività stessa alla normativa vigente.

2. Il provvedimento di cessazione di cui al comma 1 si applica anche nel caso in cui il titolare o il gestore di una delle strutture ricettive di cui al presente capo non abbia consentito agli enti competenti gli accertamenti ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti.

3. Il comune dispone la cessazione dell'attività altresì qualora venga meno alcuno dei requisiti previsti dalla legge per il titolare o gestore.

 

Art. 68

- Sanzioni amministrative.(38)

1. Chi gestisce una delle strutture disciplinate al presente capo senza aver presentato la SCIA (141) è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.600,00 euro.

2. Il superamento della capacità ricettiva consentita, fatto salvo il caso di stato di necessità per i rifugi alpini, comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro.

3. E' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro:

a) chi ospita all'interno della struttura ricettiva soggetti diversi da quelli indicati nella SCIA (142);

b) chi non fornisce i servizi previsti per il tipo di classificazione, ove prevista.

4. E' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro chi violi gli obblighi di cui al presente capo o della corrispondente parte del regolamento di cui all'articolo 158 non altrimenti sanzionati.

5. Chi somministra alimenti e bevande in violazione delle prescrizioni del presente capo è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro.

6. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro:

a) chi pubblicizza, con qualunque mezzo, un livello di classificazione di residence superiore a quello posseduto;

b) chi non fornisce i servizi previsti dalla legge e dal regolamento di cui all'articolo 158 per il tipo di struttura.

7. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Capo III

- Stabilimenti balneari

 

Art. 69

- Stabilimenti balneari

1. Sono stabilimenti balneari le strutture poste sulla riva del mare, di laghi o di fiumi attrezzate per la balneazione con cabine, spogliatoi, servizi igienici e docce.

2. Gli stabilimenti balneari possono altresì essere dotati di altri impianti e attrezzature per la somministrazione di alimenti e bevande e per l’esercizio delle attività connesse alla balneazione, come le cure elioterapiche e termali, le attività sportive e la ricreazione, purché in possesso delle relative autorizzazioni.

3. Il comune nel proprio regolamento, sentita l'azienda unità sanitaria locale, determina le deroghe, per eccezionali esigenze ambientali e morfologiche, ai requisiti fissati per gli stabilimenti dal regolamento di cui all'articolo158. (39)

3 bis. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente comma, con il regolamento di cui all’articolo 158, sono stabiliti:

a) le caratteristiche tecniche per l’individuazione delle opere di facile rimozione realizzate su aree demaniali marittime oggetto di concessione per finalità turistico ricettiva;

b) gli indirizzi per lo svolgimento delle attività accessorie degli stabilimenti balneari ai sensi dell’articolo 11, comma 6, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2010). (105)

 

Art. 70

- Esercizio dell'attività(40)

1. L'apertura di stabilimenti balneari è soggetta a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta l'esistenza dei requisiti previsti dall’articolo 34 bis, commi 1 e 2, dall’articolo 69, commi 1 e 2 e dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 158, nonché il rispetto della disciplina vigente in materia di sicurezza, igiene e sanità, urbanistica e edilizia.

3. Lo SUAP competente per territorio, entro cinque giorni dal ricevimento, trasmette al comune capoluogo e alla Città metropolitana di Firenze copia della SCIA e relative variazioni.

 

Art. 71

- Compiti di vigilanza e controllo

Abrogato. (41)

 

Art. 72

- Sanzioni amministrative(42)

1. Chi gestisce uno stabilimento balneare senza aver presentato la SCIA (143) è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.600,00 euro.

 

Capo IV

- Disciplina dei prezzi delle strutture ricettive e degli stabilimenti balneari

 

Art. 73

- Oggetto (144)

1. Il presente capo disciplina la comunicazione delle caratteristiche delle strutture ricettive e la pubblicità dei prezzi dei servizi e delle caratteristiche delle strutture ai fini della trasparenza delle prestazioni nonché della loro verificabilità da parte degli utenti.

 

Art. 74

- Attribuzione di funzioni

1. Le funzioni amministrative di cui al presente capo sono esercitate dai comuni capoluoghi di provincia e dalla Città metropolitana di Firenze. (145)

Art. 75

- Modalità e contenuti della comunicazione (146)

1. I titolari o i gestori comunicano ai comuni capoluoghi di provincia e alla Città metropolitana di Firenze le informazioni relative alle caratteristiche delle strutture ricettive.

2. La comunicazione è redatta in conformità del modello approvato dal dirigente della competente struttura della Giunta regionale, contiene la descrizione delle caratteristiche della struttura ricettiva, l’elencazione delle attrezzature e dei servizi ed è presentata entro il 31 ottobre di ogni anno.

3. Non vi è obbligo di comunicazione qualora non ci siano state variazioni rispetto alla precedente comunicazione.

 

Art. 76

- Termine di presentazione della comunicazione

Abrogato. (147)

 

Art. 77

- Informazioni (148)

1. I comuni capoluoghi di provincia e la Città metropolitana di Firenze trasmettono alla Regione, entro il 31 dicembre di ogni anno e con le modalità stabilite con atto della Giunta regionale, le comunicazioni delle caratteristiche delle strutture ricettive.

 

Art. 78

- Pubblicità dei prezzi e informazioni all’interno dell’esercizio

1. Nella zona di ricevimento degli ospiti della struttura deve essere tenuta esposta e perfettamente visibile, anche senza esplicita richiesta del cliente, una tabella secondo il modello approvato dal dirigente del competente ufficio della Giunta regionale, riepilogativa dei prezzi dei servizi praticati nell’anno in corso, nonché delle caratteristiche della struttura. (149)

2. In ogni camera o unità abitativa delle strutture ricettive deve essere esposto, in luogo ben visibile, un cartellino contenente le informazioni relative al prezzo massimo del pernottamento ed ai servizi offerti nell’anno in corso, redatto secondo il modello approvato dal dirigente del competente ufficio della Giunta regionale.

3. Abrogato. (150)

4. La pubblicizzazione con qualsiasi mezzo, di offerte che praticano prezzi inferiori a quelli esposti (151) deve riportare chiaramente il periodo di validità, nonché le eventuali condizioni relative ai soggetti destinatari delle offerte stesse. In assenza di tali indicazioni l’offerta deve intendersi come generalizzata e valida per tutto l’anno.

5. Il trattamento di pensione o di mezza pensione è erogato esclusivamente previa richiesta del cliente, al momento della prenotazione o contestualmente all’arrivo presso la struttura.

 

Art. 79

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (152)

 

Art. 80

- Sanzioni amministrative(45)

1. Abrogato. (153)

2. Chi non espone la tabella di cui all'articolo 78, comma 1, o la espone in modo non visibile, è soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 200,00 euro a 1.200,00 euro. La sanzione è ridotta della metà nel caso della mancata esposizione o dell’esposizione non visibile o della compilazione incompleta del cartellino di cui all'articolo 78, comma 2. 154)

3. Chi viola le disposizioni di cui all'articolo 78, comma 4, è soggetto alla sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 300,00 euro a 1.800,00 euro. (155)

4 . Abrogato. (156)

5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le sanzioni pecuniarie previste sono raddoppiate.

 

Art. 81

- Osservatorio regionale del turismo

Abrogato. (46)

 

Capo V

- Agenzie di viaggio e turismo

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 82

- Definizione e attività delle agenzie di viaggio e turismo

1. Sono agenzie di viaggio e turismo (di seguito definite agenzie di viaggio) le imprese che esercitano le seguenti attività tipiche:

a) produzione e organizzazione di viaggi e soggiorni per singole persone o per gruppi, senza vendita diretta al pubblico;

b) produzione e organizzazione di viaggi e soggiorni per singole persone o per gruppi, intermediazione nei servizi di cui alla lettera a) o di singoli servizi separati con vendita diretta al pubblico;

c) intermediazione di viaggi e soggiorni prodotti e organizzati, per singole persone o per gruppi, dalle imprese di cui alla lettere a) e b) e di singoli servizi separati con vendita diretta al pubblico.

2. Nell’esercizio delle attività tipiche di produzione, organizzazione, vendita e intermediazione di viaggi e soggiorni, le agenzie di viaggio stipulano contratti di viaggio, con i quali viene procurato al cliente il pacchetto turistico, ai sensi degli articoli 32 e seguenti del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 (Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio). (157)

3. Rientrano tra le attività delle agenzie di viaggio:

a) la raccolta di adesioni a viaggi e crociere per l’interno e per l’estero;

b) l’organizzazione e realizzazione di gite ed escursioni individuali o collettive e visite guidate di città;

c) la prenotazione e la vendita di biglietti per conto delle imprese nazionali ed estere che esercitano attività di trasporto ferroviario, automobilistico, marittimo, aereo o altri tipi di trasporto;

d) la realizzazione di punti di informazione al pubblico, l'informazione e l'assistenza ai propri clienti, nonché l'accoglienza degli stessi nei porti, aeroporti, stazioni di partenza e di arrivo di mezzi collettivi di trasporto; (47)

e) la prenotazione dei servizi di ristoro e di strutture ricettive e di agriturismi, ovvero la vendita di buoni di credito per i servizi sopra indicati emessi anche da altri operatori nazionali ed esteri;(47)

f) ogni altra forma di attività connessa con la vendita di servizi, ivi compresa la prenotazione e la vendita di biglietti per attività di pubblico spettacolo. (47)

4. Le agenzie di viaggio di cui al comma 1, lett. a) possono stipulare contratti direttamente con i soggetti di cui all’articolo 92 purché si tratti di viaggi collettivi "tutto compreso", organizzati e prodotti dalle agenzie medesime, con un numero di partecipanti non inferiore a venti. Possono altresì stipulare contratti direttamente con i soggetti di cui all’articolo 90.

 

Art. 83

- Requisiti e obblighi per l’esercizio dell’attività

1. Per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio sono necessari i seguenti requisiti personali, strutturali e professionali:

a) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione, da parte del titolare, ovvero del rappresentante legale e della persona che assume la direzione tecnica dell’agenzia se diversa dal titolare o dal rappresentante legale;

b) requisiti strutturali di cui all’articolo 85 ;

c) requisito professionale di cui all’articolo 88.

2. È inoltre necessario che sia stato assolto l’obbligo della stipula della polizza assicurativa di cui all’articolo 86 ;

3. La denominazione dell’agenzia non può essere uguale o simile ad altre adottate da agenzie già operanti sul territorio nazionale, nè essere quella di Regioni o Comuni italiani.

 

Art. 84

- Esercizio dell'attività (158)

1. L'apertura di un’agenzia di viaggio è soggetta a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per territorio.

2. La SCIA attesta il possesso dei requisiti e l’assolvimento degli obblighi di cui all'articolo 83.

3. Nelle agenzie di viaggio sono esposte in modo ben visibile copia della SCIA e delle comunicazioni di cui ai commi 4 e 5.

4. Ogni variazione relativa alla denominazione dell’agenzia di viaggio, al titolare, alla persona preposta alla direzione tecnica, alla denominazione o ragione sociale della società, alla sede, è comunicata allo SUAP entro trenta giorni.

5. Ogni variazione relativa all’attività esercitata tra quelle di cui all’articolo 82, comma 1, è soggetta a SCIA.

6. L’apertura di filiali, succursali e altri punti vendita di agenzie già legittimate ad operare è soggetta a comunicazione allo SUAP competente per territorio.

7. Le agenzie che svolgono attività stagionale concludono esclusivamente contratti relativi a viaggi da esse organizzati che si svolgono integralmente durante i periodi di apertura delle agenzie medesime.

8. Lo SUAP competente per territorio, entro cinque giorni dal ricevimento, trasmette al comune capoluogo e alla Città metropolitana di Firenze copia della SCIA di inizio attività e relative variazioni.

 

Sezione II

- Norme in materia di esercizio dell’attività e tutela dell’utente

 

Art. 85

- Requisiti strutturali

1. Nei locali di esercizio delle imprese di cui all'articolo 82 è consentito lo svolgimento di attività complementari di cui all'articolo 82, comma 3, nonché di ogni altra attività complementare nell'osservanza delle rispettive normative di settore, purché l'attività di agenzia di viaggio sia prevalente rispetto a tutte le altre. La prevalenza è valutata sulla base del numero di addetti e del fatturato. (48)

2. È fatto divieto alle agenzie di viaggio che non effettuano la vendita diretta al pubblico di operare in locali aperti al pubblico. Eventuali insegne devono comunque contenere l’indicazione del divieto di vendita diretta al pubblico di viaggi e soggiorni.

 

Art. 86

- Garanzia assicurativa

1. Le agenzie di viaggio sono tenute a stipulare polizze assicurative di responsabilità civile a copertura dei rischi derivanti alle persone dalla partecipazione ai programmi di viaggio e soggiorno, nonché a garanzia dell’esatto adempimento degli obblighi verso l’utente dei servizi turistici ai sensi degli articoli 19 e 50 del d.lgs. 79/2011. (159)

2. Le polizze assicurative sono stipulate secondo lo schema tipo approvato dal dirigente del competente ufficio della Giunta Regionale, nel quale sono indicate, tra l’altro, le specifiche clausole volte ad assicurare la più sollecita liquidazione del risarcimento dovuto all’utente dei servizi turistici in conseguenza della mancata o difettosa prestazione di servizi da parte dell’agenzia di viaggio.

 

Art. 87

- Chiusura temporanea dell’agenzia

1. Non è consentita la chiusura dell’agenzia di viaggio per un periodo superiore a otto mesi consecutivi.

2. La chiusura temporanea dell’agenzia di viaggio per un periodo di almeno quindici giorni consecutivi è comunicata allo SUAP competente per territorio. (160)

3. In ogni caso l’agenzia non può procedere alla chiusura fino a che sono in corso di svolgimento i contratti relativi a viaggi da essa organizzati, ovvero fino a quando devono ancora svolgersi i viaggi da essa venduti.

 

Sezione III

- Requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio

 

Art. 88

- Requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di agenzia di viaggio

1. La persona fisica titolare di agenzia di viaggio e turismo o il rappresentante legale in caso di società o in loro vece, il preposto alla direzione tecnica dell’agenzia, deve risultare in possesso dei requisiti professionali.(49)

2. Il possesso dei requisiti professionali (49), è attestato dal ricorrere di una delle seguenti ipotesi:

a) sussistenza delle condizioni previste dall’articolo 4 del DLgs 392/1991 ;

b) superamento dell’esame di cui all’articolo 89 o l’equivalente esame previsto dalle leggi delle altre Regioni.

3. Il possesso dei requisiti professionali è richiesto al momento della presentazione della SCIA per l’apertura di una nuova agenzia o della comunicazione della variazione della persona che ha la direzione tecnica della medesima. (161)

4. Ai fini dell’accertamento delle condizioni di cui al comma 2, lettera a), i titolari individuali di agenzia di viaggio e i loro institori, ovvero i loro soci o rappresentanti legali che abbiano prestato effettiva attività lavorativa in agenzia di viaggio in modo continuativo ed esclusivo sono equiparati ai dirigenti o ai dipendenti di cui al DLgs 392/1991 , sulla base dell’attività svolta e per i periodi di tempo ivi previsti.

5. Ai fini dell’accertamento delle condizioni di cui al comma 2, lettera a), i lavoratori subordinati che abbiano svolto attività continuativa ed esclusiva presso agenzie di viaggio e turismo con responsabilità di almeno un reparto, inquadrati nella posizione di quadri o di primo livello o secondo livello in base al contratto collettivo di lavoro della categoria, sono equiparati ai dirigenti di cui al DLgs 392/1991 .

6. Con deliberazione della Giunta regionale sono stabilite le modalità necessarie a comprovare le attività di cui ai commi 4 e 5.

7. Qualora l’attività della persona preposta alla direzione tecnica di una agenzia di viaggio sia sospesa per un periodo superiore a sessanta giorni continuativi in un anno o venga definitivamente a cessare, il titolare è tenuto a darne immediata comunicazione allo SUAP competente per territorio entro trenta giorni, provvedendo, entro il medesimo termine, alla designazione di altra persona in possesso dei requisiti professionali di cui al comma 1. (162)

8. I soggetti di cui al comma 1 devono prestare la propria attività lavorativa con carattere di esclusività in una sola agenzia.

 

Art. 89

- Esame di idoneità

1. Possono presentare la domanda per sostenere l’esame di idoneità, coloro che intendono acquisire l’idoneità professionale; in tal caso, la domanda deve essere accompagnata dalla dichiarazione di designazione da parte di un titolare di agenzia di viaggio o di un rappresentante legale delle associazioni di cui all’articolo 90. Possono altresì presentare la domanda per sostenere l’esame di idoneità coloro che intendono aprire una nuova agenzia di viaggio ovvero i rappresentanti legali delle associazioni di cui all’articolo 90.

2. Per l’ammissione all’esame di idoneità è necessario che il candidato risulti in possesso del diploma di scuola media superiore.

3. La Giunta regionale, con propria deliberazione, specifica le materie d’esame e determina le modalità per l’effettuazione delle prove.

4. La Regione (163) espleta le prove d’esame almeno ogni quattro mesi, qualora vi siano domande pendenti.

5. Abrogato. (164)

6. La Regione (165) rilascia a chi abbia superato positivamente l’esame un attestato di idoneità.

 

Sezione IV

- Associazioni senza scopo di lucro e uffici di biglietteria

 

Art. 90

- Albo delle associazioni senza scopo di lucro che organizzano viaggi

1. È istituito presso il competente ufficio della Giunta regionale l’albo delle associazioni senza scopo di lucro a carattere regionale, o nazionale con rappresentanza sul territorio regionale, che possono svolgere in modo continuativo, esclusivamente per i propri associati, attività di organizzazione e vendita di viaggi, soggiorni, gite ed escursioni.

2. Possono chiedere l’iscrizione all’albo regionale le associazioni senza scopo di lucro con finalità ricreative, culturali, religiose, sociali che abbiano in Toscana un numero di soci non inferiore a diecimila ovvero una presenza organizzata in almeno tre province, a condizione, in quest’ultimo caso, che le associazioni medesime risultino costituite da almeno tre anni e dimostrino di avere svolto, per lo stesso periodo, attività continuativa; dette associazioni devono possedere, per disposizione statutaria , organi democraticamente eletti.

3. Le associazioni che intendono essere iscritte all’albo regionale devono presentare domanda al competente ufficio della Giunta regionale, nella quale sia specificato:

a) la sede legale dell’associazione;

b) le complete generalità del legale rappresentante dell’associazione;

c) il possesso dei requisiti di cui al comma 2 che costituiscono titolo per l’iscrizione all’albo.

4. Alla domanda deve essere allegato lo statuto dell’associazione.

5. Le associazioni già iscritte all’albo regionale di cui all’articolo 2, comma 7, della legge regionale 9 aprile 1990, n. 36 "Promozione e sviluppo dell’associazionismo", nonché le organizzazioni iscritte al registro regionale di cui all’articolo 4 della legge regionale 26 aprile 1993, n. 28 "Norme relative ai rapporti delle organizzazioni di volontariato con la Regione, gli Enti locali e gli altri Enti pubblici. Istituzione del registro regionale delle organizzazioni di volontariato", sono iscritte all’albo regionale di cui al comma 1 dietro presentazione di una domanda in cui sia specificato solo il possesso del requisito di cui al comma 2 lettera c).

6. L’iscrizione all’albo decorre dal sessantesimo giorno successivo alla presentazione della domanda.

7. Le attività di cui al comma 1 possono essere svolte anche da parte delle articolazioni territoriali delle associazioni iscritte all’albo regionale. A tal fine la domanda di cui al comma 3 deve essere integrata con l’elenco delle articolazioni territoriali accreditate e con l’indicazione del legale rappresentante di ciascuna di esse.

8. Le insegne poste all’ingresso, degli uffici, anche decentrati, nei quali vengono organizzate le attività devono contenere l’indicazione che esse sono riservate ai soli soci dell’associazione.

 

Art. 91

- Esercizio dell’attività di organizzazione di viaggio

1. I soggetti di cui all’articolo 90 sono tenuti a dare preventiva comunicazione dell’inizio delle proprie attività disciplinate dalle norme contenute nel presente capo, al comune capoluogo di provincia competente per territorio o alla Città metropolitana di Firenze (166) specificando:

a) le complete generalità nonché il possesso dei requisiti soggettivi previsti dall’articolo 11 del TUl.p.s. approvato con RD 773/1931, e successive modificazioni, della persona che assume la responsabilità organizzativa delle attività;

b) le attività che si intendono esercitare.

2. La comunicazione deve altresì contenere la menzione dell’avvenuta stipula della polizza assicurativa di responsabilità civile di cui all’articolo 86, per la copertura di rischi derivanti ai soci dalla partecipazione alle attività indicate nella comunicazione medesima. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze accertano d’ufficio l’iscrizione all’albo di cui all’articolo 90, comma 1, nonché il possesso dei requisiti professionali della persona che assume la responsabilità organizzativa delle attività, secondo le modalità stabilite all’articolo 88. (167)

3. Ogni variazione relativa al contenuto della comunicazione di cui al comma 1 è comunicata al comune capoluogo di provincia competente per territorio o alla Città metropolitana di Firenze. (168)

4. Il responsabile organizzativo delle attività deve risultare in possesso dei requisiti professionali di cui all’articolo 88. Tale soggetto è responsabile organizzativo anche delle attività esercitate dalle eventuali articolazioni territoriali di cui all’articolo 90, comma 7; l’attività del responsabile organizzativo, che può essere svolta da un socio, è incompatibile con l’attività di responsabile organizzativo di altra associazione. Al responsabile organizzativo non si applica il disposto dell’articolo 8 8, comma 8.

5. Nell’esercizio delle attività di cui al presente articolo, le associazioni senza scopo di lucro stipulano contratti ai sensi del capo I del titolo I del d.lgs. 79/2011. (169)

 

Art. 92

- Organizzazione occasionale di viaggi

1. L’organizzazione e la realizzazione occasionale, senza scopo di lucro, di viaggi, soggiorni, gite ed escursioni, da parte di enti pubblici e organizzazioni che operano a scopo ricreativo, culturale, religioso e sociale è consentita purché le iniziative non superino il numero di cinque nell’arco di un anno solare ed abbiano durata media non superiore a dieci giorni.

2. Il predetto numero di iniziative può essere superato qualora vengano organizzate gite ed escursioni di durata inferiore alle ventiquattro ore, purché, nell’arco dell’anno solare, sia comunque rispettato il limite massimo complessivo di giorni di attività consentiti.

3. Il soggetto organizzatore è tenuto a stipulare un’assicurazione a copertura dei rischi derivanti ai partecipanti dalla effettuazione di ogni singola iniziativa, secondo lo schema tipo definito dal dirigente del competente ufficio della Giunta regionale. Il soggetto organizzatore è altresì tenuto a dare preventiva comunicazione di ogni singola iniziativa al comune capoluogo di provincia competente per territorio o alla Città metropolitana di Firenze, (170) specificando, tra l’altro, l’assenza di scopo di lucro della iniziativa, le generalità del responsabile e il possesso dei requisiti di cui all’articolo 91 comma 1 lettera a).

4. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze esercitano(171) la vigilanza e il controllo delle attività di cui al presente articolo, sospende l’effettuazione dell’iniziativa quando non sia stato osservato l’obbligo della stipula dell’assicurazione.

 

Art. 93

- Uffici di biglietteria

1. Non è soggetta alle norme contenute nel presente capo l’apertura al pubblico degli uffici delle compagnie aeree e di navigazione, nonché delle altre imprese di trasporto operanti nel territorio della Toscana, purché l’attività delle stesse si limiti alla emissione e alla vendita dei biglietti della compagnia rappresentata e non comporti anche l’organizzazione di viaggi, soggiorni, crociere, gite ed escursioni comprendenti prestazioni e servizi resi oltre il servizio di trasporto; in tal caso dette imprese sono soggette alla disciplina di cui all’articolo 83.

2. Non sono soggetti alla disciplina contenuta nel presente capo gli uffici la cui attività si limiti alla vendita di titoli di viaggio dei servizi di trasporto pubblico.

 

Sezione V

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 94

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (172)

 

Art. 95

- Sospensione e cessazione dell’attività

1. Qualora venga meno uno o più requisiti strutturalio professionali di cui all'articolo 88, (51) o manchi la garanzia assicurativa di cui all’articolo 86, il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze dispongono (173) la sospensione dell’attività di agenzia di viaggio per un periodo massimo di sei mesi, se, a seguito di diffida, non si sia ottemperato entro il termine stabilito nella diffida stessa.

2. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze dispongono (174) la cessazione dell’attività nei seguenti casi:

a) qualora alla scadenza del periodo di sospensione di cui al comma 1, non si sia ottemperato quanto previsto nella diffida;

b) qualora venga meno alcuno dei requisiti soggettivi previsti dalla legge per l’esercizio dell’attività.

3. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze sospendono lo svolgimento delle attività di organizzazione di viaggi da parte delle associazioni di cui all’articolo 90 per un periodo massimo di sei mesi qualora, accertato il venir meno della copertura assicurativa di cui all’articolo 91, comma 2, l’associazione non provveda a ricostituirla entro il termine stabilito. (175)

4. Il comune capoluogo di provincia e la Città metropolitana di Firenze dispongono (176) la cessazione dell’attività di organizzazione di viaggio qualora non si sia provveduto alla ricostituzione della copertura assicurativa entro il periodo di sospensione.

 

Art. 96

- Sanzioni amministrative(52)

1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a 4.800,00 euro:

a) chiunque esercita l'attività di agenzia di viaggio senza aver presentato la SCIA di cui all'articolo 84; (177)

b) chiunque contravviene all'obbligo di stipulare la garanzia assicurativa di cui all'articolo 86;

c) l'associazione iscritta all'albo di cui all'articolo 90 che effettua le attività ivi consentite in favore di non associati, ovvero contravviene all'obbligo di stipulare la polizza assicurativa di cui all'articolo 91, comma 2.

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.800,00 euro:

a) chiunque pubblica o diffonde programmi di viaggio in contrasto con le norme di cui all' articolo 9 del d.lgs. 111/1995 ;

b) colui che non presta effettivamente la propria esclusiva attività presso l'agenzia di viaggio di cui risulti essere titolare, o, in sua vece, chi è preposto alla direzione tecnica ai sensi dell'articolo 83, comma 1, lettera a), ovvero il responsabile organizzativo che viola le norme di cui all'articolo 91, comma 4;

c) l'associazione iscritta all'albo di cui all'articolo 90 che effettua le attività ivi consentite senza la preventiva comunicazione (178) prevista all'articolo 91;

d) il soggetto organizzatore di cui all'articolo 92 che contravviene agli obblighi ivi previsti;

e) chi contravviene agli obblighi previsti dall'articolo 85, comma 2;

f) chi contravviene agli obblighi previsti dall'articolo 84, commi 2 e 6; dall'articolo 87 e dall'articolo 90, comma 8.

3. E' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 100,00 a euro 600,00 chi violi gli obblighi di cui al presente capo non altrimenti sanzionati.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Sezione VI

- Norme transitorie

 

Art. 97

- Norme transitorie

1. Gli esami di idoneità di cui all’articolo 89 continuano ad essere espletati dalla Regione Toscana per un anno dall’entrata in vigore del presente testo unico.

2. I depositi cauzionali di cui all’articolo 15 della legge regionale 8 febbraio 1994, n. 16 , "Nuove norme in materia di disciplina delle attività di organizzazione di viaggi" che non siano stati ancora svincolati, a seguito dell’operatività del Fondo nazionale di garanzia, di cui all’articolo 21 del d.lgs 111/1995 , vengono svincolati dalle Province entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente testo unico.

 

Titolo III

- LE PROFESSIONI DEL TURISMO

 

Capo I

- Guida turistica

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 98

- Definizione dell’attività di guida turistica

1. È guida turistica chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi di persone con lo scopo di illustrare le attrattive storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche, nonché le risorse produttive del territorio.

2. L’esercizio dell’attività è consentito:

a) negli ambiti provinciali per i quali è stata conseguita l’abilitazione;

b) senza limiti territoriali, nella specializzazione in particolari settori tematici, ove la stessa guida turistica abbia conseguito l’ulteriore abilitazione;

c) per la visita di musei, gallerie, opere d’arte, ville, scavi archeologici per i quali sia stata conseguita ulteriore specifica abilitazione.

3. Qualora la guida turistica consegua l’abilitazione in tutti gli ambiti provinciali, assume il titolo di "Guida della Toscana".

 

Art. 99

- Requisiti per l’esercizio della professione

1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti requisiti:

a) diploma di scuola media superiore;

b) abilitazione all'esercizio della professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione professionale e il superamento dell'esame, di cui all'articolo 101; (53)

b bis) titolo di studio universitario tra quelli indicati con regolamento regionale e superamento dell'esame, di cui all'articolo 101; il possesso del titolo di studio universitario sostituisce la frequenza del corso di cui alla lettera b);(54)

c) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione.

2. L'esercizio della professione di guida turistica è soggetto a SCIA da presentarsi, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per il territorio nel quale si intende iniziare l'attività. (179)

3. Abrogato. (180)

4. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (55) La tessera reca l’indicazione degli ambiti territoriali e delle specializzazioni per le quali è stata conseguita l’abilitazione, nonché l’eventuale indicazione del titolo di cui all’articolo 98 , comma 3.

5. Abrogato. (181)

6. La cessazione dell'attività di guida turistica è soggetta a comunicazione da presentare allo SUAP a cui è stata presentata la SCIA. (182)

 

Art. 100

- Esenzioni

1. Le norme contenute nel presente capo non si applicano:

a) ai dipendenti di enti pubblici che svolgono le attività disciplinate dalla presente legge per l’espletamento di compiti istituzionali dell’ente e nell’ambito di iniziative da esso promosse e realizzate, muniti di documento di riconoscimento quali dipendenti;

b) alle attività didattiche svolte da esperti, anche con lezioni sui luoghi oggetto di studio, rivolte alle scuole ed istituti di ogni ordine e grado o svolte nell’ambito di corsi di formazione e iniziative a carattere seminariale;

c) a chi, su incarico del Comune e munito della relativa attestazione, in ragione di conoscenze specialistiche di cui abbia notoriamente possesso, svolga, volontariamente senza scopo di lucro, attività divulgativa del patrimonio di interesse turistico-culturale esistente nel territorio del medesimo Comune.

2. I soggetti che operano in base alle esenzioni di cui al presente articolo non possono fregiarsi della qualifica di guida turistica.

 

Art. 101

- Corsi di qualificazione e specializzazione(56)

1. La Regione (183) riconosce corsi di qualificazione professionale e di specializzazione per guide turistiche, ai sensi della normativa regionale vigente.

2. I corsi di qualificazione assicurano la formazione teorica e pratica della guida turistica con l'acquisizione di conoscenze sugli ambiti territoriali provinciali e si concludono con un esame di abilitazione e il rilascio di un attestato di qualificazione.

3. L'ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al possesso del diploma di scuola media superiore e alla conoscenza di una lingua straniera.

4. I corsi di specializzazione sono finalizzati all'ampliamento delle competenze e all'approfondimento delle conoscenze, comprendono la specializzazione su specifici siti museali e su particolari settori tematici e si concludono con un esame e con il rilascio del relativo attestato di specializzazione.

5. I corsi di cui al comma 4 hanno ad oggetto materie che interessano il territorio regionale. (184)

 

Art. 102

- Modalità e contenuti dei corsi di qualificazione

1. Con deliberazione della Giunta regionale, sentiti i soggetti competenti nei settori disciplinati dalle norme contenute nel presente capo e le organizzazioni dei consumatori, sono determinate la composizione della commissione, le materie oggetto dei corsi di qualificazione, il numero delle ore, le modalità di accesso, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi ove non finanziati dal Fondo sociale europeo.

2. Nel provvedimento di cui al comma 1, sono determinati i casi di parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione per coloro che dimostrino, mediante il possesso di idonei titoli di studio e di formazione, di aver già acquisito le conoscenze relative a materie che formano oggetto del corso.

 

Art. 103

- Integrazioni dell’abilitazione professionale

1. Le guide turistiche già in possesso di abilitazione possono estendere l’esercizio della professione ad ulteriori lingue straniere. In tal caso possono chiedere di essere sottoposte ad esame nell’ambito degli esami finali dei corsi di cui all’articolo 101. A tal fine, la commissione d’esame è integrata con esperti.

2. Le guide turistiche già in possesso di abilitazione possono estendere l’esercizio della professione ad altri ambiti territoriali provinciali, frequentando il relativo corso di qualificazione limitatamente agli insegnamenti specifici relativi a tali ambiti territoriali.

3. La Regione (185) rilascia apposita certificazione di abilitazione a chi abbia superato l’esame di cui al comma 1.

3 bis. Abrogato. (186)

 

Art. 104

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali delle guide turistiche deve contenere i relativi prezzi.

2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Art. 105

- Ingresso gratuito

1. Le guide turistiche sono ammesse gratuitamente in tutti i musei, le gallerie, i monumenti di proprietà della Regione e degli enti locali.

 

Sezione II

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 106

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (187)

 

Art. 107

- Sanzioni amministrative(58)

1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:

a) chiunque esercita l'attività professionale di guida turistica senza aver presentato la SCIA;(188)

b) i soggetti di cui agli articoli 82 e 90 che, per lo svolgimento della propria attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro:

a) la guida turistica che esercita al di fuori degli ambiti per cui ha conseguito l'abilitazione;

b) chiunque, beneficiando delle esenzioni di cui all'articolo 100, comma 1, viola il disposto dell'articolo 100, comma 2;

c) la guida turistica che contravviene al divieto di cui all'articolo 104, comma 2.

3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro:

a) la guida turistica che contravviene al disposto dell'articolo 104, comma 1;

b) la guida turistica che esercita in una lingua per la quale non ha conseguito l'abilitazione.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui ai al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

5. Il comune, nei casi di cui al comma 1, lettera b) e al comma 2, lettera b), che assumano particolare gravità oppure siano reiterati nell'anno, può sospendere l'attività fino ad un massimo di trenta giorni.

 

Art. 108

- Divieto di prosecuzione dell’attività

1. La prosecuzione dell’attività professionale di guida turistica è impedita dal Comune qualora l’interessato perda uno dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività.

2. In tal caso è ritirata la tessera di riconoscimento.

 

Sezione III

- Norme transitorie

 

Art. 109

- Norme transitorie

Abrogato. (189)

 

Capo II

- Accompagnatore turistico

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 110

- Definizione dell’attività di accompagnatore turistico

1. È accompagnatore turistico chi, per professione, accompagna singole persone o gruppi durante viaggi attraverso il territorio nazionale od estero per curare l’attuazione dei programmi di viaggio e assicurare i necessari servizi di assistenza per tutta la sua durata, fornendo significative informazioni di interesse turistico sulle zone di transito, al di fuori dell’ambito di competenza delle guide turistiche.

2. Non sono soggetti alle disposizioni del presente capo i dipendenti delle agenzie di viaggio nell’esercizio della propria attività lavorativa.

 

Art. 111

- Requisiti per l’esercizio della professione

1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti requisiti:

a) possesso di titolo di studio o di formazione professionale o di idoneità compreso fra quelli indicati all’articolo 112.

b) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione.

2. L'esercizio della professione di accompagnatore turistico è soggetto a SCIA da presentarsi, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per il territorio nel quale si intende iniziare l'attività. (190)

3. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (59)

4. Abrogato. (191)

5. Possono esercitare l’attività di accompagnatore turistico in Toscana i cittadini italiani o di altri stati membri dell’Ue non residenti in Toscana che risultano autorizzati all’esercizio della professione ai sensi della legislazione dello Stato di appartenenza o della legislazione regionale in materia.

6. La cessazione dell'attività di accompagnatore turistico è soggetta a comunicazione da presentare allo SUAP a cui è stata presentata la SCIA. (192)

 

Art. 112

- Titoli

1. Per lo svolgimento dell’attività di accompagnatore turistico, è richiesto il possesso di uno dei seguenti titoli di studio:

a) diploma di maturità di istituto tecnico o professionale per il turismo;

b) diploma di liceo linguistico;

c) diploma di laurea in economia e gestione dei servizi turistici;

d) diploma di laurea in lingue;

e) diploma di istituto superiore per interpreti e traduttori o laurea in scienze della mediazione linguistica; (60)

f) diploma di laurea in lettere.

2. In alternativa a quanto previsto dal comma 1, per l’attività di accompagnatore turistico è richiesto il possesso del relativo attestato di qualifica, riconosciuto ai sensi delle legislazioni regionali vigenti.

3. È altresì riconosciuto valido, per lo svolgimento dell’attività di accompagnatore turistico, il possesso della idoneità conseguita ai sensi delle legislazioni regionali vigenti.

 

Art. 113

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali degli accompagnatori turistici deve contenere i relativi prezzi.

2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Sezione II

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 114

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (193)

 

Art. 115

- Sanzioni amministrative(61)

1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:

a) chiunque esercita l'attività professionale di accompagnatore turistico senza aver presentato la SCIA (194);

b) i soggetti di cui agli articoli 82 e90 che, per lo svolgimento della propria attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro l'accompagnatore turistico che contravviene al divieto di cui all'articolo 113 , comma 2.

3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro l'accompagnatore turistico che contravviene al disposto dell'articolo 113 , comma 1.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui ai al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

5. Il comune, nei casi di cui ai commi 1 e 2 che assumano particolare gravità oppure siano reiterati nell'anno, può sospendere l'attività fino ad un massimo di trenta giorni.

 

Art. 116

- Divieto di prosecuzione dell’attività

1. La prosecuzione dell’attività professionale di accompagnatore turistico è impedita dal Comune qualora l’interessato perda uno dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività.

2. In tal caso, è ritirata la tessera di riconoscimento.

 

Art. 117

- Norma transitoria

Abrogato. (195)

 

Capo III

- Guida ambientale

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 118

- Definizione dell’attività di guida ambientale

1. E' guida ambientale chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi assicurando la necessaria assistenza tecnica, nella visita di ambienti naturali, anche antropizzati, di musei eco-ambientali, allo scopo di illustrarne gli elementi, le caratteristiche, i rapporti ecologici, il legame con la storia e le tradizioni culturali, le attrattive paesaggistiche, e di fornire, inoltre, elementi di educazione ambientale. Sono esclusi quei percorsi che richiedono comunque l'uso di attrezzature e di tecniche alpinistiche. (62)

2. Abrogato. (63)

3. Con deliberazione della Giunta regionale possono essere individuate eventuali articolazioni nell’ambito della specialità, al fine di adeguare la professione al mercato della domanda.

4. Le guide ambientali collaborano:

a) con la Regione e gli Enti locali per la difesa e la tutela degli ambienti naturali, in special modo per il mantenimento della rete escursionistica della Toscana di cui alla legge regionale 20 marzo 1998, n. 17 "Rete escursionistica della Toscana e disciplina delle attività escursionistiche";

b) con gli enti preposti alla promozione del turismo;

c) con le istituzioni scolastiche per affiancare il corpo insegnante nelle iniziative e programmi di educazione ambientale.

 

Art. 119

- Requisiti e obblighi per l’esercizio dell’attività

1. Per l’esercizio della professione è necessario il possesso dei seguenti requisiti:

a) diploma di scuola media superiore;

b) abilitazione all'esercizio della professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione professionale e il superamento dell'esame, di cui all'articolo 121 ovvero abilitazione conseguita in altra regione o Stato membro della Unione europea ovvero abilitazione tecnica di accompagnatore di media montagna di cui all'articolo 22 della legge 2 gennaio 1986, n. 6 (Ordinamento della professione di guida alpina), limitatamente alla specialità escursionistica;(64)

b bis) titolo di studio universitario tra quelli indicati con regolamento regionale e superamento dell'esame, di cui all'articolo 121; il possesso del titolo di studio universitario sostituisce la frequenza del corso di cui alla lettera b).(65)

c) idoneità psico-fisica all’esercizio della professione attestata da certificato rilasciato dalla Azienda unità sanitaria locale del Comune di residenza;

d) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione.

2. È inoltre necessario che sia stato assolto l’obbligo della stipula di una polizza assicurativa di responsabilità civile a copertura dei rischi derivanti alle persone dalla partecipazione alle visite, con massimale non inferiore a quello stabilito con deliberazione della Giunta regionale.

3. L'esercizio della professione di guida ambientale nella specialità prescelta è soggetto a SCIA da presentarsi, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per il territorio nel quale si intende iniziare l'attività.(196)

4. Abrogato. (197)

5. Il Comune, accertata l’esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede, ai fini della tutela dell’utente, al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (66)

6. Abrogato. (67)

7. Abrogato. (198)

 

Art. 120

- Rapporti con le professioni di guida di parco e guida alpina

1. Le guide alpine - maestri di alpinismo e gli aspiranti guide alpine iscritte nell’apposito albo professionale regionale di cui all’articolo 143 possono esercitare la professione di guida ambientale escursionistica.

2. Le guide di parco o di riserva naturale di cui all’articolo 21 della legge regionale 11 aprile 1995, n. 49 "Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree naturali protette di interesse locale", possono esercitare la professione di guida ambientale nella specialità attinente. In tal caso i corsi di formazione di cui all’ articolo 21, comma 3, della LR 49/1995 devono garantire la conoscenza generale dell’intero territorio regionale.

3. I soggetti di cui al comma 2 che intendano esercitare la professione di guida ambientale devono possedere i requisiti e sono soggetti agli obblighi di cui all’articolo 119, fatta eccezione per il possesso dell’abilitazione professionale.

4. L’Ente gestore di parco o riserva naturale può rilasciare alle guide ambientali abilitate ai sensi del presente testo unico il titolo di guida di parco o di riserva ovvero valutare la formazione acquisita dalle guide ambientali ai fini dell’esonero parziale dai corsi di formazione di cui all’ articolo 21, comma 3, della LR 49/1995.

 

Art. 121

- Corsi di qualificazione e specializzazione(68)

1. La Regione (199) riconosce corsi di qualificazione professionale e di specializzazione per guide ambientali, ai sensi della normativa regionale vigente.

2. I corsi di qualificazione assicurano la formazione tecnico-pratica e teorica della guida ambientale nella singola specialità, si concludono con un esame di abilitazione e il rilascio del relativo attestato.

3. L'ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al superamento di una prova attitudinale teorico-pratica espletata secondo le modalità stabilite dalla Regione (200).

4. I corsi di specializzazione sono finalizzati all'ampliamento delle competenze e all'approfondimento delle conoscenze; comprendono l'acquisizione di nuove tecniche, l'uso di mezzi e la specializzazione su porzioni di territorio.

5. I corsi di specializzazione sono riservati a coloro che già esercitano l'attività di guida ambientale e si concludono con un esame e con il rilascio di un attestato.

 

Art. 122

- Modalità e contenuti dei corsi

1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentiti i soggetti competenti nei settori disciplinati dalle norme contenute nel presente capo e le organizzazioni dei consumatori, determina le materie oggetto dei corsi di qualificazione, di specializzazione,(69) il numero delle ore, le modalità di accesso, la composizione della commissione esaminatrice, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal Fondo sociale europeo.

2. Nel provvedimento di cui al comma 1, sono determinati eventuali casi di parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative prove attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di avere già acquisito le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.

 

Art. 123

- Obblighi professionali

1. Le guide ambientali garantiscono lo svolgimento dell'escursione nella sicurezza per i propri clienti graduando la difficoltà dei percorsi alle effettive capacità degli stessi. (70)

 

Art. 124

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali deve contenere relativi prezzi.

2. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Sezione II

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 125

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (201)

 

Art. 126

- Sanzioni amministrative(71)

1. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:

a) chiunque esercita l'attività professionale di guida ambientale senza aver presentato la SCIA; (202)

b) i soggetti di cui agliarticoli 82 e90 che, per lo svolgimento della propria attività, si avvalgono delle persone di cui alla lettera a).

2. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro la guida ambientale che contravviene al divieto di cui all'articolo 124 , comma 2.

3. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro la guida ambientale che contravviene al disposto dell'articolo 124 , comma 1.

4. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Art. 127

- Divieto di prosecuzione dell’attività

1. Fatto salvo il caso previsto dall’articolo 121 , comma 5, nel caso di mancata presentazione della documentazione di cui all’articolo 119 , comma 6, l’esercizio della professione di guida ambientale è sospeso fino alla presentazione della documentazione e, comunque, per un periodo massimo di tre anni. Decorso tale termine massimo, il Comune vieta la prosecuzione dell’attività.

2. La prosecuzione dell’attività è impedita dal Comune qualora l’interessato perda uno dei requisiti richiesti per l’iscrizione.

3. In caso di sospensione o divieto di prosecuzione dell’attività, è ritirata la tessera di riconoscimento.

 

Art. 128

- Norma transitoria

1. In sede di prima attuazione e comunque non oltre ventiquattro mesi dall’entrata in vigore del presente testo unico, ai corsi di qualificazione, con esame di abilitazione finale, sono ammessi anche coloro che, privi di diploma di maturità, abbiano svolto in Toscana, per un periodo non inferiore a due anni nell’ultimo quinquennio, attività di cui al presente Capo, documentate fiscalmente.

 

Capo IV

- Maestro di sci

 

Sezione I

- Definizione e attività

 

Art. 129

- Definizione dell’attività di maestro di sci

1. È maestro di sci, ai sensi dell’articolo 2 della legge 8 marzo 1991, n. 81 "Legge-quadro per la professione di maestro di sci e ulteriori disposizioni in materia di ordinamento della professione di guida alpina", chi insegna professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, a persone singole ed a gruppi di persone, le tecniche sciistiche in tutte le loro specializzazioni, esercitate con qualsiasi tipo di attrezzo, su piste di sci, itinerari sciistici, percorsi di sci fuori pista ed escursioni con gli sci che non comportino difficoltà richiedenti l’uso di tecniche e materiali alpinistici, quali corda, piccozza e ramponi.

2. Le aree sciistiche ove è prevista l’attività dei maestri di sci sono individuate e delimitate dalle Province, ai sensi della legge regionale 13 dicembre 1993, n. 93 recante "Norme in materia di piste da sci e impianti a fune ad esse collegati".

 

Art. 130

- Albo professionale regionale dei maestri di sci

1. È istituito l’albo professionale regionale dei maestri di sci, nel quale devono essere iscritti tutti i soggetti che intendono esercitare in modo stabile in Toscana la professione di maestro di sci. Si intende esercizio stabile della professione l’attività svolta dal maestro di sci che abbia un recapito in Toscana ai fini dell’offerta delle proprie prestazioni.

2. L’albo è tenuto ed aggiornato dal Collegio regionale dei maestri di sci di cui all’articolo 135 , sotto la vigilanza della Regione che la esercita nelle forme previste dal successivo articolo 140.

3. L’albo professionale regionale dei maestri di sci è suddiviso, per specialità, nelle seguenti sezioni:

a) maestri di sci alpino;

b) maestri di sci di fondo;

c) maestri di sci di "snowboard".

4. L’iscrizione nell’albo professionale ha efficacia per tre anni, è limitata alla sezione in cui il maestro è iscritto ed è mantenuta a seguito di presentazione del certificato di idoneità psico-fisica di cui all’articolo 131 comma 1, lett. a) nonché dell’attestato di frequenza degli appositi corsi di aggiornamento obbligatori di cui all’articolo 132.

 

Art. 131

- Requisiti per l’iscrizione all’albo

1. Possono essere iscritti all’albo professionale regionale dei maestri di sci coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti:

a) idoneità psico-fisica attestata da certificato rilasciato dall’Azienda unità sanitaria locale del Comune di residenza;

b) assolvimento dell’obbligo scolastico;

c) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione, anche temporanea, dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione;

d) abilitazione all’esercizio della professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione professionale di cui all’articolo 132 ed il superamento dei relativi esami.

1 bis. Il collegio, accertata l'esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (72)

 

Art. 132

- Corsi di qualificazione, aggiornamento e specializzazione

1. La Regione (203) riconosce corsi di qualificazione e di specializzazione professionale per maestri di sci, nonché i corsi di aggiornamento obbligatori di cui all'articolo 130 , comma 4, ai sensi della normativa regionale vigente. (73)

2. Gli interventi formativi sono attuati in collaborazione con il Collegio regionale dei maestri di sci, prevedendo, per le materie di carattere tecnico e didattico, l’impiego di istruttori nazionali della Federazione Italiana Sport Invernali.

3. I corsi di qualificazione professionale devono assicurare la formazione tecnico - pratica e teorica del maestro di sci nella singola specialità. Essi si concludono con un esame e il rilascio del relativo attestato.

4. L’ammissione ai corsi di qualificazione è subordinata al superamento di una prova attitudinale pratica.

5. I corsi di aggiornamento si riferiscono alle stesse materie di insegnamento previste per i corsi di qualificazione. L’attestato di frequenza finale viene rilasciato ai soli soggetti che abbiano assicurato la propria presenza ad almeno il settantacinque per cento delle ore di insegnamento.

6. Il maestro di sci che si trovi nella impossibilità di frequentare il corso di aggiornamento periodico obbligatorio a causa di malattia od altro comprovato motivo di forza maggiore, è tenuto a frequentare il corso di aggiornamento immediatamente successivo alla cessazione dell’impedimento; in tal caso, la validità dell’iscrizione nell’albo professionale, è prorogata fino a quando il corso obbligatorio sia superato ed, in ogni caso, per un periodo massimo d tre anni, fatto salvo l’accertamento dell’idoneità psico-fisica di cui all’articolo 131 , comma 1, lettera a).

7. I corsi di specializzazione sono finalizzati all’acquisizione di particolari tecniche, sono riservati ai soggetti già iscritti all’albo professionale e si concludono con il rilascio del relativo attestato.

 

Art. 133

- Modalità e contenuti dei corsi

1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentiti (204) il Collegio regionale dei maestri di sci di cui all’articolo 135 e le organizzazioni dei consumatori, determina le materie oggetto dei corsi di qualificazione, di specializzazione e di aggiornamento, il numero delle ore, le modalità di accesso, la composizione della commissione esaminatrice, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal Fondo sociale europeo. Le materie e gli argomenti dei corsi sono determinati nel rispetto dei criteri e dei livelli delle tecniche sciistiche definiti dalla Federazione Italiana Sport Invernali.

2. Nel provvedimento di cui al comma 1 sono determinati i casi di parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative prove attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di aver già acquisito le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.

3. I maestri di sci già abilitati in una specialità che hanno superato la prova attitudinale per l'ammissione ai corsi di qualificazione di altra specialità, sono esonerati dal corso di formazione e dall'esame limitatamente alle materie già oggetto del corso di formazione per il quale è stata ottenuta l'abilitazione. (74)

 

Art. 134

- Maestri di sci di altre regioni e Stati(103)(106)

1. I maestri di sci già iscritti negli albi professionali di altre regioni o province autonome che intendono esercitare stabilmente la professione di maestro di sci anche in Toscana devono richiedere l'iscrizione nell'albo professionale regionale della Toscana.

2. Il Collegio regionale dei maestri di sci provvede all'iscrizione dopo aver verificato la permanenza dei requisiti di cui all'articolo 131.

3. I maestri di sci iscritti negli albi di altre regioni o province autonome che intendono esercitare temporaneamente o saltuariamente in Toscana devono darne preventiva comunicazione al Collegio regionale dei maestri di sci, indicando le località sciistiche nelle quali intendono esercitare ed il periodo di attività.

4. Ai maestri di sci, cittadini di stati membri dell’Unione europea diversi dall’Italia non iscritti in alcun albo regionale che intendono esercitare in Toscana la professione in maniera stabile o in via occasionale e temporanea, si applica la disciplina contenuta nel decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 (Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania).

5. Gli obblighi di cui al comma 3, non si applicano ai maestri di sci provenienti con i loro allievi da altre regioni, province autonome o da altri Stati che esercitano temporaneamente in Toscana.

6. Ai cittadini di Stati non membri dell'Unione europea che vogliono esercitare stabilmente la professione di maestro di sci si applicano le disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394 (Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’art.1, comma 6, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286).

7. L’esercizio stabile della professione dei maestri di sci di stati non appartenenti all’Unione europea è subordinato alla iscrizione nell’albo del Collegio regionale dei maestri di sci della Toscana. L’iscrizione è effettuata a seguito di riconoscimento, da parte della Federazione italiana sport invernali, d’intesa con il Collegio nazionale dei maestri di sci, della equivalenza del titolo professionale acquisito nello stato di provenienza, di verifica della reciprocità di trattamento e della sussistenza dei requisiti soggettivi di cui all’articolo 131.

8. I maestri di sci di stati non membri dell’Unione europea non iscritti in albi professionali italiani possono esercitare temporaneamente in Toscana previa richiesta di nulla osta al Collegio regionale dei maestri di sci della Toscana. Il nulla osta è rilasciato a seguito di riconoscimento, da parte della Federazione italiana sport invernali d’intesa con il Collegio nazionale dei maestri di sci, della equivalenza del titolo professionale acquisito nello stato di provenienza e di verifica della reciprocità di trattamento.

 

Art. 134 bis

- Esercizio abusivo della professione (104)

1. L'esercizio abusivo della professione di maestro di sci è punito ai sensi dell'articolo 348 del codice penale.

 

Art. 135

- Collegio regionale dei maestri di sci

1. È istituito, quale organo di autodisciplina e di autogoverno della professione, il Collegio regionale dei maestri di sci. Del Collegio fanno parte tutti i maestri iscritti nell’albo della Regione, nonché i maestri di sci che abbiano momentaneamente sospeso l’attività oppure l’abbiano cessata.(75)

2. Sono organi del Collegio:

a) l’assemblea, costituita da tutti i membri del Collegio;

b) il consiglio direttivo, i cui componenti sono eletti dalla assemblea con le modalità previste dal regolamento di cui al comma 3, lettera d);

c) il presidente, eletto dal consiglio direttivo al proprio interno.

3. Spetta all’assemblea del Collegio:

a) eleggere il consiglio direttivo;

b) approvare annualmente il bilancio del Colle;

c) eleggere i propri rappresentanti nel Collegio nazionale dei maestri di sci;

d) adottare il regolamento relativo al funzionamento del Collegio, su proposta del consiglio direttivo;

e) pronunciarsi su ogni questione che sia sottoposta dal consiglio direttivo o sulla quale, una pronuncia dell’assemblea sia richiesta da almeno un quinto dei componenti.

4. Spetta al consiglio direttivo del Collegio:

a) svolgere tutte le funzioni concernenti la tenuta dell’albo;

b) vigilare sull’esercizio della professione;

c) applicare le sanzioni disciplinari;

d) collaborare con la Regione, oltre che con le Province, nell’organizzazione delle attività formative di cui agli articoli 132 e133 ;

e) svolgere ogni altra azione diretta a tutelare gli interessi degli iscritti;

f) stabilire le caratteristiche e le modalità d’uso del distintivo di riconoscimento e della divisa di maestro di sci.

5. Il Consiglio regionale, su richiesta di una Regione contigua, sentito il consiglio direttivo del Collegio regionale dei maestri di sci, può deliberare la trasformazione del Collegio regionale in Collegio interregionale.

 

Art. 136

- Scuole di Sci

1. Agli effetti del presente testo unico, per scuola di sci si intende qualunque associazione o società cui fanno capo almeno sei maestri di sci per esercitare in modo coordinato la loro attività professionale. L’organico dei maestri di sci della scuola può essere ridotto a quattro unità, con atto del Comune, nelle stazioni sciistiche minori. Le scuole di sci devono avere sede nelle aree sciistiche di cui all’articolo 129 , comma 2.

2. Le scuole di sci devono disporre di una sede adeguata e stipulare una polizza di assicurazione contro i rischi di responsabilità civile verso terzi conseguenti all’esercizio dell’insegnamento da parte dei maestri di sci aderenti alla scuola con massimale non inferiore a quello stabilito con deliberazione della Giunta regionale.

3. Il legale rappresentante di una associazione o società di maestri di sci che intenda istituire una scuola di sci trasmette la SCIA, esclusivamente in via telematica, allo SUAP in cui intende ubicare la sede della scuola, attestante il possesso dei requisiti e l’assolvimento degli obblighi di cui al presente articolo, nonché l’impegno a prestare opera in interventi straordinari di soccorso sulla neve. (205)

4. Alla SCIA è (206) allegata la copia dello statuto, che deve essere ispirato a criteri di democraticità e di partecipazione effettiva dei maestri di sci alla gestione e all’organizzazione della scuola.

 

Art. 137

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali di maestro di sci deve contenere i relativi prezzi.

2. Le scuole di sci devono esporre nelle loro sedi e negli eventuali recapiti, in modo ben visibile al pubblico, la tabella dei prezzi praticati.

3. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Sezione II

- Vigilanza e sanzioni

 

Art. 138

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (207)

Art. 139

- Sanzioni disciplinari

1. I maestri di sci iscritti nell’albo regionale, che si rendano colpevoli di violazione delle norme di deontologia professionale, ovvero delle norme di comportamento previste dal presente testo unico o dalla legge 81/1991 , sono possibili delle seguenti sanzioni disciplinari:

a) ammonizione scritta;

b) censura;

c) sospensione dall’albo per un periodo compreso tra un mese ed un anno;

d) radiazione.

2. I provvedimenti disciplinari sono adottati dal consiglio direttivo del Collegio regionale a maggioranza assoluta dei componenti; contro di essi è ammesso ricorso al consiglio direttivo del Collegio nazionale, entro trenta giorni dalla notifica. La proposizione del ricorso sospende fino alla decisione l’esecutività del provvedimento.

 

Art. 140

- Vigilanza della Regione sul collegio regionale

1. La vigilanza sul Collegio regionale dei maestri di sci spetta alla Giunta regionale.

2. Al fine di cui al comma 1, il presidente del Collegio regionale dei maestri di sci trasmette alla Giunta regionale, entro il termine perentorio del 30 settembre di ogni anno:

a) copia degli atti concernenti la tenuta dell’albo, corredati della relativa documentazione;

b) i provvedimenti del Collegio regionale in materia di sanzioni disciplinari adottate ai sensi del presente testo unico.

3. La Giunta regionale approva i regolamenti relativi al funzionamento del Collegio regionale.

4. La Giunta regionale delibera lo scioglimento del Consiglio direttivo del Collegio che non sia in grado di funzionare regolarmente, sentito il parere del Collegio nazionale; in tal caso, le funzioni del Consiglio sono affidate ad un commissario straordinario fino alla elezione del nuovo Consiglio, che deve aver luogo entro novanta giorni dallo scioglimento del precedente.

 

Art. 141

- Sanzioni amministrative(76)

1. Fermo restando quanto previsto dalle norme penali, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 3.000,00 euro:

a) chiunque esercita stabilmente la professione di maestro di sci senza essere iscritto all'albo regionale di cui all' articolo 130 ;

b) il maestro di sci straniero che esercita temporaneamente l'attività senza aver ottenuto il preventivo nulla osta di cui all' articolo 134.

2. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro il maestro di sci che contravviene alla disposizione dell' articolo 137 , comma 3. La sanzione è raddoppiata nell'ipotesi in cui contravvenga a tale disposizione una scuola di sci.

3. È soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro:

a) il maestro di sci iscritto ad albo regionale, che esercita temporaneamente l'attività senza aver provveduto a darne preventiva comunicazione ai sensi dell'articolo 134, comma 3;

b) il maestro di sci o le scuole di sci che violano l'articolo 137, comma 1 o comma 2.

4. L'esercizio abusivo di scuole di sci, comunque denominate, comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a 4.800,00 euro.

5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni pecuniarie sono raddoppiate.

 

Sezione III

- Norme transitorie

 

Art. 142

- Norma transitoria

1. I maestri di sci già iscritti nell’albo professionale regionale alla data di entrata in vigore del presente testo unico e che alla stessa data abbiano frequentato corsi di specializzazione inerenti lo "snowboard" possono iscriversi alla sezione c) maestro di sci di "snowboard" dell’albo stesso, senza sottoporsi ad ulteriori corsi od esami.

 

Capo V

- Guida alpina

 

Art. 143

- Definizione dell’attività di guida alpina

1. È guida alpina, ai sensi dell’articolo 2 della legge 2 gennaio 1989, n. 6 "Ordinamento della professione di guida alpina", chi svolge professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, le seguenti attività:

a) accompagnamento di persone in ascensioni sia su roccia che su ghiaccio o in escursioni in montagna;

b) accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in escursioni sciistiche;

c) insegnamento delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche, con esclusione delle tecniche sciistiche su piste di discesa e di fondo.

2. La professione si articola in due gradi:

a) aspirante guida,

b) guida alpina - maestro d’alpinismo.

3. L’aspirante guida può svolgere le attività di cui al comma 1, con riferimento ad ascensioni di difficoltà non superiore al sesto grado; detto limite non sussiste nel caso che l’aspirante guida alpina faccia parte di comitive condotte da una guida alpina-maestro d’alpinismo e nelle arrampicate in strutture o palestre attrezzate per l’arrampicata sportiva.

4. L’aspirante guida può esercitare l’insegnamento sistematico delle tecniche alpinistiche o sci-alpinistiche solo nell’ambito di una scuola di alpinismo o di sci-alpinismo.

5. L’aspirante guida deve conseguire il grado di guida alpina-maestro d’alpinismo entro il decimo anno successivo a quello in cui ha conseguito l’abilitazione tecnica all’esercizio della professione. In difetto, il diritto all’iscrizione nell’albo professionale di cui all’articolo 144 decade.

6. Le guide alpine sono tenute, in caso di infortuni in montagna o comunque di pericolo per alpinisti, escursionisti o sciatori, a prestare la loro opera di soccorso, compatibilmente con il dovere di mantenere le condizioni di massima sicurezza per i propri clienti.

 

Art. 144

- Albo professionale regionale delle guide alpine

1. È istituito l’albo professionale regionale delle guide alpine nel quale devono risultare iscritti tutti i soggetti che intendono esercitare in modo stabile in Toscana la professione di guida alpina. L’albo è distinto in due sezioni, nelle quali sono iscritte, rispettivamente, gli aspiranti guide e le guide alpine-maestri di alpinismo. L’albo è tenuto ed aggiornato dal Collegio regionale delle guide alpine di cui al successivo articolo 149, sotto la vigilanza della Regione che la esercita nelle forme previste dall’articolo 153.

2. È considerato esercizio stabile della professione l’attività svolta dalla guida alpina che abbia un recapito, anche stagionale, in Toscana ai fini dell’offerta delle proprie prestazioni.

3. L’iscrizione nell’albo professionale regionale ha efficacia per tre anni ed è mantenuta a seguito di presentazione del certificato di idoneità psico-fisica di cui all’articolo 145, comma 1, lettera b), nonché dell’attestato di frequenza degli appositi corsi di aggiornamento obbligatori di cui all’articolo 146.

4. La guida che si trova nella impossibilità di frequentare il corso di aggiornamento periodico obbligatorio a causa di malattia od altro comprovato motivo di forza maggiore, è tenuta a frequentare il corso di aggiornamento immediatamente successivo alla cessione dell’impedimento; in tal caso, la validità dell’iscrizione nell’albo professionale è prorogata fino a quando il corso obbligatorio sia superato ed, in ogni caso, per un periodo massimo di tre anni, fatto salvo l’accertamento dell’idoneità psico-fisica di cui all’articolo 145, comma 1, lettera b).

5. In caso di mancato rinnovo dell’iscrizione all’albo professionale, permane la facoltà di reiscrizione allo stesso nei successivi sei anni, dietro presentazione delle certificazioni di cui al comma 3.

 

Art. 145

- Requisiti per l’iscrizione all’Albo

1. Possono essere iscritti all’Albo professionale regionale delle guide alpine coloro che sono in possesso dei seguenti requisiti:

a) età minima di ventuno anni per le guide alpine-maestri di alpinismo;

b) idoneità psico-fisica attestata da certificato rilasciato dall’Azienda Unità Sanitaria Locale del Comune di residenza;

c) assolvimento dell’obbligo scolastico;

d) assenza di condanne penali che comportino l’interdizione anche temporanea dall’esercizio della professione, salvo che non sia intervenuta la riabilitazione;

e) abilitazione all’esercizio della professione, conseguita mediante la frequenza dei corsi di qualificazione professionale di cui all’articolo 146 ed il superamento dei relativi esami.

1 bis. Il collegio, accertata l'esistenza dei presupposti e requisiti di legge, provvede al rilascio di una tessera di riconoscimento con fotografia secondo il modello indicato dal dirigente della competente struttura regionale. (77)

 

Art. 146

- Corsi di qualificazione e aggiornamento

1. La Regione organizza corsi di qualificazione professionale per aspiranti guide e guide alpine-maestri di alpinismo, nonché i corsi di aggiornamento obbligatorio di cui all’articolo 144, comma 3,ai sensi della normativa regionale vigente. (78)

2. Ai corsi di qualificazione per guide alpine-maestri di alpinismo sono ammessi unicamente gli aspiranti guida che abbiano esercitato la professione per almeno due anni.

3. L’ammissione ai corsi di qualificazione per aspiranti guida è subordinata al superamento di una prova pratica attitudinale.

4. Gli interventi formativi sono attuati in collaborazione con il Collegio regionale delle guide alpine di cui all’articolo 149 ed avvalendosi del Collegio nazionale delle guide alpine di cui all’ articolo 15 della L. 6/1989 .

5. I corsi di aggiornamento obbligatorio di cui all’articolo 144, comma 3, terminano con il rilascio di un attestato di frequenza alle sole guide che abbiano assicurato la propria presenza ad almeno il settantacinque per cento delle ore di insegnamento.

 

Art. 147

- Modalità e contenuti dei corsi

1. La Giunta regionale, con propria deliberazione, sentiti (208) il Collegio regionale delle guide alpine e le organizzazioni dei consumatori, determina le materie oggetto dei corsi di qualificazione, di specializzazione e di aggiornamento, il numero delle ore, le modalità di accesso, la composizione della commissione esaminatrice, la quota parte di spesa a carico dei partecipanti ai corsi, ove non siano finanziati dal Fondo sociale europeo.

2. Nel provvedimento di cui al comma 1 sono determinati i casi di parziale esonero dalla frequenza dei corsi di qualificazione e dalle relative prove attitudinali di ammissione per i soggetti che dimostrino di aver già acquisito le relative conoscenze teoriche o tecnico-pratiche.

 

Art. 148

- Guide alpine di altre regioni e Stati

1. Le guide alpine già iscritte negli albi di altre regioni che intendono esercitare stabilmente la professione anche in Toscana devono richiedere l’iscrizione nell’albo professionale regionale della Toscana.

2. Il Collegio regionale di cui all’articolo 149 provvede all’iscrizione dopo aver verificato la sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 145.

3. L’esercizio, della professione da parte di guide alpine che provengono dall’estero o da altre regioni italiane e che accompagnano loro clienti non è subordinato all’iscrizione nell’albo.

4. L’iscrizione, per i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, è subordinata al riconoscimento da parte del Collegio nazionale delle guide alpine dell’equivalenza del titolo rilasciato nello Stato di provenienza.

 

Art. 149

- Collegio regionale delle guide alpine

1. È istituito, quale organo di autodisciplina e di autogoverno della professione, il Collegio regionale delle guide alpine; del collegio fanno parte tutti gli aspiranti guida e le guide alpine-maestri di alpinismo iscritti nell’albo regionale, nonché le guide alpine maestri di alpinismo e le aspiranti guida che abbiano cessato l’attività per anzianità o per invalidità, residenti in Toscana.

2. Sono organi del collegio:

a) l’assemblea, costituita da tutti i membri del collegio;

b) il consiglio direttivo, i cui componenti sono eletti dall’assemblea con le modalità previste dal regolamento di cui al comma 3, lett. d);

c) il presidente, eletto dal consiglio direttivo e scelto fra le guide alpine - maestri di alpinismo componenti il consiglio stesso.

3. Spetta all’assemblea del collegio:

a) eleggere il consiglio direttivo;

b) approvare annualmente il bilancio del collegio;

c) pronunciarsi su ogni questione che sia sottoposta dal consiglio o sulla quale una pronuncia dell’assemblea sia richiesta da almeno un terzo dei componenti;

d) adottare il regolamento relativo al funzionamento del collegio, su proposta del consiglio direttivo.

4. Spetta al consiglio direttivo del collegio:

a) svolgere tutte le funzioni concernenti la tenuta dell’albo;

b) vigilare sull’esercizio della professione ed applicare le sanzioni disciplinari;

c) collaborare con la Regione e con ogni altro ente, anche ai fini della tutela dell’ambiente montano, nonché della promozione dell’alpinismo e del turismo montano;

d) svolgere ogni altra azione diretta a tutelare gli interessi degli iscritti;

e) stabilire le caratteristiche e le modalità d’uso del distintivo di riconoscimento di guida alpina.

 

Art. 150

- Scuole di alpinismo e di sci-alpinismo

1. Agli effetti della presente legge, per scuola di alpinismo e di sci-alpinismo si intende qualunque associazione o società cui fanno capo almeno tre guide alpine per esercitare in modo coordinato la loro attività professionale.

2. Le scuole di sci devono disporre di una sede adeguata e stipulare una polizza di assicurazione contro i rischi di responsabilità civile verso terzi conseguenti all’esercizio dell’attività da parte delle guide alpine aderenti alla scuola con massimale non inferiore a quello stabilito con deliberazione della Giunta regionale.

3. L'istituzione di una scuola di alpinismo e di sci-alpinismo è soggetta a SCIA da presentare, esclusivamente in via telematica, allo SUAP competente per il territorio in cui s'intende ubicare la scuola. (209)

3 bis. La SCIA è presentata dal legale rappresentante di un'associazione o società di guide alpine e attesta l'impegno a prestare opera in interventi straordinari di soccorso in montagna. (210)

4. Alla SCIA è (211) allegata la copia dello statuto, che deve essere ispirato a criteri di democraticità e di partecipazione effettiva delle guide alpine alla gestione e all’organizzazione della scuola.

 

Art. 151

- Pubblicità dei prezzi

1. Il materiale pubblicitario e informativo delle prestazioni professionali di guida alpina deve contenere i relativi prezzi.

2. Le scuole di alpinismo e sci-alpinismo devono esporre nelle loro sedi e negli eventuali recapiti, in modo ben visibile al pubblico, la tabella dei prezzi praticati.

3. È vietato applicare prezzi superiori a quelli pubblicizzati.

 

Art. 152

- Vigilanza e controllo

Abrogato. (212)

 

Art. 153

- Sanzioni disciplinari

1. Le guide alpine iscritte nell’albo regionale che si rendano colpevoli di violazione delle norme di deontologia professionale, ovvero dalle norme di comportamento previsto dal presente testo unico o dalla legge 6/1989 , sono passibili delle seguenti sanzioni disciplinari:

a) ammonizione scritta;

b) censura;

c) sospensione dell’albo per un periodo compreso tra un mese ed un anno;

d) radiazione.

2. I provvedimenti disciplinari sono adottati dal consiglio direttivo del Collegio regionale a maggioranza assoluta dei componenti; contro di essi è ammesso ricorso al consiglio difettivo del Collegio nazionale, entro trenta giorni dalla notifica. La proposizione del ricorso sospende fino alla decisione l’esecutività del provvedimento.

 

Art. 154

- Vigilanza della Regione sul Collegio regionale

1. La vigilanza sul Collegio regionale delle guide alpine, istituito ai sensi della presente legge, spetta alla Giunta regionale.

2. Ai fini di cui al comma 1, il presidente del Collegio regionale delle guide alpine trasmette alla Giunta regionale, entro il termine perentorio del 30 settembre di ogni anno:

a) copia degli atti concernenti la tenuta dell’albo, corredati della relativa documentazione;

b) i provvedimenti del Collegio regionale in materia di sanzioni disciplinari adottate ai sensi del presente testo unico.

3. La Giunta regionale approva i regolamenti relativi al funzionamento del Collegio regionale.

4. La Giunta regionale delibera lo scioglimento del Consiglio direttivo del Collegio che non sia in grado di funzionare regolarmente, sentito il parere del Collegio nazionale; in tal caso, le funzioni del Consiglio sono affidate ad un commissario straordinario fino alla elezione del nuovo Consiglio, che deve aver luogo entro novanta giorni dallo scioglimento del precedente.

 

Art. 155

- Sanzioni amministrative(79)

1. Fermo restando quando previsto dalle norme penali, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 600,00 euro a 2.600,00 euro chiunque eserciti stabilmente la professione di guida alpina senza essere iscritto all'albo regionale di cui all'articolo 144 .

2. È soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300,00 euro a 1.500,00 euro la guida alpina che contravvenga alla disposizione dell'articolo 151 , comma 3. La sanzione è raddoppiata nell'ipotesi in cui contravvenga a tale disposizione una scuola di alpinismo e sci-alpinismo.

3. Sono soggette alla sanzione amministrativa pecuniaria da 100,00 euro a 600,00 euro le guide alpine e le scuole di alpinismo e sci-alpinismo che contravvengono alle disposizioni dell'articolo 151 , commi 1 e 2.

4. L'esercizio abusivo di scuole di alpinismo e sci-alpinismo, comunque denominate, comporta la sanzione amministrativa pecuniaria da 800,00 euro a 4.800,00 euro.

5. In caso di reiterazione di una delle violazioni di cui al presente articolo nei due anni successivi, le relative sanzioni amministrative pecuniarie sono raddoppiate.

 

Titolo III bis

- VIGILANZA E CONTROLLO (213)

 

Art. 155 bis

- Vigilanza e controllo (214)

1. Le funzioni di vigilanza e controllo sul rispetto delle disposizioni di cui alla presente legge, compresa l’applicazione delle sanzioni amministrative, sono di competenza degli enti cui è attribuita la funzione di amministrazione attiva.

 

Titolo IV

- ABROGAZIONI, RINVII, NORME DI SALVAGUARDIA

 

Art. 156

- Abrogazioni

1. Sono abrogate le seguenti leggi regionali:

a) l.r. 10 gennaio 1987, n. 1 "Disciplina delle strutture ricettive extra - alberghiere" come modificata dalle leggi regionali 9 marzo 1988 n. 15, 28 gennaio 1991 n. 5 e 28 gennaio 1993 n. 4, fatta eccezione per quanto disposto dall’articolo 158 comma 2;

b) l.r. 8 febbraio 1994, n. 16 "Nuove norme in materia di disciplina delle attività di organizzazione di viaggi" come modificata dalle leggi regionali 10 agosto 1994 n. 63, 19 luglio 1995 n. 79, 25 gennaio 1996 n. 8;

c) l.r. 19 luglio 1995, n. 80 "Disciplina delle professioni di guida turistica, accompagnatore turistico e interprete turistico";

d) l.r. 14 novembre 1996, n. 83 "Ordinamento delle professioni di maestro di sci e di guida alpina"

e) l.r. 22 gennaio 1997, n. 7 "Semplificazione delle procedure in materia di pubblicità dei prezzi e delle caratteristiche delle strutture turistiche ricettive e degli stabilimenti balneari" come modificata dalla l.r. 14 agosto 1998 n. 69;

f) l.r. 30 luglio 1997, n. 54 "Disciplina della professione di guida ambientale";

g) l.r. 12 novembre 1997, n. 83 "Nuove norme in materia di disciplina e classificazione delle strutture ricettive" come modificata dalla l.r. 14 agosto 1998 n. 69;

h) l.r. 14 ottobre 1999, n. 54 "Norme di riordino delle funzioni amministrative in materia di informazione, accoglienza e promozione turistica locale della Regione Toscana. Istituzione delle Agenzie per il Turismo".

h bis) legge regionale 21 dicembre 1994, n. 102 (Norme in materia di requisiti igienico-sanitari delle strutture ricettive); (80)

h ter) legge regionale 6 aprile 2000, n. 51 (Modifiche della legge regionale 21 dicembre 1994, n. 102 (Norme in materia di requisiti igienico-sanitari delle strutture ricettive). (80)

2. È abrogato l’articolo 21 della legge regionale 1 dicembre 1998, n. 87 concernente "Attribuzione agli enti locali e disciplina generale delle funzioni e dei compiti amministrativi conferiti alla Regione dal DLgs 31 marzo 1998 n. 112 ".

 

Art. 157

- Norme non inserite nel testo unico che restano in vigore

1. L'attività escursionistica resta disciplinata dalla legge regionale 20 marzo 1998, n. 17.

2. L'attività agrituristica è disciplinata dalla legge regionale 23 giugno 2003, n. 30 .(81)

3. (86)I porti e gli approdi turistici restano disciplinati dalla legge regionale 11 agosto 1997, n. 68.

4. Il sistema di rilevazione, elaborazione, analisi e diffusione dei dati statistici necessari alla informazione, programmazione, promozione dell'attività turistica è fornito dal sistema statistico regionale secondo le disposizioni contenute nella legge regionale 2 settembre 1992, n. 43.

5. Alle attività di promozione turistica si applicano le disposizioni contenute nella legge regionale 14 aprile 1997, n. 28 .

6. Abrogato. (82)(87)

 

Art. 158

- Regolamento di attuazione(102)

1. La Regione (83) approva il regolamento di attuazione entro centottanta giorni dall’entrata in vigore del presente testo unico.

2. Fino all’entrata in vigore del regolamento di attuazione del presente testo unico restano in vigore gli articoli 3, 7, 11 della LR 1/1987.

3. Restano in ogni caso in vigore i regolamenti attuativi delle leggi regionali abrogate all’articolo 156 , anche se recano norme non conformi al testo unico.

 

Art. 159

- Rinvii

1. I rinvii contenuti nel presente testo unico a leggi nazionali e regionali si intendono riferiti anche a tutte le successive disposizioni modificative delle stesse.

 

Art. 160

- Modifiche del testo unico

1. Le disposizioni contenute nel presente testo unico non possono essere abrogate, derogate, sospese o comunque modificate se non in modo esplicito, mediante l’indicazione precisa delle norme da abrogare, derogare, sospendere o modificare.

 

Art. 161

- Norma di salvaguardia

1. Sono fatti salvi gli effetti abrogativi, modificativi, di interpretazione autentica prodotti dalle norme abrogate o modificate dal presente testo unico.

 

Allegati:

 

Allegato A

Tabella degli ambiti turistici

Ambito turistico n. 1, comprendente i territori dei Comuni di Camaiore, Forte dei Marmi,

Massarosa, Pietrasanta, Seravezza, Stazzena e Viareggio;

- Ambito turistico n. 2, comprendente i territori dei Comuni di Campo nell’Elba, Capoliveri, Capraia

Isola, Marciana, Marciana Marina, Portoazzurro, Portoferraio, Rio Marina e Rio nell’Elba;

- Ambito turistico n. 3, comprendente i territori dei Comuni di Buggiano, Chiesina Uzzanese,

Lamporecchio, Larciano, Massa e Cozzile, Monsummano Terme, Montecatini Terme, Pescia,

Pieve a Nievole, Ponte Buggianese e Uzzano;

- Ambito turistico n. 4, comprendente i territori dei Comuni di Cetona, Chianciano Terme,

Montepulciano, Chiusi, Pienza, San Casciano dei Bagni, Sarteano, Sinalunga, Torrita di Siena,

Trequanda;

- Ambito turistico n. 5, comprendente i territori dei Comuni di Bagno a Ripoli, Barberino di Mugello,

Barberino Val d’Elsa, Borgo San Lorenzo, Calenzano, Campi Bisenzio, Capraia e Limite,

Castelfiorentino, Cerreto Guidi, Certaldo, Dicomano, Empoli, Fiesole, Figline Valdarno, Firenze,

Firenzuola, Fucecchio, Gambassi Terme, Greve in Chianti, Impruneta, Incisa Valdarno, Lastra a

Signa, Londa, Marradi, Montaione, Montelupo Fiorentino, Montespertoli, Palazzuolo sul Senio,

Pelago, Pontassieve, Reggello, Rignano sull’Arno, Rufina, San Casciano Val di Pesa, San

Godenzo, San Piero a Sieve, Scandicci, Scarperia, Sesto Fiorentino, Signa, Tavarnelle Val di

Pesa, Vaglia, Vicchio e Vinci;

-- Ambito turistico n. 6, comprendente i territori dei comuni di Campagnatico, Capalbio, Castiglion

della Pescaia, Civitella Paganico, Follonica, Gavorrano, Grosseto, Isola del Giglio, Magliano in

Toscana, Manciano, Massa Marittima, Monte Argentario, Monterotondo Marittimo, Montieri,

Orbetello, Pitigliano, Roccastrada, Scansano, Scarlino, Sorano, Arcidosso, Castel del Piano,

Castell’Azzara, Roccalbenga, Santa Fiora, Seggiano, Semproniano e Cinigiano;(88)

- Ambito turistico n. 7 comprendente i territori dei Comuni di Bibbona, Campiglia Marittima,

Castagneto Carducci, Cecina, Colle Salvetti, Livorno, Piombino, Rosignano Marittimo, San

Vincenzo, Sassetta e Suvereto;

- Ambito turistico n. 8, comprendente i territori dei Comuni di Aulla, Bagnone, Carrara, Casola in

Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Massa, Montignoso, Mulazzo,

Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca in Lunigiana e Zeri;

- Ambito turistico n. 9, comprendente i territori dei Comuni di Bientina, Buti, Calci, Calcinaia,

Capannoli, Casale Marittimo, Casciana Terme, Cascina, Castelfranco di Sotto, Castellina

Marittima, Castelnuovo di Val di Cecina, Chianni, Crespina, Fauglia, Guardistallo, Lajatico, Lari,

Lorenzana, Montecatini Val di Cecina, Montescudaio, Monteverdi Marittimo, Montopoli in Valdarno,

Orciano Pisano, Palaia, Peccioli, Pisa, Pomarance, Ponsacco, Pontedera, Riparbella, San Giuliano

Terme, San Miniato, Santa Croce sull’Arno, Santa Luce, Santa Maria a Monte, Terricciola,

Vecchiano, Vicopisano e Volterra;

- Ambito turistico n. 10, comprendente i territori dei comuni di Asciano, Buonconvento, Casole

d'Elsa, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Chiusdino, Colle di Val d'Elsa, Gaiole in

Chianti, Montalcino, Monteriggioni, Monteroni d'Arbia, Monticiano, Murlo, Poggibonsi, Radda in

Chianti, Radicondoli, Rapolano Terme, San Gimignano, San Giovanni d'Asso, San Quirico d'Orcia,

Siena, Sovicille, Abbadia San Salvatore, Castiglione d’Orcia, Piancastagnaio e Radicofani;.(88)

- Ambito turistico n. 11, comprendente i territori dei Comuni di Anghiari, Arezzo, Badia Tedalda,

Bibbiena, Bucine, Capolona, Caprese Michelangelo, Castel Focognano, Castelfranco di Sopra,

Castel San Niccolò, Castiglion Fibocchi, Castiglion Fiorentino, Cavriglia, Chitignano, Chiusi della

Verna, Civitella in Val di Chiana, Cortona, Foiano della Chiana, Laterina, Loro Ciuffenna,

Lucignano, Marciano della Chiana, Montemignaio, Monterchi, Monte San Savino, Montevarchi,

Ortignano Raggiolo, Pergine Valdarno, Pian di Scò, Pieve Santo Stefano, Poppi, Pratovecchio,

San Giovanni Valdarno, Sansepolcro, Sestino, Stia, Subbiano, Talla e Terranuova Bracciolini;

- Ambito turistico n. 12, comprendente i territori dei Comuni di Abetone, Agliana, Cutigliano,

Marliana, Montale, Pistoia, Piteglio, Quarrata, Sambuca Pistoiese, San Marcello Pistoiese e

Serravalle Pistoise;

- Ambito turistico n. 13, comprendente i territori dei Comuni di Altopascio, Bagni di Lucca, Barga,

Borgo a Mozzano, Camporgiano, Capannori, Careggine, Castelnuovo di Garfagnana, Castiglione

di Garfagnana, Coreglia Antelminelli, Fabbriche di Vallico, Gallicano, Giuncugnano, Lucca,

Minucciano, Molazzana, Montecarlo, Pescaglia, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, Porcari, San

Romano in Garfagnana, Sillano, Vagli di Sotto, Vergemoli, Villa Basilica, Villa Collemandina,

Fosciandora;

- Ambito turistico n. 14, comprendente i territori dei Comuni di Cantagallo, Carmignano,

Montemurlo, Poggio a Caiano, Prato, Vernio e Vaiano;

- Ambito turistico n. 15:

 

 

Note del Redattore:

[1]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 1.

[2]

Nota soppressa.

[3]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 3, ed ora abrogato con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 77.

[4-7]

Note soppresse.

[8]

Parola così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 7.

[9]

Parola così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 8.

[10]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 9.

[11]

Parola così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 10.

[12]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 10.

[13]

Rubrica così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 11.

[14]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 12, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 17.

[15]

Articolo inserito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 13.

[16]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 14, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 19.

[17]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art.15, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 20.

[18]

Comma prima aggiunto con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 16, ed ora abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 21.

[19]

Parole inserite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 17.

[20]

Comma prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 17, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 22.

[21]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 18.

[22]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 19.

[23]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 20.

[24]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 21.

[25]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 22, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 29.

[26]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 23, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 30.

[27]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 24.

[28]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 25.

[29]

Parola sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 25.

[30]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 26.

[31]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 27.

[32-34]

Note soppresse.

[35]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 30.

[36]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 31, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 35.

[37]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 32.

[38]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 33.

[39]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 34.

[40]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 35, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 39.

[41]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 36, ed ora abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 40.

[42]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 37.

[43]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 38.

[44]

Nota soppressa.

[45]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 39.

[46]

Articolo prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 40, ed ora abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 50.

[47]

Lettera così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 41.

[48]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 42.

[49]

Parole soppresse con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 43.

[50]

Nota soppressa.

[51]

Parole inserite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 44.

[52]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 45.

[53]

Lettera così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 46.

[54]

Lettera inserita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 46.

[55]

Parole aggiunte con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 46.

[56]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 47.

[57]

Nota soppressa.

[58]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 49.

[59]

Parole aggiunte con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 50.

[60]

Lettera così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 51.

[61]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 52.

[62]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 53.

[63]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 53.

[64]

Lettera così sostituita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 54.

[65]

Lettera inserita con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 54.

[66]

Parole aggiunte con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 54.

[67]

 

Comma prima sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 54, ed ora abrogato con l.r. 11 dicembre 2012, n. 74 , art. 3.

[68]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 55.

[69]

Parole soppresse con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 56.

[70]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 57.

[71]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 58.

[72]

Comma inserito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 59.

[73]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 60.

[74]

Comma così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 61.

[75]

Parole soppresse con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 62.

[76]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 63.

[77]

Comma aggiunto con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 64.

[78]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 65.

[79]

Articolo così sostituito con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 66.

[80]

Lettera aggiunta con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 67.

[81]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 68.

[82]

Comma abrogato con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 68.

[83]

Parole così sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 69.

[84-85]

Note soppresse.

[86]

v. B.U. 1 aprile 2005, n. 22, Avviso di Rettifica.

[87]

v. B.U. 1 aprile 2005, n. 22, Avviso di Rettifica.

[88]

Allegato A: Ambito turistico sostituito con l.r. 27 luglio 2007, n. 40, art. 11.

[89]

Allegato A: Ambito turistico soppresso con l.r. 27 luglio 2007, n. 40, art. 11.

[90-93]

Note soppresse.

[94]

Parole soppresse con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 74.

[95]

Parole soppresse con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75.

[96]

Comma prima sostituito con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75, ed ora così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 9.

[97]

Comma inserito con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75.

[98]

Lettera così sostituita con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75.

[99]

Parole soppresse con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 75.

[100]

Articolo così sostituito con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 76.

[101]

Articolo abrogato con l.r. 29 dicembre 2010, n. 65 , art. 77.

[102]

Regolamento regionale 23 aprile 2001, n. 18/R .

[103]

Articolo così sostituito con l.r. 11 dicembre 2012, n. 74 , art. 1.

[104]

Articolo inserito con l.r. 11 dicembre 2012, n. 74 , art. 2.

[105]

Comma aggiunto con l.r. 7 maggio 2013, n. 21 , art. 1.

[106]

La Corte costituzionale con sentenza n. 282 del 2013 , si è espressa dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata nei confronti di questo articolo.

[107]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 1.

[108]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 2.

[109]

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 3.

[110]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 4.

[111]

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 5.

[112]

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 6.

[113]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 7.

[114]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 8.

[115]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 10.

[116]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 10.

[117]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 10.

[118]

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 11.

[119]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 12.

[120]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 13.

[121]

Comma così sostituito l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 14.

[122]

Periodo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 14.

[123]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 15.

[124]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 16.

[125]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 18.

[126]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 23.

[127]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 24.

[128]

Punto così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 24.

[129]

Parole soppresse con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 24.

[130]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 24.

[131]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 25.

[132]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 26.

[133]

Periodo soppresso con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 27.

[134]

Periodo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 28.

[135]

Parole prima sostituite con l.r. 17 gennaio 2005, n. 14 , art. 26, ed ora così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 31.

[136]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 32.

[137]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 33.

[138]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 34.

[139]

Parole soppresse con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 36.

[140]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 37.

[141]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 38.

[142]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 38.

[143]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 41.

[144]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 42.

[145]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 43.

[146]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 44.

[147]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 45.

[148]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 46.

[149]

Parole soppresse con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 47.

[150]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 47.

[151]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 47.

[152]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 48.

[153]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 49.

[154]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 49.

[155]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 49.

[156]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 49.

[157]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 51.

[158]

Articolo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 52.

[159]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 53.

[160]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 54.

[161]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 55.

[162]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 55.

[163]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 56.

[164]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 56.

[165]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 56.

[166]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 57.

[167]

Periodo così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 57.

[168]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 57.

[169]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 57.

[170]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 58.

[171]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 58.

[172]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 59.

[173]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 60.

[174]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 60.

[175]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 60.

[176]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 60.

[177]

Lettera così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 61.

[178]

Parole soppresse con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 61.

[179]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 62.

[180]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 62.

[181]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 62.

[182]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 62.

[183]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 63.

[184]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 63.

[185]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 64.

[186]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 64.

[187]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 65.

[188]

Lettera così sostituita conl.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 66

[189]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 67.

[190]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 68.

[191]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 68.

[192]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 68.

[193]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 69.

[194]

Lettera così sostituita conl.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 70.

[195]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 71.

[196]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 72.

[197]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 72.

[198]

Comma abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 72.

[199]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 73.

[200]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 73.

[201]

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 74.

[202]

Lettera così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 75.

[203]

Parola così sostituita con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 76.

[204]

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 77.

[205]

 

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 78.

[206]

 

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 78.

[207]

 

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 79.

[208]

 

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 80.

[209]

Comma così sostituito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 81.

[210]

 

Comma inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 81.

[211]

 

Parole così sostituite con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 81.

[212]

 

Articolo abrogato con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 82.

[213]

 

Titolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 83.

[214]

 

Articolo inserito con l.r. 18 marzo 2016, n. 25 , art. 84

L.P. Autonoma di Trento, 11 giugno 2002, n. 8

L.P. Autonoma di Trento, 11 giugno 2002, n. 8 (1)

Disciplina della promozione turistica in provincia di Trento (2).

 

(1) Pubblicata nel B.U. Trentino-Alto Adige 25 giugno 2002, n. 27.

(2) Per il regolamento di esecuzione della presente legge si veda il D.P.P. 6 agosto 2003, n. 18-139/Leg.

 

 

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

 

Art. 1

Finalità.

1. La Provincia autonoma di Trento riconosce il ruolo fondamentale del turismo quale risorsa per lo sviluppo dell'economia provinciale e per la crescita culturale e sociale. A tal fine:

a) promuove la vocazione turistica del Trentino realizzando e sostenendo azioni di marketing turistico-territoriale (3);

b) promuove uno sviluppo turistico sostenibile, orientato alla qualità e all'innovazione, tenendo conto delle peculiarità dell'ambiente, delle risorse disponibili nonché degli interessi della popolazione locale e dei turisti;

c) formula le scelte di politica turistica tenendo conto della collocazione territoriale del Trentino nel contesto alpino, italiano ed europeo;

d) considera, nella definizione degli interventi di politica turistica, gli interessi delle diverse istituzioni e delle comunità locali individuando idonee forme di concertazione e cooperazione secondo principi di sussidiarietà e responsabilità.

2. La Provincia orienta la programmazione, l'attività amministrativa e le politiche settoriali di incentivazione al perseguimento degli obiettivi di cui al comma 1. (4)

(3) Lettera così sostituita dall'1, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

(4) Articolo così sostituito dall'1, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

 

Art. 2

Linee guida per la politica turistica provinciale.

 

1. Sulla base delle tendenze della domanda e dell'offerta turistica e in relazione alle caratteristiche della realtà socio-economica e ambientale del Trentino, la Giunta provinciale, sentite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore turistico, definisce per il periodo della legislatura e aggiorna le linee guida per la politica turistica provinciale (5).

2. A tal fine, la proposta di linee guida è inviata alla competente commissione permanente del Consiglio provinciale, che può far pervenire le proprie osservazioni entro trenta giorni dal ricevimento, trascorsi inutilmente i quali la Giunta provinciale provvede comunque all'adozione delle linee guida.

3. Le linee guida indicano gli indirizzi generali della politica turistica provinciale e informano gli strumenti di programmazione della Provincia (6).

(5) Comma così modificato dall'2, comma 1, lettera a), L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

(6) Comma così modificato dall'2, comma 1, lettera b), L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

 

Art. 2-bis

Conferenza provinciale per il turismo (7).

 

1. Il Presidente della Provincia indice, ogni due anni la conferenza provinciale per il turismo per la quale sono convocati i rappresentanti delle autonomie locali, dei soggetti previsti dagli articoli 6, 9, 12-bis e 12-quater, degli operatori e dei lavoratori del settore turistico nonché dei settori economici e sociali ad esso collegati.

2. La conferenza esprime orientamenti e formula proposte per la definizione delle politiche turistiche provinciali, valutandone le ricadute sul sistema socio-economico trentino. Gli atti conclusivi della conferenza sono trasmessi alla competente commissione permanente del Consiglio provinciale (8).

(7) Articolo aggiunto dall'3, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

(8) Comma così modificato dall'20, comma 1, L.P. 28 marzo 2013, n. 5.

 

Art. 2-ter

Carta dei diritti del turista.

1. La carta dei diritti del turista, predisposta su iniziativa della Provincia, sentite le associazioni di categoria del settore e dei consumatori e degli utenti maggiormente rappresentative, contiene informazioni sui diritti e sugli obblighi del turista per quanto attiene alla fruizione dei servizi turistico-ricettivi, all'utilizzo dei mezzi di trasporto e all'assistenza sanitaria. La carta informa anche sulle norme vigenti in materia di rispetto e tutela dei luoghi di interesse turistico, sui beni ambientali e culturali, sugli usi e consuetudini locali e su ogni altro aspetto attinente alla valorizzazione, alla qualificazione e riconoscibilità del sistema turistico e alle relative forme di tutela.

2. La carta informa, inoltre, sulla possibilità di avvalersi delle commissioni arbitrali e conciliative istituite presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la risoluzione delle controversie tra imprese, operatori e utenti relative alla fornitura di servizi turistici (9).

(9) Articolo aggiunto dall'4, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

 

Art. 2-quater

Forme di collaborazione e concertazione (10).

 

1. Al fine di promuovere e di favorire la concertazione con i principali attori del turismo trentino, la Provincia, in relazione alle attività finalizzate al marketing turistico-territoriale del Trentino, alla qualificazione dell'offerta turistica e in generale alle finalità di questa legge, promuove sistematiche e idonee forme di consultazione e collaborazione dei soggetti maggiormente rappresentativi dell'offerta turistica trentina e dei soggetti previsti dagli articoli 9 e 12-quater, comma 3.

(10) Articolo aggiunto dall'art. 19, comma 1, lettera b), L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

 

Art. 3

Progetti di ambito.

 

[1. La Provincia riconosce i progetti di ambito promossi dai soggetti di cui all'articolo 9 di concerto con i comuni ricadenti nell'ambito.

2. Il progetto di ambito è finalizzato a delineare, in coerenza con le linee guida di cui all'articolo 2 e con gli altri strumenti della programmazione provinciale e subprovinciale previsti dalla legge provinciale 8 luglio 1996, n. 4 (Nuova disciplina della programmazione di sviluppo e adeguamento delle norme in materia di contabilità e di zone svantaggiate), un idoneo sistema di offerta turistica per il territorio di riferimento; a tale scopo il progetto di ambito individua gli obiettivi, le linee strategiche e operative, i ruoli rispettivamente rivestiti dai soggetti coinvolti, i tempi per la realizzazione delle iniziative e le compatibilità finanziarie] (11).

(11) Articolo prima sostituito dall'2, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 e poi abrogato dall'art. 5, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

 

Art. 4

Coordinamento provinciale per il turismo.

 

[1. Al fine di favorire la concertazione nella definizione della politica turistica provinciale è istituito il coordinamento provinciale per il turismo, che formula proposte ed esprime pareri obbligatori in ordine agli atti di programmazione provinciale individuati dal regolamento di esecuzione della presente legge, in particolare in materia di urbanistica e viabilità, e alla formazione delle linee guida per la politica turistica e dei progetti di cui all'articolo 3 di interesse provinciale, anche avvalendosi delle analisi, degli studi e delle ricerche dell'osservatorio provinciale per il turismo di cui all'articolo 5.

2. Il coordinamento provinciale per il turismo è nominato dalla Giunta provinciale e rimane in carica per la durata della legislatura.

3. Il regolamento di esecuzione della presente legge definisce le modalità per lo svolgimento dei compiti affidati al coordinamento provinciale per il turismo e la sua composizione, assicurando la partecipazione degli organismi rappresentativi dei comuni trentini, delle associazioni di categoria interessate al turismo nonché dei soggetti che svolgono attività di promozione turistica sul territorio provinciale] (12).

(12) Articolo abrogato dall'6, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

 

Art. 5

Monitoraggio del turismo (13).

 

1. La Provincia promuove e svolge le attività di osservazione e monitoraggio del fenomeno turistico e in particolare:

a) analisi, studi e ricerche in materia turistica anche in collaborazione con università, istituti ed enti di ricerca;

b) monitoraggio dell'offerta turistica provinciale con differenziata attività di verifica del relativo andamento nei diversi ambiti turistici ed analisi dei mercati di riferimento; (14)

c) gestione e analisi dei dati statistici e informativi relativi al comparto turistico;

d) ogni altra iniziativa ritenuta utile per l'osservazione del fenomeno turistico.

2. Ferma restando la competenza della struttura provinciale competente in materia di statistica, le attività previste dal comma 1 possono essere trasferite alla società prevista dall'articolo 6, con le modalità stabilite nella convenzione prevista dal comma 3 del medesimo articolo. In tal caso al personale adibito alle attività oggetto di trasferimento si applica l'articolo 53 della legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7 (legge sul personale della Provincia) (15).

(13) Articolo così sostituito dall'7, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

(14) Lettera così sostituita dall'10, comma 1, L.P. 5 agosto 2016, n. 14, entrata in vigore il 10 agosto 2016.

(15) Comma così modificato dall'37, comma 1, L.P. 27 dicembre 2012, n. 25, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione

 

Art. 5-bis

Commissione tecnica per il turismo.

 

[1. È istituita la commissione tecnica per il turismo quale organo tecnico-consultivo della Giunta provinciale per l'esercizio delle funzioni disciplinate dalle leggi in materia di turismo.

2. La commissione tecnica per il turismo è nominata con deliberazione della Giunta provinciale e rimane in carica per la durata della legislatura.

3. In particolare alla commissione tecnica per il turismo spetta:

a) formulare pareri a richiesta della Giunta provinciale sui criteri di incentivazione economica del settore turistico;

b) formulare pareri tecnico-amministrativi sui progetti di massima o esecutivi di opere a carattere turistico ed alberghiero, ivi comprese le piste da sci, di importo superiore al limite fissato dalla Giunta provinciale;

c) formulare pareri sulle domande di agevolazione, presentate ai sensi delle leggi provinciali in materia di incentivi al settore turistico, ivi comprese le piste da sci, di importo superiore ai limiti fissati dalla Giunta provinciale con riferimento a ciascuna legge agevolativa.

4. I pareri tecnico-amministrativi di quest'articolo sostituiscono quelli previsti dalla legge provinciale 10 settembre 1993, n. 26 (Norme in materia di lavori pubblici di interesse provinciale e per la trasparenza negli appalti).

5. Il regolamento di esecuzione di questa legge definisce la composizione della commissione e le modalità per lo svolgimento dei compiti ad essa affidati.

6. Ai componenti della commissione spettano i compensi stabiliti dalla normativa provinciale vigente in materia] (16).

(16) Articolo aggiunto dall'3, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 e poi abrogato dall'art. 43, L.P. 28 dicembre 2009, n. 19, con la decorrenza ivi indicata.

 

Art. 5-ter

Formazione e supporto specialistico in materia di turismo e marketing territoriale.

1. Per assicurare omogeneità e standard qualitativi ottimali nell'organizzazione turistica del Trentino la Provincia, sentiti i soggetti fruitori, realizza programmi di alta formazione in materia di turismo e marketing territoriale nonché iniziative di supporto specialistico allo svolgimento delle attività di marketing turistico-territoriale da parte dei soggetti previsti negli articoli 6, 9, 12-bis e 12-quater, avvalendosi della società per la formazione permanente del personale prevista dall'articolo 35 della legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3 (Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino) (17).

(17) Articolo aggiunto dall'8, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

 

 Capo II

 

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI MARKETING TURISTICO-TERRITORIALE DEL TRENTINO (18)

 

Art. 6

Marketing turistico-territoriale del Trentino (19).

1. Il marketing turistico-territoriale del Trentino è affidato a una società per azioni costituita o partecipata dalla Provincia autonoma di Trento, di seguito denominata società; la Giunta provinciale è autorizzata a promuovere la costituzione o a partecipare alla predetta società, a condizione che lo schema di atto costitutivo e di statuto siano approvati preventivamente dalla Giunta provinciale e che l'atto costitutivo e lo statuto prevedano (20):

a) la realizzazione delle attività finalizzate al marketing turistico-territoriale del Trentino, in Italia e all'estero (21);

b) la partecipazione della Provincia in misura superiore al 50 per cento del capitale sociale, anche in caso di aumento del capitale o di emissione di obbligazioni convertibili;

c) la nomina da parte della Provincia del presidente della società;

d) la possibilità di partecipare alla società da parte di altri soggetti pubblici (22);

e) una composizione del consiglio di amministrazione tale da garantire l'espressione dei soggetti indicati nell'articolo 9 e delle associazioni maggiormente rappresentative dell'offerta turistica trentina (23);

e-bis) la designazione di un componente del collegio sindacale da parte delle minoranze del Consiglio provinciale (24);

f) [le modalità per assicurare il raccordo tra le iniziative della società e quelle dei soggetti di cui all'articolo 9, delle associazioni pro loco e dei loro consorzi di cui al capo III-bis] (25).

1.1. Le attività finalizzate al marketing turistico-territoriale del Trentino devono comunque comprendere:

a) l'acquisizione di conoscenza sulla domanda turistica, sui mercati, sulle vocazioni, sui fattori di attrattiva territoriali e il suo trasferimento alla Provincia e ai soggetti previsti dall'articolo 9 e dall'articolo 12-quater, comma 3;

b) la definizione di un piano strategico pluriennale di marketing turistico-territoriale coerente con le linee guida per la politica turistica provinciale previste dall'articolo 2;

c) la comunicazione di marca del Trentino in tutte le sue diverse forme, compresa l'identificazione di requisiti omogenei per i punti d'informazione turistica presenti sul territorio provinciale;

d) lo sviluppo di prodotti e servizi turistici innovativi e il coordinamento di progetti strategici su scala provinciale, integrando le diverse tipologie di turismo anche in funzione della destagionalizzazione con l'obiettivo di valorizzare le risorse turistiche per la fruizione e la promozione del patrimonio ambientale, paesaggistico, termale, culturale ed enogastronomico locale;

e) l'individuazione dei mercati su cui proporre l'offerta turistica trentina e il coordinamento delle iniziative di promozione sui mercati;

f) l'evoluzione e la gestione della piattaforma multimediale del marketing turistico-territoriale del Trentino;

g) la collaborazione con il sistema dell'istruzione, dell'università e in particolare con il sistema della formazione professionale dedicata al turismo al fine di concorrere alla qualificazione del sistema e degli operatori turistici;

h) la verifica dell'impatto in termini di efficacia ed efficienza delle azioni di marketing turistico-territoriale (26).

1-bis. La Provincia nomina a far parte del consiglio di amministrazione della società il componente della Giunta provinciale cui sono attribuiti gli affari in materia di promozione turistica. A tal fine, anche nell'ipotesi in cui il predetto componente ricopra la carica di presidente della società, non si configurano cause di incompatibilità ai sensi dell'articolo 18, comma 1, della legge provinciale 5 marzo 2003, n. 2 (Norme per l'elezione diretta del Consiglio provinciale di Trento e del Presidente della Provincia). (27)

2. Il Presidente della Giunta provinciale rappresenta la Provincia nell'atto costitutivo della società e in ogni altra attività richiesta per la costituzione della società medesima.

3. La Giunta provinciale affida il marketing turistico-territoriale del Trentino alla società mediante convenzione, da sottoscrivere entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, che deve prevedere (28):

a) i campi d'azione su cui operare nel periodo di validità della convenzione, tra i quali devono essere compresi quelli relativi alle attività previste dal comma 1.1, nonché le modalità di programmazione (29);

a-bis) il parere obbligatorio e non vincolante dei soggetti previsti dagli articoli 9 e 12-quater, comma 3, sui programmi di attività della società (30);

b) la definizione dei rapporti economici e finanziari fra la Provincia e la società;

c) l'individuazione del contratto collettivo di lavoro da applicare al personale dipendente dalla società, sentite le organizzazioni sindacali del personale;

 d) l'obbligo per la società:

 1) di assumere il personale individuato ai sensi dell'articolo 7, comma 1;

 2) di applicare al personale individuato ai sensi dell'articolo 7, comma 1, che ha espresso all'atto di sottoscrizione del contratto individuale di lavoro la riserva di riassunzione di cui al comma 2 del medesimo articolo, i trattamenti economici e normativi previsti dal contratto collettivo di lavoro del personale della Provincia nonché quelli previdenziali vigenti per il medesimo personale fino alla scadenza del termine per l'esercizio del diritto alla riassunzione presso la Provincia, ovvero, nel caso di effettivo esercizio di tale diritto, fino alla data di effettiva riassunzione presso la Provincia;

2-bis) di dotarsi di un'adeguata struttura organizzativa che garantisca la separazione tra funzioni di indirizzo e funzioni di gestione e contempli l'individuazione di un dirigente di comprovata esperienza cui affidare la responsabilità gestionale della società (31);

e) la definizione dei termini e delle modalità per l'individuazione di eventuali eccedenze di personale tra quello trasferito alla società ai sensi dell'articolo 7, comma 1, in relazione a processi di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale o per esigenze di riequilibrio di bilancio conseguenti all'andamento del mercato;

f) l'eventuale assunzione da parte della Provincia del servizio di gestione amministrativa, contabile e previdenziale del personale di cui all'articolo 7, comma 2;

g) le modalità e le condizioni per l'utilizzazione, da parte della società, dei beni mobili e immobili di cui la Provincia ha la disponibilità e dalla stessa individuati, destinati alle attività di cui al comma 1, lettera a);

h) la durata della convenzione, che non può superare il termine dell'anno solare successivo a quello di scadenza della legislatura, nonché le modalità per il suo rinnovo (32).

3-bis. La società svolge l'attività affidatale ai sensi di questa legge anche mediante la partecipazione a iniziative congiuntamente ad altri soggetti pubblici e privati. (33)

4. La Giunta provinciale è autorizzata a partecipare al capitale della società nel limite dell'importo di 100.000,00 euro.

5. L'azienda per la promozione turistica del Trentino istituita ai sensi dell'articolo 10 della legge provinciale n. 21 del 1986 è soppressa con effetto dalla data di sottoscrizione del contratto di servizio di cui al comma 3. Da tale data la società subentra nei rapporti giuridici attivi e passivi della soppressa azienda, ivi compresi quelli riguardanti il personale individuato ai sensi dell'articolo 7, comma 1. Con effetto dalla medesima data è trasferita alla società la titolarità dei marchi registrati dall'azienda per la promozione turistica del Trentino (34).

(18) Rubrica così sostituita dall'9, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

(19) Rubrica così sostituita dall'10, comma 1, lettera a), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della stessa legge provinciale.

(20) Alinea così modificato dall'10, comma 1, lettera b), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della stessa legge provinciale.

(21) Lettera così sostituita dall'10, comma 1, lettera c), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della stessa legge provinciale.

(22) Lettera prima sostituita dall'4, comma 1, lett. a), della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 e poi così modificata dall'art. 10, comma 1, lettera d), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della citata L.P. n. 14/2010.

(23) Lettera così sostituita dall'10, comma 1, lettera e), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della stessa legge provinciale.

(24) Lettera aggiunta dall'10, comma 1, lettera f), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della stessa legge provinciale.

(25) Lettera prima sostituita dall'4, comma 1, lett. b), della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 e poi abrogata dall'art. 10, comma 1, lettera g), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della citata L.P. n. 14/2010.

(26) Comma aggiunto dall'2, comma 1, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(27) Comma aggiunto dall'4, comma 2, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

(28) Alinea così modificato dall'10, comma 1, lettera h), L.P. 17 giugno 2010, n. 14 e dall'art. 37, comma 2, lettera a), L.P. 27 dicembre 2012, n. 25, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della citata L.P. n. 14/2010.

(29) Lettera modificata dall'10, comma 1, lettera i), L.P. 17 giugno 2010, n. 14, dall'art. 37, comma 2, lettera b), L.P. 27 dicembre 2012, n. 25, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione ed infine così sostituita dall'art. 2, comma 2, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, comma 2, della citata L.P. n. 14/2010.

(30) Lettera aggiunta dall'10, comma 1, lettera j), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 3, della stessa legge provinciale.

(31) Numero aggiunto dall'10, comma 1, lettera k), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 3, della stessa legge provinciale.

(32) Lettera così modificata dall'37, comma 2, lettera c), L.P. 27 dicembre 2012, n. 25, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

(33) Comma aggiunto dall'16, comma 1, della L.P. 29 dicembre 2006, n. 11.

(34) Comma modificato dall'19, comma 1, della L.P. 11 marzo 2005, n. 3.

 

Art. 6-bis

Iniziative dirette della Provincia in materia di valorizzazione territoriale e di prodotto.

 

1. La Provincia può realizzare direttamente iniziative di carattere interregionale finalizzate all'attuazione di progetti di valorizzazione territoriale e di prodotto riguardanti l'intera provincia, parte di essa ovvero ambiti territoriali appartenenti anche a regioni diverse.

2. Le iniziative previste dal comma 1 possono essere realizzate anche in collaborazione con altri enti ed organismi pubblici o privati.

3. Con regolamento della Giunta provinciale, da sottoporre al preventivo parere della competente commissione consiliare, sono stabilite le modalità per l'attuazione di questo articolo. (35)

(35) Articolo aggiunto dall'19, comma 2, della L.P. 11 marzo 2005, n. 3.

 

Art. 6-ter

Partecipazione della Provincia a società costituite per la promozione turistica interregionale.

1. La Provincia è autorizzata a partecipare, anche promuovendone la costituzione, a società di capitali consortili aventi come oggetto sociale la realizzazione di iniziative di promozione turistica e territoriale a valenza interregionale, i cui benefici ricadano anche sul territorio provinciale, a condizione che alle società partecipino altre regioni o province.

2. La Provincia può concedere alle società di cui al comma 1 finanziamenti rapportati alla quota di partecipazione, se lo statuto prevede l'obbligo, a carico dei soci, di versare contributi ai sensi dell'articolo 2615 ter del codice civile. La necessità di tali finanziamenti deve risultare da un bilancio previsionale approvato dal competente organo societario. (36)

(36) Articolo aggiunto dall'20, comma 1, della L.P. 21 dicembre 2007, n. 23.

 

Art. 6-quater

Integrazione dei servizi turistici di territorio - Trentino guest card (37).

1. La Provincia affida alla società prevista dall'articolo 6 l'ideazione, la realizzazione e la distribuzione della Trentino guest card. La Trentino guest card è un sistema organizzativo e gestionale che permette al turista di configurare, attraverso strumenti e canali digitali, la propria vacanza integrando i servizi turistici di territorio, di fruire dei servizi pubblici di trasporto, degli istituti e dei luoghi della cultura, di disporre di agevolazioni per l'acquisto di servizi e prodotti enogastronomici e di altri prodotti e servizi turistici trentini. Il sistema organizzativo è unitario e integra servizi su scala provinciale e servizi su scala locale specificabili per ciascuno degli ambiti territoriali omogenei previsti dall'articolo 8 e per ciascuno degli ambiti territoriali previsti dall'articolo 12-quater.

2. La predisposizione della Trentino guest card deve garantire in fase di proposta e di eventuali successive modifiche il massimo coinvolgimento delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore turistico e dei soggetti previsti dagli articoli 9 e 12-quater.

3. Le modalità attuative e applicative della Trentino guest card sono comunicate alla competente commissione permanente del Consiglio provinciale.

(37) Articolo aggiunto dall'3, comma 1, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

 

Art. 7

Disposizioni in materia di personale dell'azienda per la promozione turistica del Trentino.

1. La Giunta provinciale, d'intesa con la società, individua le qualifiche e il numero dei dipendenti provinciali, assegnati all'azienda per la promozione turistica del Trentino alla data di costituzione della società, da trasferire alla società medesima ai sensi dell'articolo 53 della L.P. 3 aprile 1997, n. 7 (Revisione dell'ordinamento del personale della Provincia autonoma di Trento); a tal fine la Giunta provinciale, sentite le organizzazioni sindacali del personale, definisce i criteri necessari per individuare i dipendenti da trasferire alla società.

2. Il personale a tempo indeterminato individuato ai sensi del comma 1, contestualmente alla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro con la società, può esprimere riserva di esercitare entro il termine improrogabile di un anno dalla sottoscrizione del contratto di servizio di cui all'articolo 6, comma 3, il diritto alla riassunzione presso la Provincia. La riassunzione presso la Provincia è disposta anche in aumento, in carenza di posti vacanti in organico, alla dotazione complessiva vigente al momento della riassunzione. Le modalità e i tempi della riassunzione, comunque non superiori ai sei mesi ulteriori rispetto al termine di un anno di cui al presente comma, sono oggetto di specifici accordi tra la Provincia e la società anche in relazione alle esigenze operative della società; di tali accordi è data comunicazione alle organizzazioni sindacali del personale. Il personale a tempo indeterminato e determinato assegnato all'azienda per la promozione turistica del Trentino, determinato e determinato assegnato all'azienda per la promozione turistica del Trentino, non individuato ai sensi del presente articolo, è collocato presso altra struttura della Provincia.

3. Il personale in esubero eventualmente individuato secondo i termini e le modalità definiti dal contratto di servizio ai sensi dell'articolo 6, comma 3, lettera e), ha diritto di essere riassunto presso la Provincia, anche in aumento, in carenza di posti vacanti in organico, alla dotazione complessiva del personale provinciale vigente al momento della riassunzione in servizio.

4. Il personale che per effetto del comma 2 è riassunto in Provincia è inquadrato nella qualifica e nella posizione retributiva che ricopriva al momento del trasferimento alla società o in quelle successivamente eventualmente acquisite in applicazione del contratto collettivo di lavoro del personale della Provincia. Il personale che per effetto del comma 3 è riassunto in Provincia è inquadrato nella qualifica e nella posizione retributiva che ricopriva al momento del trasferimento alla società o in quelle che sarebbero state eventualmente acquisite in applicazione del contratto collettivo di lavoro del personale della Provincia. In entrambe le ipotesi resta fermo il riconoscimento a tutti gli effetti dell'anzianità nel frattempo maturata.

5. Al fine di precisare alcune modalità della procedura per il trasferimento del personale la Provincia promuove, di intesa con le organizzazioni sindacali del personale, la sottoscrizione di un protocollo di intesa.

 

Capo III

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI MARKETING TURISTICO-TERRITORIALE DEGLI AMBITI TERRITORIALI (38)

 

Art. 8

Ambiti territoriali omogenei.

 

1. In relazione alle esigenze del mercato turistico la Giunta provinciale individua ambiti territoriali omogenei, sentiti gli organismi rappresentativi dei comuni trentini, delle associazioni pro loco e dei loro consorzi e delle categorie economiche del settore turistico.

(38) Rubrica così sostituita dall'11, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

 

Art. 9

Marketing turistico-territoriale d'ambito (39).

 

1. La Provincia riconosce con proprio provvedimento il soggetto che svolge nell'ambito territoriale omogeneo previsto dall'articolo 8 le seguenti attività:

a) informazione e accoglienza turistica a favore dell'ambito nel rispetto degli standard qualitativi e quantitativi definiti dalla Provincia e dei requisiti omogenei identificati ai sensi dell'articolo 6, comma 1.1, lettera c) (40);

b) coordinamento delle attività di animazione turistica svolte a livello locale da soggetti pubblici e privati;

c) identificazione e valorizzazione delle risorse turistiche del territorio per la costruzione della proposta turistica dell'ambito in funzione della successiva commercializzazione, in coerenza con l'attività svolta dalla società prevista dall'articolo 6 (41);

d) [organizzazione e vendita di servizi e pacchetti turistici trentini come definiti dall'articolo 14] (42) (43).

1-bis. Resta ferma la possibilità per i soggetti previsti dal comma 1 di organizzare e di vendere servizi e pacchetti turistici trentini ai sensi dell'articolo 14, e di svolgere altre attività di valorizzazione delle risorse turistiche e delle infrastrutture dell'ambito, ivi compresa la gestione di impianti sportivi, culturali, di interesse turistico, nonché di sedi congressuali presenti sul relativo territorio. I predetti soggetti possono inoltre promuovere l'acquisizione di competenze da parte degli operatori turistici d'ambito e dei loro collaboratori, coerenti con i programmi di alta formazione previsti dall'articolo 5-ter e funzionali alla realizzazione delle strategie di marketing turistico-territoriale (44).

1-ter. Se le attività previste dal comma 1, lettere b) e c), sono svolte dai soggetti previsti dal comma 1 avvalendosi di soggetti terzi, la Giunta provinciale può individuare criteri per lo svolgimento delle prestazioni idonei ad assicurare un'adeguata rappresentatività degli operatori turistici dell'ambito (45).

2. [L'attività di cui al comma 1, lettera d), può essere svolta dal soggetto di cui al comma 1 anche in via indiretta secondo le modalità previste dal regolamento di esecuzione della presente legge] (46).

3. I comuni ricadenti negli ambiti territoriali individuati ai sensi dell'articolo 8 promuovono la costituzione del soggetto di cui al comma 1.

4. Per i fini di cui al presente articolo può presentare apposita domanda il soggetto che soddisfa i seguenti requisiti:

a) possesso della personalità giuridica;

b) adesione da parte dei comuni ricadenti nell'ambito maggiormente rappresentativi dell'offerta turistica locale, secondo i parametri individuati dal regolamento di esecuzione della presente legge;

c) adesione aperta a tutti i soggetti aventi interesse alla promozione turistica dell'ambito;

d) presenza nell'organo amministrativo del soggetto di una rappresentanza delle associazioni di categoria della ricettività turistica;

e) rappresentanza maggioritaria qualificata, nella misura di almeno due terzi, delle categorie economiche legate direttamente ai prodotti turistici nell'organo amministrativo del soggetto; le modalità di individuazione dei rappresentanti sono stabilite dall'organo amministrativo con proprio atto organizzativo; (47)

f) presenza di una rappresentanza dei comuni nell'organo amministrativo del soggetto;

f-bis) possesso di un'adeguata struttura organizzativa che garantisca la separazione tra funzioni di indirizzo e funzioni di gestione e previsione nello statuto della figura del direttore individuato previo esperimento di procedura selettiva(48).

4-bis. Il soggetto previsto dal comma 1 non può essere presieduto da un sindaco o da un presidente di comunità (49).

5. La domanda di riconoscimento deve contenere uno specifico obbligo a carico del soggetto di cui al comma 1 al rispetto delle disposizioni previste dall'articolo 11 concernenti il trasferimento del personale delle aziende di promozione turistica.

6. Qualora vengano meno i requisiti di cui al comma 4 o vengano violate le disposizioni dei commi 4-bis e 5, il riconoscimento è revocato con effetto dalla data del venir meno dei predetti requisiti o di violazione dell'obbligo (50).

7. [Le attività di promozione del soggetto individuato ai sensi del comma 1 devono essere coerenti con gli obiettivi e con le linee strategiche e operative fissati dal progetto di cui all'articolo 3 ed essere svolte a favore dell'intero territorio e di tutti gli operatori economici interessati. Deve essere altresì assicurata a chiunque la fruizione dei servizi forniti in condizione di parità di trattamento. In attesa del riconoscimento del progetto di cui all'articolo 3 al soggetto sono concessi finanziamenti secondo i criteri e le modalità stabilite ai sensi del comma 8] (51).

8. Con propria deliberazione da sottoporre al parere della competente commissione permanente del Consiglio provinciale, la Giunta provinciale stabilisce criteri e modalità per la concessione ai soggetti previsti dal comma 1 di finanziamenti per la realizzazione delle attività previste dalle lettere a), b) e c) del medesimo comma. La concessione dei finanziamenti è subordinata all'inserimento di queste attività in un quadro strategico pluriennale coerente con le linee guida per la politica turistica provinciale previste dall'articolo 2 e con il piano strategico pluriennale previsto dall'articolo 6. comma 1.1, lettera b). La misura dei finanziamenti, comunque non superiore al 90 per cento della spesa ammessa, da definire sulla base di un programma di attività, è correlata (52):

a) al livello quantitativo e qualitativo delle attività da realizzare, anche in funzione della loro idoneità a rappresentare l'offerta turistica dell'ambito, tenuto conto del movimento turistico registrato nell'ambito medesimo;

b) alla capacità di autofinanziamento tenuto conto delle potenzialità dell'economia dell'ambito;

c) al grado di coordinamento con le attività svolte dalla società prevista dall'articolo 6 e dalle associazioni pro loco previste dal capo III-bis nonché all'adesione ai progetti strategici su scala provinciale previsti dall'articolo 6, comma 1.1(53).

8.1. Con la deliberazione prevista dal comma 8 sono disciplinati i termini e le modalità per la presentazione delle domande previste dal comma 4, per la verifica del rispetto degli obblighi previsti da questo articolo e per l'erogazione dei finanziamenti, nonché i casi e le modalità per la revoca, totale o parziale. Per la concessione dei contributi i soggetti indicati nel comma 1 sono tenuti alla separazione contabile e amministrativa delle attività previste dal comma 1-bis (54).

8-bis. Con la medesima deliberazione di cui al comma 8 la Giunta provinciale definisce le modalità per favorire l'aggregazione degli ambiti territoriali omogenei definiti dall'articolo 8 (55).

9. I soggetti individuati ai sensi del presente articolo utilizzano la denominazione "Azienda per il turismo" e il contrassegno di riconoscimento secondo quanto stabilito dal regolamento di esecuzione della presente legge.

(39) Rubrica così sostituita dall'12, comma 1, lettera a), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della stessa legge provinciale.

(40) Lettera così modificata dall'4, comma 1, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(41) Lettera così sostituita dall'4, comma 2, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(42) Lettera abrogata dall'4, comma 3, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(43) Comma così sostituito dall'12, comma 1, lettera b), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della stessa legge provinciale.

(44) Comma aggiunto dall'12, comma 1, lettera c), L.P. 17 giugno 2010, n. 14 e poi così modificato dall'art. 4, commi 4 e 5, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della stessa legge provinciale.

(45) Comma aggiunto dall'4, comma 6, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(46) Comma abrogato dall'4, comma 7, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(47) Lettera così modificata dall'68, commi 1 e 2, L.P. 30 dicembre 2014, n. 14, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

(48) Lettera aggiunta dall'12, comma 1, lettera d), L.P. 17 giugno 2010, n. 14 e poi così modificata dall'art. 4, comma 8, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della stessa legge provinciale.

(49) Comma aggiunto dall'12, comma 1, lettera e), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della stessa legge provinciale.

(50) Comma così modificato dall'12, comma 1, lettera f), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della stessa legge provinciale.

(51) Comma prima modificato dall'5, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 e poi abrogato dall'art. 12, comma 1, lettera g), L.P. 17 giugno 2010, n. 14. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della citata L.P. n. 14/2010.

(52) Alinea così modificato dall'4, comma 9, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11. Vedi, anche, comma 1, art. 17, L.P. n. 11/2014.

(53) Comma modificato dall'5, comma 2, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13, sostituito dall'art. 12, comma 1, lettera h), L.P. 17 giugno 2010, n. 14 ed infine così modificato dall'art. 4, comma 10, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della citataL.P. n. 14/2010 e dal comma 1, art. 17, L.P. n. 11/2014.

(54) Comma aggiunto dall'12, comma 1, lettera i), L.P. 17 giugno 2010, n. 14 e poi così modificato dall'art. 4, comma 11, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11. Si veda, anche, quanto disposto dall'art. 21, commi 2 e 4, della stessa legge provinciale.

(55) Comma aggiunto dall'5, comma 3, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

 

Art. 10

Disposizioni per il commissariamento e la liquidazione delle aziende di promozione turistica.

1. A decorrere dalla data di riconoscimento del soggetto di cui all'articolo 9 e comunque non oltre il 31 dicembre 2003, cessano di operare in ciascuna azienda di promozione turistica di cui al titolo III della legge provinciale n. 21 del 1986, come da ultimo modificato dall'articolo 43 della L.P. 19 febbraio 2002, n. 1, il consiglio di amministrazione, il comitato esecutivo e il presidente previsti rispettivamente agli articoli 30, 33 e 36 della medesima legge; le funzioni dei predetti organi sono svolte dal presidente di ciascuna azienda in qualità di commissario straordinario che dura in carica fino a un massimo di un anno. In caso di impedimento o dimissioni del commissario straordinario la Giunta provinciale provvede alla sua sostituzione.

2. Concluso il periodo di commissariamento straordinario di cui al comma 1 ciascuna azienda di promozione turistica è posta in liquidazione. A tale scopo la Giunta provinciale nomina un commissario liquidatore che resta in carica fino a un massimo di dodici mesi, salvo proroga motivata stabilita dalla Giunta provinciale nella misura massima di tre mesi. Fino alla data di apertura della liquidazione di ciascuna azienda nell'ambito territoriale di riferimento continuano ad applicarsi le disposizioni provinciali che concernono le aziende di promozione turistica. (56)

3. Ai fini della liquidazione il commissario redige il rendiconto generale finale dell'ente. Esso è composto dal conto finanziario, relativo alla gestione del bilancio fino alla data di riferimento del rendiconto generale finale, dal rendiconto patrimoniale, riportante la situazione dell'attività e delle passività dell'ente alla data medesima, nonché da una relazione illustrativa. Il rendiconto generale finale è redatto in conformità alle norme in materia di contabilità e bilancio dell'ente ovvero, in mancanza, alle norme di legge e regolamentari della Provincia nelle medesime materie; esso è assoggettato al parere obbligatorio del collegio dei revisori dei conti, che deve attestarne la correttezza dei valori contabili riportati.

4. Il commissario liquidatore trasferisce i beni immobili e i relativi arredi di proprietà delle aziende di promozione turistica di cui al titolo III della legge provinciale n. 21 del 1986, a titolo gratuito, in proprietà al comune nel cui territorio è situato il bene, purché siano destinati a finalità turistiche. La Provincia subentra nei rapporti attivi e passivi non liquidati. Le eventuali eccedenze attive finali sono destinate ad iniziative a favore del turismo previste dalle leggi vigenti. (57)

5. La Provincia stabilisce il compenso dei commissari in base all'entità dei bilanci e alla dimensione degli ambiti territoriali di ogni azienda di promozione turistica. Dalla data di apertura della liquidazione cessa ogni attività svolta dalle aziende di promozione turistica ai sensi della legge provinciale n. 21 del 1986.

5-bis. I marchi di cui è titolare ciascuna azienda di promozione turistica sono trasferiti alla Provincia la quale, su richiesta, può cederli in licenza esclusiva, a titolo gratuito, ai soggetti di cui all'articolo 9 competenti per ambito. La Provincia riconosce ai soggetti licenziatari la facoltà di sub-licenza. Le autorizzazioni all'uso del marchio rilasciate dalle aziende di promozione turistica mantengono validità fino alla data di cessazione della medesima autorizzazione, stabilita e preventivamente comunicata agli interessati da parte dei soggetti di cui all'articolo 9. (58)

5-ter. La Provincia trasferisce alle aziende di promozione turistica in liquidazione i fondi necessari per far fronte ad oneri sopravvenuti dopo l'apertura della liquidazione (59).

(56) Comma modificato dall'19, comma 3, lett. a), della L.P. 11 marzo 2005, n. 3.

(57) Comma modificato dall'19, comma 3, lett. b), della L.P. 11 marzo 2005, n. 3.

(58) Comma aggiunto dall'19, comma 3, lett. c), della L.P. 11 marzo 2005, n. 3.

(59) Comma aggiunto dall'19, comma 3, lett. c), della L.P. 11 marzo 2005, n. 3.

 

Art. 11

Disposizioni in materia di personale delle aziende di promozione turistica.

 

1. Nella procedura di trasferimento del personale assegnato alle aziende di promozione turistica i soggetti di cui all'articolo 9 hanno l'obbligo:

a) di individuare il contratto collettivo di lavoro da applicare al personale dipendente, sentite le organizzazioni sindacali, nel termine e secondo le modalità previste dal regolamento di esecuzione della presente legge;

b) di individuare, di intesa con il commissario straordinario, le qualifiche e il numero dei dipendenti, assegnati a ciascuna azienda da trasferire secondo i criteri stabiliti ai sensi dell'articolo 7, comma 1; se i soggetti manifestano la volontà contraria al trasferimento del personale a tempo determinato, lo stesso è trasferito alla Provincia anche in deroga ai limiti vigenti in materia;

c) di assumere il personale individuato per il trasferimento e di applicare allo stesso, qualora abbia fatto riserva di chiedere il trasferimento presso gli enti destinatari dei contratti collettivi del personale del comparto delle autonomie locali, i trattamenti economici e normativi contrattuali nonché previdenziali vigenti per il personale provinciale fino alla data di scadenza del termine per l'esercizio del diritto alla riassunzione presso la Provincia, ovvero nel caso di effettivo esercizio di tale diritto, fino alla data di effettiva riassunzione presso la Provincia e, infine, di procedere al trasferimento medesimo secondo i criteri stabiliti dalla presente legge e dal relativo regolamento di esecuzione;

d) di concordare con la Provincia i termini e le modalità per l'individuazione di eventuali eccedenze di personale tra quello trasferito, in relazione a processi di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale o per esigenze di riequilibrio di bilancio conseguenti all'andamento del mercato.

2. I soggetti di cui all'articolo 9 subentrano nei rapporti di lavoro del personale a tempo indeterminato nonché nei rapporti di lavoro a tempo determinato fino alla loro naturale scadenza.

3. Il personale a tempo indeterminato trasferito, alla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro con i soggetti di cui all'articolo 9, può esprimere riserva di esercitare, entro il termine improrogabile di un anno dal trasferimento, il diritto di chiedere il trasferimento agli enti destinatari dei contratti collettivi del personale del comparto delle autonomie locali; le modalità e i tempi del trasferimento, comunque non superiore ai sei mesi ulteriori rispetto al predetto termine di un anno, sono oggetto di specifici accordi tra ciascun soggetto e l'ente di destinazione anche in relazione alle esigenze operative del soggetto medesimo; di tali accordi è data comunicazione alle organizzazioni sindacali del personale.

4. Il personale non individuato per il trasferimento presso i soggetti di cui all'articolo 9, il personale che esercita effettivamente il diritto previsto al comma 3 nonché il personale individuato come eccedente secondo quanto disposto dal comma 1, lettera d), è trasferito ad uno degli enti destinatari del contratto collettivo del personale delle autonomie locali, secondo le modalità stabilite dal medesimo contratto collettivo per il passaggio diretto di personale; analogamente, nei casi in cui alle aziende di promozione turistica non succedano i soggetti di cui all'articolo 9, il personale assegnato alle aziende stesse è trasferito ai medesimi enti o alla Provincia.

5. In ogni caso, il personale di cui al comma 4 che non ottiene il trasferimento presso l'ente individuato ha diritto di essere trasferito in Provincia anche in aumento, in carenza di posti vacanti in organico, alla dotazione complessiva provinciale vigente al momento del trasferimento. Il suddetto personale, qualora inquadrato nei ruoli provinciali, è, di norma, messo a disposizione dei soggetti di cui all'articolo 9. Le modalità di utilizzo del personale, la durata della messa a disposizione, i rapporti finanziari e quant'altro necessario, è regolato mediante intesa fra la Provincia e ciascun soggetto interessato. (60)

5-bis. Il personale delle aziende di promozione turistica, con qualifica di direttore, in servizio a tempo indeterminato, che non transiti presso i soggetti di cui all'articolo 9, è inquadrato nei ruoli della Provincia, nella qualifica dirigenziale ad esaurimento di direttore di divisione di cui all'articolo 20 (Disposizioni transitorie per la prima applicazione della Legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7) della Legge provinciale 23 febbraio 1998, n. 3. Il relativo trattamento economico è disciplinato dalla contrattazione collettiva provinciale per l'area della dirigenza. Nelle more è conservato il trattamento economico fisso e continuativo in godimento alla data di inquadramento, salvo conguaglio. Al predetto personale possono essere affidati gli incarichi di cui agli articoli 25 e 27 della Legge provinciale 3 aprile 1997, n. 7 (61).

6. L'inquadramento del personale di cui ai commi 4 e 5 presso l'ente di destinazione o presso la Provincia avviene nella qualifica e nella posizione economica ricoperta nell'azienda di promozione turistica di provenienza o in quelle eventualmente acquisite presso i soggetti di cui all'articolo 9 per effetto dell'applicazione del contratto collettivo del comparto delle autonomie locali o, con riguardo al personale eccedente cui sia stato applicato il diverso contratto individuato ai sensi del comma 1, lettera a), in quelle che sarebbero state analogamente acquisite, fermo restando il riconoscimento a tutti gli effetti dell'anzianità nel frattempo maturata.

7. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, alle aziende per la promozione turistica è fatto divieto di procedere, salvo deroga della Giunta provinciale, a nuove assunzioni di personale a qualsiasi titolo.

8. Al fine di agevolare la collocazione del personale delle aziende, non assunto definitivamente presso i soggetti di cui all'articolo 9, la Provincia si impegna ad assumere ogni utile iniziativa presso gli enti destinatari dei contratti collettivi del personale del comparto delle autonomie locali.

9. Alla procedura per il trasferimento del personale come disciplinata dal presente articolo si applica il comma 5 dell'articolo 7.

10. La Provincia può mettere a disposizione dei soggetti di cui all'articolo 9 proprio personale con i relativi oneri in capo ai medesimi soggetti, secondo i criteri e le modalità previsti dal regolamento di esecuzione della presente legge.

11. Il regolamento di esecuzione della presente legge specifica le modalità per il trasferimento del personale delle aziende di promozione turistica previste dal presente articolo.

(60) Comma modificato dall'19, comma 4, lett. a), della L.P. 11 marzo 2005, n. 3.

(61) Comma aggiunto dall'19, comma 4, lett. b), della L.P. 11 marzo 2005, n. 3.

 

Art. 12

Modificazioni alla legge provinciale 4 agosto 1986, n. 21 (Nuova organizzazione della promozione turistica della Provincia autonoma di Trento).

[1. Il comma 1 dell'articolo 56 della L.P. 4 agosto 1986, n. 21 è sostituito dal seguente:

... (62)... (63)...

[2. Nell'articolo 69 della L.P. 4 agosto 1986, n. 21, come da ultimo modificato dall'articolo 22 della L.P. 23 febbraio 1998, n. 3, al comma 1 le parole: "nelle località non coperte dalle aziende" sono soppresse.] (64)

(62) Testo riportato in modificaL.P. 4 agosto 1986, n. 21.

(63) Comma abrogato dall'14, comma 1, lett. d), della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 a cui si rimanda per l'efficacia dell'abrogazione.

(64) Comma abrogato dall'14, comma 2, lett. e), della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 a cui si rimanda per l'efficacia dell'abrogazione.

 

Capo III-bis

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ASSOCIAZIONI PRO LOCO E LORO CONSORZI (65)

 

Art. 12-bis

Associazioni pro loco.

 

1. La Provincia riconosce e promuove le associazioni pro loco come associazioni di volontariato che concorrono alla valorizzazione turistica del territorio, delle sue risorse e dei suoi prodotti (66).

2. La Provincia riconosce le pro loco come associazioni di promozione sociale. Al fine di fruire dei benefici e delle agevolazioni previsti dalla legge 7 dicembre 2000, n. 383 (Disciplina delle associazioni di promozione sociale), le pro loco possono iscriversi nel registro istituito con la legge provinciale 13 febbraio 1992, n. 8 (Valorizzazione e riconoscimento del volontariato sociale).

3. Le associazioni pro loco costituiscono, nel rapporto con le amministrazioni dei comuni, associazioni di riferimento per il coordinamento e la programmazione delle attività di cui al comma 1. (67)

(65) Capo aggiunto dall'6, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

(66) Comma così modificato dall'5, comma 1, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(67) Articolo aggiunto dall'7, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

 

 

 

 

 

 

Art. 12-ter

Elenco delle associazioni pro loco.

 

1. Per i fini di cui all'articolo 12-sexies le associazioni pro loco sono iscritte nell'apposito elenco istituito dal servizio provinciale competente in materia di turismo qualora svolgano le seguenti attività:

 

a) valorizzazione delle risorse naturali, culturali e storiche della località;

 

b) realizzazione di attività di animazione turistica a carattere locale come iniziative di interesse turistico, ricreativo, sportivo e culturale (68);

 

c) altre attività a carattere locale volte a favorire lo sviluppo della cultura dell'accoglienza turistica (69).

 

2. Le associazioni pro loco di cui al comma 1 utilizzano la denominazione "pro loco" nell'insegna e in tutte le forme di comunicazione.

 

3. Il regolamento di esecuzione di questa legge definisce i requisiti e le modalità di iscrizione nell'elenco di cui al comma 1 e i criteri e le modalità per la cancellazione dal medesimo (70).

 

 

 

(68) Lettera così sostituita dall'13, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

(69) Lettera prima sostituita dall'13, L.P. 17 giugno 2010, n. 14 e poi così modificata dall'art. 6, comma 1, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(70) Articolo aggiunto dall'8, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

 

 

 

 

 

 

Art. 12-quater

Consorzi turistici di associazioni pro loco.

 

1. Per i fini di cui all'articolo 12-sexies i consorzi tra le associazioni pro loco sono iscritti nell'apposito elenco istituito dal servizio provinciale competente in materia di turismo qualora svolgano attività di supporto e coordinamento delle associazioni pro loco in località con caratteristiche omogenee.

 

2. L'adesione ai consorzi di cui al comma 1, purché minoritaria, delle rappresentanze delle categorie economiche interessate al turismo e delle amministrazioni comunali non costituisce elemento ostativo all'iscrizione dei consorzi stessi nell'elenco di cui al comma 1.

 

3. La Provincia riconosce i consorzi iscritti nell'apposito elenco come soggetti che svolgono attività di marketing turistico-territoriale negli ambiti territoriali ove non sia riconosciuto il soggetto di cui all'articolo 9; per il coordinamento e la programmazione di tali attività i consorzi costituiscono i soggetti di riferimento della società prevista dall'articolo 6, nonché dei comuni interessati (71).

 

4. Il regolamento di esecuzione di questa legge definisce i requisiti e le modalità di iscrizione nell'elenco di cui al comma 1 e i criteri e le modalità per la cancellazione dal medesimo (72).

 

 

 

(71) Comma così modificato dall'14, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

(72) Articolo aggiunto dall'9, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

 

 

 

 

 

 

Art. 12-quinquies

Federazione trentina delle associazioni pro loco e loro consorzi.

 

1. La Provincia promuove il ruolo di rappresentanza, assistenza, tutela e coordinamento delle associazioni pro loco e dei loro consorzi svolto dalla federazione trentina delle associazioni pro loco e loro consorzi più rappresentativa in sede provinciale (73).

 

2. La Giunta provinciale stabilisce con propria deliberazione i criteri e le modalità di assegnazione dei contributi per il finanziamento delle attività di cui al comma 1, nella misura massima del 90 per cento della spesa ritenuta ammissibile.

 

3. Con apposita convenzione la Provincia può avvalersi della federazione di cui al comma 1 per effettuare le verifiche sulle attività delle pro loco per i fini di cui agli articoli 12-ter, 12-quater e 12-sexies. (74)

 

 

 

(73) Comma così modificato dall'7, comma 1, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(74) Articolo aggiunto dall'10, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

 

 

 

 

 

 

Art. 12-sexies

Contributi a favore delle associazioni pro loco e dei loro consorzi.

 

1. Per la realizzazione delle attività previste dal comma 1 dell'articolo 12-ter la Provincia può concedere contributi, nella misura massima del 90 per cento della spesa ritenuta ammissibile, alle associazioni pro loco iscritte nell'elenco previsto dall'articolo 12-ter (75).

 

2. Ai consorzi iscritti nell'elenco di cui all'articolo 12 quater la Provincia può concedere contributi per le spese di gestione e di funzionamento dei relativi uffici.

 

3. La Provincia può concedere contributi nella misura massima prevista dal comma 1 anche per le attività previste dal comma 3 dell'articolo 12-quater.

 

4. La Giunta provinciale stabilisce con propria deliberazione le tipologie di iniziative finanziabili, compresa l'adesione ai progetti strategici su scala provinciale previsti dall'articolo 6, comma 1.1. e i criteri e le modalità di assegnazione dei contributi previsti da quest'articolo (76) (77).

 

5. Con la medesima deliberazione di cui al comma 4 la Giunta provinciale definisce le modalità per favorire l'aggregazione dei consorzi iscritti nell'elenco di cui all'articolo 12-quater. (78)

 

 

 

(75) Comma così sostituito dall'15, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

(76) Si vedanoDelib.G.P. 30 giugno 2006, n. 1356 e la Delib.G.P. 30 giugno 2006, n. 1357.

(77) Comma così modificato dall'8, comma 1, L.P. 23 ottobre 2014, n. 11.

(78) Articolo aggiunto dall'11, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13.

 

 

 

 

 

 

Art. 12-septies

Promozione dei servizi turistici di territorio (79).

 

1. A decorrere dall'esercizio finanziario 2013 nel bilancio provinciale possono essere finanziati progetti di promozione dei servizi turistici di territorio, proposti dai soggetti indicati negli articoli 9 e 12-quater, comma 3, per lo svolgimento di servizi di mobilità e altri servizi d'interesse generale integrativi dell'offerta turistica di utilità collettiva, che assicurino migliori condizioni di fruizione del territorio.

 

2. La Giunta provinciale, con propria deliberazione, determina le modalità attuative di questo articolo, nel rispetto della disciplina dell'Unione europea relativa ai servizi d'interesse economico generale e ai servizi di trasporto di passeggeri, e, in particolare, definisce i criteri e le modalità per l'individuazione dei servizi turistici, per l'elaborazione dei progetti, per la determinazione ed erogazione dei contributi a carico del fondo, tenuto conto degli apporti finanziari assicurati dai soggetti indicati negli articoli 9 e 12-quater.

 

 

 

(79) Articolo aggiunto dall'37, comma 3, L.P. 27 dicembre 2012, n. 25, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

 

 

 

 

 

 

Capo IV

 

ULTERIORI INTERVENTI A FAVORE DELLA PROMOZIONE TURISTICA

 

Art. 13

Contributi per la commercializzazione.

 

1. Al fine di sostenere lo sviluppo delle aggregazioni di prodotto, la Provincia può concedere contributi, entro i limiti stabiliti dall'Unione europea in materia di aiuti di stato, a soggetti che realizzano iniziative a favore di operatori turistici associati finalizzate alla commercializzazione dei prodotti turistici trentini.

 

2. La Giunta provinciale stabilisce con propria deliberazione i criteri, le modalità e le tipologie di beneficiari per la concessione dei contributi di cui al comma 1.

 

 

 

 

 

 

 

Art. 13-bis

Contributi a soggetti diversi dalle aziende per il turismo, dalle associazioni pro loco e dai loro consorzi per iniziative e manifestazioni di rilievo provinciale.

 

1. Per promuovere l'incremento del turismo la Provincia può concedere contributi, nella misura massima dell'80 per cento della spesa ritenuta ammissibile, a soggetti diversi da quelli previsti dagli articoli 6, 9, 12-ter e 12 quater per la realizzazione, anche ripetuta negli anni, di iniziative e manifestazioni, comprese quelle a carattere sportivo, all'interno o all'esterno del territorio provinciale che assumano rilevanza particolare per la valorizzazione turistica dell'intera provincia o di parte della stessa.

 

2. Le spese ammesse ad agevolazione ai sensi di quest'articolo non possono essere finanziate con altre provvidenze disposte da questa o da altre leggi provinciali.

 

3. La Giunta provinciale individua con propria deliberazione, sentita la competente commissione permanente del Consiglio provinciale, la tipologia delle iniziative finanziabili e stabilisce i criteri e le modalità per la concessione dei contributi previsti dal comma 1 (80).

 

 

 

(80) Articolo aggiunto dall'12, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13. Per la cessazione del finanziamento a valere sulle disposizioni di settore delle opere e degli interventi degli enti locali finanziati ai sensi del presente articolo vedi l'art. 36-ter, comma 1, lettera k), L.P. 15 novembre 1993, n. 36, aggiunto dall'art. 9, comma 3, L.P. 22 aprile 2014, n. 1, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione. Si veda la Delib.G.P. 30 dicembre 2005, n. 2977, Criteri e modalità di concessione dei contributi per la realizzazione delle manifestazioni, attività e iniziative turistiche, anche a carattere sportivo, che valorizzano l'intera provincia o parte della stessa.

 

 

 

 

 

 

Art. 14

Servizi e pacchetti turistici trentini.

 

1. La Provincia rilascia l'autorizzazione all'organizzazione e alla vendita di servizi e pacchetti turistici, come definiti dal decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229), formati esclusivamente da prodotti turistici trentini, ai soggetti previsti dagli articoli 6 e 9 nonché alle associazioni pro loco e ai loro consorzi previsti dal capo III-bis, secondo quanto disposto dalla legge provinciale 17 marzo 1988, n. 9 (Disciplina delle agenzie di viaggio e turismo); in tal caso non si applicano le lettere a), c) ed e) del comma 2 dell'articolo 3 della legge provinciale n. 9 del 1988. Nei pacchetti turistici formati ai sensi di questo articolo possono essere inseriti ulteriori servizi turistici non accessori al trasporto o all'alloggio prodotti al di fuori del territorio provinciale (81).

 

 

 

(81) Articolo prima modificato dall'art. 19, comma 5, lett. a), b) e c),L.P. 11 marzo 2005, n. 3 e dall'art. 13, comma 1, della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 e poi così sostituito dall'art. 16, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

 

 

 

 

 

 

Art. 14-bis

Clausola valutativa.

 

1. Ogni due anni la Giunta provinciale presenta alla competente commissione permanente del Consiglio provinciale una relazione sui seguenti aspetti:

 

a) come si è evoluto il mercato turistico in Trentino e quali sono le tendenze in atto di cui tenere conto per incentivare e promuovere l'offerta turistica provinciale;

 

b) come e in che misura l'attività della società prevista dall'articolo 6 ha favorito la promozione dell'attività turistica e del territorio del Trentino, in particolare nei mercati internazionali;

 

c) qual è l'ammontare delle risorse e la loro ripartizione per soggetto beneficiario in relazione ai finanziamenti previsti dall'articolo 9, comma 8, evidenziando i principali risultati raggiunti e le eventuali criticità incontrate;

 

d) quali sono le risorse stanziate ed erogate per i contributi previsti dagli articoli 12-sexies, 13 e 13-bis, evidenziando i principali risultati raggiunti e le eventuali criticità incontrate;

 

e) quali sono i principali risultati derivanti dall'organizzazione e dalla vendita di servizi e pacchetti turistici trentini ai sensi dell'articolo 14 (82).

 

 

 

(82) Articolo aggiunto dall'17, L.P. 17 giugno 2010, n. 14.

 

 

 

 

 

 

Capo V

 

ABROGAZIONI, DISPOSIZIONI FINALI E FINANZIARIE

 

Art. 15

Abrogazioni.

 

1. Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono abrogate le seguenti disposizioni della L.P. 4 agosto 1986, n. 21:

 

a) il titolo I, come da ultimo modificato dall'articolo 12 ter della L.P. 8 luglio 1996, n. 4, come introdotto dall'articolo 41 della L.P. 13 dicembre 1999, n. 6;

 

b) l'articolo 71 bis, come da ultimo modificato dall'articolo 22 della L.P. 22 marzo 2001, n. 3;

 

[c) il comma 2 dell'articolo 72, articolo come sostituito dall'articolo 28 della L.P. 27 maggio 1991, n. 10;] (83)

 

d) il titolo VI, come da ultimo modificato dall'articolo 39 della L.P. 23 febbraio 1990, n. 6.

 

2. Con effetto dalla data di soppressione dell'azienda per la promozione turistica del Trentino, ai sensi dell'articolo 6 della presente legge, è abrogato il capo II del titolo II della legge provinciale n. 21 del 1986, come da ultimo modificato dall'articolo 11 della L.P. 3 febbraio 1995, n. 1.

 

3. Con effetto dalla data della messa in liquidazione dell'ultima azienda di promozione turistica, ai sensi dell'articolo 10 della presente legge, sono abrogate le seguenti disposizioni della L.P. 4 agosto 1986, n. 21:

 

a) il titolo III, come da ultimo modificato dall'articolo 43 della L.P. 19 febbraio 2002, n. 1;

 

b) il capo I del titolo V, come da ultimo modificato dall'articolo 22 della L.P. 22 marzo 2001, n. 3.

 

4. A decorrere dalla data di cui al comma 2 ogni riferimento all'azienda per la promozione turistica del Trentino contenuto nella L.P. 4 agosto 1986, n. 21 deve intendersi sostituito dal riferimento alla società costituita ai sensi dell'articolo 6.

 

 

 

(83) Lettera abrogata dall'14, comma 3, lett. g), della L.P. 29 luglio 2005, n. 13 a cui si rimanda per l'efficacia dell'abrogazione.

 

 

 

 

 

 

Art. 16

Misure straordinarie per il sostegno delle attività economiche penalizzate dalla carenza di precipitazioni nevose nella stagione invernale 2001-2002.

 

1. I finanziamenti per i fondi rischi previsti sull'unità previsionale di base 45.1.240 del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2002 a favore del Consorzio di garanzia collettiva fra le imprese commerciali e turistiche della provincia di Trento - Terfidi - con sede in Trento possono essere utilizzati in favore delle imprese esercenti le attività di cui alla lettera H "Alberghi e ristoranti" della classificazione delle attività economiche - ATECO '91, escluso il codice 55.5. "Mense e fornitura di pasti preparati", in deroga ai criteri di cui all'articolo 124, comma 3, della L.P. 23 agosto 1993, n. 18 (Criteri generali per le politiche di incentivazione alle attività economiche, adeguamenti delle leggi provinciali di settore e nuova disciplina degli organismi di garanzia), come da ultimo modificato dall'articolo 32 della L.P. 11 settembre 1998, n. 10, fino alla concorrenza di 250.000,00 euro.

 

2. Per il periodo di imposta in corso alla data 1 gennaio 2002 l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) per i soggetti in possesso dei requisiti di localizzazione di cui al comma 3 esercenti le attività di cui alla lettera H "Alberghi e ristoranti" della classificazione delle attività economiche - ATECO '91, escluso il codice 55.5. "Mense e fornitura di pasti preparati", è determinata nella misura del 3,25 per cento.

 

3. A tal fine la Giunta provinciale, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce con propria deliberazione le aree territoriali, anche di livello subcomunale, ove nel periodo 24 novembre 2001 - 1 aprile 2002, per carenza di precipitazioni nevose, il mancato esercizio delle piste da sci ha cagionato rilevanti diseconomie di gestione a carico delle attività di cui al comma 1.

 

4. La verifica del mancato esercizio delle piste è effettuata dal servizio provinciale competente in materia di turismo ricorrendo, se necessario, a conforme dichiarazione del sindaco del comune interessato.

 

5. Le variazioni di gettito conseguenti alle disposizioni di cui al comma 2 non sono considerate ai fini della determinazione delle eccedenze di cui all'articolo 42, comma 7, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), come da ultimo modificato dall'articolo 16 della L. 23 dicembre 2000, n. 388.

 

 

 

 

 

 

 

Art. 16-bis

Istituzione dell'imposta provinciale di soggiorno. (84) (85)

 

1. Allo scopo di garantire al turista elevati standard dei servizi, a decorrere dal 1° novembre 2015 è istituita l'imposta provinciale di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive previste al comma 4 situate sul territorio provinciale. La misura dell'imposta è fissata dal regolamento di esecuzione previsto dal comma 9, secondo criteri di gradualità in relazione alla tipologia di struttura ricettiva, da un minimo di 0,5 euro a un massimo di 2,5 euro per pernottamento. Il regolamento di esecuzione può stabilire un numero massimo di notti di soggiorno consecutive presso la medesima struttura, comunque non inferiore alle dieci, per le quali è dovuta l'imposta; il regolamento può prevedere modalità particolari di computo di questo periodo con riferimento a soggiorni ripetuti che s'interrompono nel fine settimana. Per l'applicazione del numero massimo di notti stabilito dal regolamento, nelle strutture ricettive previste dall'articolo 30, comma 1, lettera d), della legge provinciale 15 maggio 2002, n. 7 (legge provinciale sulla ricettività turistica 2002), si fa riferimento ai giorni di durata del contratto con il quale queste strutture sono concesse in locazione al turista, indipendentemente dall'effettiva fruizione della struttura e dalla consecutività delle notti di soggiorno; la predetta disposizione si applica anche ai contratti stipulati ai sensi dell'articolo 4, comma 8, e dell'articolo 5, comma 2, della legge provinciale 4 ottobre 2012, n. 19 (legge provinciale sui campeggi 2012). (86)

 

2. La misura dell'imposta applicabile in ciascuno degli ambiti territoriali previsti dagli articoli 8 e 12-quater, comma 3, può essere incrementata, rispetto a quella individuata dal regolamento di esecuzione, fino al limite massimo per pernottamento previsto dal comma 1, anche differenziando l'incremento per tipologia di struttura ricettiva. L'incremento è stabilito con deliberazione della Giunta provinciale adottata, previo parere della competente commissione permanente del Consiglio provinciale, in conformità con la richiesta delle comunità presenti nel medesimo ambito territoriale previsto dagli articoli 8 e 12-quater, comma 3, con decorrenza dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della deliberazione. La richiesta è formulata dalle comunità previa obbligatoria audizione dei soggetti previsti dagli articoli 9 e 12-quater presenti nell'ambito territoriale ed in conformità all'eventuale parere dagli stessi rilasciato, motivando in ordine al mancato adeguamento al parere medesimo.

 

3. Il gettito dell'imposta provinciale di soggiorno, al netto degli oneri di gestione, è destinato a finanziare, negli ambiti territoriali in cui il medesimo gettito è stato prodotto, l'attività di marketing turistico-territoriale realizzata dai soggetti previsti dagli articoli 9 e 12-quater e ulteriori interventi in materia di turismo destinati ad arricchire l'offerta dei territori. L'attività di marketing turistico-territoriale è finanziata con i criteri e le modalità stabiliti ai sensi degli articoli 9 e 12-sexies.

 

4. Il soggetto passivo dell'imposta provinciale di soggiorno è chi alloggia nelle seguenti tipologie di strutture ricettive situate nel territorio provinciale:

 

a) le strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere previste dagli articoli 5 e 30 della legge provinciale 15 maggio 2002, n. 7 (legge provinciale sulla ricettività turistica 2002), ad esclusione delle case per ferie gestite direttamente dagli ospiti secondo quanto previsto dal regolamento di esecuzione della predetta legge provinciale (87);

 

a-bis) [gli alloggi per uso turistico previsti dall'articolo 37-bis della legge provinciale sulla ricettività turistica 2002;] (88)

 

b) le strutture ricettive all'aperto previste dagli articoli 3 e 2 3 della legge provinciale 4 ottobre 2012, n. 19 (legge provinciale sui campeggi 2012); (89)

 

c) gli esercizi di agriturismo previsti dall'articolo 2 della legge provinciale 19 dicembre 2001, n. 10 (legge provinciale sull'agriturismo 2001);

 

d) i rifugi escursionistici previsti dall'articolo 23 della legge provinciale 15 marzo 1993, n. 8 (legge provinciale sui rifugi e sui sentieri alpini 1993).

 

5. L'imposta provinciale di soggiorno è dovuta alla Provincia autonoma di Trento ed è incassata dai gestori delle strutture ricettive indicate nel comma 4, che assumono il ruolo di sostituto d'imposta ai sensi dell'articolo 64 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi). I gestori sono tenuti alla rendicontazione nei termini e con le modalità stabilite dal regolamento di esecuzione. I gestori delle strutture ricettive non sono tenuti al riversamento previsto dal comma 7 nel caso in cui il soggetto passivo dell'imposta non abbia provveduto al pagamento del soggiorno.

 

6. Sono esentati dal pagamento dell'imposta provinciale di soggiorno:

 

a) i minori di età inferiore a quella stabilita dal regolamento di esecuzione;

 

b) i familiari di pazienti ricoverati nelle strutture sanitarie e ospedaliere;

 

c) le forze dell'ordine e di protezione civile nell'esercizio delle loro funzioni;

 

d) le eventuali ulteriori categorie individuate dal regolamento di esecuzione.

 

7. L'omesso, insufficiente o tardivo versamento dell'imposta da parte del soggetto passivo, nonché l'omesso, insufficiente o tardivo riversamento dell'imposta da parte del gestore della struttura ricettiva, comportano l'applicazione della sanzione amministrativa prevista dall'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q), della legge 23 dicembre 1996, n. 662). La violazione degli obblighi di rendicontazione previsti dal comma 5 comporta l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 500 euro. Per i controlli relativi all'imposta provinciale di soggiorno si applica l'articolo 11-bis (Disposizioni in materia di accertamento di tributi provinciali), commi 1 e 3, della legge provinciale 20 marzo 2000, n. 3.

 

8. La riscossione, il controllo, il rimborso e ogni altra attività di gestione del tributo, comprese le sanzioni amministrative previste dal comma 7 e l'emissione delle ordinanze d'ingiunzione di pagamento e di archiviazione, è affidata a Trentino riscossioni s.p.a.

 

9. Con regolamento di esecuzione da emanare entro novanta giorni dall'entrata in vigore di quest'articolo, sentito il Consiglio delle autonomie locali e previo parere della competente commissione permanente del Consiglio provinciale, sono stabilite le disposizioni per la sua attuazione.

 

10. Per le richieste di incremento della misura dell'imposta presentate dalle comunità nel corso dell'anno 2015, la Giunta provinciale può stabilire, in deroga a quanto previsto dal comma 2, che l'incremento si applichi a partire dal primo giorno del mese successivo a quello di adozione della deliberazione o, se successivo, dal giorno proposto dalle comunità nelle proprie richieste.

 

11. La Giunta provinciale stabilisce, con le deliberazioni previste dagli articoli 9, comma 8, e 12-sexies, comma 3, la quota di risorse provinciali non provenienti dall'imposta di soggiorno da destinare ad attività di informazione e di accoglienza turistica.

 

 

 

(84) Articolo aggiunto dall'68, comma 3, L.P. 30 dicembre 2014, n. 14, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

(85) In attuazione del presente articolo vediD.P.P. 16 aprile 2015, n. 3-17/Leg.

(86) Comma così modificato dall'2, comma 1, L.P. 6 marzo 2015, n. 4, dall'art. 35, comma 1, L.P. 30 dicembre 2015, n. 21, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, e dall'art. 10, comma 2, lett. da a) a d), L.P. 5 agosto 2016, n. 14, entrata in vigore il 10 agosto 2016.

(87) Lettera così modificata dall'35, comma 2, L.P. 30 dicembre 2015, n. 21, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione. Vedi, anche, il comma 4 dello stesso articolo 35.

(88) Lettera aggiunta dall'35, comma 3, L.P. 30 dicembre 2015, n. 21, entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione, e poi abrogata dall'art. 10, comma 3, L.P. 5 agosto 2016, n. 14, entrata in vigore il 10 agosto 2016.

(89) Lettera così modificata dall'2, comma 2, L.P. 6 marzo 2015, n. 4.

 

 

 

Art. 16-ter

Imposta provinciale dovuta dai soggetti che concedono in locazione alloggi per uso turistico. (90)

 

1. Per gli alloggi per uso turistico individuati dall'articolo 37-bis della legge provinciale sulla ricettività turistica 2002, i soggetti che concedono in locazione per uso turistico case o appartamenti sono tenuti al versamento di un'imposta provinciale stabilita nella misura forfettaria compresa tra 20 e 50 euro per ciascun posto letto e per ciascun anno solare, secondo quanto disposto dal regolamento di esecuzione previsto dall'articolo 16-bis, comma 9.

2. Si applicano, in quanto compatibili, i commi 2, 3, 7, 8, 9 e 11 dell'articolo 16-bis.

3. Le disposizioni regolamentari per l'attuazione di quest'articolo entrano in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione.

(90) Articolo aggiunto dall'10, comma 4, L.P. 5 agosto 2016, n. 14, entrata in vigore il 10 agosto 2016. Vedi, anche, il comma 5 dello stesso articolo.

 

 

Art. 17

Regolamento di esecuzione.

 

1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge la Giunta provinciale delibera, previo parere della competente commissione permanente del Consiglio provinciale, il regolamento di esecuzione della presente legge.

2. Gli articoli 4, 9 e 11 trovano applicazione dalla data di approvazione del regolamento di esecuzione della presente legge.

 

Art. 18

Disposizioni finanziarie.

 

1. Alla copertura dell'onere stimato in 27.300,00 euro per l'esercizio finanziario 2002 ed in 54.600,00 euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2003 e 2004 derivante dall'applicazione dell'articolo 5, si provvede mediante riduzione di quote di pari importo e per i medesimi esercizi finanziari del fondo per nuove leggi - spese correnti (unità di base 95.1.110) del bilancio, di cui all'articolo 2 della L.P. 31 dicembre 2001, n. 12 (Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per l'esercizio finanziario 2002 e bilancio pluriennale 2002-2004).

2. Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione dell'articolo 6, comma 3, si provvede con le autorizzazioni di spesa già disposte per i fini di cui agli articoli 19, comma 1, lettera a), e 21 della legge provinciale n. 21 del 1986.

3. Per i fini di cui all'articolo 6, comma 4, è autorizzata la spesa di 100.000,00 euro per l'esercizio finanziario 2002.

4. Alla copertura dell'onere di 100.000,00 euro a carico dell'esercizio finanziario 2002, derivante dall'applicazione del comma 3, si provvede mediante riduzione di una quota di pari importo del fondo per nuove leggi - spese in conto capitale (unità di base 95.1.210) per l'esercizio finanziario 2002 del bilancio, di cui all'articolo 2 della L.P. 31 dicembre 2001, n. 12.

5. Alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione dell'articolo 13 si provvede con le autorizzazioni di spesa già disposte per i fini di cui all'articolo 71 bis della legge provinciale n. 21 del 1986.

6. Alla copertura della minore entrata stimata in 50.000,00 euro per l'esercizio finanziario 2002, derivante dall'applicazione dell'articolo 16, si provvede mediante riduzione di una quota di pari importo del fondo per nuove leggi - spese correnti (unità di base 95.1.110) per l'esercizio finanziario 2002 dello stato di previsione della spesa, di cui all'articolo 2 della L.P. 31 dicembre 2001, n. 12.

7. La Giunta provinciale è autorizzata ad apportare al bilancio le variazioni conseguenti alla presente legge, ai sensi dell'articolo 27, terzo comma, della L.P. 14 settembre 1979, n. 7 (Norme in materia di bilancio e di contabilità generale della Provincia autonoma di Trento), come da ultimo modificato dagli articoli 7 e 9 della L.P. 22 marzo 2001, n. 3.

 

 

L.R. Abruzzo 8 marzo 2005, n.24

L.R. Abruzzo 8 marzo 2005, n. 24 (1).


Testo Unico in materia di sistemi di trasporto a mezzo di impianti a fune, o ad essi assimilati, piste da sci ed infrastrutture accessorie.

 

(1) Pubblicata nel B.U. Abruzzo 25 marzo 2005, n. 16-bis.
 

TITOLO I
Finalità, ambito di applicazione e disposizioni preliminari comuni
Art. 1 
Generalità.
1. La Regione Abruzzo riconosce la funzione sociale ed il valore della pratica non agonistica degli sport invernali da discesa e da fondo quali strumenti di benessere individuale e collettivo, di incontro e di conoscenza tra soggetti e collettività e tra soggetti e ambiente circostante, di miglioramento degli stili di vita, di valorizzazione delle località montane e delle aree protette e di impulso allo sviluppo economico delle stesse.
2. A tal fine la Regione individua nell'esercizio del trasporto pubblico effettuato a mezzo di impianti funiviari, o a questi assimilabili, attività di pubblica utilità e di interesse generale.
3. I sistemi di trasporto pubblico, attuati con le modalità di cui al precedente comma 2, posseggono le caratteristiche proprie dei servizi pubblici di trasporto regionale e locale così come definiti dall'art. 2, comma 1, della L.R. 23 dicembre 1998, n. 152.
4. Analogamente ai sistemi di trasporto funiviario, costituiscono attività di pubblica utilità l'esercizio di piste da sci, infrastrutture accessorie ed opere di difesa e tutela della sicurezza.

Art. 2 
Finalità.
1. Al fine di garantire:
a) che la pratica non agonistica degli sport invernali da discesa e da fondo avvenga in condizioni di sicurezza, in aree sciabili attrezzate sviluppate sulla base di un adeguato inserimento ambientale e paesaggistico;
b) una idonea ed efficiente gestione delle aree sciabili attrezzate;
c) la prevenzione di pericoli e danni che possono derivare dal loro uso;
d) il migliore utilizzo del territorio per la pratica degli sport della neve;
anche in attuazione delle disposizioni di cui alla legge 24 dicembre 2003, n. 363 e sue modifiche ed integrazioni ed in ossequio alle disposizioni che costituiscono i principi fondamentali in tema di sicurezza individuale e collettiva nella pratica di tali sport la presente legge detta norme in materia di:
e) costruzione, adeguamento, manutenzione ed esercizio di sistemi funiviari, o ad essi assimilabili destinati, in pubblico servizio di trasporto e delle relative infrastrutture;
f) apprestamento ed esercizio di piste da sci;
g) gestione della sicurezza nelle aree sciabili attrezzate;
h) comportamento degli utenti.

Art. 3 
Disciplina generale delle aree sciabili attrezzate.
1. La realizzazione e la gestione delle componenti di un'area sciabile attrezzata, in quanto strutture di norma interdipendenti ed idonee ad influenzare in maniera considerevole l'assetto territoriale sotto il profilo urbanistico ed ambientale, sono disciplinate dalle disposizioni della presente legge, congiuntamente alla normativa urbanistica e territoriale.
2. Gli impianti di risalita e di collegamento e le piste da sci, slittino ed attrezzi assimilabili sono realizzati anche tenendo conto delle capacità ricettive previste dagli strumenti di pianificazione, e secondo modalità progettuali tali da assicurare caratteristiche congrue e reciprocamente compatibili.
3. I parametri di congruità e compatibilità tra le componenti impiantistiche e sciistiche sono determinate dal regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 4 
Definizioni.
1. Sono aree sciabili attrezzate le superfici innevate, in modo naturale o programmato, aperte al pubblico e abitualmente riservate alla pratica degli sport sulla neve quali: lo sci, nelle sue varie articolazioni; la tavola da neve, denominata "snowboard"; lo sci di fondo; la slitta e lo slittino e altri sport individuati dalla normativa vigente.
2. Sono componenti di un'area sciabile attrezzata:
a) gli impianti di risalita, ivi compresi quelli di accesso all'area, di arroccamento e di collegamento, adibiti al trasporto degli utenti all'interno dell'area;
b) le piste da sci, riservate alla circolazione di chi utilizza sci o attrezzi similari (monosci, sci corti, telemark, ecc.) nonché tavole da neve (snowboard);
c) le aree turistico-ricreative e di servizio connesse con l'area attrezzata principale, da questa raggiungibili da parte dell'utente e costituite, a titolo esemplificativo e non esaustivo, dai collegamenti con i punti di ristoro, dagli spazi circostanti agli stessi, dai punti di informazione, dalle biglietterie;
d) le infrastrutture ricreative per i bambini (c.d. "baby park") servite o meno da impianti di risalita;
e) le aree a specifica destinazione per la pratica di attività con attrezzi quali slitta, slittino e altri sport della neve, differenti da quelli di cui al punto b);
f) le aree attrezzate e riservate alla pratica di evoluzioni acrobatiche con sci e snowboard;
g) le aree marginali, a servizio degli spazi di cui ai numeri precedentemente elencati, che devono essere comunque preparate, regolamentate, delimitate, segnalate, controllate e protette dai pericoli contro cui l'utente non può premunirsi.
3. Sono percorsi fuoripista tutte le aree non regolamentate, non delimitate, non preparate, non controllate e non protette dal gestore, anche se rese più facilmente accessibili all'utente per effetto dell'utilizzo degli impianti.
4. Sono gestori delle aree sciabili attrezzate i titolari dell'autorizzazione all'esercizio degli impianti di risalita e delle piste, nonché i soggetti che, per contratto, ricoprono tale qualifica.
5. Sono utenti delle aree sciabili attrezzate gli sciatori, per tali intendendosi coloro che percorrono le piste da sci equipaggiati di sci, snowboard o attrezzi similari e tutti coloro che, pur non essendo provvisti di tale equipaggiamento, accedono all'area sciabile attrezzata servendosi o meno dei relativi servizi.
6. Per situazioni di pericolo atipico si intendono tutte quelle situazioni, di carattere oggettivo, che espongono l'utente ad un rischio che non può considerarsi connaturato alla pratica dello sci su piste battute e/o riconducibile a comportamenti dell'utente stesso e che quest'ultimo non è in grado di prevedere o individuare durante la permanenza all'interno delle aree sciabili attrezzate.

Art. 5 
Programmazione del territorio e previsioni urbanistiche.
1. L'individuazione delle aree sciabili attrezzate è effettuata dagli strumenti urbanistici di pianificazione regionale, con particolare riguardo ad un organico e coordinato sviluppo generale, nonché al corretto e razionale uso del territorio, alla salvaguardia delle bellezze paesaggistiche, alla tutela dell'ambiente, allo sviluppo delle attività produttive e all'incremento del turismo.
2. La programmazione e la realizzazione degli interventi nelle aree sciabili attrezzate vengono effettuate in conformità agli indirizzi generali e agli obiettivi della programmazione regionale mediante la redazione di un Piano dei Bacini Sciistici (P.d.B.S.), da redigersi a norma della L.R. 10 luglio 2002, n. 13 e successive modifiche ed integrazioni,.
3. Gli strumenti di pianificazione territoriale di cui al comma 2 del presente articolo sono approvati dalla Regione, previa consultazione con gli Enti di governo del territorio interessati.
4. La Regione verifica l'osservanza delle norme sulla programmazione in sede di esame dei progetti relativi alle aree sciabili attrezzate.
5. Fatte salve le competenze urbanistiche-edilizie locali, in attesa della entrata in vigore del P.d.B.S. la Giunta regionale, d'intesa con la Commissione Consiliare competente e sulla base di progetti preliminari, autorizza la successiva approvazione dei progetti di impianti a fune, o ad essi assimilati, piste da sci ed infrastrutture accessorie.

Art. 6 
Pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza e servitù coattiva.
1. L'approvazione del Piano dei Bacini Sciistici da parte della Regione equivale a dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza e rappresenta il presupposto per costituzione coattiva di servitù connesse con la gestione di tali aree.
2. I richiedenti l'autorizzazione alla realizzazione di impianti di trasporto funiviario o assimilati, di piste da sci e di infrastrutture accessorie, anche in fase di rinnovo, qualora non abbiano la disponibilità dei terreni interessati alle opere, anche in sede di rinnovo, possono ottenere in via coattiva la disponibilità delle aree:
a) necessarie alla costruzione delle stazioni, dei locali di ricovero e di servizio, nonché degli accessi dalle pubbliche vie;
b) limitrofe alle stazioni, destinate a parcheggi, necessarie ad integrare le finalità dell'impianto;
c) occorrenti alla realizzazione delle piste, consistente nella facoltà:
- di eseguire le opere di scavo e sbancamento, livellamento e bonifica;
- di realizzare spazi ad uso dell'impianto, linee e condutture interrate necessarie all'impianto, disboscamento, taglio di alberi e rami necessari per l'esercizio di linea in conformità al progetto approvato;
- di realizzare sentieri ed accessi necessari per la sicurezza dell'impianto ed opere di difesa;
- di costruire le stazioni di partenza e di arrivo ed i sostegni di linea;
- di usare il terreno e i relativi accessi per le operazioni di apprestamento e manutenzione della linea, impedendo ogni attività pregiudizievole all'esercizio e sicurezza della stessa;
- di usare il terreno di sedime della pista o di quello comunque necessario per la costruzione e l'utilizzo di manufatti utili all'esercizio di sistemi di produzione della neve previsti dal progetto approvato;
- di apporre cartelli indicatori e ogni altro apprestamento di sicurezza;
- di inibire, nel corso dell'esercizio e durante i lavori di manutenzione, l'accesso alle piste e agli impianti e di impedire ogni altra attività comunque pregiudizievole al regolare esercizio della pista e/o dell'impianto;
d) del tracciato dell'impianto sostanziante nella servitù aerea consistente nel diritto di tendere e mantenere funi anche mediante appoggi e sostegni infissi nel terreno, nel diritto di transito aereo con veicoli su fune, nel diritto di far accedere in qualsiasi punto della linea il personale addetto alla manutenzione ordinaria e straordinaria, ed il personale di sorveglianza, nonché nell'obbligo, imposto al proprietario del fondo servente di consentire l'adattamento del profilo del terreno alle esigenze del servizio e l'eventuale abbattimento di piante necessario al tracciato e di non frapporre ostacoli, comunque costituiti, entro i limiti di sicurezza stabiliti nelle norme tecniche per la costruzione e l'esercizio del tipo di linee concesse;
e) come servitù di transito sul terreno di sciatori al traino di impianti di risalita;
f) come servitù di transito sul terreno degli utenti dell'area sciabile attrezzata;
g) come servitù di elettrodotto consistente nel diritto di raggiungere il razionale allacciamento dell'impianto di risalita e delle sue pertinenze alla più vicina linea di distribuzione di energia elettrica;
h) come servitù di passo a piedi e con veicoli per consentire il raccordo con il più vicino impianto di risalita;
i) come eventuali servitù costituite a favore di precedenti concessionari.
3. Il proprietario del fondo servente non può in alcun modo diminuire l'uso della servitù o renderlo più oneroso; del pari il titolare della servitù non può fare alcuna cosa che la aggravi.
4. La costituzione coattiva di servitù è disposta con decreto del Dirigente della Direzione regionale competente che contestualmente determina l'ammontare dell'indennità.
5. La determinazione dell'indennità è regolata a norma delle vigenti leggi in materia. L'indennità è corrisposta mediante canoni annui con sistemi di aggiornamento automatico o mediante la loro capitalizzazione in un'unica soluzione. In ogni caso, nella determinazione della stessa si deve tener conto della diminuzione del valore del bene, duratura o transitoria, anche in rapporto alla sua destinazione, e del compenso dovuto per l'uso del bene altrui.
6. La durata della servitù è la stessa dell'autorizzazione cui si riferisce.
7. Decorso un anno dall'eventuale dichiarazione di decadenza, di revoca o di risoluzione dell'autorizzazione, e sempre che non si addivenga all'assenso di nuove concessioni o al rilascio di nuove autorizzazioni, il proprietario del fondo servente può ottenere la revoca del decreto di asservimento relativo alle servitù imposte sul suo terreno e la conseguente cancellazione del vincolo intavolato nei registri immobiliari.
8. Al momento dell'estinzione del diritto, i terreni gravati dal diritto di servitù devono essere riconsegnati ai proprietari nelle condizioni e nello stato in cui si trovavano al momento dell'entrata nella detenzione da parte del concessionario, con le sole modificazioni dovute all'uso specifico e salvo il risarcimento del danno conseguente al mancato rispetto delle leggi, dei regolamenti e del progetto approvato e delle eventuali prescrizioni.
9. Qualora il proprietario del fondo servente intenda eseguire in un settore dello stesso innovazioni, costruzioni o impianti incompatibili con l'esercizio della servitù, dovrà mettere a disposizione del titolare di questa, senza alcun ulteriore indennizzo, altro settore di terreno adatto all'esercizio della servitù.
10. Il mutamento del luogo di esercizio della servitù può essere richiesto dallo stesso titolare della stessa qualora dimostri che il cambiamento risulti di notevole vantaggio per l'area sciabile e di nessun danno al fondo.

Art. 7 
Autorizzazione e assenso.
1. Fatte salve le competenze Urbanistico-Edilizie locali, la costruzione e l'esercizio di linee funiviarie o assimilate in servizio pubblico, e delle relative infrastrutture, sono soggetti ad autorizzazione.
2. L'istruttoria sulle domande di autorizzazione di linee funiviarie ne valuta l'interdipendenza e la compatibilità con piste da sci esistenti e con quelle di cui si propone la realizzazione.
3. Il rilascio dell'autorizzazione equivale a provvedimento di assenso preliminare alla realizzazione di nuove piste da sci interdipendenti con gli impianti di risalita per i quali è richiesta la concessione.
4. L'assenso preliminare comunque acquisito ha durata di anni due.
5. In caso di mancata o incompleta realizzazione delle piste interdipendenti con gli impianti per i quali è rilasciata l'autorizzazione il Servizio competente si pronuncia sulla decadenza della autorizzazione medesima, ovvero sulla sospensione o limitazione dell'esercizio degli impianti stessi.

Art. 8 
Tavolo Tecnico Consultivo in materia di Bacini Sciistici, impianti funiviari, piste da sci ed infrastrutture accessorie.
1. La Giunta regionale istituisce e nomina il Tavolo Tecnico Consultivo costituito da:
- il Dirigente del Servizio competente della Direzione Trasporti e Mobilità, o suo delegato, con funzione di Presidente;
- un Responsabile della Direzione Trasporti;
- un Responsabile della Direzione regionale Agricoltura, Foreste e Alimentazione;
- un Responsabile della Direzione regionale Turismo;
- un Responsabile della Direzione regionale Protezione Civile, Servizio Previsione e Prevenzione dei Rischi;
- un Responsabile della Direzione regionale Urbanistica e Beni Ambientali;
- un Funzionario del C.F.S. Ispettorato Regionale;
- un rappresentante delle Associazioni degli Esercenti Funiviari;
- un Rappresentante della F.I.S.I.
2. Le funzioni di segretario sono svolte da un impiegato della Direzione Trasporti;
3. Il Presidente convoca il Tavolo Tecnico, d'ufficio o su richiesta di uno dei componenti, ed è validamente costituito in presenza della maggioranza dei componenti;
4. Per ognuno dei componenti viene nominato un supplente destinato a sostituire il membro effettivo in caso di assenza o impedimento;
5. Il Tavolo tecnico esprime parere relativamente ad ogni questione sottoposta dalla Giunta regionale o dai servizi competenti in materia di aree sciabili attrezzate;
6. I pareri del Tavolo Tecnico sono assunti con il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
7. Ai lavori del Tavolo Tecnico possono essere chiamati ad intervenire tecnici ed esperti il cui parere sia ritenuto utile o necessario nell'esame di particolari questioni.
8. Il Tavolo Tecnico, ai fini dell'espletamento delle sue funzioni, può effettuare ispezioni e sopralluoghi sulle aree interessate.
9. Ai membri ed al segretario del Tavolo Tecnico sono corrisposti i compensi previsti dalla normativa vigente.
10. I componenti del tavolo Tecnico rimangono in carica cinque anni.

Art. 9 
Requisiti di idoneità delle aree sciabili attrezzate.
1. Tutte le superfici appartenenti alle aree sciabili attrezzate, o ad esse direttamente connesse per motivi orografici e morfologici, devono essere idonee sotto il profilo idrogeologico e geotecnico ed essere immuni, secondo ragionevoli previsioni, dal pericolo di frane e valanghe, sia per loro naturali caratteristiche che in conseguenza della adozione di idonee misure di difesa di tipo strutturale e/o gestionale.
2. Ai fini del rilascio e della modifica delle autorizzazioni di linee funiviarie nonché ai fini del rilascio delle autorizzazioni all'apprestamento di piste da sci o altre infrastrutture dell'area sciabile attrezzata, o per la modifica di quelle esistenti, i relativi progetti devono essere corredati di specifici piani delle misure di difesa dal pericolo di valanghe o integrazioni ed aggiornamenti di quelli approvati.
3. Ai fini del rilascio dell'autorizzazione all'esercizio di piste da sci, i relativi progetti devono essere corredati di specifici piani delle misure e degli apprestamenti di sicurezza, sulla base delle indicazioni di cui alla presente legge.

Art. 10 
Generalità sugli obblighi dei gestori.
1. I gestori delle aree sciabili attrezzate sono tenuti:
a) ad assicurare agli utenti la pratica delle attività sportive e ricreative in condizioni di sicurezza, provvedendo alla messa in sicurezza ed alla gestione di tutte le componenti delle stesse e curando che siano munite della prescritta segnaletica secondo quanto disposto dalla normativa nazionale e dalla presente legge;
b) ad eliminare, all'interno delle aree sciabili attrezzate, tutti i pericoli atipici connessi con le caratteristiche intrinseche delle aree stesse;
c) ad esporre i documenti relativi alle classificazioni delle piste, alla segnaletica e alle regole di condotta previste dalla normativa nazionale e dalla presente legge, garantendone un'adeguata visibilità;
d) ad assicurare un servizio di soccorso e trasporto degli infortunati lungo le piste in luoghi accessibili dai più vicini centri di assistenza sanitaria o di pronto soccorso secondo le modalità indicate dal regolamento di esecuzione della presente legge;
e) a fornire annualmente ai settori interessati l'elenco analitico degli infortuni verificatisi sulle piste da sci, indicandone ove possibile la dinamica.

Art. 11 
Responsabilità civile dei gestori.
1. Salvo quanto disposto dalla normativa nazionale in materia di impianti a fune, i gestori delle aree sciabili attrezzate sono civilmente responsabili della regolarità e della sicurezza delle attività connesse con l'esercizio delle componenti delle aree stesse e non possono consentirne l'apertura al pubblico senza avere previamente stipulato apposito contratto di assicurazione ai fini della responsabilità civile per danni derivabili agli utenti e ai terzi per fatti derivanti da responsabilità del gestore in relazione all'uso di dette aree.
2. Al gestore che non abbia ottemperato all'obbligo di cui al comma 1 si applica la sanzione amministrativa di cui all'art. 4, comma 2, della legge 24 dicembre 2003, n. 363.
3. Salvo quanto disposto dalla normativa nazionale in materia di impianti a fune, il rilascio delle concessioni e delle autorizzazioni per la gestione di nuove componenti dell'area sciabile attrezzata è subordinato alla stipula del contratto di assicurazione di cui al comma 1. Le concessioni e le autorizzazioni già rilasciate sono sospese fino alla stipula del contratto di assicurazione, qualora il gestore non vi provveda entro i termini previsti dall'art. 4 comma 3 della legge 24 dicembre 2003, n. 363.

TITOLO II
Disciplina degli impianti a fune o assimilati
Capo I - Il procedimento di autorizzazione
Art. 12 
Generalità.
1. La costruzione e l'esercizio di sistemi adibiti al trasporto in servizio pubblico di persone, cose o misto, attuato a mezzo di linee funiviarie sono soggetti a autorizzazione.
2. Le subautorizzazioni sono vietate; possono tuttavia essere espressamente assentite dal soggetto autorizzatore per ragioni di pubblico interesse.

Art. 13 
Definizioni.
1. Sono linee funiviarie quelle costituite da impianti che utilizzano una o più funi impiegate o come vie di corsa o come organi di trazione o come organi portanti e traenti.
2. Sono impianti assimilati alle linee funiviarie tutti i sistemi di trasporto ad impianti fissi.
3. Sono considerati in servizio pubblico tutti gli impianti a fune ed assimilati; fanno eccezione quelli utilizzati gratuitamente ed esclusivamente dal proprietario, dai suoi congiunti, dal personale di servizio, da ospiti occasionali e da chiunque si serva occasionalmente degli impianti per assistenza medica, sicurezza pubblica o simili.
4. Sono altresì considerati in servizio pubblico gli impianti a fune destinati al trasporto di clienti di alberghi o di altre strutture ricettive, e di allievi di scuole di sci, anche se gestiti dai titolari dei rispettivi esercizi.
5. Sono definite infrastrutture accessorie degli impianti tutte quelle opere destinate al conforto e alla sicurezza degli utenti e del personale.

Art. 14 
Competenza degli enti territoriali.
1. Il Dirigente del Servizio competente della Direzione Trasporti e Mobilità, a seguito di esito favorevole dell'istruttoria e dell'approvazione dei progetti, preliminare, definitivo o esecutivo, rilascia l'autorizzazione alla costruzione e l'esercizio del trasporto pubblico a mezzo di impianti funiviari o assimilati.
2. Qualora l'impianto interessi il territorio di più regioni, la concessione è accordata, previa intesa con le regioni finitime, secondo le norme dell'art. 8 del D.P.R. n. 616 del 1977.
3. Spetta ai Comuni l'applicazione delle norme in materia urbanistico-edilizia locale.

Art. 15 
Concorrenza e prelazione.
1. Il competente Servizio della Direzione Trasporti e Mobilità, ricevuta la domanda di concessione, ne dà notizia al pubblico ed a quanti ne abbiano interesse; mediante lettera raccomandata A.R., ai concessionari titolari di linee interferenti o concorrenti con la nuova iniziativa che viene proposta.
2. Sono interferenti o concorrenti le linee per le quali ricorre almeno una delle seguenti condizioni, riportate in ordine di priorità decrescente:
a. si dipartono in vicinanza di terminali di altre linee di trasporto, attuate mediante impianti fissi, già concesse e realizzano con queste un sistema di trasporto continuo ed integrato;
b. sono collegate alle linee esistenti di cui al punto a) mediante piste di discesa o di collegamento esistenti ed autorizzate;
c. sono collegabili alle linee esistenti di cui al punto a) mediante piste di discesa o di collegamento non ancora esistenti; in tal caso i concessionari interessati dovranno allegare alla richiesta di prelazione di cui al comma 5 del presente articolo anche la documentazione progettuale.
3. I concessionari di linee di trasporto interferenti o concorrenti con nuove linee proposte hanno diritto di prelazione per la concessione di queste.
4. Chiunque intenda esercitare il diritto di prelazione deve inviarne richiesta alla Direzione Regionale Trasporti e Mobilità, entro e non oltre 40 giorni dalla data di pubblicazione della domanda all'Albo Pretorio del comune territorialmente interessato, completa della documentazione prevista dal successivo art. 17.
5. La Direzione Trasporti e Mobilità valuta il ricorrere delle condizioni di cui al comma 2, sulla base di queste esamina comparativamente le proposte e si pronuncia sulla richiesta di prelazione entro 30 giorni dallo scadere del termine di cui al comma 4 e ne dà comunicazione agli interessati a mezzo di raccomandata A.R.
6. Il diritto di prelazione può essere esercitato a condizione che la soluzione prospettata preveda impianti di categoria e tipologia non inferiore a quella proposta dal richiedente la concessione e non può essere reclamato nei confronti di chi possiede la disponibilità dei suoli interessati dall'intervento.
7. Il diritto decade se chi lo esercita non presenta il progetto esecutivo entro 90 giorni dalla data di accoglimento della istanza di prelazione e non dà inizio ai lavori entro 6 mesi dalla data di approvazione del progetto esecutivo.

Art. 16 
Parametri di congruità e compatibilità.
1. Ai fini di cui all'art. 3, comma 3, della presente legge, per il dimensionamento di linee funiviarie, anche in rapporto alle piste da sci con le stesse interdipendenti, si dovrà tenere conto di quanto sancito nel regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 17 
Domanda di autorizzazione e documentazione.
1. La domanda di autorizzazione per la costruzione e l'esercizio di linee funiviarie, deve essere corredata della documentazione specificata nel regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 18 
Procedimento istruttorio.
1. Il Servizio competente della Direzione Trasporti e Mobilità riceve la domanda e provvede all'avvio dell'istruttoria.
2. L'istruttoria sulla domanda di concessione, finalizzata all'approvazione dei progetti ed al rilascio delle autorizzazioni da parte del Servizio competente, viene condotto dallo stesso servizio il quale acquisisce i pareri, nulla-osta ed atti di assenso comunque denominati, rilasciati dagli enti interessati fra cui il nulla-osta di competenza del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti riferito alla sicurezza.
3. Il Servizio competente può richiedere il parere non vincolante del Tavolo Tecnico Consultivo di cui all'articolo 8.
4. Se in fase istruttoria il richiedente propone integrazioni o varianti che comportino modifiche sostanziali al progetto di massima presentato, il Servizio competente ripete l'istruttoria.

Art. 19 
Modifica.
1. In caso intervengano, durante la fase di realizzazione degli impianti o, per gli impianti realizzati nella fase di esercizio, varianti costruttive rispetto alle soluzioni originariamente approvate, definite dal D.M. 2 gennaio 1985 del Ministero dei Trasporti, si procede al rilascio di nuova autorizzazione previa nuova istruttoria ed approvazione del progetto.
2. Le variazioni non sostanziali sono autorizzate dal Servizio competente.

Art. 20 
Trasferimento della autorizzazione.
1. Su richiesta degli interessati, il Servizio competente dispone il trasferimento dell'autorizzazione ad altro soggetto subordinatamente alla assunzione, da parte di quest'ultimo, di tutti gli obblighi previsti nel preesistente provvedimento autorizzativo.
2. A tal fine gli interessati presentano richiesta di trasferimento della autorizzazione, corredandola di copia, sottoscritta dalle parti, del documento concernente il trasferimento dell'azienda per atto fra vivi.
3. Fino all'emanazione del provvedimento di cui al primo comma, il precedente titolare rimane vincolato per tutti gli obblighi derivanti dal provvedimento di autorizzazione.
4. In caso di trasferimento temporaneo dell'azienda, al fine di riprendere l'esercizio della linea, il precedente titolare deve presentare all'Ente concedente domanda di reintestazione della concessione entro sei mesi dalla cessione del trasferimento. Decorso inutilmente tale termine, l'Ente concedente pronuncia la decadenza della concessione.
5. Nel caso di morte del concessionario, se persona fisica, l'avente o gli aventi causa, congiuntamente, possono chiedere il trasferimento della concessione inoltrando richiesta entro sei mesi dalla data del decesso.
6. Nel caso di cui al precedente comma, l'avente o gli aventi causa possono comunque continuare l'esercizio della linea per un periodo massimo di sei mesi qualora presentino all'Ente concedente una dichiarazione con la quale assumono integralmente gli obblighi derivanti dalla concessione medesima.
7. La domanda di cui al comma 5 e la dichiarazione di cui al comma 6 devono essere corredate di copia autentica del testamento o di atto notorio di individuazione degli eredi.
8. Trascorso il termine di sei mesi dalla morte del concessionario senza che sia pervenuta richiesta di trasferimento della concessione, l'ente concedente pronuncia la decadenza della stessa.

Art. 21 
Durata della autorizzazione.
1. La durata dell'autorizzazione è pari alla vita tecnica degli impianti.

Art. 22 
Revoca della autorizzazione al pubblico esercizio.
1. L'autorizzazione al pubblico esercizio può essere revocata con provvedimento della Direzione Trasporti e Mobilità, Servizio Trasporto Ferroviario Regionale, Impianti a Fune e Filo nei seguenti casi:
a) su domanda scritta, adeguatamente motivata, del titolare dell'autorizzazione;
b) per sopravvenuta accertata pericolosità del terreno sul quale è ubicato l'impianto o le piste da esso servite;
c) per comprovate ragioni di pubblico interesse.
2. In quest'ultimo caso al titolare dell'autorizzazione spetta un indennizzo per l'anticipata risoluzione del rapporto e per l'avviamento la cui corresponsione è posta a carico dell'ente in favore del quale è riconosciuto il pubblico interesse determinante la revoca.
3. La determinazione dell'indennizzo è effettuata all'esito di una perizia disposta a cura del Servizio competente e terrà conto di quanto stabilito dal regolamento di esecuzione.

Art. 23 
Decadenza dalla autorizzazione al pubblico esercizio.
1. Il titolare di autorizzazione al pubblico esercizio di impianti a fune o assimilati incorre nella decadenza dalla autorizzazione quando:
a) non inizi il servizio entro 30 giorni dalla autorizzazione al pubblico esercizio, oppure, iniziatolo, lo abbandoni, lo interrompa, oppure lo svolga con ripetute e gravi irregolarità. Per gli impianti destinati in via esclusiva alla risalita degli sciatori il servizio deve essere iniziato con il concretizzarsi di condizioni di innevamento che consenta l'apertura delle piste servite;
b) non osservi gli obblighi contenuti nel provvedimento di autorizzazione;
c) rifiuti il trasporto degli effetti postali;
d) quando il soggetto titolare di autorizzazione si estingua a qualsiasi titolo.
2. La procedura di decadenza, nelle fattispecie suddette, deve essere preceduta da due diffide intimate con lettera raccomandata A.R. ed avviene trascorsi 40 giorni dalla data della seconda diffida; tra l'intimazione della prima diffida e la seconda devono trascorrere almeno 20 giorni.
3. Il Provvedimento di decadenza è assunto dal Servizio competente ed è comunicato all'interessato mediante lettera raccomandata A.R.
4. Nel caso in cui alla morte del concessionario non segua il subingresso degli eredi nella concessione, la deliberazione di decadenza viene comunicata agli eredi impersonalmente con lettera raccomandata con avviso di ricevimento all'ultimo domicilio del concessionario.
5. La pronuncia di decadenza non dà titolo ad alcun indennizzo a favore del concessionario.
6. Nei casi di decadenza della concessione non può essere rilasciata una nuova concessione per lo stesso impianto al precedente titolare.

Art. 24 
Sospensione della autorizzazione al pubblico esercizio.
1. In luogo della decadenza può essere disposta la sospensione della autorizzazione al pubblico esercizio quando insorgano ragioni di pubblica incolumità e si ritenga necessario fissare un termine per l'attuazione di provvedimenti di ripristino.
2. Il provvedimento di sospensione non dà diritto ad alcun indennizzo o compenso a qualsiasi titolo.

Art. 25 
Risoluzione consensuale della autorizzazione.
1. Il Servizio Competente pronuncia la risoluzione della autorizzazione su espressa richiesta del concessionario che intenda rinunciare alla stessa. Il relativo atto è firmato d'intesa fra le parti.
2. In tale caso al titolare dell'autorizzazione non spetta alcun indennizzo e nessun obbligo deriva a chicchessia di rilevare gli impianti dismessi.

Art. 26 
Restituzione in pristino dei terreni.
1. Nel caso di estinzione dell'autorizzazione a qualsiasi titolo, il titolare della stessa è obbligato alla restituzione in pristino del terreno su cui insistono le opere dell'impianto, nonché alla demolizione di costruzioni fuori terra e all'asportazione del materiale di risulta, sempreché opere e materiali non abbiano altra utile destinazione. A tal fine presenta al Comune competente per territorio, entro tre mesi dalla data di chiusura dell'esercizio, il progetto esecutivo di rimessa in pristino dell'area. Il Comune approva il progetto con eventuali modifiche e prescrizioni, comunica all'interessato il termine entro il quale il ripristino, la demolizione e l'asporto devono essere effettuati, preavvertendolo che in caso di inadempienza provvederà in sostituzione a spese del concessionario.
2. Decorso inutilmente il termine fissato, il Comune territorialmente competente dispone l'esecuzione d'ufficio dei lavori.

TITOLO II
Disciplina degli impianti a fune o assimilati
Capo II - Approvazione dei progetti, costruzione e sorveglianza tecnica sugli impianti
Art. 27 
Approvazione del Progetto esecutivo.
1. L'esecuzione delle opere per la costruzione degli impianti è subordinata alla preventiva approvazione regionale dei relativi progetti esecutivi riguardanti anche le infrastrutture accessorie e complementari da parte del Servizio competente.
2. In sede di approvazione del progetto, oltre alla verifica della conformità e della corrispondenza del progetto alle norme tecniche in vigore, sia generali che speciali, per ciascun tipo di impianto a fune, possono essere prescritte particolari modifiche progettuali in relazione alle speciali condizioni di impianto e di esercizio delle varie parti fisse o mobili dell'intera costruzione.
3. Il provvedimento di approvazione del progetto rilasciato dal Servizio competente deve contenere la fissazione dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori.

Art. 28 
Attuazione del progetto. Direzione dei lavori.
1. L'esecuzione dei lavori deve avvenire secondo il progetto approvato, osservando le norme tecniche vigenti e le eventuali prescrizioni contenute nell'atto di approvazione.
2. I lavori di costruzione devono essere eseguiti sotto la responsabilità di un ingegnere direttore dei lavori, iscritto nel relativo albo professionale. Il nominativo del direttore dei lavori e la data di inizio dei lavori stessi devono essere previamente comunicati al Servizio competente, il quale può disporre controlli e verifiche circa la rispondenza della costruzione alle norme di legge e al progetto presentato.
3. In particolare, il direttore dei lavori deve curare che l'opera venga realizzata in conformità delle previsioni del progetto approvato, che i materiali impiegati siano idonei, che si ottemperi alle prescrizioni previste dalle leggi in vigore e a quanto altro disposto nelle norme di sicurezza vigenti.
4. Qualora sia contestata l'inosservanza delle norme, prescrizioni o modalità di esecuzione di cui al presente articolo, il Servizio competente ordina l'immediata sospensione dei lavori con riserva dei provvedimenti che risultino necessari per la modifica delle costruzioni o per la restituzione in pristino. L'ordine di sospensione cessa di avere efficacia se entro 30 giorni dalla notificazione della stessa, il Servizio competente non abbia adottato o notificato i provvedimenti definitivi.
5. Con il provvedimento che dispone la modifica delle costruzioni, la restituzione in pristino o la demolizione delle opere è assegnato un termine entro il quale il trasgressore deve procedere a sue spese e senza pregiudizio delle sanzioni amministrative e penali, all'esecuzione in danno dei lavori.
6. I controlli effettuati da parte del Servizio competente per verificare la rispondenza delle costruzioni alle norme di legge e di regolamento vigenti non sollevano il progettista, le ditte costruttrici ed il direttore dei lavori dalle responsabilità connesse alle loro funzioni in base alle vigenti norme.
7. Qualora nel corso della costruzione si intendano effettuare modifiche al progetto dell'impianto, si osserva quanto stabilito dall'art. 19.

Art. 29 
Verifiche e prove funzionali.
1. Ultimata la costruzione dell'impianto, il concessionario inoltra ai competenti uffici del Ministero dei trasporti, al Servizio competente e per conoscenza al Comune territorialmente competente la domanda per l'effettuazione delle verifiche e delle prove funzionali.
2. Le verifiche e le prove funzionali sono eseguite sulla base delle disposizioni contenute negli articoli 4 e 5 del D.P.R. 11 luglio 1980, n. 753.

TITOLO II
Disciplina degli impianti a fune o assimilati
Capo III - Esercizio delle linee e disposizioni per gli utenti
Art. 30 
Modalità di esercizio.
1. L'esercizio dell'impianto deve svolgersi secondo le modalità e prescrizioni fissate nel regolamento di esercizio, nel rispetto delle vigenti norme in materia di polizia, sicurezza e regolarità dei servizi di trasporto pubblico mediante impianti fissi e in ottemperanza alle eventuali prescrizioni contenute nel provvedimento di concessione o autorizzazione all'esercizio, nonché alle altre disposizioni eventualmente impartite dall'Ente concedente e dai competenti uffici centrali o periferici del Ministero dei Trasporti.
2. Il regolamento di esercizio di cui al precedente comma deve essere approvato dalla Regione Abruzzo unitamente al progetto esecutivo.
3. Ogni impianto deve essere diretto da un direttore o responsabile dell'esercizio, da nominare prima dell'apertura al pubblico esercizio secondo le norme di cui all'art. 89 e seguenti del D.P.R. n. 753 del 1980, e deve prevedere il personale necessario, regolarmente abilitato, in possesso delle qualifiche previste dalla normativa vigente.
4. I nominativi del responsabile e del personale di linea e di stazione, con le mansioni a ciascuno assegnate, devono essere comunicati alla Regione ed al competente USTIF per i provvedimenti previsti dagli articoli 90 e 102 del D.P.R. 11 luglio 1980, n. 753 e sue modifiche ed integrazioni.
5. L'Assenso regionale di cui all'art. 90 del D.P.R. predetto è rilasciato dal Servizio competente.

Art. 31 
Portata di esercizio.
1. La portata oraria dell'impianto deve essere regolata sulla base della disponibilità di piste per la discesa. La chiusura di una o più piste determina la necessità di ridurre la portata, secondo specifici termini espressi nel regolamento di esercizio.

Art. 32 
Tariffe, orari, obblighi vari del concessionario.
1. Le tariffe, i periodi, gli orari e le altre modalità di esercizio sono comunicati al Servizio competente il quale dispone ispezioni ed accertamenti atti a verificarne l'ottemperanza.
2. È fatto obbligo al concessionario:
a) di esporre, ben visibili al pubblico, le tariffe, gli orari di servizio e le condizioni generali di contratto;
b) di adottare sull'impianto segnaletica di tipologia conforme a quella prevista dal regolamento di esecuzione della presente legge;
c) di trasportare gratuitamente la corrispondenza postale e il materiale di approvvigionamento destinato agli esercizi ed alle attività interne all'area sciabile attrezzata.
3. I concessionari possono stabilire speciali tariffe per determinate categorie di utenti.

Art. 33 
Vigilanza tecnica sull'impianto.
1. Le funzioni di sorveglianza e vigilanza tecnica sugli impianti sono esercitate dai funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e da quelli della Regione, Servizio competente.
2. Le relative ispezioni e verifiche possono essere disposte in ogni momento, e, comunque, almeno una volta all'anno per il controllo dell'efficienza tecnica, della sicurezza degli impianti e della regolarità degli esercizi.
3. I funzionari incaricati delle ispezioni e verifiche formulano le proprie osservazioni su un registro di ispezione che viene conservato a cura del direttore di esercizio e, qualora vengano rilevate inadempienze ed irregolarità, redigono verbale di contravvenzione successivamente notificato alla parte interessata.
4. Il Servizio competente, con atto motivato può imporre prescrizioni ed ordinare l'esecuzione delle opere necessarie, nonché ordinare la sospensione del servizio qualora vengano accertate deficienze tecniche che possano pregiudicare efficienza e sicurezza dell'impianto.
5. Il responsabile di esercizio ha l'obbligo di far sospendere il servizio, dandone tempestiva comunicazione al Servizio competente, qualora insorgano temporanei pericoli di valanga o altre situazioni tali da pregiudicare la sicurezza dell'impianto e l'incolumità degli utenti.
6. Gli impianti devono essere periodicamente sottoposti a revisione secondo le disposizioni di legge.
7. In caso di non ottemperanza alle norme di legge e regolamentari o alle condizioni dei provvedimenti autorizzativi o nel caso di sospensione dell'esercizio per mancato rispetto delle norme sulla copertura assicurativa, il Servizio competente può disporre la chiusura dell'impianto.
8. Con cadenza annuale il concessionario deve far eseguire da un tecnico abilitato la verifica della integrità di eventuali opere a difesa dell'impianto da pericolo di caduta frane e valanghe, inviando copia della certificazione di idoneità al Servizio competente, al Servizio Geologico ed al Servizio Rischi e Prevenzione della Direzione OO.PP. e Protezione Civile.

Art. 34 
Agibilità delle aree di imbarco e sbarco e delle piste di risalita.
1. Tutte le superfici innevate o non, destinate al trasferimento degli utenti dagli impianti alle piste e viceversa o alla risalita mediante sciovie devono essere mantenute in perfetta agibilità, prive di ostacoli o sporgenze, e con andamento longitudinale e trasversale tale da non creare pericoli o accelerazioni per gli utenti.

Art. 35 
Assistenza all'utente.
1. Il personale di linea e di stazione ha l'obbligo di prestare adeguata assistenza agli utenti, anche sulla base di richieste specifiche, nella fase in imbarco e sbarco dagli impianti ed essere nelle condizioni di arrestare tempestivamente l'impianto in caso di necessità.

Art. 36 
Disposizioni per gli utenti.
1. I passeggeri in attesa, durante il trasporto e a termine dello stesso devono comportarsi in modo tale da non mettere in pericolo la sicurezza dell'impianto e degli altri passeggeri e da non ostacolare comunque la regolarità della marcia e lo svolgimento del servizio.
2. I passeggeri devono vigilare, in cooperazione con il personale di linea e di stazione addetto, sulla propria incolumità ed osservare tutte le norme di comune prudenza oltre che di legge.

Art. 37 
Statistica.
1. I concessionari sono tenuti a fornire periodicamente al Servizio competente i dati statistici relativi all'impianto.

TITOLO II-bis
Disciplina dei tappeti mobili a vocazione turistica o sportiva (2)
Art. 37-bis
Definizioni (3).
1. I tappeti mobili che non necessitano di ancoraggi fissi al suolo, installati, per uso sportivo, a servizio di aree sciabili autorizzate ai sensi del presente testo unico sono a tutti gli effetti componenti di area sciabile attrezzata e il loro esercizio al pubblico è soggetto ad autorizzazione rilasciata dal Servizio competente della Direzione regionale Trasporti.
2. Per uso sportivo si intende l'utilizzo del tappeto mobile per lo svolgimento di sport di discesa praticati con sci, tavole, bob, slittini e gommoni, anche d'estate su piste con fondo in materiale sintetico di larghezza non inferiore a 1 metro.

  1. Titolo aggiunto, unitamente agli articoli che lo compongono (articoli 37-bis e 37-ter) dall’art. 1, L.R. 10 dicembre 2010, n. 54, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 5 della stessa legge).
    (3) Il titolo II-bis, unitamente agli articoli che lo compongono (articoli 37-bis e 37-ter, ivi compreso quindi il presente articolo), è stato aggiunto dall’art. 1, L.R. 10 dicembre 2010, n. 54, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 5 della stessa legge).
     

Art. 37-ter
Procedimento di autorizzazione (4).
1. I tappeti mobili, di cui al presente Titolo, devono presentare la marcatura CE ed essere conformi al D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 17 (Attuazione della direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE relativa agli ascensori).
2. Ai fini dell'autorizzazione al pubblico esercizio, il gestore del tappeto mobile presenta al Servizio competente della Direzione regionale Trasporti la seguente documentazione:
a) dichiarazione CE di conformità resa dalla ditta costruttrice ai sensi dell'art. 3, comma 3, lett. e), D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 17;
b) atto legale dal quale risulti la disponibilità giuridica dell'area su cui insiste il tappeto mobile;
c) progetto composto dalla relazione tecnica illustrativa, corografia scala 1:5000, planimetria catastale scala 1:4000, riportanti il tracciato dell'impianto, profilo longitudinale scala 1:500;
d) dichiarazione, resa, ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), dal gestore dell'impianto in ordine alla conformità del progetto alle prescrizioni urbanistiche ed edilizie vigenti nel territorio del Comune interessato;
e) copia del contratto di assicurazione ai fini della responsabilità civile per danni subiti dagli utenti e dai terzi per fatti derivanti dalla gestione del tappeto mobile;
f) dichiarazione di impegno da parte del titolare di assicurare durante l'esercizio al pubblico del tappeto mobile l'assistenza di due agenti, di cui uno conducente, debitamente formati sulle condizioni di funzionamento e conduzione secondo il manuale d'uso dell'impianto;
g) sono escluse dall'obbligo della dichiarazione di impegno di cui alla lettera f) le Scuole di sci autorizzate ai sensi della L.R. n. 94/1996 art. 18, titolari di tappeto mobile situato in area attrezzata riservata all'insegnamento dello sci, chiusa al pubblico e ad esclusivo uso degli utenti della Scuola Sci.
I Maestri di Sci dell'organico della Scuola Sci titolare del tappeto mobile, durante lo svolgimento delle lezioni, sono i responsabili della sicurezza all'interno dell'area attrezzata riservata.
3. Il Servizio competente della Direzione regionale Trasporti rilascia l'autorizzazione entro il termine di novanta giorni dal ricevimento della domanda.
4. La polizza assicurativa con relativa quietanza di rinnovo, la dichiarazione di impegno di cui al comma 2, lett. f) nonché la dichiarazione resa ai sensi del D.P.R. 445/2000 dal gestore in ordine al rispetto delle condizioni stabilite nel manuale d'uso del tappeto mobile con riguardo alle manutenzioni e alle verifiche periodiche devono essere annualmente trasmesse al medesimo Servizio regionale all'apertura delle aree sciabili.
5. L'esercizio al pubblico di un tappeto mobile senza la prescritta autorizzazione comporta l'immediata interruzione del servizio e l'applicazione della sanzione amministrativa pari a euro 10.000,00.
6. Per quanto non previsto dal presente articolo, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del presente testo unico.
7. Le disposizioni del presente titolo si applicano sino all'emanazione della normativa tecnica europea e della normativa statale in materia di tappeti mobili

  1. Il titolo II-bis, unitamente agli articoli che lo compongono (articoli 37-bis e 37-ter, ivi compreso quindi il presente articolo), è stato aggiunto dall’art. 1, L.R. 10 dicembre 2010, n. 54, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 5 della stessa legge).
     

TITOLO III
Disciplina delle piste da sci e delle altre tipologie di piste
Capo I - Piste, tracciati escursionistici, aree riservate ed aree a specifica destinazione
Art. 38 
Generalità sulle piste da sci.
1. Sono piste da sci i tracciati o i percorsi normalmente accessibili, ubicati su superfici piane o inclinate, innevati naturalmente o artificialmente, delimitati, preparati, dotati di segnaletica, segnati secondo la classificazione di cui agli articoli successivi, controllati e protetti, secondo ragionevoli previsioni, da pericoli atipici.
2. In base alla loro destinazione le piste si dividono in piste da discesa, piste da fondo, tracciati escursionistici ed itinerari sciistici.

Art. 39 
Requisiti tecnici generali delle piste.
1. Tutte le piste da sci devono possedere i seguenti requisiti tecnici:
a) la pista deve essere tracciata in zona idrogeologicamente idonea e non soggetta normalmente a frane o valanghe durante il periodo di esercizio;
b) l'andamento della pista deve essere tale da non provocare, in condizioni di media velocità rispetto alle caratteristiche della pista stessa, l'involontario o improvviso distacco degli attrezzi dal suolo; gli eventuali cambiamenti di pendenza dovranno essere opportunamente raccordati;
c) il fondo non innevato del tracciato deve essere privo di ostacoli o di sporgenze naturali o artificiali tali che, durante il periodo di esercizio della pista, possano affiorare o costituire comunque pericolo per gli sciatori;
d) la pista non deve attraversare a livello strade carrozzabili aperte al traffico invernale e tracciati di sciovie, slittovie o altri mezzi di risalita a livello; qualora giustificati motivi richiedano l'attraversamento a livello di una strada carrozzabile, questo potrà essere consentito, caso per caso, subordinatamente all'adozione di misure atte a costringere lo sciatore ad arrestarsi ed eventualmente togliersi gli sci prima di impegnare l'attraversamento;
e) l'area comune a più piste deve presentare caratteristiche di larghezza e pendenze tali da consentire l'agevole scorrimento degli utenti provenienti dalle varie piste confluenti.

Art. 40 
Requisiti delle piste da discesa.
1. I requisiti delle piste da discesa sono definiti dal regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 41 
Requisiti delle piste da fondo.
1. I requisiti delle piste da fondo sono definiti dal regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 42 
Requisiti dei tracciati escursionistici ed itinerari turistici.
1. I tracciati escursionistici e gli itinerari turistici devono possedere le caratteristiche tecniche determinate dal relativo provvedimento di autorizzazione all'esercizio.

Art. 43 
Classificazione delle piste da discesa.
1. Le piste da discesa , a seconda del grado di difficoltà, valutato sulla base di criteri topografici, ed in base alla funzione svolta, si classificano nelle categorie specificate nel regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 44 
Classificazione delle piste da fondo.
1. Le piste da fondo, a seconda del grado di difficoltà, valutato sulla base di alcune circostanze quali, il profilo longitudinale, la sinuosità, la pendenza, la presenza di ostacoli nel percorso, ed in base alla funzione svolta, si classificano nelle categorie specificate nel regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 45 
Classificazione dei tracciati escursionistici ed itinerari turistici.
1. I tracciati escursionistici e gli itinerari turistici sono classificati come percorsi gestiti, finalizzati a consentire la mobilità di certe categorie di utenti sul territorio innevato, secondo criteri e disposizioni indicate nell'autorizzazione all'esercizio.
2. Possono anche non essere delimitati, classificati, preparati, controllati o protetti, ed in tal caso vengono percorsi dagli utenti a loro esclusivo rischio e pericolo.
3. Nella autorizzazione all'esercizio vengono indicate, oltre agli estremi del gestore, le modalità di segnalazione, le tipologie di avvisi da predisporre in corrispondenza degli accessi circa la potenziale pericolosità derivante dalla mancanza di delimitazione, classificazione, preparazione, controllo, protezione.
4. L'esercente o il titolare della autorizzazione all'esercizio deve individuarne gli accessi e il percorso tramite segnalazione con paline di colore arancione fluorescente. Deve inoltre provvedere alla chiusura degli accessi in caso di ragionevoli previsioni di pericoli atipici in conseguenza di particolari condizioni atmosferiche e di possibili rischi di frane e valanghe.
5. I tracciati escursionistici gli itinerari turistici riservati allo sci alpino possono essere percorsi esclusivamente con tecnica a spazzaneve e a velocità limitata; in tal caso è vietato il sorpasso tra sciatori in movimento, che può avvenire solo qualora lo sciatore da superare sosti al bordo della pista.
6. I tracciati escursionistici e gli itinerari turistici sono soggetti, dove compatibili e non in contrasto con i criteri e le disposizioni indicate nell'autorizzazione all'esercizio, alle norme riguardanti il comportamento degli utenti.

Art. 46 
Aree a specifica destinazione.
1. Salvo quanto previsto dall'art. 64 le aree a specifica destinazione sono equiparate alle piste da sci.
2. Le aree di cui al precedente comma devono essere delimitate, recintate, segnalate e gestite secondo le disposizioni della presente legge.

Art. 47 
Aree riservate alla pratica di evoluzioni acrobatiche con lo sci e lo snowboard.
1. Salvo quanto previsto dall'art. 64 ("Piste riservate o chiuse") le aree riservate alla pratica di evoluzioni acrobatiche con lo sci e lo snowboard sono equiparate alle piste da sci.
2. Le aree di cui al precedente comma devono essere delimitate, recintate, segnalate e gestite secondo le disposizioni della presente legge.

Art. 48 
Segnaletica delle piste da sci.
1. I gestori hanno l'obbligo di curare che la pista, durante il periodo di esercizio, sia dotata della necessaria segnaletica e mantenga le caratteristiche e i requisiti tecnici previsti dalla presente legge.
2. I segnali devono essere conformi, per dimensione, forma, colore, funzionalità, requisiti strutturali, resistenza alla temperatura ed alla luce e agli altri agenti atmosferici a quelli determinati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a norma dell'art. 6 della legge n. 363/2003.
3. I segnali devono essere collocati in modo tale da non costituire pericolo per gli utenti.
4. Nel curare la predisposizione dei segnali, il gestore deve verificare che siano rispettati i principi dettati dal regolamento di esecuzione della presente legge.
5. È vietata qualsiasi forma di pubblicità sugli eventuali sostegni e/o supporti nonché sul segnale stesso.
6. I provvedimenti di autorizzazione all'esercizio delle piste e relativa classificazione stabiliscono la segnaletica di cui deve essere dotata la pista e ne fissano la quantità e l'ubicazione.
7. Ove la pista non presenti, per qualsiasi ragione, i requisiti di percorribilità previsti, il gestore della stessa deve provvedere ad apporre, sia sulla pista che presso stazioni degli impianti di risalita adducenti alla pista, appositi avvisi.
8. In caso di ripetuta o prolungata violazione, il Servizio competente dispone la revoca dell'autorizzazione.

TITOLO III
Disciplina delle piste da sci e delle altre tipologie di piste
Capo II - Procedimento autorizzatorio all'apprestamento e all'esercizio di piste da sci
Art. 49 
Concorrenza e diritto di prelazione.
1. L'autorizzazione all'apprestamento di una pista da sci che si diparte dalla stazione di monte di un impianto di risalita è assentita, di preferenza e a parità di soluzioni proposte, al concessionario dell'impianto di risalita da cui la pista è servita
2. Le domande di autorizzazione che si pongano in un rapporto di concorrenza per la medesima pista sono trattate con la procedura prevista dall'art. 15 della presente legge.

Art. 50 
Piste comuni e confluenze.
1. Il gestore di una pista che intende farla confluire in altra già esistente ed autorizzata deve a proprie cure e spese eseguire le opere richieste per attribuire alla pista resa comune i requisiti di cui alla presente legge, assumendo a proprio carico una parte proporzionale delle spese già sostenute dal titolare della pista esistente e di quelle richieste per la manutenzione della stessa.
2. Alla relativa domanda, redatta secondo le modalità previste dall'art. 52, deve allegarsi una dichiarazione di consenso del gestore della pista esistente, ed un prospetto di ripartizione delle spese di manutenzione.
3. Ove tale consenso manchi, il richiedente potrà ottenere che la pista sia resa comune con delibera della Giunta regionale. Con tale eventuale provvedimento, la Giunta regionale decide sulla suddivisione delle spese e determina l'incidenza percentuale delle spese di manutenzione e di esercizio a carico di ciascun contitolare.

Art. 51 
Assenso preliminare per l'apprestamento di piste da sci: modalità di presentazione della domanda e requisiti di progetto.
1. La domanda di assenso preliminare ai sensi dell'art. 7 della presente legge per l'apprestamento di piste da sci non collegate alla costruzione di nuovi impianti funiviari o alla modifica di quelli esistenti, deve essere presentata al Servizio competente corredata della documentazione specificata dal regolamento di esecuzione della presente legge.
2. Qualora nel corso dell'istruttoria si renda necessario un esame più approfondito del tracciato e/o delle opere, il Servizio competente può richiedere un'integrazione della documentazione presentata.

Art. 52 
Autorizzazione all'apprestamento di piste da sci.
1. Per l'apprestamento o la modificazione delle piste da sci è richiesta l'autorizzazione regionale.
2. L'autorizzazione è rilasciata dietro presentazione al Servizio competente di apposita domanda corredata:
- del progetto esecutivo della pista;
- dei documenti legali attestanti la disponibilità dei terreni ricadenti nel tracciato della pista o dell'indicazione delle eventuali servitù di cui si chiede la costituzione coattiva;
- dell'indicazione di eventuali mezzi di risalita, in esercizio o in progetto, con la specificazione della portata oraria degli stessi;
- di una relazione illustrativa delle caratteristiche tecniche della pista e dei lavori da effettuare, con l'indicazione dei relativi tempi tecnici di attuazione. In particolare la relazione deve specificare:
a) la struttura geologica dei terreni interessati;
b) le condizioni di innevamento della zona;
c) la localizzazione delle frane e delle valanghe accertate;
d) le colture in atto;
e) gli interventi ambientali necessari;
f) le strutture e gli apprestamenti da predisporre ai fini della sicurezza.
3. Le attività istruttorie e di controllo sulle piste previste dalla presente legge sono esercitate dal Servizio competente, avvalendosi eventualmente del tavolo tecnico di cui all'art. 8.
4. Entro 30 giorni dal ricevimento della domanda di cui al precedente comma 2, il Servizio competente, verifica la regolarità della domanda e della documentazione e richiede eventualmente un parere in merito al tavolo tecnico suddetto.
5. Entro 60 giorni dal ricevimento della documentazione, previo sopralluogo di uno o più componenti designati dal Servizio sulla base delle competenze richieste, il Tavolo Tecnico redige una relazione nella quale è contenuto il proprio parere:
a) sui requisiti tecnici, sulla portata e sulla segnaletica che caratterizzano la pista, ai fini di accertare la rispondenza della stessa alle condizioni di legge;
b) sulla categoria di appartenenza della pista;
c) sulla necessità di misure e apprestamenti di sicurezza.
6. Il Tavolo Tecnico, nell'esprimere il suo parere, può stabilire prescrizioni per l'apprestamento, l'esercizio e la manutenzione delle piste; può altresì concedere eventuali deroghe alla larghezza delle piste stesse.
7. Sono definite piste di discesa esistenti quelle servite da impianti di risalita che prima del 31 dicembre 2004 hanno effettuato servizio autorizzato e ricomprese nell'allegato A: "Elenco delle piste di discesa esistenti nella Regione Abruzzo alla data del 31 dicembre 2004". Fatte salve le disposizioni in materia di disponibilità dei suoli e previo accertamento del requisito di cui al successivo comma 8, su istanza della ditta concessionaria dell'esercizio degli impianti di risalita, le piste di discesa esistenti, come sopra definite, sono aperte al pubblico esercizio nello stato plano-altimetrico di fatto in essere alla data di pubblicazione della presente legge.
8. Entro i successivi sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge il concessionario degli impianti di risalita a servizio delle piste di discesa esistenti è tenuto, pena la sospensione dell'esercizio delle piste medesime, a presentare al Servizio competente le planimetrie catastali ed i rilievi plano-altimetrici riferiti allo stato di fatto in essere alla data di pubblicazione della presente legge. Ai fini dell'attestazione di conformità delle piste esistenti allo stato di fatto in essere, gli elaborati sono sottoscritti da un tecnico abilitato e dal direttore o dal responsabile d'esercizio degli impianti di risalita. Qualora detti elaborati plano-altimetrici risultassero acquisiti agli atti del Servizio regionale competente, è facoltà della ditta concessionaria confermare la validità degli stessi, presentando la dichiarazione di conformità di cui al comma precedente, sottoscritta contestualmente dalla stessa e dal direttore o dal responsabile d'esercizio degli impianti di risalita.

Art. 53 
Requisiti del progetto.
1. Il progetto esecutivo della pista da sci è redatto da un tecnico abilitato.
2. Il Progetto deve essere redatto conformemente al regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 54 
Autorizzazione di opere accessorie.
1. La procedura di assenso preliminare di cui agli articoli 7 e 51 si applica anche per l'autorizzazione di impianti di innevamento programmato e di altre opere accessorie, qualora la richiesta relativa sia presentata separatamente da quella concernente l'apprestamento della pista da sci.
2. Resta comunque ferma la possibilità di realizzare impianti di innevamento programmato e di altre opere accessorie sulla base delle autorizzazioni previste dalle singole norme che le concernono.

Art. 55 
Innevamento programmato.
1. Il richiedente o il titolare di un'autorizzazione può realizzare sistemi per l'innevamento programmato sui terreni di sedime delle piste o su quelli confinanti.
2. Per sistema di innevamento programmato si intende l'insieme degli impianti, macchinari ed attrezzature, sia fissi che mobili, comprese opere e condotte di raccolta, accumulo ed adduzione delle acque, atti a consentire la produzione e la distribuzione della neve nelle quantità necessarie a garantire la piena fruibilità delle aree sciabili attrezzate.
3. Nei sistemi di innevamento programmato è vietato l'uso di catalizzatori o additivi inquinanti atti a favorire la germinazione dei fiocchi di neve, l'innalzamento o l'abbassamento crioscopico dell'acqua e della neve.
4. È vietato mantenere accumuli di neve programmata lungo le piste durante gli orari di apertura.
5. Le attrezzature destinate all'innevamento programmato (cannoni fissi e mobili) non possono essere posizionate all'interno delle piste, e devono essere comunque gestite con i più appropriati sistemi di protezione ai fini della sicurezza degli utenti, secondo quanto disposto dai piani delle misure e degli apprestamenti di sicurezza
6. Qualora non abbia la piena disponibilità dei terreni interessati, il richiedente o il titolare di un'autorizzazione può ottenere in via coattiva:
a) la disponibilità delle aree necessarie alla costruzione e all'utilizzo della sala macchine, dei bacini di accumulo e di ogni altro manufatto relativo ai sistemi per la produzione della neve;
b) la servitù di passaggio delle tubazioni di pertinenza delle opere di cui alla lettera a), comprensive dei relativi pozzetti, con diritto di accedere ai fondi serventi per le fasi di montaggio, regolazione ed eventuali manutenzioni.
7. Ai diritti reali di cui al precedente comma si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute nell'art. 6.
8. I diritti reali minori si intendono costituiti per un periodo di tempo pari alla durata dell'autorizzazione concernente la pista servita dall'impianto di produzione di neve.

Art. 56 
Rilascio dell'autorizzazione.
1. A conclusione dell'istruttoria, verificato il ricorrere delle necessarie condizioni, il Servizio competente rilascia l'autorizzazione regionale all'apprestamento della pista.
2. Nell'autorizzazione all'apprestamento sono stabilite le prescrizioni per l'apprestamento e la manutenzione della pista e le eventuali deroghe alla larghezza, gli obblighi cui è tenuto il richiedente ed i termini entro i quali devono essere iniziati e conclusi i relativi lavori.
3. Salvo il caso di rilascio di più autorizzazioni allo stesso richiedente, la durata dei lavori non potrà essere superiore a tre anni. In presenza di comprovati motivi di forza maggiore, il termine può essere prorogato per un periodo massimo di un anno.
4. Per il trasferimento, la revoca, la decadenza, la sospensione, la risoluzione consensuale dell'autorizzazione, si applica il disposto degli articoli 20, 22, 23, 24, 25.

Art. 57 
Direzione lavori e controlli.
1. I lavori di apprestamento delle piste devono essere eseguiti sotto la responsabilità di un tecnico abilitato in qualità di direttore dei lavori, il cui nominativo deve essere previamente comunicato al Servizio competente. Durante il corso dei lavori, il Servizio stesso, avvalendosi della collaborazione del Tavolo Tecnico, esegue controlli e verifiche circa la rispondenza dei lavori al progetto autorizzato ed alle eventuali prescrizioni del provvedimento di autorizzazione.

Art. 58 
Provvedimenti in caso di inadempienza.
1. In caso di inadempienza alle prescrizioni e agli obblighi stabiliti dalla presente legge e dal regolamento di esecuzione, nonché alle prescrizioni previste nel provvedimento di assenso preliminare, il Servizio competente adotta tutti i provvedimenti atti a stabilire l'osservanza delle norme e, se del caso, ordina con provvedimento motivato la sospensione, anche parziale, dei lavori di apprestamento della pista, fino alla completa eliminazione dei fatti che hanno determinato il provvedimento.
2. L'ordine di sospensione viene comunicato al titolare della autorizzazione, al direttore dei lavori, e, ai fini del controllo sulla sospensione e sull'adeguamento, alle competenti forze dell'ordine.
3. Con l'atto di sospensione, o integrazione di questo, il Servizio competente impartisce le disposizioni necessarie per ovviare alle violazioni, fissando un termine non superiore ai tre mesi per l'adeguamento. Il Comune competente per territorio dispone l'esecuzione dei lavori medesimi, ponendo a carico del titolare stesso le relative spese.

Art. 59 
Ultimazione lavori ed accertamento tecnico.
1. Ultimati i lavori di apprestamento della pista, il titolare dell'autorizzazione ne dà comunicazione al Servizio competente ed ai collaudatori incaricati entro 5 giorni, allegando una relazione del direttore dei lavori che certifichi la conformità delle opere realizzate al progetto approvato, nonché l'osservanza delle prescrizioni contenute nel provvedimento di autorizzazione all'apprestamento della pista.
2. Il Servizio competente, ricevuta la comunicazione, verifica la conformità dei lavori al progetto approvato e alle eventuali prescrizioni, dando avvio alle operazioni di collaudo.

Art. 60 
Collaudo ed autorizzazione del pubblico esercizio delle piste.
1. Il collaudo delle piste da discesa è finalizzato all'accertamento dell'idoneità della pista all'apertura all'esercizio, e si distingue in invernale ed estivo. Sono pertanto necessari due diversi certificati di collaudo.
2. Con l'atto di autorizzazione all'apprestamento della pista, il Servizio competente nomina i collaudatori, estivo ed invernale, che dovranno redigere rispettivamente il certificato estivo ed invernale.
3. Il collaudo estivo verifica la rispondenza delle opere realizzate al progetto approvato e alle eventuali prescrizioni. Il collaudo invernale verifica la sciabilità e la rispondenza ai requisiti di sicurezza delle piste da discesa in condizioni di normale innevamento.
4. Il collaudo estivo può avvenire anche in corso d'opera, pertanto il concessionario deve dare comunicazione dell'inizio dei lavori al Servizio competente ed al collaudatore incaricato del collaudo estivo almeno 10 giorni prima.
5. Gli atti del collaudo estivo devono essere rimessi al Servizio competente entro 30 giorni dalla ultimazione dei lavori di apprestamento delle piste; gli atti del collaudo invernale devono essere rimessi allo stesso Servizio competente entro 30 giorni dall'apertura delle piste al pubblico esercizio.
6. Gli oneri di collaudo sono a carico del concessionario.

Art. 61 
Rilascio delle autorizzazioni all'esercizio.
1. A conclusione dell'accertamento, ricevuti gli atti del collaudo estivo, il Servizio competente li approva, rilascia con proprio decreto l'autorizzazione regionale al pubblico esercizio provvisorio della pista, per una durata massima di anni 1, qualora sussistano le seguenti condizioni:
a) il collaudo estivo abbia avuto esito positivo;
b) il gestore della stessa abbia previamente stipulato apposito contratto di assicurazione ai fini della responsabilità civile ai sensi dell'art. 11 (responsabilità civile dei gestori).
2. In assenza dell'autorizzazione di cui al comma precedente è fatto divieto di aprire all'esercizio piste da sci.
3. In mancanza del contratto di cui alla lettera a) del comma precedente i gestori delle aree sciabili attrezzate non possono consentirne l'apertura al pubblico.
4. Ferme restando le sanzioni previste, il Servizio competente può disporre l'apposizione degli apprestamenti ritenuti necessari per l'effettiva chiusura della pista non autorizzata.
5. Ricevuti gli atti del collaudo invernale, il Servizio competente li approva ed autorizza il pubblico esercizio definitivo, fissando le prescrizioni eventualmente necessarie per l'esercizio stesso.

Art. 62 
Classificazione delle piste.
1. Con il provvedimento di autorizzazione all'apprestamento, le piste da sci sono classificate in categorie in base al grado di difficoltà, secondo i criteri fissati negli articoli 43 (classificazione delle piste da discesa), 44 (classificazione delle piste da fondo).
2. La classificazione di cui al primo comma viene confermata ovvero variata, con adeguate motivazioni, con il provvedimento di autorizzazione all'esercizio definitivo.
3. La classificazione delle piste deve essere portata a conoscenza del pubblico mediante apposita segnaletica.

TITOLO III
Disciplina delle piste da sci e delle altre tipologie di piste
Capo III - Disposizioni comuni
Art. 63 
Modifiche al tracciato delle piste.
1. Su richiesta dell'interessato, alla pista già adibita all'esercizio dello sci possono essere apportate le modifiche del tracciato o delle caratteristiche tecniche della pista stessa che si rendano opportune.
2. Si osserva a tal fine la procedura prevista dall' art. 52 della presente legge.
3. La procedura di cui all'art. 52 non deve essere osservata quando le modifiche del tracciato o delle caratteristiche tecniche della pista consistano nell'esecuzione di lavori per la correzione di elementi marginali delle piste e delle relative opere accessorie, tali da non incidere sulle caratteristiche fondamentali di esse ovvero nell'esecuzione di lavori ritenuti di lieve entità per la realizzazione di opere di difesa dalle valanghe o di apprestamenti per la sicurezza.
4. In tal caso è sufficiente una comunicazione resa al Servizio competente dal titolare dell'autorizzazione, accompagnata da grafici e relazioni illustrative che rendano con chiarezza gli interventi che si intende compiere e dalle quali risultino i vantaggi che da tali opere derivano alla sicurezza e che inoltre la stessa sicurezza non viene in alcuna parte inficiata. Sono fatte salve le competenze autorizzatorie derivanti da altre normative di governo del territorio.

Art. 64 
Piste riservate o chiuse.
1. Salvo quanto previsto dalla normativa nazionale, all'interno delle aree sciabili attrezzate possono essere individuati i tratti di pista da riservare agli allenamenti di sci e snowboard agonistico. Le aree di cui al presente comma devono essere separate con adeguate protezioni dalle altre piste e tutti coloro che le frequentano devono efficacemente indossare un casco protettivo omologato, ad eccezione di chi svolge il ruolo di allenatore. L'individuazione di cui al presente comma spetta al Comune territorialmente competente su richiesta del gestore della pista.
2. Salvo quanto previsto dalla normativa nazionale, all'interno delle aree sciabili attrezzate possono essere individuate le aree da riservare alla pratica di evoluzioni acrobatiche con lo sci e lo snowboard. Le aree di cui al presente comma devono essere separate con adeguate protezioni dalle altre piste, devono essere dotate di strutture per la pratica delle evoluzioni acrobatiche, devono essere regolarmente mantenute e tutti coloro che le frequentano devono efficacemente indossare un casco protettivo. L'individuazione di cui al presente comma spetta al Comune territorialmente competente su richiesta del gestore della pista.
3. La presenza di piste riservate o chiuse va resa nota al pubblico con avvisi o segnaletica ben visibile all'inizio delle piste, nei punti di vendita dei biglietti e presso le stazioni a valle degli impianti di risalita.
4. L'allestimento di percorsi per allenamento deve essere previamente autorizzato da parte dal gestore della pista. In tali occasioni il responsabile della sicurezza delle piste delimita la superficie interessata al fine di impedire l'ingresso di altri sciatori; agli organizzatori dell'allenamento spetta garantire adeguate protezioni e misure di sicurezza.
5. Qualora la superficie di pista a disposizione degli sciatori non impegnati nell'allenamento sia insufficiente a garantire un normale traffico sciistico, il responsabile della sicurezza deve procedere alla totale chiusura della pista.
6. La chiusura delle piste è effettuata mediante palinatura incrociata o altra idonea barriera trasversale estesa all'intera larghezza della pista ed è segnalata mediante idonei segnali di pericolo e/o informativi.

Art. 65 
Percorsi occasionali.
1. Non sono soggetti alla disciplina della presente legge i percorsi occasionali per tali intendendosi i tracciati per la pratica dello sci che non presentano rischio valanghivo, realizzati attraverso la sola battitura, per esigenze agonistiche temporanee ed i tracciati per la pratica dello sci-orientamento realizzati all'interno del territorio definito dalla cartografia pubblicata ed utilizzata dagli sportivi.
2. Terminata l'utilizzazione temporanea, gli stessi sono segnalati con l'indicazione "percorso privo di manutenzione" e con adeguata segnaletica.
3. Provvisti di tale indicazione, i percorsi occasionali sono considerati alla stregua di percorsi fuoripista.

Art. 66 
Manutenzione ed esercizio.
1. Il titolare della autorizzazione all'esercizio della pista ha l'obbligo di curare che la stessa mantenga nel tempo le caratteristiche ed i requisiti tecnici previsti dalla presente legge, dal regolamento di esecuzione, dall'atto di approvazione del progetto e dall'atto di autorizzazione all'esercizio definitivo.
2. Ove la pista non presenti anche temporaneamente, per qualsiasi ragione, i requisiti tecnici di agibilità previsti, il titolare dell'autorizzazione all'esercizio deve provvedere ad apporre, sia sulla pista che alle stazioni degli impianti di risalita adducenti alla stessa, apposita segnaletica a chiusura della pista e, quando si tratti di fatti duraturi, a darne comunicazione al Servizio competente.
3. Il titolare della autorizzazione è tenuto ad istituire un adeguato servizio di manutenzione ed esercizio delle piste, composto da una o più persone a seconda delle necessità, per lo svolgimento dei compiti di cui al successivo art. 67, ovvero affidare i compiti a terzi.
4. Il titolare è inoltre tenuto a sospendere l'esercizio delle piste da sci nei periodi in cui possa insorgere temporaneo pericolo di valanghe o qualora la pista presenti cattive condizioni di agibilità ovvero situazioni di pericolo atipico.

Art. 67 
Servizi tecnici e di assistenza obbligatori per il titolare dell'autorizzazione all'esercizio della pista.
1. È fatto obbligo al titolare dell'autorizzazione all'esercizio della pista assicurare i seguenti servizi le cui modalità ed i cui contenuti sono disciplinati nel regolamento di esecuzione della presente legge:
a) manutenzione dei tracciati e della segnaletica della pista, ordinaria e straordinaria, invernale ed estiva;
b) apertura e chiusura della pista;
c) soccorso e trasporto degli infortunati lungo le piste in luoghi accessibili dai più vicini centri di assistenza sanitaria o di pronto soccorso;
d) sicurezza frane e valanghe.
2. Il Servizio competente, al fine di garantire l'adeguata preparazione tecnica degli addetti ai servizi di cui al primo comma, è autorizzata ad organizzare corsi di formazione professionale per la preparazione, il perfezionamento e l'aggiornamento, organizzandoli ed attuandoli direttamente, ovvero affidandone lo svolgimento ad enti od associazioni in base ad apposita convenzione.

Art. 68 
Mezzi meccanici.
1. L'uso di mezzi meccanici e di ogni altro mezzo differente da quelli elencati al punto b), comma 2 dell'art. 4 ("Definizioni") è vietato, salvo quanto previsto dal presente articolo.
2. I mezzi meccanici adibiti al servizio e alla manutenzione delle piste e degli impianti possono accedervi solo fuori dall'orario di apertura, salvo i casi di necessità e urgenza e, comunque, con l'utilizzo di appositi congegni di segnaletica luminosa e acustica.
3. I mezzi meccanici adibiti al soccorso possono accedere alle piste in tutti i casi di necessità e urgenza, anche in presenza di sciatori, e, comunque, sempre con utilizzo degli appositi congegni di cui al comma precedente.
4. La sosta dei mezzi meccanici lungo le piste è consentita solo in casi di particolare necessità o in occasione di operazioni di soccorso, e deve essere adeguatamente segnalata mediante apposizione di coppie di pali fluorescenti posti a monte e collocati a croce di S. Andrea, in numero adeguato e ad una distanza compresa tra i 20 ed i 50 metri in relazione alla posizione del mezzo, alle sue dimensioni e alla difficoltà della pista.
5. I casi di necessità e urgenza per i quali è consentito l'accesso dei mezzi meccanici sono tutti quelli finalizzati alla eliminazione o gestione di situazioni di rischio per il regolare esercizio di impianti e piste.
6. Il sorpasso di utenti in movimento da parte di mezzi meccanici è consentito solo quando la pista presenti nel tratto del sorpasso una larghezza pari ad almeno il doppio della larghezza del mezzo meccanico.

Art. 69 
Omologazioni agonistiche e compatibilità con autorizzazioni all'esercizio.
1. Le piste provviste di omologazione per gare sportive da parte della Federazione Italiana Sport Invernali (F.I.S.I.) potranno essere dotate di misure e apprestamenti di sicurezza integrative rispetto a quelle previste per il normale esercizio, secondo quanto disposto nella omologazione medesima, e dovranno risultare compatibili con esse.
2. L'elenco delle misure e apprestamenti di sicurezza integrative e la loro ubicazione dovranno essere comunicate al Servizio competente mediante idonei elaborati tecnici (relazione e planimetria in scala adeguata) a firma di un tecnico abilitato, ai fini dell'aggiornamento dei dati degli elenchi regionali di cui all'articolo successivo, entro 60 giorni dal rilascio della omologazione da parte della F.I.S.I.
3. Le misure e apprestamenti di sicurezza integrativi, qualora migliorativi della sicurezza anche nell'ambito del normale esercizio, possono essere mantenute in opera per tutto il periodo di esercizio della pista. In caso contrario, la loro presenza dovrà essere limitata al periodo di effettuazione dell'evento sportivo per il quale sono previste obbligatorie, poste in opera previa chiusura della pista al pubblico esercizio e successivamente rimosse prima della riapertura della pista al pubblico esercizio.
4. La rimozione parziale delle misure e apprestamenti di sicurezza della pista prescritti della omologazione è vietata qualora le parti che vengono mantenute in opera possano trasformarsi in elementi di rischio, a meno che tali parti siano adeguatamente protette, come da piano di gestione della sicurezza adottato nell'area sciabile attrezzata.

Art. 70 
Catasto Piste.
1. Il Servizio competente predispone un elenco delle piste da sci, ne cura la gestione e provvede al suo aggiornamento annuale sulla base della documentazione fornita dal concessionario.
2. L'elenco deve contenere, per ciascuna pista, i seguenti dati:
a) indicazione della ubicazione geografica, topografica e catastale;
b) generalità della stazione di appartenenza e del titolare dell'autorizzazione all'esercizio;
c) classificazione, categoria, dati tecnici, elenco impianti a servizio, piste collegate;
d) planimetria su mappa catastale;
e) accordi con proprietari dei terreni interessati;
f) profilo longitudinale in scala adeguata;
g) generalità del direttore della sicurezza piste.

Art. 71 
Verifiche ed ispezioni.
1. Il Servizio competente, anche tramite componenti del tavolo tecnico di cui al precedente art. 8, svolge verifiche sull'esercizio della pista per l'accertamento della osservanza delle norme di legge e di regolamento.
2. Le verifiche di cui al comma 1 sono altresì effettuate dalle forze dell'ordine.
3. Le ispezioni vengono svolte senza preavviso al concessionario.
4. Qualora siano verificate inosservanze alle norme di legge e di regolamento, il Servizio competente sospende l'autorizzazione all'esercizio con le procedure di cui all'art. 23, comma 3.

Art. 72 
Tutela ambientale.
1. Tutte le opere concernenti l'apprestamento di piste da sci nonché gli interventi di manutenzione estiva devono essere realizzati con l'impiego delle più appropriate tecniche di ingegneria naturalistica.
2. Eventuali deroghe a tale disposizione devono essere adeguatamente motivate ed espressamente autorizzate.

TITOLO IV
Altri spazi e infrastrutture dell'area sciabile attrezzata
Art. 73 
Generalità e definizioni.
1. Per altri spazi e infrastrutture dell'area sciabile attrezzata si intendono gli spazi e le opere occorrenti alla sicurezza ed al conforto degli utenti e del personale e resi accessibili all'utenza in relazione alla frequentazione dell'area medesima specificati nel regolamento di esecuzione della presente legge.

TITOLO IV
Art. 74 
Obblighi del gestore sugli altri spazi ed infrastrutture dell'area sciabile attrezzata.
1. Sulle aree individuate al precedente articolo il gestore ha l'obbligo di adottare tutte le misure atte a garantire la sicurezza e l'incolumità degli utenti predisponendo all'uopo la segnaletica e gli apprestamenti necessari a prevenire situazioni di pericolo atipico.

TITOLO V
Piani di gestione della sicurezza in aree sciabili attrezzate
Art. 75 
Generalità e definizioni.
1. La gestione della sicurezza all'interno delle aree sciabili attrezzate deve esercitarsi anche mediante la redazione, l'attuazione e l'applicazione di appositi strumenti tecnici redatti secondo le indicazioni della presente legge e del regolamento di esecuzione della stessa, oltre che della L.R. n. 47/1992.
2. Tali strumenti tecnici si distinguono in:
a. piani delle misure e degli apprestamenti di sicurezza (di seguito denominati PMAS);
b. studi nivologici e valanghivi;
c. piani di gestione della sicurezza dal rischio valanghivo (di seguito denominato PGSV).

Art. 76 
Caratteristiche degli strumenti tecnici.
1. Gli strumenti tecnici di cui al punto precedente sono redatti sulla base della situazione esistente o della trasformazione prevista dagli eventuali progetti all'interno delle aree sciabili attrezzate, e devono comprendere tutte le valutazioni oggettive sui rischi connessi con l'esercizio ordinario di impianti e piste, nonché l'indicazione di tutte le misure e delle azioni necessarie per il raggiungimento del massimo livello possibile di riduzione del rischio.
2. Gli strumenti tecnici di cui alla presente legge devono essere elaborati in conformità alla presente normativa e redatti da tecnici abilitati e di provata esperienza in materia, individuati sulla base delle norme di cui all'art. 80 (Figure professionali per la redazione degli strumenti tecnici) e devono contenere e prevedere sia gli aspetti di carattere strutturale sia le indicazioni delle misure gestionali come disposto dal regolamento di esecuzione della presente legge.
3. Avvenuta l'approvazione degli strumenti tecnici di cui alla presente legge, gli stessi sono depositati sia presso il Servizio competente, che presso gli uffici del gestore ubicati all'interno dell'area sciabile attrezzata.
4. Gli strumenti tecnici di cui alla presente legge restano vigenti fino a quando non si manifestino impreviste situazioni di pericolo o non intervengano modifiche alle caratteristiche degli impianti, delle piste o di una delle componenti dell'area sciabile attrezzata.
5. Nel caso di cui al comma precedente è necessario procedere agli opportuni adeguamenti ed aggiornamenti degli strumenti tecnici stessi.
6. Gli adeguamenti ed aggiornamenti di cui al precedente comma devono essere approvati ai sensi dell'art. 109.

Art. 77 
Piano delle misure e degli apprestamenti di sicurezza.
1. Il PMAS dell'area sciabile attrezzata individua e descrive tutti i possibili rischi connessi con le caratteristiche e la conformazione delle componenti dell'area medesima, in relazione all'ordinario esercizio, e, sulla base degli stessi, propone e prescrive idonee misure di protezione o sistemi di gestione.
2. La composizione del piano è determinata dal regolamento di esecuzione della presente legge.
3. Nel caso di concessioni e/o autorizzazioni a più soggetti all'interno della medesima area sciabile attrezzata, ciascun titolare deve redigere apposito piano, con indicazione del limite di competenza.
4. Per ogni misura o apprestamento di sicurezza deve essere descritta l'eventuale manutenzione o i parametri di riferimento nivologico, meteorologico e strutturale da rispettare per la migliore funzionalità.

Art. 78 
Verifiche annuali ai piani di sicurezza.
1. Qualora si verifichino mutamenti delle condizioni e dei fattori di rischio individuati nei piani vigenti, e pertanto si ritengano mutati i presupposti alla base delle prescrizioni e delle scelte gestionali disposte dai piani medesimi, i concessionari di linee funiviarie e i titolari di autorizzazioni all'esercizio di piste da sci (oppure, i gestori delle aree sciabili attrezzate ed i direttori della sicurezza), provvedono agli opportuni adeguamenti e modifiche dei piani e alla realizzazione degli interventi necessari al ripristino delle condizioni di sicurezza.
2. Entro il 31 ottobre di ogni anno i soggetti sopra indicati inoltrano ai Servizi competenti una certificazione redatta e sottoscritta da un tecnico abilitato e in possesso dei requisiti di cui all'art. 80, attestante il permanere della efficacia di interventi strutturali, apprestamenti di sicurezza, e misure gestionali previste dai piani rispetto alle condizioni esistenti.
3. In caso di mancato inoltro delle certificazioni o degli adeguamenti di cui ai commi precedenti, i Servizi competenti possono disporre la sospensione dell'esercizio di una o più componenti dell'area sciabile attrezzata, ovvero dell'intera area.
4. Entro la stessa data di cui al comma 2, i soggetti medesimi comunicano ai Servizi competenti i nominativi e le qualifiche del personale di cui all'art. 81. Ogni variazione di tali nominativi che si renda necessaria durante il periodo di esercizio deve essere comunicata entro il termine di 10 giorni dalla variazione medesima.

Art. 79 
Deposito dei piani.
1. I piani delle misure e degli apprestamenti di sicurezza e delle misure di difesa dal pericolo valanghe, i relativi aggiornamenti, i progetti di costruzione e modifica di impianti a fune, di piste da sci e di altre infrastrutture connesse appartenenti ad un'area sciabile attrezzata, i relativi certificati di collaudo, nonché i certificati annuali di cui all'articolo precedente, sono depositati presso i Servizi competenti nonché presso la sede locale del gestore, a disposizione degli addetti alla vigilanza. Tale sede dovrà essere sempre indicata nei piani.

Art. 80 
Figure professionali per la redazione degli strumenti tecnici.
1. Il piano delle misure e degli apprestamenti di sicurezza, la relazione nivologica e valanghiva ed il piano di gestione della sicurezza dal rischio valanghivo devono essere redatti nel rispetto delle disposizioni di cui al D.M. n. 400/1998 e sue modifiche ed integrazioni, art. 7, comma 6.

Art. 81 
Figure professionali addette alla attuazione delle misure gestionali.
1. Le mansioni riguardanti l'applicazione dei piani di cui all'articolo precedente nonché l'attuazione delle misure gestionali connesse vengono svolte nel rispetto delle disposizioni di cui al D.M. n. 400/1998 e sue modifiche ed integrazioni, art. 7, comma 6.
2. I piani indicano le figure professionali ed il personale necessari per l'attuazione degli specifici interventi previsti, tenuto conto dell'obbligo di consentire la sostituzione del personale in servizio in caso di assenza dello stesso.
3. Le figure professionali sono nominate sulla base delle effettive esigenze esistenti nell'area sciabile attrezzata; pertanto singoli soggetti possono svolgere due o più delle mansioni previste, purché le stesse risultino commisurate alle necessità tecniche esistenti.
4. Per gli incarichi e le mansioni di cui al comma 1 può essere nominato chi possieda, oltre a quelli richiesti per ciascuna mansione specifica, i seguenti requisiti:
a) cittadinanza italiana o di altro stato appartenente all'Unione Europea, ovvero di paese terzo che abbia concluso con l'Unione Europea accordi di associazione o specifici accordi bilaterali in materia di libera circolazione delle persone;
b) idoneità psicofisica, risultante da certificato medico;
c) assenza di condanne penali che comportino la interdizione anche temporanea dell'esercizio della professione, salvo che sia intervenuta la riabilitazione.
5. L'attuazione dei piani, relativamente alle operazioni che non richiedono una specifica preparazione in campo nivologico, quali la chiusura di impianti e piste, il presidio degli accessi, l'esposizione della segnaletica e simili, può essere svolto da personale non specializzato, sotto il coordinamento del direttore della sicurezza, del responsabile e del coordinatore.

TITOLO VI
Diritti, obblighi e norme di comportamento degli utenti
Art. 82 
Diritti connessi all'acquisto dello ski pass.
1. L'acquisto dello ski pass, oltre a quanto espressamente contemplato dalle condizioni generali di contratto e dalla legge dà diritto:
a) a ricevere informazioni dettagliate e ben visibili:
a1) sulla situazione metereologica nelle varie zone dell'area sciabile attrezzata (temperatura, vento, umidità, sensazione termica);
a2) sullo stato di chiusura o apertura delle piste e degli impianti;
a3) sulle zone dell'area sciabile eventualmente temporaneamente chiuse per manifestazioni agonistiche o turistiche;
a4) sullo stato generale della neve durante l'orario di apertura dell'area sciabile attrezzata;
a5) sulle tariffe applicate e sugli orari di apertura e di chiusura di tutti i vari servizi all'interno dell'area sciabile attrezzata;
a6) sui rischi e pericoli esistenti nell'area sciabile attrezzata;
a7) sull'affluenza alle piste ed agli impianti;
a8) sui mezzi di soccorso e assistenza sanitaria offerti all'interno dell'area sciabile attrezzata;
a9) sui diritti, obblighi e responsabilità di cui alla normativa nazionale e regionale vigente in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo;
b) ad usufruire di piste adeguatamente preparate, delimitate, segnalate e controllate per la pratica dello sci o delle specifiche attività sportive invernali cui vengono eventualmente destinate, secondo quanto disposto dalla presente legge;
c) a ricevere un'adeguata assistenza da parte degli addetti dell'area sciabile attrezzata.
2. Le informazioni di cui al comma precedente devono essere aggiornate ogni qualvolta si verifichino cambiamenti significativi nel corso dell'orario di apertura dell'area sciabile attrezzata.

Art. 83 
Obblighi generali degli utenti.
1. Gli utenti delle aree sciabili attrezzate, oltre alle prescrizioni di cui alla presente legge, sono tenuti all'osservanza delle disposizioni e delle istruzioni impartite dai gestori e dagli addetti alla sicurezza nell'esercizio delle loro funzioni e della segnaletica posta lungo le piste e nelle stazioni di arrivo e partenza degli impianti.
2. In ogni caso, gli utenti delle aree sciabili attrezzate devono:
a) comportarsi con diligenza, prudenza e perizia, in modo da non mettere in pericolo l'incolumità altrui o provocare danno a persone o cose;
b) accedere solo agli spazi e alle infrastrutture adeguate alle proprie capacità, evitando di frequentare piste o altri spazi dell'area sciabile attrezzata che, per il loro grado di difficoltà o per circostanze particolari, risultino inadeguate al proprio livello di preparazione;
c) comunicare al personale dell'area sciabile attrezzata qualsiasi situazione di pericolo e di deterioramento riscontrata all'interno dell'area stessa;
d) rispettare l'ambiente, evitando di gettare rifiuti di qualsiasi genere, nonché di addentrarsi in zone in cui possano causare danni all'ambiente stesso.
3. Ogni utente deve tenere in debito conto che la classificazione delle piste da sci si basa su criteri topografici, orografici e morfologici e pertanto le condizioni meteorologiche e lo stato della neve possono aumentare occasionalmente il grado di difficoltà.
4. Gli utenti portatori di handicap devono segnalarlo al personale dell'area sciabile attrezzata per eventuali accordi su impianti e piste che possano utilizzare e al fine di ottenere particolare assistenza.
5. Gli utenti sono informati degli obblighi derivanti dall'applicazione della presente legge tramite appositi documenti divulgativi, pubblicati a cura del gestore, che vengono distribuiti congiuntamente agli abbonamenti ed esposti adeguatamente presso tutti gli accessi e i punti di informazione dell'area sciabile attrezzata.

Art. 84 
Accesso ed utilizzo degli impianti di risalita.
1. L'accesso agli impianti di risalita è subordinato all'acquisto del biglietto e comporta l'osservanza da parte degli utenti degli obblighi di cui alla presente legge e di quelli contemplati dalla normativa nazionale vigente in materia.
2. Nell'impiego degli impianti di risalita gli utenti devono:
a) comportarsi con prudenza e diligenza, osservando le disposizioni impartite dal gestore e dagli addetti agli impianti ed evitando di causare ogni pericolo o danno agli altri utenti e/o ai terzi;
b) conformare il proprio comportamento a quanto prescritto dalla segnaletica apposta dal gestore nelle stazioni di arrivo, in quelle di partenza e lungo il percorso dell'impianto;
c) attenersi alle prescrizioni sancite dal regolamento di attuazione della presente legge.

Art. 85 
Accesso alle piste.
1. L'accesso alle piste è vietato ai pedoni e a quanti siano provvisti di attrezzi diversi da quelli cui la pista è destinata.
2. L'accesso alle piste da discesa è consentito agli utenti provvisti di sci da discesa, monosci, minisci, tavole da neve, telemark e attrezzi similari.
3. L'accesso alle piste da fondo è consentito agli utenti provvisti di sci da fondo.
4. L'accesso con mezzi diversi da quelli sopra indicati (slitte, slittini, bob, gommoni ecc.) è consentito solo sulle aree a specifica destinazione.
5. È in generale vietato l'accesso alle piste agli animali domestici, salvi i casi in cui gli stessi vengano utilizzati per specifiche attività di soccorso o sportive, di esercitazione e di addestramento.
6. Nel caso di cui sopra, l'accesso alle piste degli animali domestici deve essere espressamente autorizzato dal gestore.
7. È fatto divieto a chiunque di accedere alle piste chiuse e segnalate come tali; in caso di violazione di tale divieto, l'utente sarà l'unico responsabile di ogni eventuale danno che possa occorrere alla sua persona, a cose o a terzi.

Art. 86 
Comportamento sulle piste da sci - Generale.
1. Nell'utilizzare le piste da sci ogni sciatore deve comportarsi in modo da non mettere in pericolo l'incolumità propria ed altrui o provocare danno a cose e persone.
2. Gli sciatori devono adottare un comportamento conforme alle proprie capacità tecniche, condizioni fisiche personali, attrezzatura tecnica disponibile, in particolar modo nella scelta del grado di difficoltà delle piste cui accedono.
3. Nell'utilizzazione delle piste da sci o delle altre infrastrutture equiparate, lo sciatore deve tenere in debito conto che la segnaletica, le piccole pietre e i piccoli cumuli di neve, le piccole discontinuità ed irregolarità del manto nevoso causata da usura giornaliera, cadute di sciatori, battitura, non sono da considerare ostacoli, e pertanto spetta allo sciatore stesso prestare la dovuta attenzione nell'evitarli.

Art. 87 
Velocità.
1. Gli sciatori devono mantenere una velocità consona alle proprie condizioni e capacità, alle difficoltà del tracciato, alle condizioni del manto nevoso, alla visibilità e alle condizioni meteorologiche.
2. La velocità deve essere particolarmente moderata nei tratti a visuale non libera, in prossimità di fabbricati od ostacoli fissi o mobili, all'interno di campi scuola, sulle piste affollate, nelle strettoie, nelle biforcazioni, negli incroci e confluenze, nei tratti finali delle piste, in prossimità di stazioni o strutture degli impianti di risalita, in presenza di principianti, di nebbia, di foschia, di scarsa visibilità, di classi di insegnamento collettivo o gruppi omogenei di utenti.
3. È vietato scendere a forte velocità lungo le piste, assumendo traiettorie rettilinee e posizioni incompatibili con la condotta turistica e la sicurezza degli altri utenti.

Art. 88 
Precedenza e incroci.
1. Lo sciatore a monte deve sempre mantenere una direzione e una distanza tali da consentirgli di evitare collisioni od interferenze con lo sciatore a valle.
2. In prossimità degli incroci e delle confluenze la precedenza, salvo diversa segnaletica in loco, spetta allo sciatore proveniente dalla destra.

Art. 89 
Sorpasso.
1. Lo sciatore che intende sorpassare altri sciatori deve assicurarsi di avere a disposizione spazio e visibilità sufficienti allo scopo.
2. Il sorpasso può effettuarsi sia a monte che a valle, sulla destra o sulla sinistra, ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato.
3. In prossimità di restringimenti è vietato il sorpasso sul lato presso il quale maggiore si manifesta il restringimento stesso.
4. È vietato il sorpasso parziale di classi di insegnamento collettive o gruppi omogenei di utenti, ossia con interruzione o incrocio degli stessi.
5. Il sorpasso di mezzi meccanici in movimento è consentito mantenendo una distanza da essi stimata non inferiore al doppio della larghezza del mezzo stesso.

Art. 90 
Stazionamento.
1. Gli sciatori che sostano devono evitare pericoli per gli altri utenti e portarsi sui bordi della pista.
2. È vietata la sosta nei passaggi obbligati, nelle strettoie, in prossimità di dossi, dietro curve o in luoghi a scarsa visibilità.
3. In caso di cadute o di incidenti lo sciatore, se in condizioni, deve liberare tempestivamente la pista portandosi sui bordi di essa. In difetto, chiunque deve segnalare la presenza dell'infortunato con mezzi idonei.
4. È vietata la sosta al livello del piano sciabile (seduto, disteso e simili) o comunque fuori dalla visuale degli sciatori che sopraggiungono da monte.
5. È vietata la sosta nelle parti terminali delle piste, per almeno i primi 30 metri a partire dall'ultimo cambio di pendenza o dall'inizio dello spazio di frenata degli sciatori.

Art. 91 
Partenza.
1. Lo sciatore che parte dopo una sosta deve sempre dare la precedenza agli sciatori in pista e in movimento, evitando altresì di mettersi improvvisamente in movimento.

Art. 92 
Soccorso.
1. In caso di sinistro l'utente deve sempre prestare assistenza agli eventuali infortunati, segnalando con ogni mezzo a sua disposizione la presenza in pista dell'infortunato agli altri sciatori che sopraggiungono da monte.
2. Chi è coinvolto in un incidente deve fornire le proprie generalità sia agli altri soggetti coinvolti che al personale di vigilanza e soccorso.
3. Tale obbligo vale anche per i testimoni.

Art. 93 
Transito.
1. È vietato percorrere a piedi le piste da sci, salvo i casi di urgente necessità.
2. Chi discende o risale la pista senza sci o attrezzi adeguati deve tenersi ai bordi rispettando le prescrizioni vigenti nonché quelle dettate dal gestore dell'area sciabile attrezzata ed evitando di creare rischi per la sicurezza degli altri sciatori.
3. La risalita della pista con gli sci ai piedi è normalmente vietata. Essa è ammessa previa autorizzazione del gestore dell'area sciabile attrezzata o, in mancanza di tale autorizzazione, in casi di urgente necessità.

Art. 94 
Orario.
1. È vietato utilizzare piste o altre componenti dell'area sciabile attrezzata al di fuori dell'orario di esercizio degli impianti di risalita senza il preventivo assenso del titolare dell'autorizzazione all'esercizio della pista.
2. L'assenso deve comunque essere condizionato alla preventiva verifica da parte del responsabile della manutenzione in ordine alla compatibilità del predetto uso con le operazioni di manutenzione dei tracciati.

Art. 95 
Dotazioni tecniche - Uso e caratteristiche.
1. Gli attrezzi (sci, snowboard o attrezzi similari, compresi bastoncini) utilizzati dallo sciatore devono essere dotati di dispositivi di sicurezza in grado di evitare che il distacco della attrezzatura possa costituire pericolo per l'incolumità delle persone.
2. Lo sciatore deve sempre posizionare l'attrezzatura fuori dal piano sciabile durante la sosta presso rifugi o altri punti di transito dell'area sciabile attrezzata, per non recare intralcio o pericolo per gli utenti.

Art. 96 
Mezzi meccanici.
1. Nei casi di cui all'art. 68 gli utenti sono obbligati a dare precedenza ai mezzi meccanici e devono consentire la loro agevole e rapida circolazione.

Art. 97 
Casco obbligatorio.
1. Nell'esercizio della pratica dello sci alpino e dello snowboard è fatto obbligo ai soggetti di età inferiore ai quattordici anni di indossare correttamente un casco protettivo omologato.

Art. 98 
Manifestazioni agonistiche.
1. In occasione di manifestazioni agonistiche, gli utenti estranei alle stesse non devono oltrepassare i limiti segnalati, sostare all'interno della pista di gara o dell'area comunque interdetta e percorrerla.

Art. 99 
Sci fuoripista, scialpinismo e alpinismo (5).
1. Fermo restando l'obbligo per il concessionario e gestore dell'area sciabile attrezzata di apporre idonea segnaletica di pericolo di frane o valanghe, per gli incidenti che possono verificarsi nei percorsi fuoripista accessibili dagli impianti o al di fuori delle piste individuate ai sensi della presente legge, si applica quanto disposto dal comma 1 dell'articolo 17 della legge 24 dicembre 2003, n. 363 (Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo) e successive modifiche e integrazioni (6).
2. I soggetti che praticano lo scialpinismo devono munirsi di Apparecchio di Ricerca dei Travolti in Valanga (ARTVA), Pala e Sonda per garantire un idoneo intervento di soccorso.
3. Le disposizioni del presente articolo sono riportate sulla documentazione di informazione all'utente ed indicate su cartelli esposti presso le stazioni di partenza ed arrivo degli impianti di risalita, come da Allegato B alla presente legge. La documentazione di informazione all'utente ed i cartelli sono predisposti dal concessionario e dal gestore dell'area sciabile attrezzata.

  1. Articolo così sostituito dall’art. 1, comma 1, L.R. 16 ottobre 2015, n. 31, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 3, comma 1, della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «Art. 99. Sci fuoripista e sci alpinismo. 1. Il concessionario ed il gestore dell'area sciabile attrezzata, o di parte di essa, non sono responsabili di incidenti che possano verificarsi nei percorsi fuoripista anche se accessibili dagli impianti di propria competenza, purché sugli stessi sia apposta idonea segnaletica di divieto di accesso o di pericolo di frane o valanghe.
    2. È sempre vietato lo sci fuoripista lungo pendii interessati attivamente o passivamente da rischio di eventi valanghivi potenzialmente connessi con l'area sciabile attrezzata.
    3. In ogni caso, i praticanti dello sci alpinismo devono munirsi, laddove le condizioni climatiche e della neve favoriscano evidenti rischi di eventi valanghivi, di appositi sistemi tecnici ed elettronici per il rilevamento ed il soccorso.
    4. Quanto disposto nel presente articolo deve essere indicato sulla documentazione di in formazione all'utente, ed indicato su cartelli esposti presso le stazioni di partenza ed arrivo degli impianti di risalita.».
    (6) Comma così sostituito dall’art. 4, comma 1, L.R. 12 gennaio 2016, n. 2, a decorrere dal 23 gennaio 2016 (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 7, comma 1, della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «1. Il concessionario ed il gestore dell'area sciabile attrezzata, o di parte di essa, non sono responsabili di incidenti che possano verificarsi nei percorsi fuoripista accessibili dagli impianti di propria competenza o al di fuori delle piste individuate ai sensi della presente legge, purché sugli stessi impianti sia apposta idonea segnaletica di pericolo di frane o valanghe.».
     

Art. 100 
Snowboard.
1. Salva l'applicazione delle norme comportamentali per la pratica dello snowboard previste dal regolamento di esecuzione della presente legge, le norme previste dalla presente legge per gli sciatori si applicano anche a coloro che praticano lo snowboard.

Art. 101 
Sci da fondo.
1. Salva l'osservanza, in quanto compatibili, delle norme comportamentali previste dal presente titolo, i praticanti lo sci da fondo sono tenuti al rispetto delle specifiche norme comportamentali prescritte dal regolamento di esecuzione della presente legge.

Art. 102 
Informazione e diffusione delle norme.
1. Le norme di comportamento degli utenti contenute nella presente legge devono essere portate a conoscenza degli stessi mediante:
a) divulgazione a mezzo di appositi fogli informativi forniti congiuntamente allo ski pass, da realizzare a cura del gestore dell'area sciabile attrezzata;
b) apposizione di pannelli informativi in posizioni di transito obbligato negli accessi agli impianti o alle strutture, o presso punti di informazione, tabelloni illustrativi, biglietterie;
c) divulgazione da parte dei maestri di sci preliminarmente allo svolgimento di classi di insegnamento, sulla base di criteri disposti dalla Associazione dei Maestri di sci e acquisiti mediante appositi corsi di aggiornamento da predisporre prima della stagione invernale di entrata in vigore della presente legge.
2. La Regione individua e promuove altre forme di divulgazione.

TITOLO VII
Norme comuni, transitorie e finali
Art. 103 
Soggetti competenti per il controllo e modalità di intervento.
1. Le funzioni di controllo sull'osservanza delle disposizioni di cui alla legge 24 dicembre 2003, n. 363 e di quelle della presente legge e del relativo regolamento di esecuzione che ne costituiscono l'attuazione sono compiute, nello svolgimento del servizio di vigilanza e soccorso nelle aree sciabili attrezzate, dalla Polizia di Stato, dal Corpo Forestale dello Stato, dall'Arma dei Carabinieri, dal Corpo della Guardia di finanza nonché dai corpi di polizia locali.
2. I soggetti di cui al primo comma provvedono ad irrogare le relative sanzioni nei confronti dei soggetti inadempienti.
3. Le contestazioni relative alla violazione delle norme comportamentali degli utenti di cui alla presente legge ed al relativo regolamento di esecuzione avvengono anche con il supporto e la partecipazione dei maestri di sci e del personale addetto ai servizi di cui all'art. 67 ("Servizi tecnici e di assistenza") che abbia la qualifica di "addetto alla sorveglianza".
4. I soggetti di cui al precedente comma, la cui qualifica deve essere riconoscibile mediante apposito tesserino o altro contrassegno distintivo, provvedono a segnalare tempestivamente via radio ogni infrazione ai soggetti di cui al primo comma, i quali, tramite le informazioni fornite dai primi, individuano il trasgressore all'interno dell'area e gli contestano l'infrazione.
5. La qualifica di "addetto alla sorveglianza" viene riconosciuta con decreto del Presidente della Giunta regionale che attribuisce agli addetti stessi, nell'esercizio delle loro funzioni, la qualifica di incaricato di pubblico servizio.

Art. 104 
Supporti video.
1. In presenza di particolari caratteristiche del sito, è consentita l'installazione di telecamere per il controllo di particolari tratti di piste, di incroci tra esse, di strettoie o di altri spazi dell'area sciabile attrezzata presso i quali si manifesti, anche sulla base delle indicazioni del piano delle misure e degli apprestamenti di sicurezza, un più elevato livello di rischio.
2. La collocazione di tali strumenti viene prevista nei piani di cui al comma precedente, e ne vengono indicate le modalità di gestione.

Art. 105 
Sanzioni.
1. Ferma restando l'applicazione delle sanzioni penali ove il fatto costituisca reato ai sensi delle leggi vigenti e delle disposizioni contenute nel D.P.R. 11 luglio 1980, n. 753 per quanto concerne la polizia, la sicurezza e la regolarità dell'esercizio degli impianti sono stabilite le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie:
a) Il gestore che non ottemperi all'obbligo di cui all'art. 10 (generalità sugli obblighi dei gestori) soggiace alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 20.000 a € 200.000.
b) Il gestore che non ottemperi alle disposizioni di cui all'art. 48 (Segnaletica delle piste da sci) soggiace alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 20.000 a € 200.000.
c) Lo sciatore che non ottemperi alle disposizioni di cui agli articoli 84, 87, 88, 89, 90, 91, 93, 94, 95, 96, 98, 99 soggiace alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 20 a € 250. In caso di violazione delle prescrizioni di cui al comma 2 dell'art. 99, si applica la sanzione amministrativa da un minimo di euro 500,00 ad un massimo di euro 1.500,00, a seconda della gravità della violazione (7).
d) Lo sciatore che non ottemperi alle disposizioni di cui all'art. 92 (Soccorso) soggiace alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 250 a € 1.000.
e) Lo sciatore che non ottemperi alle disposizioni di cui all'art. 97 (Casco Obbligatorio) soggiace alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 30 a € 150.
f) Chiunque appresti, anche parzialmente, una pista da sci o modifichi quelle esistenti, o apra alla circolazione degli sciatori una pista da sci, senza aver ottenuto l'autorizzazione prevista dalla presente legge soggiace alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 20.000 a € 200.000.
g) Chiunque nell'esercizio di una pista o di un impianto in pubblico servizio violi le prescrizioni concernenti l'esercizio stesso stabilite dalla presente legge soggiace alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 20.000 a € 200.000.
h) Per ogni altro tipo di sanzione si rimanda al regolamento di esecuzione di cui all'art. 107.
2. Per l'applicazione delle sanzioni di cui al presente articolo si osservano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689.

  1. Lettera così modificata dall’art. 2, comma 1, L.R. 16 ottobre 2015, n. 31, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 3, comma 1, della medesima legge).
     

Art. 106 
Regolamento di esecuzione.
1. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale adotta il regolamento di esecuzione della stessa e ne propone l'approvazione al Consiglio regionale.

Art. 107 
Statistica.
1. I gestori hanno l'obbligo di fornire annualmente al Servizio competente l'elenco analitico degli infortuni verificatisi sulle piste da sci indicando, ove possibile, anche la dinamica degli incidenti stessi.
2. I dati raccolti dal Servizio competente sono resi pubblici, unitamente ai dati sull'affluenza degli utenti nelle aree sciabili attrezzate e trasmessi annualmente al Ministero della salute ai fini scientifici e di studio.

Art. 108 
Rilascio di attestati di qualità in merito alla sicurezza.
1. La Regione, verificata l'applicazione delle norme e delle misure finalizzate alla sicurezza nelle aree sciabili attrezzate, anche in relazione all'andamento dei dati statistici di cui al punto precedente, rilascia attestati di qualità, della durata di 1 anno, e ne divulga al pubblico il rilascio mediante pubblicazione a mezzo stampa.

Art. 109 
Disposizioni transitorie generali.
1. Entro sei mesi dall'approvazione della presente legge, i gestori delle aree sciabili attrezzate trasmettono al Servizio competente, per l'approvazione, i piani delle misure e degli apprestamenti di sicurezza per le componenti delle aree medesime di propria competenza redatti ai sensi della presente legge.
2. Entro 90 giorni dal ricevimento dei piani, il Servizio competente ne approva il contenuto dichiarandone l'applicabilità con eventuali prescrizioni.
3. In caso di mancata approvazione o di inottemperanza all'obbligo di cui al primo comma del presente articolo, il Servizio competente dispone la sospensione dell'esercizio ai sensi dell'art. 24.

Art. 110 
Norma finale.
1. La Regione promuove interventi per l'informazione e l'educazione in materia di sicurezza, di segnaletica, di prevenzione infortuni, di comportamento degli utenti nelle aree sciabili attrezzate.
2. Vengono privilegiati i settori di intervento finalizzati alla sicurezza e ai giovani, utilizzando idonei strumenti di pubblicità e divulgazione e definendo puntuali modalità di intervento.
3. Viene promossa la collaborazione ed il coordinamento con le altre Direzioni regionali per iniziative comuni.

Allegato A)

Censimento delle piste di discesa esistenti

COMPRENSORIO SCIISTICO: CAMPO IMPERATORE - MONTECRISTO - L'AQUILA - PROVINCIA DE L'AQUILA.
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
concessionaria
pista di discesa
partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
Impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L'Aquila
Centro
1. Edelweis
2125,00
2085,00
40,00
280,00
14,80
Segg. Quadriposto Fontari
 
turistico
 
 
 
 
 
 
C. Imperatore
 
Gran
2. Genziana
2130,00
1935,00
195,00
720,00
20,00
Segg. Quadriposto Fontari
 
Sasso
 
 
 
 
 
 
C. Imperatore
 
 
3. Agonista
2100,00
1985,00
115,00
480,00
30,00
Segg. Quadriposto Fontari
 
 
 
 
 
 
 
 
C. Imperatore
 
 
3. Bis Variante 3
2130,00
1950,00
180,00
1010,00
19,00
Seggiovia Quadriposto
 
 
 
 
 
 
 
 
C.I. - Scindarella
Campo
 
4. Narciso
2199,00
1949,00
250,00
1645,00
17,00
Seggiovia Quadriposto
Imperatore
 
 
 
 
 
 
 
C.I. - Scindarella
 
 
5. Mirtillo
2100,00
1949,00
151,00
980,00
18,20
Seggiovia Quadriposto
 
 
 
 
 
 
 
 
C.I. - Scindarella
 
 
6. Aquila Bianca
2199,00
1945,00
254,00
1150,00
25,40
Segg. Quadriposto Fontari
 
 
 
 
 
 
 
 
C. Imperatore
 
 
7. Osservatorio
2135,00
1950,00
185,00
940,00
23,00
Segg. Quadriposto Fontari
 
 
 
 
 
 
 
 
C. Imperatore e manovra
 
 
 
 
 
 
 
 
Campo Scuola
 
L'Aquila
 
11. Le Creste
1895,00
1450,00
445,00
1681,00
26,00
Segg. Prato Grande - Lago
 
 
 
 
 
 
 
 
d'Assergi
 
 
12. Canalino
1875,00
1450,00
415,00
1170,00
38,00
Segg. Prato Grande - Lago
 
Centro
 
 
 
 
 
 
d'Assergi
 
Turistico
13. Cardo
1880,00
1600,00
280,00
820,00
31,00
Sciovia Montecristo
 
Gran
 
 
 
 
 
 
(impianto inattivo)
 
Sasso
14. Falco
1895,00
1600,00
294,00
921,00
37,00
Sciovia Montecristo
 
 
 
 
 
 
 
 
(impianto inattivo)
Monte
 
15. Schiazze 1
1600,00
1450,00
150,00
740,00
21,00
Segg. Prato Grande - Lago
Cristo
 
 
 
 
 
 
 
d'Assergi
 
 
16. Schiazze 2
1575,00
1500,00
75,00
186,00
43,00
Segg. Prato Grande - Lago
 
 
 
 
 
 
 
 
d'Assergi
 
 
17. Il Lupo
1610,00
1450,00
160,00
720,00
24,00
Segg. Prato Grande - Lago
 
 
 
 
 
 
 
 
d'Assergi
 
 
18. Margherita
1725,00
1580,00
145,00
590,00
25,00
Sciovia del Lago
 
 
19. Rododentro
1725,00
1580,00
145,00
620,00
24,00
Sciovia del Lago


COMPRENSORIO SCIISTICO: ROCCA DI CAMBIO CAMPO FELICE - OVINDOLI MAGNOLA - PROVINCIA DE L'AQUILA
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
A - Vergine +
1710,00
1410,00
300,00
950,00
33,00
Segg. Fontana Valle -
 
 
VAR. A
 
 
 
 
 
Brecciara
 
 
B - Aquile
2025,00
1422,00
603,00
1540,00
46,77
Segg. Valle dei Nibbi -
 
 
 
 
 
 
 
 
Monterotondo
 
 
C - Falco
2060,00
1710,00
350,00
965,00
41,50
Segg. Valle dei Nibbi -
 
 
 
 
 
 
 
 
Monterotondo
 
 
D - Rondini
2060,00
1720,00
340,00
1070,00
35,28
Segg. Valle dei Nibbi -
 
 
 
 
 
 
 
 
Monterotondo
 
 
E - Capricorno
1910,00
1654,00
256,00
865,00
33,00
Seggiovia Biposto Valle
 
 
 
 
 
 
 
 
dei Nibbi Cisterna
 
 
F - Gigi Panei
1920,00
1650,00
270,00
730,00
38,60
Seggiovia Biposto Valle
 
 
 
 
 
 
 
 
dei Nibbi Cisterna
Rocca di
 
G - Sagittario
1900,00
1620,00
280,00
1230,00
23,00
Seggiovia Quadriposto
Cambio
 
 
 
 
 
 
 
Valle dei Nibbi Nibbio
 
S.p.A. Campo
H - Lupo
1820,00
1590,00
230,00
750,00
40,50
Seggiovia Quadriposto
Campo
Felice
 
 
 
 
 
 
Valle dei Nibbi Nibbio
Felice
 
I - Gemelli
1685,00
1546,00
139,00
1030,00
14,00
Segg. Quadriposto
 
 
 
 
 
 
 
 
Campo Felice - Brecciara
 
 
L - Scorpione +
1720,00
1544,00
176,00
1285,00
15,50
Segg. Quadriposto
 
 
VAR.
 
 
 
 
 
Campo Felice - Brecciara
 
 
M - Orso
1900,00
1580,00
320,00
995,00
34,00
Segg. Quadriposto Valle
 
 
 
 
 
 
 
 
dei Nibbi Nibbio
 
 
N - Volpe
1900,00
1570,00
330,00
1235,00
28,80
Seggiovia Quadriposto
 
 
 
 
 
 
 
 
Valle dei Nibbi Nibbio
 
 
O - Leone
1890,00
1534,00
354,00
1285,00
29,50
Sciovia Colle Sinistro
 
 
P - Toro
1750,00
1540,00
210,00
810,00
26,50
Seggiovia Quadriposto
 
 
 
 
 
 
 
 
Cerchiare - V. Nibbio
 
 
Q - Ariete
1900,00
1715,00
185,00
770,00
26,50
Sciovia Colle DX
 
 
R - Innamorati
1900,00
1534,00
299,00
1735,00
20,70
Sciovia Colle DX
 
 
S - Moby Dick
1595,00
1530,00
65,00
345,00
16,00
Sciovia Colle SX
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1. Dolce vita
1498,73
1414,00
82,38
564,80
15,00
Seggiovia triposto
 
 
 
 
 
 
 
 
Magnola - D. Vita
 
 
3. Canalone
11796,31
1454,71
341,60
1565,00
21,80
Cabinovia 8 posti le Fosse
 
 
 
 
 
 
 
 
- M. Arso
 
 
4. Pistone
1961,80
1454,15
507,65
2237,30
22,70
Segg. Campetto degli
 
 
 
 
 
 
 
 
Alpini-Montefreddo
 
 
5. Fontefredda
1589,71
1453,72
135,59
640,40
21,20
Cabinovia 8 posti le Fosse
 
 
 
 
 
 
 
 
- M. Arso
 
 
6. Campetto
1961,80
1796,38
341,60
865,00
19,10
Segg. Campetto degli
 
 
alpini
 
 
 
 
 
Alpini-Montefreddo
 
 
7. Bis
1854,92
1707,80
147,12
491,90
30,00
Segg. Campetto degli
 
 
 
 
 
 
 
 
Alpini-Montefreddo
 
 
8. Pista 7
1963,73
1799,22
164,51
802,10
20,50
Segg. Anfiteatro -
 
 
Anfiteatro sx
 
 
 
 
 
Coccinella
 
 
9. Pista 8
1963,86
1799,06
164,80
801,60
20,60
Segg. Anfiteatro -
Ovindoli
Monte Magnola
Anfiteatro dx
 
 
 
 
 
Coccinella
 
Impianti s.r.l.
10. P. 8bis -
1963,86
1799,06
164,80
949,60
17,30
Segg. Anfiteatro -
Magnola
 
anfiteatro dx
 
 
 
 
 
Coccinella
 
 
11. P.8 - 9bis
1932,84
1799,06
133,78
819,55
16,70
Seggiovia Capanna Brin -
 
 
capanna brin
 
 
 
 
 
Daino
 
 
12. Pista 9
1932,84
1799,06
133,78
648,80
19,50
Seggiovia Capanna Brin -
 
 
Capanna brin
 
 
 
 
 
Daino
 
 
13. Pista vetrina
1805,46
1455,32
350,14
1342,15
26,00
Cabinovia 8 posti le Fosse
 
 
 
 
 
 
 
 
M. Arso
 
 
14. Topolino sx
1478,11
1452,58
25,53
193,63
13,22
Sciovia doppia Topolino
 
 
 
 
 
 
 
 
1 e 2
 
 
15. Topolino dx
1483,27
1450,08
33,19
257,10
10,57
Sciovia doppia Topolino
 
 
 
 
 
 
 
 
1 e 2
 
 
16. Anfiteatro
2034,00
1915,49
118,51
689,27
17,19
Segg. "Anfiteatro -
 
 
 
 
 
 
 
 
Coccinella"
 
 
17. Anfiteatro sx
1975,27
1920,41
54,86
384,57
54,86
Segg. "Anfiteatro -
 
 
 
 
 
 
 
 
Coccinella"

COMPRENSORIO SCIISTICO: TAGLIACOZZO MARSIA - CAPPADOCIA CAMPOROTONDO - PROVINCIA DE L'AQUILA
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione impianto
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
a servizio della pista
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1. Scagliola
1680,00
1463,50
216,50
769,00
28,00
Seggiovia Marsia -
 
 
 
 
 
 
 
 
Piccionara
 
 
2. Piccionara 1
1657,00
1550,00
107,00
378,00
28,00
Seggiovia Marsia -
 
 
 
 
 
 
 
 
Piccionara
 
 
3. Piccionara 2
1525,00
1504,00
21,00
810,00
10,00
Seggiovia Marsia -
Tagliacozzo
S.r.l.
 
 
 
 
 
 
Piccionara
 
Montana
4. Variante blu 1
1670,00
1615,00
54,00
404,00
13,00
Seggiovia Marsia -
Marsia
nuova
 
 
 
 
 
 
Piccionara
 
 
5. Variante blu 2
1520,00
1463,00
57,00
467,00
12,00
Seggiovia Marsia -
 
 
 
 
 
 
 
 
Piccionara
 
 
6. Variante blu 3
1480,00
1463,00
17,00
113,00
17,50
Seggiovia Marsia -
 
 
 
 
 
 
 
 
Piccionara
 
 
7. Dell'orso
1539,00
1445,41
93,59
466,00
20,00
Sciovia Valle Marsicana
 
 
8. Variante blu
1484,00
1422,00
62,00
391,00
15,90
Sciovia Valle Marsicana
 
 
9. Baby
1462,69
1422,00
40,69
276,50
15,00
Sciovia Capannelle
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pista n. 1
1575,00
1395,00
180,00
597,00
30,00
Sciovia Monte Cesa
Cappadocia
 
Pista n. 2
1517,00
1467,00
50,00
205,00
24,50
Sciovia Monte Cesa
 
Soc.
Pista n. 3
1575,00
1395,00
180,00
1435,00
12,50
Sciovia Monte Cesa
Campo-
Monna rosa
Pista n. 4
1400,00
1383,00
14,00
98,00
10,00
Manovia Jolly
rotondo
S.r.l.
Pista n. 5
1400,00
1386,00
14,00
171,00
10,00
Monovia Jolly
 
 
Pista n. 6
1443,51
1389,37
54,14
255,28
24,00
Sciovia Carbonara
 
 
 
 
 
 
 
 
 


COMPRENSORIO SCIISTICO: SCANNO MONTEROTONDO - PASSO GODI - PROVINCIA DE L'AQUILA
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Scanno
Bacini
Il Pistone
1610,00
1169,75
559,75
1385,00
31,7
Segg. Bip. Scanno - Colle
 
 
 
 
 
 
 
 
Rotondo
Colle
Sciistici S.p.a.
 
 
 
 
 
 
 
Rotondo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Monte rotondo 1
1873,93
1575,18
298,75
938,39
31,83
Segg. Quadr. Valletta -
 
 
 
 
 
 
 
 
Monterotondo
Scanno
Valle
Monte rotondo 2
1873,82
1570,59
303,33
939,96
32,27
Segg. Quadr. Valletta -
 
 
 
 
 
 
 
 
Monterotondo
Colle
Orsara S.p.a.
Campo scuola
1606,00
1574,15
31,85
217,77
14,62
Segg. Bip. Valletta -
Rotondo
 
 
 
 
 
 
 
Camposcuola
 
 
Ski weg
1694,27
1644,80
49,47
371,01
13,33
Segg. Quadr. Valletta -
 
 
 
 
 
 
 
 
Monterotondo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Scanno
Nannarone
Scanno
1612,90
1553,00
59,90
317,00
18,89
Sciovia Scanno
Passo Godi
Carmelo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
5
1747,00
1592,00
153,00
558,00
27,00
Sciovia Pantano
 
 
6
1747,00
1713,00
34,00
375,00
9,00
Sciovia Pantano
Scanno
 
7
1615,00
1555,00
60,00
291,00
20,00
Sciovia Passo Godi
 
Evangelista
8
1611,00
1555,00
56,00
307,00
18,00
Sciovia Passo Godi
Passo Godi
Alberto
9
1610,00
1593,00
18,00
1148,00
12,00
Sciovia Passo Godi
 
 
10
1746,00
1593,00
153,00
789,00
19,00
Sciovia Pantano
 
 
Variante B
1717,00
1717,00
0,24
86,00
0,27
Sciovia Pantano
 
 
Variante C
1700,00
1627,00
73,00
339,00
21,00
Sciovia Pantano
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1) pista n. 1
1600
1545,8
54,20
370
15,18
Sciovia lo Stazzo
Scanno
Mastrogiovanni
2) pista n. 2
1639
1545,5
93,20
463
20,80
Sciovia lo Stazzo
 
Vittorio
3) tratto di
1600
1578
22,00
110
21,00
Sciovia lo Stazzo
Passo Godi
 
confluenza 1°
 
 
 
 
 
 
 
 
sgancio
 
 
 
 
 
 


STAZIONI SCIISTICHE: PASSO S. LEONARDO PACENTRO - CAMPO DI GIOVE - PROVINCIA DE L'AQUILA
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pista A-A'
1349,69
1268,98
80,71
633,50
12,80
Sciovia S. Leonardo
Pacentro
 
Pista B-B'
1346,49
1281,68
64,81
314,00
20,64
Sciovia Roccacannone
 
 
Pista C-C'
1355,75
1214,52
141,23
706,00
20,00
Sciovia Roccacannone
Passo
Pasalea
Pista D-D'
1277,46
1214,52
63,94
612,00
10,28
Sciovia Roccacannone
S. Leonardo
 
Pista di
-
-
-
-
-
Pista Raccordo
 
 
Raccordo E-E'
 
 
 
 
 
 
 
 
Pista di
-
-
-
-
-
Pista Raccordo
 
 
Raccordo F-F'
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1 Pareti Rosse
1325,00
1150,00
175,00
807,00
21,68
Sciovia Quartarana
Campo di
 
2 Delle Signore
1325,00
1150,00
175,00
762,00
22,96
Sciovia Quartarana
giove
Amministra-
4 Delle Capre
1673,00
1325,00
348,00
1055,00
32,98
Seggiovia Biposto le
 
zione
 
 
 
 
 
 
Piane - Guado di C.
Guado di
comunale
6 Serracarracina
1999,00
1673,00
326,00
1128,00
28,90
Sciovia Serracarracina
coccia
 
8 Tavola
2340,00
1990,00
350,00
1634,00
21,40
Sciovia Tavola Rotonda
 
 
Rotonda
 
 
 
 
 
 


COMPRENSORIO SCIISTICO: ALTO SANGRO - PESCASSEROLI - PESCOCOSTANZO - RIVISONDOLI MONTE PRATELLO -
ROCCARASO PAESE PIZZALTO AREMOGNA - PROVINCIA DE L'AQUILA
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Direttissima
2035,00
1426,00
609,00
1801,00
33,00
Cabinovia Vallone -
 
 
 
 
 
 
 
 
Montepratello
 
 
Super Esse
1875,00
1570,00
305,00
799,00
38,00
Cabinovia Vallone -
 
 
 
 
 
 
 
 
Montepratello
 
 
Esse
1936,00
1712,00
224,00
993,00
22,00
Cabinovia Vallone -
 
 
 
 
 
 
 
 
Montepratello
 
 
Azzurra
2035,00
1395,00
640,00
4977,00
13,00
Cabinovia Vallone -
 
 
 
 
 
 
 
 
Montepratello
 
 
Rossa
1733,00
1396,00
337,00
1708,00
20,00
Seg. Vallone - Colle
 
 
 
 
 
 
 
 
Crete Rosse + sc. Crete
 
 
 
 
 
 
 
 
Rosse I - II
Rivisondoli
S.p.a.
Rac. Rossa
1836,00
1733,00
103,00
551,00
18,00
Seg. Vallone - Colle
 
Montepratello
Crete Rosse
 
 
 
 
 
Crete Rosse + sc. Crete
Montepratello
 
 
 
 
 
 
 
Rosse I - II
 
 
Del Bosco
1828,00
1527,00
301,00
1136,00
26,00
Seg. Vallone - Colle
 
 
 
 
 
 
 
 
Crete Rosse + sc. Crete
 
 
 
 
 
 
 
 
Rosse I - II
 
 
Crete Rosse
1836,00
1733,00
130,00
625,00
21,00
Sciovia Crete Rosse I-II
 
 
Panoramica dx
2057,00
2035,00
22,00
620,00
4,00
Sciovia Pratelletto
 
 
Panoramica sx
2057,00
1863,00
194,00
1278,00
15,00
Sciovia Pratelletto
 
 
Pratello sx
2026,00
1825,00
201,00
657,00
31,00
Sciovia Pratelletto
 
 
7 bis
1840,00
1471,00
369,00
2250,00
16,00
Sciovia Crete Rosse I-II
 
 
Raccordo
1850,00
1818,00
32,00
290,00
11,00
Seggiovia Aremogna -
 
 
Pizzalto
 
 
 
 
 
Pizzalto
 
 
Valloncello dx
2044,00
1956,00
88,00
508,00
17,00
Sciovia Valloncello
 
 
Valloncello sx
2044,00
1956,00
88,00
417,00
21,00
Sciovia Valloncello
 
 
Rac.
2044,00
2035,00
9,00
370,00
2,00
Sciovia Valloncello
 
 
Valloncello
 
 
 
 
 
 
 
 
Vallone
1400,00
1312,20
87,80
736,40
11,92
Seggiovia Quadriposto
 
 
 
 
 
 
 
 
Fontanile - Vallone
 
 
Campo Scuola
1317,93
1309,66
8,27
94,40
8,76
Manovia C. S. Pratello
 
 
1 Paradiso
1841,01
1472,63
368,38
2321,80
16,00
Seggiovia Aremogna -
 
 
 
 
 
 
 
 
Pizzalto
 
 
2 Canguro
1841,01
1472,63
368,38
1628,40
22,00
Seggiovia Aremogna -
 
 
 
 
 
 
 
 
Pizzalto
 
 
3 Cielo alto
1841,01
1472,63
368,38
1962,30
19,00
Seggiovia Aremogna -
 
 
 
 
 
 
 
 
Pizzalto
 
 
4 C. Rosse
1834,70
1644,18
190,52
618,90
14,00
Sciovia Paradiso I-II +
 
 
(variante)
 
 
 
 
 
Impianti Montepratello
 
 
5 Gran Pista
1829,35
1472,63
356,72
1130,70
31,00
Seggiovia Aremogna
 
 
 
 
 
 
 
 
Pizzalto
 
 
6 Lago Davoli
1829,35
1471,57
357,78
1035,10
34,00
Seggiovia Aremogna
 
 
 
 
 
 
 
 
Pizzalto
Roccaraso
Pizzalto
7 Orso sx
1645,92
1468,33
177,59
694,00
25,00
Sciovia Lago Davoli
 
S.p.a.
 
 
 
 
 
 
 
Aremogna
 
8 Orso dx
1644,30
1469,39
174,91
503,40
25,00
Sciovia Lago Davoli
Pizzalto
 
9 Nuovo baby
1531,96
1468,91
63,05
524,20
12,00
Sciovia Nuovo Baby
 
 
10 Variante
1614,24
1550,66
63,58
288,50
22,00
Seggiovia Aremogna
 
 
Canguro
 
 
 
 
 
Pizzalto
 
 
11 Variante
1556,29
1471,57
84,72
377,70
22,00
Sciovia Lago Davoli +
 
 
Orso sx
 
 
 
 
 
seggiovia Aremogna -
 
 
 
 
 
 
 
 
Pizzalto
 
 
12 Variante
1740,01
1640,88
99,13
354,40
28,00
Seggiovia Aremogna
 
 
Lago D.
 
 
 
 
 
Pizzalto
 
 
13 Servizio
-
-
-
-
-
Pista di servizio
 
 
14 Manovia
1477,69
1477,69
17,07
130,00
12,00
Manovia Pizzalto
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Roccaraso
Soc. Nord
 
 
 
 
 
 
 
 
di Trilli
1
1531,00
1485,00
46,00
520,00
8,85
Sciovia Valletta
Aremogna
Tarcisio
2
1503,00
1492,00
11,00
200,00
5,50
Manovia la Valletta
la
Giorgio
Pista 2
1695,00
1535,00
160,00
785,00
20,40
Sciovia Roccalta
Valletta
 
Pista 3
1695,00
1545,00
150,00
505,00
29,70
Sciovia Roccalta
Roccaraso
 
 
 
 
 
 
 
Sciovia Campetto degli
 
 
 
 
 
 
 
 
Alpini (impianto in corso
Campetto
Soc. Gema
Campo degli
1610,00
1430,00
80,00
500,00
32,00
di sostituzione)
degli
 
Alpini
 
 
 
 
 
 
Alpini
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Due
1497,00
1270,00
227,00
1750,00
12,97
Seggiovia Roccaraso -
Roccaraso
 
 
 
 
 
 
 
Colle Belisario e
 
 
 
 
 
 
 
 
Manovia
 
Soc. Sitar
Tre
1497,00
1270,00
227,00
800,00
28,38
Seggiovia Roccaraso -
Ombrellone
 
 
 
 
 
 
 
Belisario
 
 
Quattro
1497,00
1270,00
227,00
730,00
31,20
Seggiovia Roccaraso
 
 
 
 
 
 
 
 
Colle Belisario
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Tronco n. 1
1753,69
1456,60
287,09
1886,03
15,00
Seggiovia Pescocostanzo
 
 
 
 
 
 
 
 
- Vallefura
 
 
Tronco n. 2
1644,85
1459,98
184,87
657,63
28,00
Seggiovia Pescocostanzo
Pescocostanzo
S.r.l.
 
 
 
 
 
 
- Vallefura
 
Seggiovia di
Tronco n. 3
1516,70
1463,62
53,08
288,95
18,00
Sciovia Valle Gelata
Vallefura
Vallefura
Tronco n. 4
1557,71
1463,62
94,09
472,94
20,00
Sciovia Monte Calvario
 
 
Tronco n. 5
1747,75
1655,78
91,97
290,64
32,00
Seggiovia Pescocostanzo
 
 
 
 
 
 
 
 
- Vallefura
 
 
Tronco n. 6
1749,15
1644,85
104,30
319,23
33,00
Seggiovia Pescocostanzo
 
 
 
 
 
 
 
 
- Vallefura
 
 
Tronco n. 7
1560,72
1483,87
76,85
257,07
30,00
Sciovia Monte Calvario
 
 
Tronco n. 9
1516,70
1471,95
44,75
301,56
15,00
Seggiovia Pescocostanzo
 
 
 
 
 
 
 
 
- Vallefura
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1
2153,00
1680,00
463,00
2791,00
12,50
Cab. Piano Ar - M.
 
 
 
 
 
 
 
 
Toppe dei T + Seg. Trip.
 
 
 
 
 
 
 
 
Valle Verde II - Pal.
 
 
2
2146,00
1586,00
559,72
2946,30
19,00
Cabinovia Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna-Monte
 
 
 
 
 
 
 
 
Toppe del Tesoro
 
 
3
2147,17
1684,00
463,17
2213,17
21,00
Cabinovia Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna-Monte
 
 
 
 
 
 
 
 
Toppe del Tesoro
 
 
4
2147,17
1586,28
560,89
2408,49
23,00
Cabinovia Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna-Monte
 
 
 
 
 
 
 
 
Toppe del Tesoro
 
 
5
2148,61
1680,00
468,61
2399,67
19,00
Cab. Piano Ar - M.
 
 
 
 
 
 
 
 
Toppe dei T + Seg.
 
 
 
 
 
 
 
 
Valle Verde I - T. del
 
 
 
 
 
 
 
 
Tesoro
 
 
6
2085,40
2001,36
84,04
544,92
15,00
Cabinovia Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna-Monte
 
 
 
 
 
 
 
 
Toppe del Tesoro
 
 
7
1883,92
1721,92
162,00
726,70
22,00
Cabinovia Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna-Monte
 
 
 
 
 
 
 
 
Toppe del Tesoro
 
 
8
1985,94
1863,63
122,31
1042,50
12,00
Cab. Piano Ar - M.
 
 
 
 
 
 
 
 
Toppe del T + Seg. Trip.
 
 
 
 
 
 
 
 
Valle Verde II-P
Roccaraso
Soc.
9
2002,08
1866,45
135,63
798,74
17,00
Cab. Piano Ar - M.
 
Sifatt
 
 
 
 
 
 
Toppe del T + Seg. Bip.
Aremogna
 
 
 
 
 
 
 
Valle Verde I-T. del
 
 
 
 
 
 
 
 
Tesoro
 
 
10
1916,15
1680,00
236,15
1581,46
15,00
Seggiovia Triposto Valle
 
 
 
 
 
 
 
 
del Macchione -
 
 
 
 
 
 
 
 
Pallottieri
 
 
11
1916,15
1712,06
204,09
942,55
21,65
Seggiovia Triposto Valle
 
 
 
 
 
 
 
 
del Macchione -
 
 
 
 
 
 
 
 
Pallottieri
 
 
12
1890,55
1712,06
178,49
761,46
23,44
Seggiovia Triposto Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna
 
 
 
 
 
 
 
 
Macchione
 
 
13
1893,93
1634,74
259,19
715,08
36,62
Seggiovia Triposto Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna
 
 
 
 
 
 
 
 
Macchione
 
 
14
1688,80
1588,20
100,60
778,64
12,92
Segg. Triposto Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna Gravare
 
 
 
 
 
 
 
 
di Sotto
 
 
15
1681,59
1588,27
93,92
381,36
24,47
Segg. Triposto Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna Gravare
 
 
 
 
 
 
 
 
di Sotto
 
 
16
1688,80
1614,58
74,22
250,00
30,00
Segg. Triposto Piano
 
 
 
 
 
 
 
 
dell'Aremogna Gravare
 
 
 
 
 
 
 
 
di Sotto
 
 
17
1628,93
1588,20
40,73
384,40
10,00
Seggiovia Triposto Valle
 
 
 
 
 
 
 
 
delle Gravare - Toppe del
 
 
 
 
 
 
 
 
Tesoro
 
 
18
1763,10
1586,52
176,59
1030,90
17,00
Seggiovia Triposto Valle
 
 
 
 
 
 
 
 
delle Gravare - Toppe del
 
 
 
 
 
 
 
 
Tesoro
 
 
19
1755,47
1583,98
171,49
836,81
20,00
Seggiovia Triposto Valle
 
 
 
 
 
 
 
 
delle Gravare - Toppe del
 
 
 
 
 
 
 
 
Tesoro
 
 
20
1692,83
1680,00
12,83
130,00
10,00
Manovia Campo Scuola
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Campo Scuola
1298,00
1250,00
39,00
300,00
13,00
Sciovia Campetto
 
 
Orsetta
1308,00
1255,00
53,00
301,00
17,00
Seggiovia Orsetta - quota
 
 
Direttissima
1801,76
1238,07
563,61
1328,05
42,55
Seggiovia Orsa Maggiore
 
 
 
 
 
 
 
 
- Monte Vitelle
 
 
Aquila
1658,00
1264,00
388,00
610,00
63,00
Seggiovia Orsa Maggiore
 
 
 
 
 
 
 
 
- Monte Vitelle
 
 
Panoramica
1820,00
1761,00
59,00
491,00
12,00
Seggiovia Orsa Maggiore
 
 
 
 
 
 
 
 
- Monte Vitelle
 
 
Aceretta
1846,00
1687,00
159,00
779,00
20,00
Seggiovia Orsa Maggiore
 
 
 
 
 
 
 
 
- Monte Vitelle
 
 
Camoscio
1687,00
1507,00
180,00
486,00
37,00
Segg. Orsa Maggiore -
 
 
 
 
 
 
 
 
Monte Vitelle + Sciovia
 
 
 
 
 
 
 
 
Stazzo
Pescasseroli
G.I.S.P. S.p.A.
Stradello
1687,00
1629,00
58,00
383,00
15,00
Segg. Orsa Maggiore -
 
 
 
 
 
 
 
 
Monte Vitelle + Sciovia
Monte
 
 
 
 
 
 
 
Stazzo
Vitelle
 
Lupo
1790,66
1507,66
283,00
782,00
36,00
Seggiovia Stazzo - M.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ceraso
 
 
Volpe
1746,00
1507,00
239,00
798,00
30,00
Seggiovia Stazzo - M.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ceraso
 
 
Variante Volpe
1630,85
1596,00
34,81
175,00
19,00
Seggiovia Stazzo - M.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ceraso
 
 
Staz. - Stazzetto
1497,10
1371,00
126,00
632,00
20,00
Segg. Stazzo segg. Orsa
 
 
 
 
 
 
 
 
M. - M. VT
 
 
Vallone
1371,00
1257,00
114,00
1069,00
10,00
Segg. Orsa M. - M. VT +
 
 
 
 
 
 
 
 
segg. Stazzo
 
 
Raccordo
1285,00
1236,00
49,00
640,00
7,60
Sciovia Raccordo
 
 
 
 
 
 
 
 
 


COMPRENSORIO SCIISTICO: MONTE PISELLI CIVITELLA DEL TRONTO VALLE CASTELLANA - PROVINCIA DI TERAMO
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Valle
Consorzio
Pista A
1630,00
1100,00
530,00
2265,00
25,56
Seggiovia Tre Caciare
Castellana e
turistico dei
 
 
 
 
 
 
Monte Piselli
Civitella del
Monti Gemelli
Pista B
1670,00
1420,00
250,00
840,00
28,76
Segg. Tre Caciare M.
Tronto
(CO.TU.GE.)
 
 
 
 
 
 
Piselli
 
 
Pista C
1630,00
1200,00
530,00
2715,00
20,43
Seggiovia Tre Caciare
 
 
 
 
 
 
 
 
Monte Piselli
Tre Caciare
 
Pista D
1697,00
1637,00
60,00
469,00
13,49
Sciovia doppia
Monte Piselli
 
 
 
 
 
 
 
Monte piselli I e II


COMPRENSORIO SCIISTICO: PRATI DI TIVO PIETRACAMELA - PRATO SELVA FANO ADRIANO - PROVINCIA DI TERAMO
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1
1502,00
1440,00
62,00
310,00
20,00
Seggiovia Prati di Tivo -
 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte C.
 
 
2
1502,00
1440,00
62,00
299,00
21,00
Seggiovia Prati di Tivo -
 
 
 
 
 
 
 
 
Fonte C.
 
 
3
1600,00
1424,00
196,00
679,00
26,00
Seggiovia Pilone di
 
 
 
 
 
 
 
 
Mezzo - Corno P.
 
 
4
1609,00
1424,00
196,00
691,00
25,00
Seggiovia Pilone di
 
 
 
 
 
 
 
 
Mezzo - Corno P.
 
 
5
2008,00
1437,00
526,00
1679,00
31,00
Seggiovia la Madonnina
 
 
6
1440,00
1395,00
38,00
297,00
12,75
Sciovia Jolli I e II
 
 
7
1440,00
1395,00
38,00
291,00
13,00
Sciovia Jolli I e II
 
 
8
1900,00
1464,00
550,00
2000,00
27,49
Seggiovia la Madonnina
Pietracamela
Siger S.r.l.
9
1827,00
1475,00
233,00
934,00
25,00
Seggiovia la Madonnina
 
 
10
1812,00
1500,00
294,00
914,00
32,00
Seggiovia Pilone di
Prati di
 
 
 
 
 
 
 
Mezzo - Corno P.
Tivo
 
11
1812,00
1500,00
292,00
913,00
32,00
Seggiovia Pilone di
 
 
 
 
 
 
 
 
Mezzo - Corno P.
 
 
12
1812,00
1500,00
192,00
576,00
33,00
Seggiovia Pilone di
 
 
 
 
 
 
 
 
Mezzo - Corno P.
 
 
13
1764,00
1456,00
308,00
1070,00
31,00
Seggiovia Pilone di
 
 
 
 
 
 
 
 
Mezzo - Corno P.
 
 
14
1764,00
1456,00
308,00
1363,00
24,00
Seggiovia Pilone di
 
 
 
 
 
 
 
 
Mezzo - Corno P.
 
 
16
1686,00
1455,00
231,00
960,00
24,00
Seggiovia la Madonnina
 
 
Variante A
1889,25
1634,25
255,00
887,00
23,35
Seggiovia la Madonnina
 
 
pista 8
 
 
 
 
 
 
 
 
Variante B
1614,20
1490,78
123,42
405,00
30,44
Seggiovia la Madonnina
 
 
pista 8
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fano
 
Seggiovia
1774,50
1383,00
391,50
1979,20
 
Seggiovia Campo dei
Adriano
Prato Selva
 
 
 
 
 
 
Venti - Colle Abetone
 
S.r.l.
Babetta
1548,50
1372,40
176,10
1039,74
Minore
Seggiovia Campo dei
Prato
 
 
 
 
 
 
30%
Venti - Colle Abetone
Selva
 
Baby
1393,50
1363,30
30,20
240,00
 
Sciovia Baby Scuola
 
 
Ginestra
1502,00
1378,29
123,71
727,00
 
Sciovia Ginestra


COMPRENSORIO SCIISTICO: PASSO LANCIANO MAIELETTA - PRETORO ROCCAMORICE - PROVINCIE DI CHIETI E
PESCARA
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Pretorio
Panorama
Panoramica +
1607,10
1311,29
295,81
2090,32
14,15
Seggiovia triposto Passo
Roccamorice
s.r.l.
var
 
 
 
 
 
Lanciano - Panorama
 
 
D'Au
1607,10
1318,23
288,97
1110,27
26,01
Seggiovia triposto Passo
Passo
 
 
 
 
 
 
 
Lanciano - Panorama
Lanciano
 
Pistone
1624,51
1594,88
29,63
220,03
13,47
Sciovia la Chiesetta
 
 
Chiesetta 1
1625,11
1594,88
30,23
220,03
13,47
Sciovia la Chiesetta
 
 
Chiesetta 2
 
 
 
 
 
 
 
 
Pistone n. 1
1530,10
1391,50
138,60
432,90
38,00
Sciovia Piano di Fondi
Pretoro
 
Panoramica n. 2
1495,49
1311,48
184,11
1395,28
13,00
Sciovia Piano di Fondi
 
Soc. Sciovie
Raccordo
1535,20
1520,10
15,10
132,00
11,00
Sciovia Piano di Fondi
 
Marcantonio
Pistone n. 7
 
 
 
 
 
 
Passo
Srl
Raccordo
1535,48
1495,50
39,98
360,60
11,00
Sciovia Piano di Fondi
Lanciano
 
Panoramica n. 8
 
 
 
 
 
 
 
 
Pista n. 3
1495,00
1420,50
74,50
232,30
32,00
Sciovia Piano di Fondi
 
 
(nuova)
 
 
 
 
 
 
Pretorio
Mamma Rosa
Maielletta IV
1888,14
1692,12
196,02
863,73
22,69
Maielletta IV
Rapino
Funivie S.r.l.
Gare 1
1888,14
1776,77
111,37
633,20
20,89
Maielletta IV
Roccamorice
 
Gare 2
1888,14
1704,49
183,65
796,11
23,07
Maielletta IV
 
 
Primavera
1988,65
1727,50
261,15
1244,50
21,00
Del Rifugio
Maielletta
 
Rifugio
1975,25
1800,85
174,40
886,10
19,68
Del Rifugio
 
 
Complemento
1955,00
1862,00
93,00
310,00
30,00
Del Rifugio
 
 
gare 1-2
 
 
 
 
 
 
 
 
Parco snow
1988,55
1890,00
98,55
636,00
15,49
Del Rifugio
 
 
1 Block Haus
1994,13
1743,16
248,40
1500,00
16,88
Sciovia Stella blu 1-6
Pretoro
 
2 Sole
1999,88
1719,30
286,50
1250,00
32,00
Sciovia Stella blu 1-6
Roccamorice
Soc. Sciovie
3 Direttissima
1999,88
1719,30
273,00
1250,00
22,70
Sciovia Stella blu 1-6
 
Mamma Rosa
4 Stella blu 2
1724,32
1650,00
70,00
550,00
13,00
Sciovia Stella blu 2-3
Maielletta
Arl
5 Stella blu 3
1724,32
1650,00
70,00
550,00
13,00
Sciovia Stella blu 2-3
 
 
6 Baby
1724,32
1650,00
45,00
350,00
12,00
Sciovia Stella blu 4
 
 
7 Campo Scuola
1724,32
1650,00
45,00
350,00
12,00
Sciovia Stella blu 4
 
 
 
 
 
 
 
 
 


COMPRENSORIO SCIISTICO: GAMBERALE - PIZZOFERRATO - PROVINCIA DI CHIETI
Comune
Ditta
Denominazione
Quota di
Quota di
Dislivello
Sviluppo
Pendenza
Denominazione
e località
Concessionaria
pista di discesa
Partenza
arrivo
ml.
ml.
media %
impianto
 
 
 
(S.L.M.)
(S.L.M.)
 
 
 
a servizio della pista
Gamberale
 
 
 
 
 
 
 
 
 
F.lli De Juliis
La Forcella
1480,00
1390,00
100,00
750,00
12,00
Sciovia Forcella
La Forcella
 
 
 
 
 
 
 
 
Pizzoferrato
D'Orfeo
Pista S.
1361,34
1427,73
66,38
510,00
14,20
Sciovia S. Domenico
S. Domenico
Antonio
Domenico